Non vanifichiamo sforzi compiuti in questi anni dal sistema agricolo

Le anticipazioni del Rapporto sul Mezzogiorno del 2017 di Svimez parlano chiaro. All’interno di un quadro in cui la ripresa va consolidandosi un po’ in tutto il Mezzogiorno, spiace leggere della frenata della Puglia, rispetto al positivo andamento del 2015. Dispiace ancor di più apprendere che la causa viene identificata in un rallentamento dell’agricoltura, comparto che ha un peso rilevante nell’economia regionale e che continua ad essere strategico motore di sviluppo economico.
Anche alla luce della lettura dei dati, sarebbe imperdonabile se si vanificassero gli sforzi operati dal sistema agricolo pugliese, che negli anni durissimi della crisi globale ha saputo prendere la rincorsa, spiccando un volo carico di auspici e di prospettive e che ora fa i conti con una dolorosa battuta d’arresto.

Sappiamo che la strada per uscire dalla spirale della crisi è ancora lunga: al Sud ci vorranno, dice anche Banca d’Italia, dieci anni di più rispetto al resto del Paese per raggiungere i livelli pre-crisi. Occorre dunque la concretezza di accompagnare i piccoli ma incoraggianti segnali di ripresa calibrando in maniera oculata la natura degli investimenti, in funzione delle vocazioni, delle ambizioni e, soprattutto, della capacità produttive e di sviluppo dei territori.

Il Mezzogiorno è forte, ha dimostrato di saper sopportare il peso di una crisi internazionale, valorizzando e continuando a investire sulla qualità delle produzioni e sui suoi tratti identitari, ridando impulso a settori che sembravano ormai condannati, come l’industria, che va reinterpretata in chiave di sostenibilità ambientale e sociale. Per comprimere i tempi di ripresa e collegarla a quella del resto del Paese, serve un intervento organico in grado di ottimizzare al massimo le risorse provenienti dall’Europa, connetterle alle iniziative nazionali, correggere i provvedimenti comunitari che mortificano i territori.
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Agricoltura via maestra per recuperare gap tra sud e nord

Le cifre pubblicate da Ismea Svimez sono la conferma che il Sud può vincere la sfida scommettendo sulla sua vocazione agricola e sulle sue tipicità, riducendo il gap con il resto del Paese e per provare a chiudere definitivamente il brutto capitolo che vede l'Italia viaggiare a due velocità.

Nel Mezzogiorno subiamo particolarmente, e da sempre, l'assenza di una politica industriale nazionale, che con gli anni è stata colpevolmente sostituita - è il caso di dirlo - con meccanismi e approcci di stampo assistenzialistico.
Uno degli effetti prodotti con tale approccio è stato l'abbandono delle campagne con la conseguente incuria del patrimonio rurale che ci ha esposto al rischio di perdere definitivamente una tradizione autentica ed una cultura preziosa come quella agricola.

Scommettere sull'agroalimentare ci ha permesso, soprattutto, di poter avviare un ricambio generazionale. Giovani che, finalmente, non si vergognano più della loro identiatà territoriale e ritornano nei campi, mossi dal bisogno di concretezza ma anche incoraggiati da politiche pubbliche territoriali, come quelle che abbiamo messo in campo in Puglia con la programmazione comunitaria 2007-2013, che hanno permesso a qualche migliaio di giovani di tornare ad insediarsi nelle campagne con progetti innovativi o con la relazzazione di investimenti pubblici capaci di portare finalmente la fibra ottica per un accesso veloce a internet nelle zone rurali.

In questa direzione viaggia anche il testo all'esame della IX Commissione in senato sull'enoturismo: una grande opportunità occupazionale per i nostri giovani e occasione di sviluppo per i nostri territori che stanno diventando destinazioni ambite per il turismo enogastronomico mondiale.

Dobbiamo puntare a snellire la burocrazia e continuare a combattere per avere regolamenti comunitari più vicini alle esigenze dei produttori ed alle ambizioni delle realtà locali.

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