TURISMO BALNEARE, OCCORRE UN’INTERPRETAZIONE AUTENTICA DELLE NORME PER INDIVIDUARE SOLUZIONI CHIARE AI PROBLEMI

Occorre un’interpretazione chiara delle norme, che possa portare in tempi brevi alla soluzione dei problemi. Il settore turistico collegato alla balneazione è scosso da numerose azioni giudiziarie ed amministrative che stanno incidendo non solo sul settore ma anche sulla Pubblica Amministrazione e sulla sua credibilità e capacità di proporre con celerità soluzioni risolutive e non tampone.

Dalla costa ionica giungono notizie di sequestri di aree demaniali o stabilimenti balneari: qualora non ci si accinga a dare subito interpretazioni autentiche delle norme, i problemi rischiano di estendersi su tutte le aree ioniche ed adriatiche.

La legge regionale 17 del 2015 che disciplina l’uso della costa, infatti, sta generando delle interpretazioni che, se corrette, evidenziano i limiti della norma stessa. Se l’area di rispetto dalla macchia deve considerarsi verso le aree demaniali, l’80% della fascia costiera salentina non è concedibile e viene a cadere lo spirito della stessa norma. È da qui che si scorge il limite della legge, che va interpretata nel suo significato autentico ed eventualmente cambiata.

Ciò vale anche per la rimozione delle strutture balneari a fine stagione. Vi sono altre norme che non ne impediscono il mantenimento, come il Piano Paesaggistico, ed inoltre la Puglia da anni ha attivato precise strategie di destagionalizzazione. 

Se quindi l’azione della Magistratura e del Ministero si sviluppa su precise norme, è l’interpretazione autentica di queste, con linee guida o circolari, che deve portare alla risoluzione dei problemi. Quando ciò non può farsi si va oltre fino a cambiare la norma perché se ne individuano i limiti, pur sempre nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e dei valori ambientali che devono essere rispettati. 


Con questa convinzione auspico la creazione di tavoli di concertazione tra Enti ed associazioni di categoria, dove analizzare i conflitti e trovare soluzioni, nella certezza che l’obiettivo della tutela e della fruizione oculata della costa appartenga non solo alla Pubblica Amministrazione ma alla cultura degli stessi imprenditori balneari, che dalla tutela dell’ambiente traggono l’energia per le attività stesse”.
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Referendum NoTriv: lavoriamo per il Si

Un’altra buona notizia per il nostro mare e per il turismo pugliese: dopo Petroceltic e Shell Italia anche l’inglese Transunion Petroleum ha rinunciato alle ricerche di gas e petrolio nel Golfo di Taranto e nel Canale di Sicilia. Incassiamo un altro buon risultato, ora dritti alla meta: il 17 aprile dovrà vincere il SI al referendum No-Triv.
Non importa se la ragione della rinuncia è forse nel rigetto parziale, come leggo dai giornali, delle istanze da parte del Ministero dello Sviluppo economico in attuazione della legge di Stabilità, che avrebbe comportato un notevole ridimensionamento delle aree interessate alle attività estrattive. Portiamo a casa un altro buon risultato. Questo importa a chi come noi è convinto dei notevoli rischi che le trivellazioni in mare potrebbero comportare per turismo e pesca, ma anche per chi come noi è consapevole della necessità di cambiare approccio verso l’approvvigionamento energetico.

Il 17 aprile, per la prima volta nella storia della Repubblica, saremo chiamati a votare un referendum richiesto dalle Regioni, tra cui la Puglia: ora occorre dare forza a questo importantissimo momento partecipativo, e andare compatti al voto per il Si.

La Puglia ha abbracciato un modello di sviluppo che vede nell’agricoltura, nel turismo e nel mare risorse dal potenziale straordinario, che necessitano di essere valorizzate anche da una politica energetica nazionale incentrata su un maggior utilizzo delle fonti alternative.

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Una grande vittoria per l'ambiente

Oggi, in Senato, il Governo è andato sotto. Ma la notizia importante per me non è questa, è un'altra. La vera notizia è il lampo di buon senso che c’è stato oggi in Aula dove sono stati approvati due emendamenti identici che prevedono la reclusione da 1 a 3 anni per chi utilizza la tecnica dell'air gun per la ricerca degli idrocarburi sui fondali marini.
Questo voto rimedia a un errore drammatico, contenuto nello Sblocca Italia e su cui io avevo già puntato i riflettori con un'interrogazione nei mesi scorsi, che permetteva una sorta di liberalizzazione-deregolamentazione delle norme a tutela dell'ambiente, sdoganando questa particolare tecnica di ricerca nei nostri mari, nonostante sia stata incontestabilmente riconosciuta come una pratica che provoca danni irreversibili all'ecosistema marino e dagli effetti negativi al sistema socio-produttivo legati alla pesca e al turismo.
Sarà certamente motivo di gioia per i numerosi cittadini, per i comitati e per le associazioni che si sono mobilitati in questi mesi in Calabria, Basilicata e Puglia per opporsi a questo tipo di trivellazioni e segna sicuramente una grande vittoria per l'ambiente. 
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