Piano organico per favorire la rinascita economica e sociale della Sardegna

Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è il prodotto di un lavoro comune intrapreso dalle rappresentanze politiche in Parlamento e in Consiglio regionale della Sardegna, rispettivamente sin dalle legislature XV (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica) e XIII e XIV (Consiglio regionale). Nel periodo temporale di riferimento delle predette legislature questo disegno di legge si prefiggeva l'obiettivo di superare il ritardo di sviluppo tra la Sardegna e le regioni d'Italia e d'Europa più ricche, economicamente e socialmente avvantaggiate. Oggi l'articolato persegue, invece, la finalità di porre in essere una procedura di pianificazione organica di interventi finalizzati allo sviluppo e all'occupazione per promuovere, dopo una fase prolungata di crisi profonda, di sistema e strutturale, una vera e propria «rinascita» dell’economia e della società di uno specifico ambito territoriale del Paese e dell'Europa. Un ambito territoriale interessato da una profonda e perdurante crisi del sistema produttivo, da fenomeni importanti di disgregazione sociale, nuove e vecchie povertà, nel Mezzogiorno d'Italia e in un area depressa della sponda nord del Mediterraneo. L'ambito di intervento è dimensionato territorialmente con criteri di omogeneità ed è riconosciuto giuridicamente come destinatario di interventi a carattere straordinario.

Di seguito è riportata la scheda SVIMEZ del Rapporto 2014 come esemplificativo dello specifico caso della Sardegna e quella generale relativa al Mezzogiorno d’Italia.

«Sardegna
Mercato del lavoro

Occupazione (var. assoluta 2013 - migliaia di unità) -43,2

Occupazione (var. % 2012-2013) -7,3

Occupati 2013 (migliaia) 552,1

Tasso occupazione totale 48,4

Tasso occupazione maschile 60,3

Tasso occupazione femminile 39,7

Tasso di attività 2013 58,8

Cig totale attività manifatturiera (in migliaia di ore) 9.996

Tasso disoccupazione ufficiale 17,5

Tasso disoccupazione maschile 17,9

Tasso disoccupazione femminile 17,0

Tasso disoccupazione giovani entro 24 anni 54,2

Disoccupati (var. % 2012-2013) 7,1

Tasso disoccupazione «corretta» (2013) 25,4

Giovani Neet 15-34 anni (migliaia) 124,0

Occupati residenti che lavorano al Centro-Nord o all’estero 4.278

Quota di emigranti in possesso di laurea (2012) 21,6

Distribuzione dei redditi, povertà, benessere

Percentuale di famiglie residenti che percepiscono meno di 6.000 €/anno 1,4

Percentuale di famiglie residenti che percepiscono meno di 12.000 €/anno 5,7

Percentuale di famiglie residenti monoreddito 53,1

Percentuale di famiglie con 3 o più familiari a carico 7,9

Famiglie povere nel 2013 in % sul totale famiglie (povertà relativa) 24,8

PIL

PIL 2013 (var. % rispetto all’anno precedente) -3,5

PIL 2013 (in milioni di euro correnti) 353.232,8

PIL pro capite (euro) 16.888,6

PIL pro capite (Italia=100) 66,3

Popolazione residente anagrafe (migliaia) 20.926,6

Popolazione residente (var. % 2000-2013) 0,1

Tasso di natalità (valori per 1.000 ab.) 8,5

Tasso di mortalità (valori per 1.000 ab.) 9,4

Saldo migratorio totale 2012 (migliaia di unità) -61,0

Speranza di vita alla nascita - maschi (numero medio di anni) 79,2

Speranza di vita alla nascita - femmine (numero medio di anni) 83,9

Export (milioni di euro) 42.510,6

Export (var. % 2012-2013) -8,7

Quota % delle esportazioni verso l’UE 27 (2013) 47,2».

Di seguito è riportata la scheda SVIMEZ del Rapporto 2014 relativa al Mezzogiorno d’Italia

«Mezzogiorno
Mercato del lavoro

Occupazione (var. assoluta 2013 - migliaia di unità) -281,6

Occupazione (var. % 2012-2013) -4,6

Occupati 2013 (migliaia) 5.898,7

Tasso occupazione totale 42,0

Tasso occupazione maschile 53,7

Tasso occupazione femminile 30,6

Tasso di attività 2013 56,6

Cig totale attività manifatturiera (in migliaia di ore) 166.355

Tasso disoccupazione ufficiale 19,7

Tasso disoccupazione maschile 18,7

Tasso disoccupazione femminile 21,5

Tasso disoccupazione giovani entro 24 anni 46,9

Disoccupati (var. % 2012-2013) 13,2

Tasso disoccupazione «corretta» (2013) 31,5

Giovani Neet 15-34 anni (migliaia) 1.963,2

Occupati residenti che lavorano al Centro-Nord o all’estero 141.923

Quota di emigranti in possesso di laurea (2012) 24,6

Distribuzione dei redditi, povertà, benessere

Percentuale di famiglie residenti che percepiscono meno di 6.000 €/anno 3,9

Percentuale di famiglie residenti che percepiscono meno di 12.000 €/anno 9,5

Percentuale di famiglie residenti monoreddito 57,0

Percentuale di famiglie con 3 o più familiari a carico 14,7

Famiglie povere nel 2013 in % sul totale famiglie (povertà relativa) 26,0

PIL

PIL 2013 (var. % rispetto all’anno precedente) -1,4

PIL 2013 (in milioni di euro correnti) 1.204.349,5

PIL pro capite (euro) 29.837,1

PIL pro capite (Italia=100) 117,2

Popolazione residente anagrafe (migliaia) 39.856,1

Popolazione residente (var. % 2000-2013) 0,7

Tasso di natalità (valori per 1.000 ab.) 8,6

Tasso di mortalità (valori per 1.000 ab.) 10,3

Saldo migratorio totale 2012 (migliaia di unità) n.d.

Speranza di vita alla nascita - maschi (numero medio di anni) n.d.

Speranza di vita alla nascita - femmine (numero medio di anni) n.d.

Export (milioni di euro) 342.507,0

Export (var. % 2012-2013) 1,0

Quota % delle esportazioni verso l’UE 27 (2013) 54,1».

L'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, recita: «Lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola». La predetta disposizione rappresenta il più alto riconoscimento formale della «questione sarda», come «questione nazionale», comportando due differenti livelli di responsabilità istituzionale ascrivibili allo Stato e alla regione. L'iniziativa statale (attribuita al Parlamento e al Governo) si svolge, da un lato, nella predisposizione e nell'approvazione di un piano organico di interventi finalizzati di carattere legislativo, di ordine finanziario e organizzativo. Quella regionale si concreta, dall'altro lato, nell'analisi delle esigenze, nell'individuazione degli obiettivi, nel dimensionamento delle dotazioni finanziarie e strumentali, nella definizione e nella gestione delle fasi di attuazione. In forza della disposizione di rango costituzionale lo Stato è il soggetto istituzionale principalmente obbligato alla promozione e al sostegno dell'intervento in favore dell'Isola sarda. Tale adempimento si esercita con il concorso della regione, perciò in una condizione di leale collaborazione, di vincolo pattizio finalizzato che oggi può definirsi di federalismo solidale. L'intervento partecipato Stato-regione ha carattere di piano organico, quindi di intervento a carattere generale ancorché non esclusivo né esaustivo, ma comunque rivolto ai molteplici fattori dello sviluppo economico e sociale. Il piano ha la finalità di favorire, quindi di sostenere, il progetto complessivo di sviluppo qualificato (rinascita) e perciò si esercita in coerenza con il Programma regionale di sviluppo (PRS) di cui all'articolo 2 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 11. Il contenuto e l'obiettivo della rinascita si sostanziano in un miglioramento della qualità della vita economica e civile che la comunità regionale, attraverso le istituzioni democratiche, determina in ragione della sua esistenza. La rinascita deve essere contestualmente economica e sociale, pertanto a valenza qualitativa sia dei processi di sviluppo, sia delle condizioni generali di vita di tutta la popolazione. La regione destinataria di questi interventi è «l'Isola», vale a dire la Sardegna, una specifica parte del territorio nazionale configurata, oltre che dalla dimensione istituzionale e comunitaria di popolo insediato nel territorio, anche dalla specificità geografica (l'insularità, appunto). Tale specificità geografica, rilevante nella norma costituzionale, richiama il permanente divario di sviluppo con le altre regioni italiane ed europee, in relazione all'esclusione oggettiva della Sardegna dalla continuità delle principali reti di comunicazione, trasportistiche ed energetiche -- soprattutto relative alle fonti pulite, a minor tasso di inquinamento e a minor costo -- nazionali e continentali. L'integrazione con i sistemi di comunicazione e dei servizi richiede una adeguata politica italiana ed europea per le isole, capace di considerare lo svantaggio derivante dall'inaccessibilità di risorse disponibili solo in ambito continentale e dalla necessità permanente di ridurre gli effetti negativi dell'isolamento fisico. La connessione del sistema dei trasporti locali con quelli nazionali e continentali deve essere quindi trattata come un obbligo verso i cittadini sardi da parte dei diversi livelli istituzionali (Unione europea, Stato, regione, autonomie locali) in ragione delle rispettive competenze. La condizione di insularità non solo legittima la permanente validità dell'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, ma rende sempre attuale il tema cui esso allude. Gli elementi richiamati configurano un obbligo giuridico in attuazione di una specifica norma costituzionale, ma anche un interesse nazionale, a sostegno di una strategia di sviluppo di qualità propria e nuova, da promuovere in favore della regione-Isola Sardegna.

Peraltro, tutto ciò implica una complessiva valenza di straordinarietà degli interventi e di coordinamento sinergico da parte di tutti i poteri pubblici necessariamente intervenienti e una definizione dell'intervento attuativo selettivo e strategico rispetto alla previsione costituzionale più complessiva (sviluppo equilibrato e socialmente qualificato, Repubblica delle autonomie, sistema partecipativo, autonomia speciale della Sardegna). Nelle precedenti esperienze storiche l'iniziativa dello Stato e il concorso della regione sono stati principalmente finalizzati alla realizzazione di modelli organizzativi dell'economia e della società già esistenti nelle regioni a più alto tasso di sviluppo. Ciò con l'obiettivo prevalente di allineare il sistema produttivo della Sardegna alle scelte produttive delle regioni più industrializzate del Paese. Si rinunciava, così, sostanzialmente, a perseguire il superamento del divario di sviluppo esistente, in tale modo mantenendo una prospettiva di inserimento comunque subalterno nel permanente processo di sviluppo duale tra Nord e Sud d'Italia e d'Europa. Persiste ancora oggi, in alcune recenti produzioni normative, l'idea che la risposta alla domanda di rinascita possa risiedere nella trasposizione dei più attuali e prevalenti modelli di crescita economica fondati sulla competitività di prezzo, sull'iperflessibilità del lavoro (con conseguente riduzione dei diritti e precarizzazione delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori), sul consumo, ritenuto inevitabile, di territorio e ambiente. Una siffatta impostazione va interamente rovesciata: per superare le condizioni di svantaggio, al contrario, bisogna individuare le vocazioni produttive più naturali dei luoghi e i percorsi più originali di sviluppo proprio. La più attuale lettura dell'articolo 13 del citato Statuto speciale per la Sardegna suggerisce la scelta netta di perseguire nel tempo intermedio due sostanziali azioni generali: una sul versante dell'innovazione economica (processi e prodotti di assoluta qualità ambientale) e una sul versante dell'innovazione sociale. Perciò, le azioni essenziali da affidare allo specifico intervento del citato articolo 13 possono oggi delinearsi nel progetto di rinaturalizzazione dell'Isola attraverso il risanamento integrale dei fattori naturali (terra, acqua, aria, habitat, patrimonio animale e vegetale) e nel contrasto alla desertificazione. Il modello di sviluppo che sottende al progetto di rinaturalizzazione deve basarsi su elementi imprescindibili, relativi alla partecipazione attiva delle comunità locali, alla valorizzazione delle pratiche tradizionali, all'innovazione coerente con la qualità ambientale dei processi non meno che dei prodotti, alla costruzione di canali di commercializzazione dei beni di qualità, attraverso il ricorso a progetti per l'ecocertificazione e l'ecolabelling.

La «democrazia ambientale» comporta la partecipazione democratica dei singoli e delle comunità alla definizione del modello economico-sociale di sviluppo, azioni positive di inclusione e di coesione sociale, risposte coerenti alla domanda di lavoro buono, di occupazione produttiva, di studio, di ricerca, di formazione. Perciò, il piano di risanamento dovrà essere definito nelle sue modalità e priorità attraverso un processo partecipativo, secondo i criteri più elevati riconosciuti a livello internazionale, da Agenda 21 alla Carta di Aarhus, sulla partecipazione pubblica. L'elaborazione del piano dovrà essere svolta attraverso il coinvolgimento dei vari soggetti istituzionali, a livello regionale e locale, delle parti sociali, dei movimenti, delle associazioni, dei comitati. L'ampio processo consultivo dovrà essere promosso dalla regione su tutto il territorio della Sardegna secondo i principi e le pratiche del bilancio partecipativo. La dimensione sociale del piano proposto risulta soprattutto evidenziata dalla necessaria applicazione di lavoro qualificato e stabile che deriva dalla gestione degli interventi, dallo studio, dalla ricerca delle nuove produzioni di qualità, dall'organizzazione funzionale e produttiva di tutte le attività connesse. Tutti elementi utili per ridefinire un autentico piano straordinario per il lavoro. Sotto questo profilo il Piano di rinascita della Sardegna propone un contributo fattivo all’attuazione concreta del precetto dell'articolo 4 della Costituzione. Esso invita a realizzare l'obiettivo della piena occupazione attraverso l'esplicazione di tutte le capacità e disponibilità di studi e di lavoro, di applicazione produttiva, di esercizio di una funzione sociale in modo tale da garantire il coinvolgimento nel progetto di tutta la comunità isolana. Nell'idea e nella pratica della rinascita deve essere riconosciuto e deve riconoscersi tutto il popolo sardo (residenti ed emigrati); deve cessare e deve essere invertita la tendenza allo spopolamento delle aree interne dell'Isola che costituisce l'effetto più negativo dell'impoverimento materiale e che rappresenta la causa di un ancora peggiore processo di impoverimento culturale e umano (nuova emigrazione intellettuale e giovanile). La regione autonoma della Sardegna ha approvato leggi innovative e impegnative in materia di assetto del territorio, di pianificazione paesistica e di tutela ambientale (Piano paesaggistico regionale). La normativa paesistica stabilisce con chiarezza anche il senso dello sviluppo economico di qualità nuova, cui pensare e per cui agire. È evidente che la scelta di campo operata dalla regione in materia ambientale non può che essere sorretta, in modo coerente e adeguato, da corrispondenti misure di carattere economico e sociale. E ciò vale ovviamente per la regione stessa, ma anche per lo Stato unitario di cui la regione è parte e per l'Unione europea entro cui la regione si colloca. Peraltro, dovrebbe essere massimamente apprezzato e sostenuto il contributo originale, coraggioso e deciso che la Sardegna offre di dare al progetto di salvaguardia generale dell'ecosistema e della biodiversità su scala mondiale, anche alla luce del rapporto Living planet report 2006 che calcola all'anno 2050 il possibile tracollo delle risorse vitali per l'umanità, qualora non intervengano misure decise di inversione di tendenza nel consumo del territorio, dell'ambiente e dei connessi beni naturali essenziali. È di tutta evidenza che ciò implica un'azione complessiva e decisa a livello mondiale, ma è utile che chi vuole possa inaugurare un nuovo e alternativo progetto di sviluppo.

Volendo descrivere nel dettaglio l'articolato del presente disegno di legge, l'articolo 1 individua la specifica dimensione operativa del Governo nazionale che ha il compito di predisporre, con il concorso della regione, il piano previsto dalla norma di rango costituzionale. L'articolo 2 definisce il contenuto specifico del provvedimento legislativo in esame attraverso l'individuazione degli interventi fondamentali da promuovere e da sostenere. L'articolo 3 dispone il sistema partecipativo interno della comunità regionale e delle sue istituzioni autonomistiche nella predisposizione e nell'attuazione del piano. L'articolo 4 individua i diversi soggetti istituzionali, statali e regionali, chiamati alla definizione, attuazione e verifica del piano. L'articolo 5 disciplina i programmi attuativi. L'articolo 6 istituisce l'Agenzia regionale per l'occupazione, con competenze relative all'avviamento al lavoro e alle attività formative. L'articolo 7 prevede la presentazione, da parte del comitato interministeriale competente per l'approvazione del piano, di una relazione annuale al Parlamento e al Consiglio regionale della Sardegna. L'articolo 8 indica la copertura finanziaria in termini di dotazione definita a carico dello Stato e di idoneo concorso della regione. Infine, l'articolo 9 prevede che lo Stato e la regione Sardegna si attivino affinché sia garantito un adeguato stanziamento per lo sviluppo a livello europeo.

DISEGNO DI LEGGEArt. 1.

(Finalità)

1. In attuazione dell'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, lo Stato, con il concorso della regione, predispone un piano organico straordinario e aggiuntivo degli interventi necessari al fine di conseguire l'obiettivo contestuale dello sviluppo economico e del progresso sociale della Sardegna, di seguito denominato «piano», assicurandone il coordinamento funzionale con gli interventi previsti dalle leggi statali e dalle normative europee aventi analoghe finalità.





Art. 2.

(Interventi)

1. Il piano contiene e sostiene interventi di carattere organico, come di seguito specificati:

a) un progetto pluriennale rivolto al risanamento integrale e al mantenimento della salubrità del patrimonio naturale, animale e vegetale della regione e al contrasto del processo di desertificazione;



b) un progetto pluriennale di riconversione e di promozione delle attività produttive, delle strutture scolastiche e formative, di ricerca e di servizio improntate alla piena garanzia della salubrità dei processi e dei prodotti e all'innovazione tecnologica.





2. I progetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 sono articolati per settore e per ambito territoriale, con carattere di omogeneità e unitarietà, su base regionale.



3. Le province e i comuni associati sono chiamati ad essere partecipi sia nella fase propositiva, sia nella fase attuativa dei progetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1.



4. Gli interventi che il piano promuove e che devono essere realizzati riguardano:

a) il risanamento territoriale integrale:

1) dei siti industriali dismessi;



2) delle aree interessate da esercitazioni militari;



3) delle aree interessate dalle emissioni e dagli scarichi di attività industriali, agricole e di qualsiasi altra attività, ivi compresi gli scarichi urbani;





b) i piani di eradicazione delle patologie e delle epidemie animali e vegetali e di tenuta in salute dei corrispondenti patrimoni;



c) la salvaguardia attiva del patrimonio culturale e linguistico, dei siti archeologici, dei monumenti naturali, dei beni e dei compendi ambientali sensibili;



d) la forestazione di qualità e di quantità sufficiente a ristabilire gli elementi locali di riequilibrio climatico;



e) il ciclo integrato dell'acqua e la salvaguardia dei corsi d'acqua, anche attraverso la costituzione dei parchi fluviali o dei compendi umidi di stagni e lagune;



f) l'assetto idrogeologico;



g) la salvaguardia e la riconversione ambientale dell'habitat urbano, del sistema costiero e del paesaggio rurale;



h) la riconversione e il nuovo impianto industriale di tutte le attività produttive in ogni fase del processo, comprese quelle degli approvvigionamenti, delle lavorazioni e della commercializzazione in termini di assoluta sostenibilità naturale;



i) la realizzazione di protocolli di connessione del sistema regionale dei servizi e delle comunicazioni con i sistemi nazionali e internazionali atti a garantire la qualità ambientale dello sviluppo.







Art. 3.

(Modalità di predisposizione
e di attuazione del piano)


1. Le modalità di predisposizione e di attuazione del piano sono articolate funzionalmente in ragione dell'esercizio delle specifiche responsabilità dei differenti livelli istituzionali e in relazione alla necessaria partecipazione del sistema regionale delle autonomie locali, delle rappresentanze dell'economia e del lavoro e dell'emigrazione, come definite dalla normativa vigente.





Art. 4.

(Approvazione e attuazione del piano)

1. Il piano, di durata decennale, è deliberato, coordinato e verificato da un comitato interministeriale composto dai ministri competenti in materia di sviluppo economico, di solidarietà sociale e per le politiche europee, e integrato in via permanente dal presidente della regione nonché, in relazione ai differenti interventi settoriali, dai ministri interessati.



2. Il piano è attuato dalla regione. I programmi attuativi annuali e pluriennali sono approvati dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale.



3. I programmi di cui al comma 2 sono redatti in funzione della migliore integrazione degli interventi con quelli di derivazione regionale, nazionale ed europea ordinariamente previsti aventi analoghe finalità.





Art. 5.

(Programmi attuativi)

1. I programmi attuativi sono predisposti dalla Giunta regionale, previa valutazione da parte di un comitato di valutazione tecnica composto da un rappresentante per ciascuno dei ministeri di cui all'articolo 4, da un rappresentante del Consiglio delle autonomie locali della Sardegna, da un rappresentante del Comitato regionale di sorveglianza per l'attuazione delle politiche comunitarie e da un rappresentante della Consulta regionale per l'emigrazione.



2. La Giunta regionale propone e, per quanto di sua competenza, attua gli specifici interventi in esito alla procedura partecipativa dei soggetti istituzionali di base e dei soggetti sociali e culturali presenti nel territorio, nonché alla consultazione in forma pubblica delle comunità locali, al fine di individuare priorità, metodologia e compartecipazione dei soggetti economici e sociali al piano.



3. Gli interventi previsti dai programmi attuativi sono realizzati con provvedimenti del presidente della regione, allo scopo delegato a disporre, ove necessario, delle risorse finanziarie e strumentali e delle strutture operative territoriali dello Stato, in forza di specifica nomina del Governo a commissario per l’attuazione dei predetti programmi attuativi.





Art. 6.

(Avviamento al lavoro e preparazione
delle professionalità occorrenti)


1. È istituita, con legge regionale e previa intesa tra lo Stato e la regione, l'Agenzia regionale per l'occupazione (ARO). Nell'ARO confluiscono l'Agenzia regionale del lavoro della Sardegna, nonché le società e gli organismi pubblici, regionali o esercitanti funzioni delegate o trasferite dallo Stato alla regione, aventi competenza in materia di lavoro.



2. L'ARO assicura ogni necessaria attività di gestione concernente l'accesso alle attività formative e all'impiego lavorativo nella realizzazione di progetti, garantendo criteri, obiettivi e procedure di priorità sociale.





Art. 7.

(Relazione annuale)

1. Il comitato interministeriale integrato di cui all'articolo 4 presenta annualmente al Parlamento e al Consiglio regionale della regione una relazione sullo stato di attuazione del piano con specifica indicazione dei risultati conseguiti, degli eventuali punti di criticità riscontrati, nonché delle proposte idonee al loro superamento. In ordine ai profili finanziari, la relazione indica la congruità degli stanziamenti in essere rispetto ai fini proposti e, nel caso di insufficienza, le modalità mediante le quali potervi fare fronte nel tempo, in ragione dei risultati progressivamente raggiunti. La relazione riferita all'anno 2015 deve indicare le modalità di prosecuzione in via continuativa dell'intervento statale e dell’Unione europea per la fase successiva all'anno 2016.





Art. 8.

(Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati in 333 milioni annui per il triennio 2015-2017 si provvede ai sensi della disposizione di cui al comma 2.



2. Il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adotta, con propri decreti, tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate, potendo tra l'altro variare la misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento di cui all'articolo 110, comma 6, lettere a) e b), del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita. Tali disposizioni sono finalizzate ad assicurare, anche con riferimento ai rapporti negoziali in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, maggiori entrate in misura non inferiore a 333 milioni all'anno a decorrere dal 2015. L'utilizzo delle relative disponibilità è accertato annualmente e subordinato ad autorizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze, che verifica l'assenza di effetti peggiorativi sui saldi di fabbisogno e di indebitamento netto.



3. La regione autonoma della Sardegna concorre al finanziamento del piano mediante idonei stanziamenti, pari almeno al medesimo importo dello stanziamento statale di cui al comma 1, a valere sulla dotazione del programma regionale di sviluppo.





Art. 9.

(Interventi del quadro comunitario
di sostegno)


1. La regione autonoma dalla Sardegna e lo Stato operano congiuntamente, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, affinché un adeguato stanziamento per lo sviluppo del piano sia garantito attraverso gli interventi del quadro comunitario di sostegno, in ragione delle azioni riferibili ai singoli programmi, della specifica connotazione di insularità, nonché della promozione e del sostegno dello sviluppo e della cooperazione nell'area euro-mediterranea.











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