Il lavoro dovrà essere il punto qualificante della futura agenda di governo

Il lavoro dovrà essere il punto qualificante della futura agenda di governo. Dobbiamo impegnarci per rafforzare i primi risultati postivi che gli indicatori economici confermano e che finalmente hanno invertito il trend. È chiaro che ancora non riusciamo a percepire gli effetti della svolta, ma la strada è stata finalmente imboccata: 1 milione di occupati da febbraio 2014 in più, di cui la metà a tempo indeterminato, la disoccupazione giovanile scesa dal 44% del 2014 al 32% oggi. Ancora alta, certo, ma certamente un passo avanti nella direzione giusta.

L’obiettivo deve essere aumentare il numero degli occupati e favorire i contratti a tempo indeterminato. Una misura utile può essere la riduzione del cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni e portarlo dal 33% al 29%.  Il lavoro a tempo indeterminato vale di più, deve costare meno, per incentivare le imprese ad assumere di più. 

Senza dimenticare chi la crisi ha estromesso con violenza dal lavoro: le fasce generazionali tra i 40 ed i 55 anni che vanno ricollocate e riqualificate, con misure di decontribuzione in favore delle aziende che assumono. Una misura necessaria per sottrarre quei lavoratori dal limbo di marginalizzazione ai quali sono costretti, non essendo più sufficientemente giovani per nuove assunzioni, né così anziani da poter accedere alla pensione.
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Lavoro e giovani, da Puglia esempio di collaborazione sinergica fra livelli regionali e nazionali

Le buone pratiche degli ultimi anni realizzate in Puglia sono nell'agenda nazionale. Resto a Sud,  lo strumento che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno, è uno degli esempi di come la Puglia sia riuscita ad esportare fuori dai confini regionali una delle tante esperienze positive realizzate nella nostra terra.   A conferma che c’è stata una classe politica capace di realizzare anche pratiche innovative.

I numeri confermano la vivacità del nostro territorio e una vocazione imprenditoriale che occorre continuare a sostenere e incentivare.  Come certificano anche i rapporti Svimez, nel 2016 per il secondo anno consecutivo l’economia ha fatto registrare un tasso di crescita maggiore rispetto a quello del Centro-Nord, con buone prospettive anche per il 2018. Il mercato del lavoro ha registrato segnali di ripresa che hanno consentito di recuperare negli ultimi tre anni 300.000 posti di lavoro. Non fermiamoci, ora.

Il patrimonio delle identità, delle energie, delle risorse pugliesi è un volano di sviluppo, forte di un lavoro sinergico fra livelli regionali e nazionali. Un processo che di certo non può essere alimentato da chi la Puglia non la conosce, da chi fino a ieri ci ha disprezzato, o da chi la vive solo in vacanza o in periodi di campagna elettorale. Occorre proseguire con determinazione su questa strada, attraverso il contributo di chi la Puglia la vive tutti i giorni, di chi può farsene interprete perché figlio di questa terra.
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Anticipare Tavolo Tecnomessapia

Il mio intervento in Aula al Senato sulla crisi occupazionale di Tecnomessapia, nel brindisino.

Signora Presidente,
mi faccio, in quest'Aula questa sera, portatore delle istanze e delle preoccupazioni dei dipendenti - e delle loro famiglie - dell'azienda Tecnomessapia, un vero e proprio fiore all'occhiello della Puglia, e non solo, che negli anni ha raggiunto traguardi importantissimi nell'ambito della qualità produttiva del settore aeronautico. Dal 2012 Tecnomessapia ha aumentato la sua forza lavoro, passando da 80 a più di 400 dipendenti, lavorando in appalto per società controllate da Finmeccanica. Quest'ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha proceduto a fare un vero e proprio travaso di competenze presso altri stabilimenti, avvalendosi del personale di Tecnomessapia che di fatto ha proceduto a trasferire il proprio know how specifico ad operatori di altre aziende.

Una volta completato l'affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero.

Il 30 giugno prossimo si procederà al licenziamento degli ultimi 175 dipendenti. Licenziamenti, questi, che seguono una dismissione di personale che ha già superato le 400 unità, contrariamente però alla mole lavorativa della società, che invece risulta essere in aumento.

Chiedo quindi, attraverso di lei, signora Presidente, che il ministro De Vincenti, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, provveda ad anticipare la data, prevista per metà luglio, di convocazione del tavolo sulla crisi occupazionale, che insiste in modo molto preoccupante sul tessuto economico e sociale di Brindisi e della Puglia e, possibilmente, a rispondere anche all'atto di sindacato ispettivo 3-03209 del 12 ottobre 2016, nel quale riferivo della crisi che oggi tocca picchi ancora più gravi e acuti.

Solo attraverso una sinergia tra Regione e Governo nazionale si potrà infatti disinnescare il rischio ormai concreto di un vero e proprio shock occupazionale per il territorio brindisino, dove gli indici socioeconomici sono già attestati su livelli di grande preoccupazione.

Mi sia inoltre consentita un'ulteriore precisazione. Spetta in primis al Governo garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Un principio la cui cogenza deve valere in modo ancora più stringente quando l'azienda in oggetto è di proprietà del Governo stesso, ovvero del Ministero dell'economia e delle finanze.

::: Qui link al video -> https://youtu.be/-m_14Obq9hk

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Voucher, ammettere errori è segno di maturità

Palazzo Chigi ha comunitato la data prevista per i referendum sul lavoro promossi dalla Cgil. L'auspicio è che ci sia un chiaro e immediato intervento del governo per modificare le disposizioni e dimostrare che si può porre rimedio ad alcuni errori che sono stati commessi in passato. Lo spazio c'è.

Ammettere di aver sbagliato su alcuni punti non è una sconfitta, anzi è un segno di maturità. Lo spazio che si apre da qui al 28 maggio rappresenta per il governo una reale opportunità per dimostrare, finalmente, di voler dare una svolta tangibile sul tema del lavoro e per rimediare agli errori commessi con il jobs act. Un intervento che rafforzerebbe, peraltro, le volontà espresse a più riprese di voler tornare a stare dalla parte dei più deboli e dei lavoratori.

I voucher sono nati con l'obiettivo di dare un colpo al lavoro nero ma negli anni hanno avuto un incremento ingiusto e insopportabile a causa di alcune norme che hanno cancellato i requisiti di occasionalità del lavoro accessorio e allargato oltremisura la platea dei destinatari. Non sono dunque in discussione le ragioni per cui ci si ispirò a tale strumento ma il modello con cui viene regolato, che di fatto, apre la strada ad abusi e alimenta la precarizazione del lavoro, invece di contrastarla. Io dico che si può e si deve intervenire, a patto di farlo bene e non come astuzia per impedire una consultazione popolare.

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Ministero chiarisca su Sangalli Vetro Manfredonia

Sono intervenuto in Aula per chiedere una risposta a una mia interrogazione presentata il 19 dicembre del 2014 con carattere d'urgenza per capire le intenzioni del Ministero dello Sviluppo Economico riguardo la crisi aziendale e occupazionale che ha colpito la Sangalli Vetro di Manfredonia.

Oggi, a più di 2 anni dall'apertura della crisi, mi sono rivolto al Presidente perchè vorrei che il Ministero fornisse chiarimenti sulla preoccupante situazione che grava su Manfredonia, sui territori limitrofi, sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Un ulteriore auspicio è non veder mortificata la dignità degli atti di sindacato ispettivo in Aula. Sono passati due anni e ancora non c'è uno straccio di risposta.

(guarda il video)

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Tecnomessapia, occorre un tavolo ministeriale

Convocare un tavolo istituzionale urgente che affronti la situazione dei lavoratori del settore aero-industriale di Brindisi e Grottaglie, in Puglia, al fine di garantire chiarezza sui piani industriali di Finmeccanica e diritti ai lavoratori. L'ho chiesto oggi in una interrogazione a Padoan, Calenda e Poletti, rispettivamente Ministri dell'Economia e delle Finanze, dello Sviluppo Economico e del lavoro e delle politiche sociali.

Il piano industriale della nuova Finmeccanica, il cui maggiore azionista è il Ministero dell'Economia e delle Finanze, non è chiaro nella definizione degli obiettivi, soprattutto sotto il profilo occupazionale e dell'organizzazione di risorse umane e degli insediamenti dislocati sul territorio nazionale.

Emblematico il caso della Tecnomessapia in provincia di Brindisi, che dal 2012 ha aumentato la sua forza lavoro passando da 80 a 300 dipendenti, per una commessa da svolgere presso Alenia Aermacchi, società controllata da Finmeccanica, nel sito industriale di Grottaglie. Quest’ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha sottratto l’”assemblaggio frame” a Grottaglie per portarlo presso lo stabilimento di Foggia, richiedendo personale di Tecnomessapia da affiancare agli operatori Alenia Foggia, in modo da trasferire il know how specifico.  Una volta completato l’affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero e a partire dal 31 marzo scorso sono stati licenziati 80 montatori e 60 appartenenti ad aziende dell’indotto Alenia di Grottaglie.
 
Decisioni che sono in contrasto con la mole lavorativa che invece risulta essere in aumento. E la stessa sorte toccherà sul fronte di Agusta, sempre controllata dal gruppo Finmeccanica, che entro il 31 ottobre sarà costretta a licenziare 20 persone, in assenza di nuove commesse.

Il Governo deve garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Principio che deve valere a maggior ragione  se si tratta di un’azienda controllata da un Ministero.
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Nel Def abbiamo riproposto temi della questione meridionale

Si sono appena conclusi i lavori d'Aula con il voto sulla variazione del Documento di Economia e Finanza presentato dal Governo. Io e il mio collega Luciano Uras abbiamo dato il nostro voto alla risoluzione per il superamento dei vincoli di bilancio posti dall'articolo 81 con l'obiettivo di un rilancio delle politiche meridionaliste, per dare un ruolo attivo al Mezzogiorno nel futuro di questo Paese.

Abbiamo presentato una risoluzione alla nota di aggiornamento del Def con la quale abbiamo chiesto di affrontare alcuni ritardi profondi e alcune criticità ancora evidenti nel Sud d'Italia e nelle isole: dalla carenza di investimenti pubblici a sostegno di economia e lavoro al problema del deficit infrastrutturale, fino al tema della salvaguardia e della valorizzazione delle identità dei luoghi, con un focus particolare sul riconoscimento della condizione di insularità della Sardegna, vicenda aperta da tempo e oggetto di numerose mozioni parlamentari, sempre approvate all'unanimità da Camera e Senato in questa legislatura.

Il governo ha condiviso le nostre integrazioni e l'ha fatte sue in vista della prossima manovra. Questa attenzione dell'esecutivo, che finalmente punta al superamento di un'impostazione assistenzialista in favore di un riconoscimento del ruolo centrale del Mezzogiorno nelle dinamiche di sviluppo del Paese, cambia il nostro atteggiamento nei confronti della prossima manovra finanziaria a cui vorremmo dare un contributo attivo, declinando in proposte concrete le finalità espresse nella nostra risoluzione, che per motivi di regolamento non è stato possibile votare, ma che ha registrato accoglimento integrale dei contenuti da parte del governo. Come noto, infatti, il voto sulla nota di aggiornamento del DEF può essere espresso solo ed esclusivamente nei confronti di una risoluzione, nei confronti della quale abbiamo inteso non partecipare al voto.

Attendiamo la proposta di legge di bilancio per verificare le disponibilità dichiarate dal governo in aula per più incisive politiche di sviluppo del Mezzogiorno e per il riconoscimento dello stato di insularità della Sardegna.
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Ilva, riconoscere contributi a lavoratori della Nuova Siet

Ho presentato un'interrogazione al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. È senza dubbio necessario che metta in campo iniziative idonee affinché l'Inps imputi e riconosca ai lavoratori della Nuova Siet di Taranto i contributi previdenziali mai versati dal Gruppo Riva. Sono diciotto anni che i lavoratori aspettano.

La Nuova Siet dal 1971 si è occupata di movimentazione stradale e trasporti per conto dell'Italsider, prima di essere acquisita, nel 1999, dal Gruppo Riva e di essere spogliata negli anni successivi di commesse e appalti fino a giungere al licenziamento di tutti i 300 lavoratori, poi assunti il giorno successivo in una azienda interna all'Ilva. Il Gruppo Riva ai lavoratori proponeva di rientrare in azienda sulla base di nuovi contratti al ribasso, fino alla riduzione dei salari del 50%, con un trattamento iniquo e una dequalificazione delle mansioni. Intanto, si faceva riconoscere i benefici contributivi previsti per le aziende che assumevano lavoratori in lista di mobilità, ricevendo le stesse prestazioni dai lavoratori ma pagandole di meno.

Dopo un lungo iter tra Procure e Tribunali – prosegue Stefàno nell’interrogazione - avviato con un esposto dell'organizzazione sindacale SLAI Cobas nel 2011, i giudici, decretando la prescrizione del reato, riqualificato in truffa aggravata e continuata, hanno riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e hanno rimesso gli atti al giudice del lavoro. Per effetto della sentenza della Corte di Cassazione veniva riconosciuto, all'Inps, costituitasi parte civile, il danno della mancata contribuzione previdenziale. Di conseguenza, l'Istituto ha emesso cartelle esattoriali per diversi milioni di euro nei confronti del gruppo Ilva.

Sono passati diciotto anni e i lavoratori della Nuova Siet sono ancora in attesa di un giudizio definitivo.

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Di seguito il testo dell'interrogazione

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Premesso che:

la Società Nuova Siet, con sede a Taranto, è una società di trasporti che si occupava, dal 1971, di lavori di movimentazione stradale e dei trasporti per conto dell'Italsider;

nel febbraio del 1999, il Gruppo Riva ha acquistato questa azienda, spogliandola negli anni successivi di commesse e appalti tanto da giungere al licenziamento di tutti i 300 lavoratori, per riassumerli, il giorno successivo, in una nuova azienda "interna" all'Ilva;

il Gruppo Riva proponeva quindi ai lavoratori della Nuova Siet di rientrare in azienda sulla base di nuovi contratti al ribasso rispetto a quelli precedenti, fino alla riduzione di salari del 50%, e costringendoli ad accettare condizioni estremamente inique, dequalificando di fatto le mansioni esercitate precedentemente dai lavoratori ma obbligandoli a svolgere le stesse attività svolte prima dell'assorbimento e quindi non riconoscendo loro lo status giuridico che avevano maturato fino a quel momento.;

il gruppo Riva si faceva quindi riconoscere i benefici contributivi previsti per le aziende che assumono lavoratori in lista di mobilità e contrariamente otteneva dai lavoratori le stesse prestazioni pagandole di meno, l'Inps si costituiva parte civile;

alla luce delle condizioni poste dal Gruppo Riva ai lavoratori della Nuova Siet, è stato presentato un esposto da parte dell'organizzazione sindacale SLAI Cobas presso la Procura della Repubblica di Taranto;

la Procura di Taranto ha rinviato a giudizio - accusati di truffa ai danni dell'Inps, estorsione e tentata estorsione nei confronti dei dipendenti dell'azienda che nel 1999 passò al gruppo siderurgico - il Gruppo Riva;

il 20 marzo 2007, in primo grado, il Tribunale di Taranto ha condannato a quattro anni di reclusione il Presidente del Gruppo Riva, Emilio Riva, suo figlio Claudio Riva, e Biagiotti, mentre ad anni uno, mesi due di reclusione Giovanni Perona della Nuova SIET;

i condannati, nell'anno 2009, ricorrevano in Corte d'Appello ottenendo la sentenza di assoluzione;

nell'anno 2011, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione di Roma annullava senza rinvio la sentenza di assoluzione della Corte d'Appello nei confronti di Emilio e Claudio Riva, accusati di truffa ai danni dell'Inps, estorsione e tentata estorsione nei confronti dei dipendenti dell'ex azienda Nuova Siet;

i giudici, decretando la prescrizione del reato (riqualificato in truffa aggravata e continuata), hanno al contempo riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e hanno rimesso gli atti al giudice del lavoro;

per effetto della sentenza della Corte di Cassazione all'Inps veniva riconosciuto il danno della mancata contribuzione previdenziale e, di conseguenza, l'Istituto ha emesso cartelle esattoriali per diversi milioni di euro nei confronti del gruppo Ilva;

il Presidente della Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, dopo 4 anni di dibattimento, ha riconosciuto la competenza della presente causa alla sezione Civile sempre della stessa Corte d'Appello;

dopo oltre diciotto anni di percorsi giudiziari, i lavoratori della Nuova Siet sono ancora in attesa di un giudizio definitivo;

si chiede di sapere:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se sia possibile adottare iniziative per quanto di competenza, affinché l'Inps – nelle more del recupero dei contributi previdenziali richiesti mediante le cartelle esattoriali nei confronti del Gruppo Riva – possa imputare e riconoscere, ai lavoratori della Nuova Siet coinvolti, i contributi previdenziali mai versati dal Gruppo Riva;

Dario Stefàno


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