Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
  • Pubblicato in Notizie

Intervista a Il Dubbio su Campo Progressista

Senatore, ancora non è chiaro cosa sia questo Campo progressista: Un partito? Un think tank? Un’associazione?

È un campo aperto di forze democratiche e progressiste che vogliono aiutare il centrosinistra a ritrovare una rotta in sintonia con i propri valori. L’obiettivo è mettere in rete una serie di esperienze territoriali che hanno prodotto risultati straordinari, mettendole al servizio del Paese. Alcuni processi perversi della globalizzazione hanno contribuito a aumentare le disuguaglianze, sgretolare il tessuto sociale, precarizzare il futuro delle nuove generazioni. Ecco, noi immaginiamo che a questi problemi si debbano dare delle risposte pragmatiche, non ideologiche o populiste.

Il battesimo ufficiale avverrà a Roma l’ 11 marzo. Scusi se insisto, ma quel giorno nascerà un nuovo partito o no?

No. L’ 11 marzo si avvia un impegno politico collettivo. Non un partito tradizionale o una federazione tra soggetti politici diversi, formula che, in passato, ha già fallito. Vogliamo essere un campo largo in cui tutte le radici si sciolgono per contribuire a restituire al centrosinistra una rotta comune: un soggetto che parta dal basso e si sporchi le mani.

Come fa a stare insieme un fronte che da Tabacci arriva a Zedda?

Sono esperienze diverse che hanno in comune la buona amministrazione. Non è un caso che Pisapia abbia voluto in Giunta a Milano proprio Tabacci, trovando sempre omogeneità di vedute nelle soluzioni per i problemi della città. Ripeto: l’obiettivo è mettere insieme le ricette territoriali di successo in un’unica grande proposta di governo nazionale. In parte, somiglia allo spirito che aveva generato “Italia bene comune”, provando a correggerne le criticità emerse.

Una risposta di sinistra al Movimento 5 Stelle?

Una risposta pragmatica e progressista alle emergenze del Paese, antitetica all’approccio populistico.

Pisapia invoca una “politica gentile”. Cos’è la gentilezza in politica?

La capacità di ascoltare, di non vivere nella concezione dell’uomo solo al comando, di non concepire come un peso il confronto con i corpi intermedi, di ammettere i propri errori, di correggere la rotta quando si sbaglia.

Sbaglio o la sua definizione di gentilezza è l’opposto del renzismo?

Bisogna chiudere con una fase politica in cui la sinistra ha fatto la destra non solo nel merito ma anche nella metodologia. È fallimentare il leaderismo che considera la comunità un orpello e preferisce consegnarsi al “mi piace” della Rete. Gentilezza significa optare per la fatica di guadagnare consenso sul terreno della discussione.

Bisogna essere gentili anche col governo in carica?

C’è un esecutivo chiamato a correggere le distorsioni prodotte dai governi che l’hanno preceduto. Gentiloni deve andare avanti se ha la fiducia del Parlamento e capacità di risolvere alcune criticità: i conti pubblici e le procedure di infrazione con l’Europa, i flussi migratori, la ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoto, l’abuso dei voucher…

Sembra però che Renzi abbia fretta di tornare al voto…

Il Parlamento e il governo non possono dipendere dalle volontà personali di Renzi. Anche su questo c’è una discussione dura all’interno del Pd e spero che al più presto si produca una sintesi che ancori le sorti del governo agli interessi del Paese e non a quelli di un leader.

Il rischio scissione tra i dem è sempre più concreto. Campo progressista potrebbe essere l’approdo naturale per eventuali transfughi?

Noi siamo inclusivi ma non speculiamo sulle vicende degli altri partiti, tanto più se nostri possibili alleati. Abbiamo un grande rispetto del popolo del Pd, per questo ci auguriamo che la scissione non si avveri. Non è mai una buona notizia quando ci sono delle divisioni a sinistra.

Il Pd sarà sempre il vostro interlocutore privilegiato? Il Pd è stato costretto dai numeri in Parlamento a fare alleanze innaturali: per questo pensiamo di mettere in campo un’azione che lo liberi da questa necessità. Il Pd non è autosufficiente e noi non lo vorremmo più vedere obbligato ad alleanze con il centrodestra.

Chiederete primarie di coalizione per la selezione del candidato premier?

Non lo escludiamo. È chiaro che vorremmo essere protagonisti anche nel processo di selezione di una eventuale leadership che rappresenti al meglio un centrosinistra moderno, inclusivo, plurale.

Qualcuno vi accusa di essere solo una stampella di Renzi…

Non siamo la stampella di nessuno, vogliamo essere gli interlocutori del popolo democratico e progressista.

I suoi vecchi compagni di Sel hanno scelto di dar vita a Sinistra italiana, escludendo alleanze col Pd. Sbagliano?

Rispetto una scelta che non ho mai condiviso. Credo che la naturale evoluzione della stagione vendoliana sia il Campo progressista. Vendola tanti anni fa incrociò sulla sua strada storie diverse, come quella del sottoscritto, perché abbandonò l’idea del piccolo partito per giocare la grande partita del cambiamento. Ora hanno scelto un altro percorso.

Vendola considera impossibile un’alleanza «che rappresenti una complicità con una forza liberista come il renzismo». Cosa è cambiato?

Fino a poco fa, la visione di Sel era quella di stare dentro ai processi per condizionarli, per indirizzarli. Oggi, invece, hanno scelto di chiamarsi fuori dalla discussione, sottovalutando che l’alternativa abbracciata rischia di trasformarsi in una proposta minoritaria, di mera testimonianza.

Sinistra italiana, Possibile, DeMa. Sono solo alcune delle sigle che, oltre a Campo progressista, si contendono lo spazio alla sinistra del Pd. Con queste divisioni non si rischia l’irrilevanza?

Quelle che ha elencato sono tutte proposte con obiettivi divergenti rispetto ai nostri. Noi ci sentiamo impegnati a dare risposte concrete a una comunità che ci interroga sulle trasformazioni in atto, non a chiuderci in una gabbia ideologica. Noi siamo impegnati a unire, non a dividere.

Lei passerà alla storia come l’uomo che ha certificato la fine politica di Silvio Berlusconi. È stato corretto sconfiggere l’avversario per via giudiziaria o sarebbe stato meglio batterlo sul terreno della politica?

Sono stato chiamato a guidare una complessa procedura parlamentare di prima applicazione di una legge dello Stato, la ‘ Severino’, in cui tutti i partiti si erano riconosciuti, compreso il centrodestra. Sono orgoglioso di aver vissuto quel passaggio parlamentare con il rigore a cui è chiamato chi ha l’onore e la responsabilità di interpretare il ruolo guida di un organo di garanzia.

[Intervista del 16 febbraio 2017 su Il Dubbio]
  • Pubblicato in Notizie

Intervista su Campo Progressista

Senatore Stefàno, Campo Progressista ha preso il largo dopo la manifestazione con Pisapia promossa da lei a Lecce. A che punto è il processo di formazione del movimento? 
Abbiamo avviato un  percorso che sta abbracciando tutta Italia, generando un entusiasmo oltre le nostre stesse aspettative. Nelle prossime settimane ci saranno altre iniziative nei territori: in tanti ci hanno scritto per mettersi a disposizione di quello che vuole essere un impegno politico e civico collettivo. A marzo è in cantiere un grande appuntamento nazionale a Roma dal quale daremo il via alle Officine per il programma. 

Pisapia, giorni fa in un’intervista ha posto alcuni paletti. Puntate all'alleanza con il Pd di Renzi?
Il popolo del Pd, non Renzi, è l’alleato naturale per chi, come noi, vuol ricostruire un centrosinistra plurale e unito. Il PD da solo non è autosufficiente e siamo convinti che l’attuale convivenza di governo, con forze politiche non affini per storia e valori, si sia realizzata per una necessità circoscritta a questa legislatura, per la quale il centrosinistra non ha raggiunto i numeri sufficienti a guidare il Paese. Ecco noi vogliamo liberare il PD da queste pratiche per ritrovare una rotta più coerente alla sua storia.

Pare che una parte di Sinistra Italiana, quella di Scotto, possa far parte di Campo Progressista. Vendola invece non sembra interessato. Che ne pensa?
Rispetto e non giudico il pensiero attuale di Nichi. Lui stesso, però, volle dare vita a Sel proprio per fare della sinistra una forza di governo, capace di riaprire la partita. Tant’è che la Puglia di Vendola è riconosciuta da tutti come una delle migliori esperienze di governo del centrosinistra. Campo Progressista è la più coerente evoluzione di quella stagione, e può raccogliere anche il "vasto campo di una sinistra delusa, dispersa, ora silente" che non vuole abbandonarsi ad un destino minoritario.

La sinistra Pd e la possibile “Cosa” di D'Alema non sono interessati. Non c'è il rischio di una eccessiva frammentazione a sinistra del Pd?
Noi siamo impegnati per creare una casa comune dei progressisti, che è cosa diversa rispetto alla discussione interna al PD. La storia dovrebbe insegnarci però che quando il centrosinistra ha percorso la strada della divisione, ha consegnato il Paese nelle mani di forze conservatrici e scissioniste. Può succedere ancora: spianeremmo la strada a una destra più estrema, lepenista, xenofoba oppure a chi fa del populismo e del garantismo di convenienza il proprio stile di governo.

Che idea si è fatto dello scontro in atto nel Pd?
Abbiamo rispetto del confronto interno al PD, che ci auguriamo non intacchi l’azione del governo della Puglia e del Paese. Gentiloni deve proseguire se sarà in grado di correggere il tiro su alcune disattenzioni per garantire risposte concrete agli italiani, Mezzogiorno in primis. E’ bene, anche per la Puglia, che il confronto apertosi nel PD non diventi tatticismo o resa dei conti. Ai cittadini importano poco le questioni interne ai partiti. Il Pd deve arrivare in tempi rapidi ad una sintesi con una strategia ed una proposta di governo chiara, pragmatica e vincente, da condividere con tutte le forze progressiste.

Campo progressista, sinistra Pd e D'Alema dicono di puntare a recuperare i voti di sinistra finiti al M5S. Impresa ambiziosa, non crede?
Ambiziosa, ma non impossibile. A patto che si mettano da parte slogan e populismi e si realizzi una proposta di governo concreta e coerente. Va compresa veramente la rabbia verso l’abuso dei privilegi, l'aumento delle disuguaglianze, le politiche dei bonus per niente efficaci. Il populismo e la demagogia si contrastano così. Con i fatti, cambiando in meglio la vita alle persone. 

Che pensa dell'ipotesi di far rinascere l’Ulivo?
L'obiettivo importante è ricostruire il centro sinistra, anche con forme e schemi diversi, nuovi. Lo stesso Prodi definì l’Ulivo evocando una pianta “forte, resistente, ben radicata” per “mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere".

[Intervista da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 12 febbraio 2017]

  • Pubblicato in Notizie

Campo Progressista a Lecce

Lecce ospiterà “Campo Progressista”, l’iniziativa politica che vede impegnato, in prima persona, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, con l’obiettivo di ricostruire un’area progressista e plurale, dialogante con il Partito Democratico.

“Una casa comune, punto di riferimento di tante donne e uomini interessati a recuperare il perimetro di un campo democratico, progressista e plurale che si candidi al buon governo dei territori e del Paese”, così ha definito l’iniziativa lo stesso Pisapia che il 16 gennaio sarà a Lecce, ospite dei “Dialoghi” de La Puglia in Più, il movimento politico di cui è presidente il senatore Dario Stefàno, anfitrione della serata, che accoglierà nella sala Bernini dell’Hotel Tiziano, dalle ore 18, numerose personalità politiche, sindaci, deputati e senatori, protagonisti di quelle liste o esperienze territoriali, passate e presenti, che hanno saputo dare vita a storie vincenti di coalizioni a forte trazione progressista, capaci di attuare riforme, di realizzare politiche innovative, nel solco del campo democratico e del centrosinistra.

A confrontarsi con l’ex primo cittadino di Milano, oltre naturalmente a Dario Stefàno, saranno il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il Vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l’onorevole Bruno Tabacci.

All’incontro, moderato dal notista politico de La Repubblica Stefano Folli, è prevista la partecipazione di numerosi parlamentari di camera e senato.
  • Pubblicato in Notizie

Per la nuova sinistra

La nostra storia è la storia della nostra gente, della nostra terra, che ci ha sollecitato a mettere a disposizione le varie culture identitarie dei Partiti, movimenti, gruppi e dei singoli per concorrere alla sfida della complessità del tempo presente, per contribuire a rilanciare la sfida al cambiamento, la cultura progressista e democratica all’indomani dei muri ideologici della sinistra del ‘900.

Per questo abbiamo partecipato a costruire qualcosa di più grande delle nostre singole storie, non con l’obiettivo di un altro piccolo Partito, ma di riaprire la Partita.

Abbiamo letto nella fondazione di SEL l'investimento verso una nuova visione della sinistra moderna, riconoscendone il merito di aprirsi alla contaminazione - in Puglia anche attraverso la federazione con altri mondi, in primis La Puglia per Vendola, poi La Puglia in più – con la prospettiva di unire le forze riformiste per governare il Paese in un progetto di centrosinistra.

Abbiamo tutti insieme concorso alla sfida del Governo in Puglia che ha rappresentato un decennio di grande esempio riformatore e di progresso; abbiamo partecipato alla grande speranza dell’ITALIA BENE COMUNE; abbiamo partecipato al processo democratico delle Primarie del Centrosinistra nella Puglia del dopo Vendola, consolidando l'impegno nel mettere insieme i “mondi vitali” della politica e della società progressista e riformista pugliese.

Abbiamo dato senso politico e democratico a questi anni di impegno con la costruzione di NOI A SINISTRA PER LA PUGLIA, per proseguire in quella comunità plurale che ha democraticamente scelto con le elezioni regionali di questo 2015, di continuare la sfida al cambiamento iniziata dieci anni fa, in un progetto di Centrosinistra. Con un ruolo diverso rispetto ai dieci anni precedenti ma nel centrosinistra.

Abbiamo superato con generosità i particolarismi, le identità di culture, le aspirazioni di singole personalità, di rappresentatività di singoli pezzi, per dare senso al processo aggregativo di una sinistra moderna.

Ora noi vogliamo continuare!

Vogliamo continuare nel cammino di un riformismo concreto, di una sinistra moderna, che accetta e persegue la complessità del cambiamento, come impone la realtà del presente ed il dovere etico di organizzare il futuro.

Un presente globalizzato, con punte di eccellenza e di benessere e sacche enormi di povertà, chiama tutti noi a comprendere la realtà ed a governarla, per impedire le derive tra destra leghista e populismo adolescenziale a 5 stelle. O ancora peggio violente ed autoritarie, come anche lo scenario internazionale ci ammonisce.

Una sinistra moderna, che come ci ha insegnato l’esperienza pugliese di questi ultimi dieci anni, ha urgente necessità di allargare la rappresentanza sociale, non di restringerla. Non si può tornare indietro nella Storia, nelle micro storie, nelle identità personali e di gruppi o movimenti identitari e minoritari, tanto più senza riscontro democratico. Non si può andare verso il futuro con scelte dettate dalle convenienze dei momenti, dei singoli rigurgiti di pezzi di ceto politico dirigente.

Vogliamo rimanere coerenti nel continuare con tutti i protagonisti della cultura progressista di questi anni, PD in testa, ad essere protagonisti attivi. Critici – perché continueremo ad opporci alle Politiche del PD che riterremo non coerenti col senso comune della Sinistra nuova che abbiamo formato in questi anni - portatori di Valori, ma dentro la Cultura progressista italiana e pugliese. Nel centrosinistra.

Appena all’inizio di questo 2015 abbiamo stretto un patto pubblico tra tutti noi e con la nostra gente, per la nostra terra. NOI A SINISTRA PER LA PUGLIA era (e resta) il patto per una visione continuatrice del riformismo pugliese del dopo Vendola, per continuare a tenere aperta la partita del cambiamento. Condiviso da tutti e rilanciato, appena 5 mesi fa, tutti insieme alla Fiera del Levante.

Ad appena tre mesi effettivi di lavoro della giunta regionale nata da quel patto pubblico di NOI A SINISTRA è doveroso, è coerenza politica e personale, adempiere al patto con la comunità pugliese e tra noi. Non si può cambiare visione, cultura politica e patti con gli elettori seguendo i ritmi veloci della nostra società, né le stagioni brevi della politica o peggio le micro storie di divisione e di dissidi di ceti politici, peraltro minoritari o addirittura individuali. Né perché motivati dalle critiche che abbiamo il dovere di muovere verso le personalità di governo, nazionale, regionale o locali.

Noi a sinistra per la Puglia è stata la creazione di un NOI collettivo che superasse le paure della contaminazione. L’ intuizione di mettere insieme la Puglia in più, SEL e le altre culture politiche - tra cui quella socialista - faceva crescere, proprio con quel “NOI a sinistra”, l’impegno per un governo pugliese del dopo Vendola, con la fatica di un ruolo nuovo ma in comunità di destino con la famiglia progressista italiana e pugliese. Così come nelle nostre Città.

NOI non vogliamo stravolgere tutto questo, e passare nel giro di pochi mesi dalla comunità di destino alla comunità del dissidio per Statuto.

La centenaria storia di emancipazione della sinistra italiana chiama tutti alle grandi sfide che la globalizzazione sociale, culturale ed economica tiene con se. La sinistra moderna del nuovo secolo è già in ritardo rispetto a queste sfide. Noi non vogliamo contribuire ad aumentare questo ritardo.

Vogliamo contribuire, invece - come ci eravamo impegnati - a costruire la sinistra moderna che tiene aperta la Partita del cambiamento, ad essere ponte per una visione complessiva delle forze progressiste del centro sinistra. Fuori da questa direzione di marcia che abbiamo sin qui tutti quanti condiviso c’è la deriva minoritaria, forse l’identità di un ceto politico, non certo l’identità di una società che sollecita il progresso.

Tra pochi mesi ci attendono le elezioni amministrative: NOI dobbiamo corrispondere, nella coerenza con questi anni, alla richiesta di progresso che viene dalle nostre Città. Non possiamo assoggettare questo impegno alle esigenze di un ceto politico.

NOI rinnoviamo l’impegno a continuare con la coerenza, determinazione e generosità di questi anni la responsabilità del tempo presente nei confronti delle nostre Comunità e del nostro Paese ed a rappresentare quel ponte politico, culturale e sociale all’interno del centrosinistra che sia da lievito per una nuova grande storia viva, plurale, fattrice di contributi nuovi.
  • Pubblicato in Notizie
Sottoscrivi questo feed RSS

Usiamo i cookie per migliorare la tua esperienza nell'uso di questo sito. I cookie su questo sito vengono usati per le operazioni essenziali e per il corretto funzionamento del sito stesso. Per avere maggiori informazioni leggi la nostra cookie policy.

Continuando la navigazione accetterai l'uso di questi cookie.

EU Cookie Directive Module Information