Xylella, protesta olivicoltori è sacrosanta

Il problema Xylella, oggi, è più grosso di ieri. Non meno grosso.

La protesta degli olivicoltori, impegnati oggi nella manifestazione, è sacrosanta e le preoccupazioni dei vivaisti sono più che legittime.

Il comparto è al collasso ed è necessario, non più rinviabile, che chi ha responsabilità di governo nei territori compia scelte coraggiose e concrete. In sintonia con le tesi scientifiche e con la ricerca, in collaborazione con il governo centrale e la Ue.

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Made in Italy salvato ancora in calcio d'angolo

Sono intervenuto in Aula al Senato per la dichiarazione di voto sul ddl Legge Europea. Di seguito il mio intervento.
Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, io oggi vorrei impiegare il tempo previsto per la dichiarazione di voto per andare un po' oltre la mera illustrazione delle ragioni e delle motivazioni che portano il mio Gruppo ad astenersi dal voto sui provvedimenti al nostro esame. Voglio infatti provare a lanciare un ulteriore SOS per sottolineare quel dato ormai macroscopico e preoccupante che senza un radicale cambio di marcia continuerà a sconquassare e dilaniare gli interessi del nostro Paese in Europa. Infatti anche oggi quanto verrà approvato - perché credo verrà approvato - di fatto non andrà ad aggredire adeguatamente ed efficacemente la radice e la ragione di cui il provvedimento in esame è un mero effetto e che è possibile riassumere nel vuoto di politica che l'Italia sconta da troppi anni in Europa. Credo sia ineludibile avviare una discussione profonda, un'analisi critica e chirurgica sulla tipologia e la graduazione del rapporto tra il Parlamento nazionale, i rappresentati nazionali nel Parlamento europeo e gli organi di decisione dell'Unione stessa. La discussione congiunta della legge europea, da un lato e, delle risoluzioni sulle priorità dell'Unione per il 2016 e sulla relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015, dall'altro, ci palesa in modo plastico questa assenza di un valido, capace ed efficace interlocutore della politica e delle politiche italiane a livello europeo, di una valida ed efficace rappresentanza a difesa dei nostri interessi nazionali.

Oggi infatti abbiamo rischiato - ed abbiamo evitato questo rischio solo in calcio d'angolo - due diversi tipi di provvedimenti, due iniziative distinte, ma che potevano rappresentare l'ex ante e l'ex post di questa grave assenza. Da un lato infatti, con la risoluzione n. 56, voteremo certamente un'agenda dei sogni, con la quale impegniamo il Governo ad adoperarsi in sede europea per scongiurare la Brexit, a far valere i principi di solidarietà e di leale collaborazione nella drammatica gestione dell'emergenza dei flussi migratori, a rivedere il superato Trattato di Dublino, a far rispettare i principi e valori della nostra Costituzione (quale?) nei contenuti del TTIP, a contrastare le azioni di usurpazione, evocazione e imitazione delle indicazioni geografiche DOP e IGP italiane e, così a seguire, molti altri nobili impegni dichiarati. Ma allo stesso tempo, dall'altra parte, stavamo per approvare la legge europea 2015, che altro non è e che altro non sarebbe potuta essere che una sorta di norma-patteggiamento, una norma-sanatoria dei contrasti tra l'ordinamento nazionale e quello europeo (ma non nel nostro interesse). Una norma che è difficile da mandar giù - e sarebbe stata ancor più difficile da mandar giù, se non ci fosse stato l'intervento di stralcio dell'articolo 3 - perché porta in sé l'amaro sapore del burocratese e, ricalcando i tratti della prassi, trova la propria approvazione solo perché consente alle casse dello Stato di evitare di incorrere in sanzioni che producono effetti negativi sulla finanza pubblica.

Anche quest'anno, quindi, in nome di una soluzione veloce dei casi di pre-infrazione, rischiavamo di immolare sull'altare delle direttive europee alcune produzioni agricole italiane di particolare rilievo qualitativo e identitario. Purtroppo è qui che si riscontra e si sconta l'assenza di un vero peso politico del nostro Paese in Europa, che - sia ben chiaro - non può continuare ad essere barattato con il risultato, positivo ma troppo modesto, di una riduzione del numero delle infrazioni dell'Italia, anche perché le ricadute di questo saldo e di questa chiusura delle infrazioni si abbattono sempre e si schiantano, come vere e proprie mannaie, su un comparto produttivo strategico, qual è appunto quello agroalimentare.

L'articolo 1 di questo provvedimento è - consentitemi - quasi un epitaffio sulla produzione italiana e soprattutto sulla produzione italiana di qualità dell'olio di oliva. Insomma questa Europa, dopo aver invaso e dopato il mercato con l'olio tunisino, dopo averci regalato disciplinari insopportabili come le indicazioni geografiche protette, adesso ci obbliga ad abrogare la previsione di un termine minimo di conservazione degli oli di oliva. Questa misura chiaramente non ha ricadute dirette nei confronti di prodotti e produzioni non di qualità; ma in Italia, dove le produzioni di qualità abbondano, prevedere una misura del genere, abbandonarsi ad accettare una misura del genere, segna un danno di assoluta rilevanza. E allora ecco che lo stralcio dell'articolo 3 è certamente una nota positiva ed è una scelta saggia; ma è una riduzione del danno, perché ci espone comunque ad una procedura di infrazione che non dovrebbe nemmeno aver motivo di esistere. Credo infatti che dovremmo avere la capacità politica di intervenire prima nei processi regolamentari dell'Unione europea.

Ed ecco, quindi, che l'auspicato rafforzamento e consolidamento del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, previsto nella risoluzione n. 59, diventa una necessità non più rinviabile e impellente, perché occorre coordinare la partecipazione dell'Italia ai meccanismi decisionali dell'Europa, nella fase sia ascendente che discendente della normativa europea, ed occorre essere preparati nell'approccio della risoluzione dei casi di contenzioso e precontenzioso. Occorre istituire una vera e propria task force, per rappresentare e difendere le produzioni e i territori italiani. Si tratta - ed è bene ricordarlo sempre - di andare a difendere principi che si trovano implicitamente espressi nell'idea stessa dell'unione dei popoli europei, dove il rispetto e la tutela delle differenze, delle peculiarità e delle tipicità costituiscono una declinazione portante e fondante dell'idea stessa di Europa. L'invito e l'auspicio che faccio, anche qui oggi, è quello che il Governo, nei diversi tavoli negoziali, mantenga con fermezza la salvaguardia degli interessi italiani e che non deleghi sempre rappresentanti distratti; ma sono altrettanto consapevole che, al Parlamento di Bruxelles, scontiamo l'assenza di un fronte politico unito, capace realmente di coordinare e strutturare la difesa e la tutela dei nostri interessi, anche attraverso delle alleanze strategiche con gli altri Paesi.

Alla luce di queste considerazioni, in coerenza con i voti espressi gli scorsi anni su tali prassi normative, che non sembrano cambiare, e per l'immancabile senso di responsabilità, ribadisco l'astensione squisitamente e prettamente politica del Gruppo su questo provvedimento, che ha purtroppo una natura troppo e solo burocratica.
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Legge Europea fa male a Made in Italy

La Legge Europea 2015 in esame al Senato rischia di essere un vero è proprio cavallo di Troia per il comparto agricolo italiano. Spero in uno slancio finale di buon senso da parte del Governo, affinché possano essere rinegoziate misure che penalizzano significativamente il nostro Paese.
Se, per un verso, è vero che questo provvedimento consentirebbe all'Italia di non incorrere in sanzioni, è anche altrettanto evidente, d'altra parte, che pone una pesantissima ipoteca su alcuni capisaldi del Made In Italy, come ad esempio l'olio d'oliva.
Già nelle prime battute, all'art. 1 il testo impone di abrogare la previsione di un termine minimo per la conservazione dell'olio di oliva. Se associamo questa specifica misura all'abolizione dei dazi per l'olio tunisino, contribuiremo a scavare la fossa per la nostra produzione olivicola di qualità.
Per citare un altro esempio, l'art 2, che regolamenta l'etichettatura del miele, obbliga a non indicare il Paese d'origine in etichetta. Ciò significa che, in caso di miscele di mieli, l'etichetta indicherà solo che il prodotto è con mieli originari o non originari dell'Ue. E ancora, l'art. 3, quello riguardante l'etichettatura dei prodotti alimentari, identifica il Paese d'origine del prodotto con il luogo di ultima trasformazione sostanziale. Immaginate cosa potrà succdere nel caso.
Spero che il governo si ravveda e cambi linea. E' ancora in tempo per evitare di dare un ulteriore contributo alla demolizione dell'identità italiana e del made in Italy.
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Proteggere produzioni e tutelare consumatore

Ho appreso dalla stampa dell'operazione condotta in Puglia, Calabria e Umbria dalle Forze dell'Ordine, dalla Procura di Trani e dal ICQRF che ha impedito la commercializzazione di olio extra vergine di oliva falsamente fatturato italiano.

Occorre impegnarsi per far saltare i meccanismi che danno vita a veri e propri sistemi collaudati di contraffazione delle nostre produzioni. Un plauso va a chi ha bloccato questa ennesima e dannosa iniziativa e lavora quotidianamente in questa direzione.

Questa notizia arriva a poche ore di distanza da quella apparsa ieri sui giornali relativa al sequestro di 85 tonnellate di olive colorate con soluzioni a base di solfato di rame e ci ricorda quanto è drammatico il problema delle frodi alimentari, che danneggia i consumatori e i produttori onesti che della qualità hanno invece fatto la propria bussola. Il Made in Italy agroalimentare è sempre più al centro di una guerra ingiusta e sleale, se pensiamo anche alle iniziative dell'Ue, come quella ultima sull'importazione dell'olio tunisino, che piuttosto che supportare e valorizzare uno dei nostri settori più strategici, rema decisamente contro.

Accanto al buon lavoro delle Forze dell'Ordine e degli organismi di controllo, ci deve essere un impegno a incentivare, attraverso norme precise, la  trasparenza nelle filiere e la tracciabilità delle produzioni. Solo così daremo una mano al Made in Italy e ai nostri produttori e proteggeremo nel contempo i consumatori.
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Dazio zero su olio tunisino, Ue interviene a gamba tesa su Made in Italy

Non metto in dubbio che ci sia un nobile intento in questa misura d'emergenza per aiutare l'economia tunisina, ma questo non può e non deve assolutamente tradursi in un nuovo intervento a gamba tesa sul Made in Italy. Dico questo perché, nonostante il tentativo di richiedere il dimezzamento rispetto alla quantità originariamente prevista, non si può immaginare di dare la soluzione a un problema aprendo il fronte ad almeno altrettanti e gravi criticità.

Oltre alla scorrettezza nei confronti dei nostri produttori agricoli e, più in particolare, di quelle regioni a forte vocazione olivicola come ad esempio la Puglia, questa decisione danneggia l'eccellenza del Made in Italy, droga il mercato e ci espone, come consumatori, a rischi sulla qualità di ciò che arriva sulle nostre tavole.

Non capisco perché mentre l'agroalimentare italiano segna cifre positive nell'export, grazie a chi continua a investire sulla qualità - e penso anche, per esempio, a chi ha lanciato la bella idea delle Carte degli Oli nei ristoranti - poi ci rendiamo complici e subiamo questo ennesimo pugno nello stomaco da parte dell'Ue.

L'Unione Europea ha senso di esistere se tutela e valorizza le eccellenze dei Paesi che ne fanno parte. Dunque, dopo gli esiti nefasti del voto nelle Commissioni Agricoltura e Commercio Internazionale, spero almeno nel buon senso di chi ora sarà chiamato ad esprimersi sul provvedimento nell'aula del Parlamento Europeo.

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Reati falsa etichettatura olio, iniziativa del governo non risolve criticità

Ho dato uno sguardo al testo dello schema di decreto legislativo che prevede disposizioni sanzionatorie relative alla commercializzazione dell'olio d'oliva. Ma non dobbiamo dimenticare che il nostro principale obiettivo resta la trasparenza delle filiere. Solo in questo modo riusciremo a tutelare davvero il Made in Italy, i produttori onesti, i consumatori e a non inquinare la competitività del settore.
In queste ore sono emerse diverse considerazioni e preoccupazioni che ho già avuto modo di esprimere e condividere nelle audizioni in commissione, dinanzi ai rappresentanti delle associazioni dei produttori di olio.
Siamo uno dei maggiori Paesi produttori di olio, siamo continuamente bersaglio dell'agropirateria, eppure l'iniziativa del governo, nonostante le ultime rassicurazioni fornite da Martina e Orlando, non risolve nemmeno questa volta le due principali criticità che rimangono a monte e che accompagnano da sempre l'attività dell'Italia in questo specifico settore. Da un lato, dunque, grava la scelta di aver legiferato sempre in maniera autonoma e a livello nazionale, senza mai pretendere la produzione di norme europee valide per tutti i Paesi membri e in grado di non produrre un dumping avverso alle nostre produzioni. Dall'altro, la miope scelta di perseguire esclusivamente un regime sanzionatorio sui reati di falsa etichettatura dell'extravergine che di fatto non restituisce la possibilità di garantire effettivamente la trasparenza delle e nelle filiere.
Trasparenza e chiarezza che gradiremmo notare anche tra le righe dei decreti per non generare continuamente equivoci sulle interpretazioni.
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Olio DOP e IGP, a rischio il sistema dei consorzi

Può bastare essere inseriti nel sistema di controllo degli oli DOP e IGP per ottenere il premio o, piuttosto, bisogna cominciare a pensare a parametri di valutazione maggiormente selettivi e stringenti? L'ho chiesto in un’interrogazione al ministro Maurizio Martina perchè il sistema ha rivelato da tempo gravi falle a discapito di una produzione che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello, in tutto il mondo, della qualità del Made in Italy agroalimentare.
Serve subito una circolare applicativa per chiarire i termini relativi all'erogazione dei premi, alla luce della nuova Pac. Come pure, è necessaria una revisione dei decreti 61414 e 61413 per scongiurare la perdita del riconoscimento giuridico dei Consorzi di tutela del comparto olio DOP e IGP.
Ciò che è accaduto al Consorzio per la Valorizzazione e la Tutela dell'olio extravergine di oliva D.O.P. Terra di Bari è replicabile, purtroppo, anche in altri territori: il sistema dei consorzi è a rischio, è il caso dunque di introdurre una misura secondo cui le olive certificate, sul cui quantitativo si calcola oggi la percentuale prevista dai "decreti De Castro", siano solo quelle da cui si ottiene l'olio extravergine di oliva DOP realmente certificato, consentendo in tal modo ai Consorzi interessati, sia l'ottenimento del riconoscimento giuridico, che il suo mantenimento.
Il caso della DOP Terra di Bari è emblematico: il Consorzio è stato costituito allo scopo di promuovere, valorizzare e tutelare gli interessi generali della Denominazione di Origine Protetta Terra di Bari, territorio olivetato nazionale dove si ottiene la maggiore quantità di olio extravergine di oliva di qualità, ottenendo il relativo riconoscimento giuridico dal Ministero.
Con l'introduzione del regolamento CE 73/2009 e del premio di 1 euro per chilogrammo di olio certificato, si è verificata una esponenziale adesione di produttori al sistema di controllo della DOP Terra di Bari, a cui però ha corrisposto solo in minima parte una contestuale adesione degli stessi produttori al Consorzio.
Ciò ha determinato la perdita del riconoscimento giuridico per il Consorzio, che riferisce che nelle quattro annualità in cui è stato erogato il premio, solo una parte dell'olio ottenuto dalle olive convalidate è stato certificato (circa il 45% ) mentre la gran parte, pur non essendo stato sottoposto a certificazione, ha beneficiato del premio previsto.
L’immissione nel mercato di una massiccia quantità di olio "potenzialmente DOP" ha prodotto di fatto un disvalore ed una banalizzazione dell'olio certificato DOP che, negli anni antecedenti alla entrata in vigore del citato regolamento, era riuscito ad attestarsi ad un prezzo di mercato superiore di un 15% rispetto al prezzo dell'olio extravergine convenzionale.
Questa situazione, che non riguarda solo le Terre di Bari, è resa ancor più critica dal Decreto Ministeriale n. 6513 del 18/11/2014, che recepisce il regolamento UE 1307/2013, e dal premio accoppiato previsto per le superfici olivetate dei produttori che sono presenti nei sistemi di controllo delle produzioni di qualità DOP e IGP. È evidente dunque che il ministro Martina debba agire con urgenza.
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