Enoturismo: ok a emendamento

“Sono assolutamente soddisfatto che il governo abbia riconosciuto, nell’emendamento che ho presentato alla Legge di Bilancio, l'opportunità di intervenire a sostegno di uno spicchio importante di un settore strategico, com’è quello vitivinicolo. Un intervento legislativo reso possibile anche grazie alla positiva interlocuzione con il ministro, il suo gabinetto e la struttura legislativa del Mipaaf nella stesura del testo. L'approvazione costituisce un riconoscimento importante per la specifica attività ed introduce un’assoluta novità nell’impianto normativo italiano che disciplina il settore. Da oggi si aprono nuove strade, ricche di opportunità per le aziende italiane e per i territori di produzione”. Così il senatore Dario Stefàno (Misto), capogruppo in Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, a seguito dell’approvazione in Commissione Bilancio dell'emendamento che introduce la disciplina dell'enoturismo e di cui è primo firmatario.

"Nello specifico - afferma il Senatore Dario Stefàno - l'emendamento riprende gran parte delle disposizioni proposte nel ddl sulla introduzione della disciplina dell'enoturismo, a mia firma e all’esame del Senato“.  

Arriva dunque il via libera alla disciplina di tutte quelle attività di conoscenza e promozione del vino da realizzare direttamente nei luoghi di produzione, per esercitare le quali sarà sufficiente la presentazione della SCIA al comune di competenza. A tali attività saranno applicate le disposizioni fiscali contenute nella legge fiscale sull’agriturismo, la n. 413 del 1991, mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell'ambito di un'azienda agricola (articoli 295 e seguenti della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006). Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, saranno ora da definire linee guida e indirizzi in merito ai requisiti ed agli standard minimi di qualità per l'esercizio dell’attività enoturistica, che peraltro saranno omogenei su tutto il territorio nazionale.

“Ad un anno dall'introduzione, un po’ timida, del Testo Unico del Vino possiamo finalmente affermare di completare l’impianto normativo di riferimento, declinando compiutamente la straordinaria portata di una attività complementare a quella di produzione enologica e che in altri Paesi ha già consentito di conseguire risultati importanti".

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Qui il Testo dell'emendamento

47.0.10

Stefano, Uras, Bertuzzi, Dalla Tor, LAI

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 47-bis.

(Disciplina dell'attività di enoturismo)

        1. Con il termine ''enoturismo'' sì intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell'ambito delle cantine.

        2. Allo svolgimento dell'attività enoturistica si applicano le disposizioni fiscali di cui all'articola della legge 30 dicembre 1991, n. 413. Il regime forfettario dell'imposta sul valore aggiunto di cui all'articolo 5, comma 2, della legge n. 413 del 1991 si applica solo per i produttori agricoli di cui agli articoli 295 e seguenti della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006.

        3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono definiti linee guida e indirizzi in merito ai requisiti-e agli standard minimi di qualità per esercizio dell'attività enoturistica.

        4. L'attività enoturistica è esercitata, previa presentazione al Comune di competenza, della segnalazione certificata di inizio attività (S.C.I.A.), ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, in conformità alle normative regionali, sulla base dei requisiti e degli standard disciplinati dal decreto di cui al comma 3.

Conseguentemente, all'articolo 92, comma 1, sostituire le parole "di 330 milioni di euro annui" con le seguenti: "di 328,1 milioni di euro per l'anno 2019 e 328,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2020".





 

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Facoltà di Viticoltura ed Enologia

La nuova facoltà di “Viticoltura ed Enologia” istituita dall’Università del Salento offrirà incredibili occasioni di crescita per i ragazzi e per il nostro territorio perché abbraccia le ambizioni della Puglia enologica di qualità, per la quale abbiamo lavorato tanto e insieme, e può contare sul coinvolgimento diretto del mondo produttivo pugliese che, oggi, si presenta con una logica di filiera innovativa e vincente, come dimostrano i tanti risultati portati a casa.

Ne abbiamo parlato oggi presso l’Ecotekne, insieme a autorevoli relatori, nel dibattito in occasione della Settimana del Lavoro.
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Manovra, i miei emendamenti

Quelle appena trascorse sono state giornate dense che mi hanno visto impegnato nella redazione di proposte a favore della Puglia, in particolare a vantaggio del settore vitivinicolo e dei territori terribilmente colpiti dal batterio Xylella Fastidiosa. Ho fatto una scelta precisa: ho presentato stamattina in Senato pochi emendamenti ma qualificati e qualificanti, affinché sia facile anche per il governo accogliere l'iniziativa e auspicabilmente portarli all'interno della manovra finanziaria.

Nello specifico, la prima proposta riguarda l'estensione anche al settore olivicolo nelle aree colpite da Xylella Fastidiosa di un fondo istituito presso il Mipaaf con una dotazione che inizialmente era pari a 3 milioni di euro nel 2016 e passa a 10 milioni per ciascuna delle annualità 2018 e 2019 per la necessità di rafforzare la competitività del settore primario e considerata l'emergenza derivata dal batterio.

Attraverso il secondo emendamento, si punta invece a rifinanziare il Fondo di Solidarietà Nazionale per l'anno 2018 per interventi a favore delle imprese agricole danneggiate dal batterio nel corso degli anni 2016 e 2017, per rispondere anche alle esigenze della Regione Puglia che ha quantificato in 25 milioni di euro una eventuale compensazione dei danni.

L'ultimo emendamento, riguardante il settore enoturistico, prevede che le attività di ricezione ed ospitalità vengano ricondotte, ai fini fiscali, alle attività agrituristiche. L'impegno è rivolto a valorizzare attraverso la qualificazione dell'accoglienza nell'ambito di un'offerta turistica di tipo integrato, le aree ad alta vocazione vitivinicola e a promuovere l'enoturismo, quale forma di turismo dotata di specifica identità.
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Dati export danneggiano il sud

Le rilevazioni Istat sulle esportazioni del vino, relative all'annualità 2016, ripropongono la stessa discrasia che ho evidenziato lo scorso anno. Non viene riconosciuta ad alcuni territori la titolarità delle esportazioni e a farne le spese, come al solito, sono alcune regioni del sud che hanno fatto, in questi anni, grandi sforzi per l'internazionalizzazione, come Puglia e Sicilia". Ho presentato una interrogazione al Ministro Maurizio Martina.

Il problema è sempre lo stesso e ho già provveduto a evidenziarlo lo scorso anno, attraverso una conferenza stampa e una lettera al Mipaaf: l'attuale sistema di rilevazione dei dati export del vino italiano, operato da Istat, fa riferimento al luogo di sdoganamento dei prodotti e non tiene invece conto del luogo d'origine. Questo criterio genera un meccanismo perverso: più una regione del sud esporta, più aumenta la propensione all'export delle regioni del nord con la logistica più sviluppata.

Per intenderci, se il vino prodotto dalla Puglia viene sdoganato all'estero dal Piemonte, verrà riconosciuta a quest'ultimo la propensione all'export ma il vino è pugliese. Questa percentuale "dopata" produce ingenti danni tra cui una non corretta e ingiusta ripartizione dei fondi OCM oppure una distrazione degli interessi commerciali, anche per investimenti privati, verso le regioni più performanti.

Avevo già lanciato l'idea di un tavolo tecnico presso il Mipaaf al fine di redigere, insieme a ISMEA, Agenzia delle Dogane e ISTAT, i codici di nomenclatura combinata per tutte le regioni mancanti per ottenere il dato reale, ora chiedo al Ministro di cercare una soluzione per sanare questa pericolosa discrasia che danneggia, tanto per cambiare, il Mezzogiorno.
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Modificare disposizioni reimpianto vite

Ho presentato una interrogazione al Ministro Martina. Il Mipaaf deve modificare con urgenza la normativa sul reimpianto della vite affinché le autorizzazioni vengano utilizzate sì dalla stessa azienda ma con applicazione presso lo stesso territorio della regione di origine della richiesta. Altrimenti rischiamo una drammatica riduzione del potenziale vitivinicolo delle regioni da cui si estirpa la coltura.

Il decreto ministeriale che traduce il regolamento comunitario sul sistema per gli impianti viticoli stabilisce che le autorizzazioni per i reimpianti sono concesse ai produttori che estirpano una superficie vitata e che presentano una richiesta alle Regioni competenti. Tali autorizzazioni sono utilizzabili, da norma, dalla stessa azienda che ha proceduto all’estirpazione e corrispondono ad una superficie equivalente alla superficie estirpata in coltura pura. 

Cosa sta accadendo? Facendo ricorso a una semplice stipula di contratto d'affitto di una superficie vitata, sempre previa autorizzazione del proprietario, è possibile ottenere il rilascio di un'autorizzazione al reimpianto che, a quel punto, viene effettuato presso un'altra superficie della stessa azienda ma situata fuori dai confini regionali di origine.  Di fatto, è come se si trasferisse la superficie vitata in un'altra regione con la conseguente riduzione del potenziale produttivo nei territori che subiscono questa procedura. Una situazione che di certo sta contribuendo ad un inasprimento della crisi economica e occupazionale per alcune zone a vocazione vitivinicola.
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Ora norme per l'enoturismo

Oggi la Camera dei Deputati ha approvato in via  definitiva il Testo Unico sul Vino. E' una risposta che un settore vivace come quello del vino attendeva da tempo ed è un bene che sia arrivata con un impegno unanime e trasversale. Adesso pensiamo subito al prossimo step, concentriamoci sullo sviluppo di norme puntuali e innovative per regolare l'enoturismo, dimensione che purtroppo in questa prima fase è stata sacrificata.

Il settore può finalmente contare su un provvedimento che riordina la materia. È un bel passo avanti che però apprezzeremo ancora di più quando assoceremo ad esso un provvedimento ad hoc per l’enoturismo, vera front-line nel rapporto tra produttori e fruitori del vino italiano. I numeri sui flussi turistici e sui fatturati delle nostre cantine parlano chiaro e sono lì a ricordarci che la capacità di raccontare il vino, il wine-telling, è sempre più ricercata ma ha bisogno di un supporto legislativo.

Siamo i primi produttori al mondo per quantità e qualità: è arrivato il momento di costruire una filiera capace di raccontare il vino, dalla sua componente minerale a quella storica e culturale. Auspico si possa chiudere presto il cerchio per permettere agli operatori italiani del settore di continuare a crescere, raggiungendo vette sempre più alte e capitalizzando gli sforzi e gli investimenti fatti nella direzione di una capacità produttiva di qualità e autentica.
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Bene Testo Unico Vino, ora testo ad hoc per l'Enoturismo

Oggi, Palazzo Madama ha approvato all'unanimità e con grande tempestività il Testo Unico sul vino. Questo provvedimento è la prima risposta che il legislatore dà a un comparto vivace, e che più volte aveva sollecitato un'iniziativa in tal senso. Molto bene esserci arrivati. Ora però serve un testo ad hoc per l'Enoturismo che oggi, purtroppo, è il vero grande assente di questa partita ma che può alimentare nel lungo periodo i risultati da exploit che già si apprezzano.

L'Italia detiene il record di esportazioni di vino, detiene anche il primato mondiale nella produzione di vino con 47,4 milioni di ettolitri e, accanto alla quantità, siamo in grado di garantire, come sempre, una straordinaria qualità con 73 DOCG, 332 DOC e 118 IGT, che ci rende primi in Europa per numero di vini con indicazione geografica. Oggi, a 50 anni dalla approvazione del decreto che ha istituito la prima Doc, il settore può finalmente contare su un provvedimento che riordina la materia, atteso che la superfetazione normativa di questi anni, fatta di innumerevoli regolamenti affastellati, discipline nazionali e comunitarie, aveva finora intralciato profondamente la vitalità del comparto.

Dico di più: apprezzeremo e conseguiremo il vero successo di questo testo unico se, con altrettanta tempestività, produrremo una normativa ad hoc per l’enoturismo, vera front-line nel rapporto tra produttori e fruitori del vino italiano. Basti pensare che, solo nel 2015, si sono registrati circa 13 milioni di arrivi nelle nostre cantine, con un fatturato di circa 2,5 miliardi, ed è sempre più ricercata la capacità di raccontare il vino, il wine-telling.

Dunque occorre costruire una filiera capace di raccontare il vino, dalla sua componente minerale a quella storica e culturale. Al mio sì a questo provvedimento - conclude Stefàno - associo un auspicio: l'impegno da parte del governo a completare ora il percorso iniziato, al fine di permettere ai nostri straordinari operatori del settore di continuare a maturare successi sulla scia di due inscindibili strade: qualità autentica e quantità.
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Maltempo Puglia: ho scritto a Martina

Ho scritto al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina per chidere un intervento urgente con misure straordinarie per dare un giusto ristoro all'agricoltura pugliese messa a dura prova dalle abbondanti piogge di questi ultimi giorni.
Ecco il testo integrale della lettera:
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Gentile Ministro, Caro Maurizio,

il maltempo che ha avversato la Puglia in questi ultimi giorni sta lasciando dietro di sé una conta dei danni considerevole che interessa in modo drastico il comparto dell’agricoltura.
A far preoccupare maggiormente sono i danni relativi alla viticoltura.
I dati finora raccolti, e che Tu certamente avrai già analizzato, riferiscono di una perdita finora stimata certamente superiore al 30% della produzione di uva da vino e da tavola. Una stima, questa, che non è in alcun modo in grado di restituire la profonda gravità della situazione. E questo perchè in alcune zone vitate - come quella salentina, ad esempio - sono state vendemmiate non più del 10/15 per cento dei terreni e soprattutto perchè l'ingente quantità di pioggia caduta proprio in questo periodo, combinata con i tassi di umidità particolarmente elevati, stanno provocando lo sviluppo e il proliferare di muffe e marciumi su tutte le cultivar di uva in genere.
Le straordinarie aspettative per la vendemmia di questo anno - che avevamo prospettato una annata record - rischiano di essere drammaticamente riviste. In Puglia, in una chiave di conta dei danni diventa sempre più reale la previsione di una perdita di produzione del 50% delle uve.
Gli importanti risultati che questo territorio è stato capace di raggiungere e traguardare, oggi non possono subire alcun tipo di arresto per cause così amare e insopportabili, così come questo territorio non può essere affidato ai soffi di maestrale per asciugare i grappoli o alle produzioni tardive per salvare il salvabile.
Per questo, Ti sono a sollecitare un intervento diretto e mirato affinchè sia valutata l'assunzione di misure straordinarie per conferire un giusto ristoro agli agricoltori pugliesi vittime di questo terribile evento-shock climatico.
Certo del Tuo positivo riscontro, Ti saluto cordialmente

Sen. Dario Stefàno

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