Garantire trasporti da Lecce per Otranto e Gallipoli

Ho scritto una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Il diritto alla mobilità è garantito costituzionalmente: non deve essere un privilegio per pochi, o peggio ancora, un miraggio per chi, ad esempio, risiede o vuole raggiungere il basso Salento. È necessario che il Ministro Delrio si attivi in iniziative necessarie a garantire collegamenti e trasporti da Lecce verso Gallipoli e Otranto.

Lo scorso anno, in ragione di numerose proteste le Ferrovie del Sud Est, dopo ben 19 anni, avevano provveduto a ripristinare i collegamenti ferroviari della domenica sulla tratta Lecce-Otranto e su quella Lecce-Gallipoli nel periodo estivo. Rappresentava una risposta, seppur nella forma del minimo sindacale, ad una esigenza di mobilità che diventa più impellente durante la stagione turistica e nei giorni festivi.

Oggi, con cadenza ormai quasi giornaliera, i social network, e conseguentemente i quotidiani locali e nazionali, sono tornati a riferire di vere e proprie odissee vissute dai turisti che, una volta sbarcati all'aeroporto di Brindisi, si trovano costretti a viaggiare o stipati in carrozze vetuste, prive di aria condizionata, o addirittura, la domenica, a percorrere il tratto verso le località del Basso Salento esclusivamente con mezzi su gomma, senza alcuna comodità, e al limite dei livelli di sicurezza.

A fronte di un turismo in crescita, Ferrovie Sud Est continua a fornire un servizio non solo inadeguato e largamente al di sotto degli standard ma, addirittura, in casi come quello qui denunciato, nei fatti inesistente. Occorre che il governo si attivi per cercare, davvero e finalmente, una soluzione immediata e credibile.

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Sbloccare subito iter autorizzativo per gli agriturismi in Puglia

Condivido le preoccupazioni dell'Ordine degli Agronomi di Lecce sull'ingolfamento nella lavorazione delle autorizzazioni per l'avvio delle aziende agricole in Puglia. Non è ammissibile che a finire nelle spire dei vuoti normativi sia un settore in crescita e, con esso, quanti intendono cominciare a misurarsi in questo campo. La Regione Puglia si attivi immediatamente per risolvere questo paradosso, avocando a sé la possibilità di istruire le pratiche per l’avvio degli agriturismi.

Non possiamo nasconderlo: questa situazione incresciosa è figlia delle modifiche sugli assetti e sulle funzioni delle amministrazioni provinciali previste dalla riforma degli enti locali, la cosiddetta riforma Delrio, che hanno creato una serie di malintesi rispetto alle competenze in capo a ciascun livello amministrativo. Alcune competenze sottratte alle province stanno facendo andare in tilt i comuni, già vessati dai blocchi delle assunzioni che penalizzano gli organici, e questa è una di quelle. Se è vero che la riforma ha creato dei vuoti incredibili è anche vero che non si può assistere all’inerzia delle Regioni. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo alto, come al solito, siano i cittadini e chi ha voglia di intraprendere un’attività.

Ci troviamo, oltretutto, dinanzi a una circostanza ulteriormente aggravata perché in questa vicenda il danno riguarda uno dei settori che, nonostante la crisi e la recessione, sta registrando ogni anno trend in crescita, assicurando un aumento dei lavoratori indipendenti e dei lavori dipendenti e sta contribuendo alla promozione del nostro patrimonio rurale e delle nostre produzioni. Occorre, in ultimo, considerare - conclude Stefàno - che è attiva una misura del Piano di Sviluppo Rurale specifica per questo settore e il rischio è che venga penalizzato il territorio della provincia di Lecce.
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Rimediare subito a paralisi Ferrovie Sud Est

Le riserve che nutrivo nei confronti della scelta di approvare solo ed esclusivamente il decreto legge Delrio oggi hanno purtroppo trovato conferma nelle pesanti e insopportabili ricadute che esso ha generato sulla mobilità dei pendolari. Da stamattina, con lo stop delle corse, i limiti del decreto sono visibili a tutti.

Per effetto del decreto Delrio (che - va ricordato - ha esteso il controllo e il monitoraggio dell'Agenzia Nazionale della Sicurezza Ferroviaria solo ad alcune tratte ferroviarie date in concessione e non a tutte) quasi tutti i treni in Puglia da stamattina sono fermi, generando un disservizio che graverà sulle spalle dell'utenza, soprattutto a partire da lunedì, quando ripartirà l'anno scolastico.

In questo caso, il decreto legge ha purtroppo avuto una dimensione limitata. A mio avviso, tale strumento sarebbe dovuto servire piuttosto a dare garanzie sul servizio quotidiano, magari sostituendo immediatamente i vettori non idonei oppure prevedendo corse sostitutive anche su gomma, in attesa che tutta la rete ferroviaria fosse allineata sugli stessi standard di sicurezza.

E, a tal proposito, lo strumento più idoneo per standardizzare i livelli di sicurezza di tutte le linee ferroviarie date in concessione era e rimane un disegno di legge apposito, come quello che ho presentato qualche settimana fa in Senato.

Si rimedi subito alla paralisi delle FSE perchè, se è vero che la sicurezza è un diritto, è vero anche che esso corre di pari passo con il diritto alla mobilità.

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Unica agenzia di controllo per tutta la rete ferroviaria italiana

Scontro Treni: Stefàno e Uras: "Unica agenzia di controllo per tutta la rete ferroviaria italiana. Presentato ddl per uniformare standard di sicurezza".

“Non possiamo tollerare che in Italia esistano ancora ferrovie di serie A e ferrovie di serie B: gli standard di sicurezza devono essere uguali per tutti i treni che circolano nel nostro Paese. Occorre un'unica regia che emani direttive univoche, imponga gli stessi requisiti e possa garantire omogeneità e uniformità dei livelli, adeguandoli a quelli europei". E' l'obiettivo del disegno di legge (AS 2485) a firma dei senatori Dario Stefàno e Luciano Uras, illustrato stamattina durante una conferenza stampa presso il Senato.

"Il disegno di legge - hanno spiegato i due senatori -  punta ad affidare il controllo di tutta la rete ferroviaria italiana all'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF), comprendendo anche le tratte formate da linee interconnesse, isolate e in concessione ad aziende sparse in Italia, che attualmente ricadono invece sotto la giurisdizione dell'USTIF, l'Ufficio Speciale Trasporti a Impianti Fissi".

“Anche sotto il profilo dei meccanismi e dei requisiti di sicurezza - ha affermato Stefàno - l’Italia sembra viaggiare a due velocità: esistono i treni che si muovono sulla rete principale, la Rete Ferroviaria Italiana (RFI), al passo con la normativa europea; poi esistono invece i treni che percorrono una rete di oltre 3mila chilometri, gestita da ferrovie, pubbliche e private, che lavorano in concessione. Le differenze di requisiti e standard di sicurezza sono particolarmente sensibili e non più tollerabili, se si pensa che per mettere in sicurezza i passeggeri di tutta Italia sarebbe sufficiente un investimento di soli cento milioni di euro". 

In seguito alla liberalizzazione del servizio ferroviario del 1991 – rammenta il ddl – si è affidato il controllo sul rispetto delle norme di sicurezza all'ANSF, che però si occupa solo della Rete Ferroviaria Italiana (RFI), avendo rinviato l'estensione «graduale» delle sue competenze a tutte le altre imprese. Iniziativa ancora non avvenuta. La rete formata dalle linee interconnesse, isolate e in concessione ad aziende come la Ferrotranviaria, l'ex Circumvesuviana in Campania, le Ferrovie della Calabria, le Ferrovie Appulo-Lucane, le Ferrovie dell'Emilia Romagna, l'Atac nel Lazio, il Gruppo Torinese Trasporti, le Ferrovie Nord in Lombardia, e la ARST Gestione FdS - per un totale di circa 3.365 chilometri di rete ferroviaria - ricadono ancora sotto il controllo dell'USTIF, l'Ufficio Speciale Trasporti a Impianti Fissi, ente periferico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a sua volta organizzato in 7 divisioni interregionali.

“E’ grave - hanno proseguito i due senatori – che ci siano cosi marcate differenze fra i due Enti. Sulla rete RFI, ad esempio, non esistono più “blocchi telefonici" dal 2013, contrariamente a quanto avviene ed è previsto nelle linee controllate dall’USTIF. Sempre secondo l'ANSF, i treni non possono viaggiare senza almeno un sistema elettronico di controllo della marcia treno che mette in sinergia le rotaie con i vettori. Nei restanti tratti della rete Rfi ancora non dotati di sistemi di controllo automatizzato, è previsto il doppio operatore in cabina e il degradamento della velocità. Tutte queste previsioni, per le ferrovie concessionarie, non sono obbligatorie, anche se, paradossalmente, è proprio su queste tratte ferroviarie che si riscontra la mancanza di adeguati dispositivi di sicurezza che mettono in comunicazione il treno con l'infrastruttura ferroviaria”.

“Le vetture che operano sulla rete coperta dall’ANSF devono rispondere alle Specifiche Tecniche di Interoperabilità, ovvero agli standard europei. I vettori che operano sulla linea USTIF, invece, prevedono un iter di approvazione, descritto dal DPR 753 del 1980, in ragione del quale si rende possibile anche la circolazione sulle linee secondarie di vetture risalenti anche a cinquanta anni fa”.

“L'incidente avvenuto nelle campagne della Puglia il 12 luglio ha purtroppo tragicamente messo in luce una situazione che abbiamo il dovere di sanare. Con questo ddl - prosegue Stefàno - noi intendiamo porre fine a queste divergenze e disporre una standardizzazione dei livelli di sicurezza nella circolazione ferroviaria. Anche perché l'uso di vetture nuove e all’avanguardia non è detto che incida necessariamente sulla sicurezza, se poi mancano le infrastrutture con cui i sistemi elettronici di controllo possono dialogare”.

"Le regioni che stanno meglio godono di un sistema ferroviario più efficiente mentre una parte d'Italia subisce ancora i ritardi infrastrutturali. Un incidente analogo a quello pugliese - ha ricordato Uras - è accaduto anche in Sardegna, seppur con conseguenze molto meno tragiche. Occorre capire una volta per tutte che è più conveniente fare investimenti in sicurezza piuttosto che pagare prezzi più alti dopo".
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Trasporto pubblico in Puglia: serve un tavolo con il MIT

La Puglia merita un servizio di mobilità adeguato e in tempi brevi. Soprattutto oggi, in una fase in cui ci siamo dimostrati capaci di mettere in campo un'offerta turistica di grande appeal, tra mare, borghi antichi, paesaggio rurale, cultura e arte, il Salento e la Puglia hanno bisogno di una migliore capacità di collegamento, di un sistema di mobilità efficiente e di un trasporto pubblico all'altezza. Per questo chiedo al Presidente Emiliano di convocare un tavolo tecnico con il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, insieme ai vertici di FSE per verificare stato e qualità dei servizi.

E’ stringente la necessità di dare soluzione ad un problema denunciato non solo dai turisti  ma anche dai pugliesi, che hanno lanciato anche una petizione sul web per richiedere un sistema di trasporti pubblici finalmente efficiente per l'intera area del Salento. Una petizione che si aggiunge alle numerose richieste di potenziamento del sistema trasporti pugliese e mette in evidenza, ancora una volta, un problema di tutta la comunità, più volte rilanciato anche dagli organi di informazione.

Nei mesi estivi l’assenza di un numero di vettori adeguato acuisce una situazione di difficile percorrenza delle tratte interne che si registra per tutto il resto dell'anno. Attivare il servizio del Frecciarossa da Milano fino al capoluogo salentino, anche se solo nei week end, è sicuramente un bel risultato che abbiamo raggiunto insieme a cittadini, amministratori e sistema dell'informazione, ma non può essere considerato un traguardo. Anzi, deve essere inteso punto di partenza. Tanto più perché sull’infrastruttura ferroviaria esistente l’"alta velocità" viene meno.

E' arrivato il tempo di passare dai buoni propositi alla progettazione e alla realizzazione, per dare in tempi brevi un servizio di mobilità adeguato, come la tanto attesa metropolitana di superficie, lasciandoci alle spalle i disastri ricevuti in eredità dai vertici delle Ferrovie Sud Est che abbiamo il dovere di trasformare in opportunità di riscatto. E' arrivato il tempo di operare con determinazione sulle competenze proprie in tema di TPL in testa alla Regione ma anche di chiedere al governo nazionale di rispondere alle aspettative che il territorio reclama.
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Frecciarossa a Lecce, saranno rispettati i tempi?

Ho presentato come primo firmatario un'interrogazione a risposta orale
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INTERROGAZIONE URGENTE

(Ex art. 151 del Regolamento del Senato della Repubblica)

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Ad agosto 2015, la testata giornalistica "il Quotidiano di Puglia" ha lanciato una petizione online con la quale chiedeva l'attivazione del collegamento con Frecciarossa da Milano a Lecce;

tale petizione ha raccolto in breve tempo più di 30.000 sottoscrizioni in ragione anche di quello che è un riconosciuto ritardo atavico e non più giustificabile della qualità e frequenza del servizio ferroviario stesso nel Tacco d'Italia;

in data 10 settembre u.s., lo scrivente ha inviato all'indirizzo del Presidente del Consiglio una nota con la quale si sottolineava l'importanza e la validità di questa vera e propria battaglia di civiltà per attuare questo servizio di mobilità;

in data 17 settembre u.s., ho inviato al sottosegretario Claudio De Vincenti  una nota con la quale si chiedeva al governo di convocare un tavolo tecnico con Trenitalia e la Regione Puglia al fine di comprendere nell'attivazione del servizio previsto fino a Bari, anche Lecce;

in data 14 ottobre 2015, è stato reso noto l'accordo siglato al Ministero in indirizzo sul prolungamento della tratta Frecciarossa Milano-Bari fino a Lecce, a partire dall'inizio dell'estate 2016,

si chiede di sapere:

al Ministro interrogato se l'impegno del governo resta confermato e se è in grado di produrre ulteriori aggiornamenti circa i tempi previsti per l'effettiva attivazione di questo servizio.

Sen. Dario Stefàno




Ferrovie Sud Est al collasso

Le Ferrovie del Sud Est sono al collasso: disservizi giornalieri, corse soppresse, mezzi non conformi agli standard di sicurezza, carrozze vetuste e affollate oltre ogni limite e, dulcis in fundo, inchieste giudiziarie e una situazione debitoria di 240 milioni di euro. Credo sia urgente e inderogabile che il ministro intervenga per riuscire a garantire, anche in questo lembo d’Italia, un servizio in linea con gli standard di un Paese civile e conforme a quanto previsto dal diritto alla mobilità. Ecco perchè ho deciso di presentare un'interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per denunciare lo stato di abbandono in cui di fatto si ritrova la società "Ferrovie del Sud Est", la più grande ferrovia in concessione di trasporto pubblico locale operante in Puglia, preposta a garantire collegamenti tra il capoluogo e le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Parliamo della più estesa rete ferroviaria italiana, dopo Ferrovie dello Stato, cui è interconnessa, che con i suoi 474 km di linea rappresenta, nel comprensorio a sud di Lecce, l'unico vettore su rotaia, che per decenni ha garantito la mobilità in Puglia di lavoratori, studenti e merci. Da tempo, però, si registrano disservizi giornalieri e l'utilizzo di un parco mezzi inadeguato e oramai vicino al collasso. Gli investimenti effettuati, anche con fondi pubblici, sarebbero stati inadeguati portando la società a una esposizione debitoria che ammonta a circa 240 milioni. Alcuni casi sono attualmente oggetto di inchiesta giudiziaria.

È una situazione non più sostenibile che ho voluto illustrare nei dettagli al ministro, sperando che si individui una soluzione. Qui è in gioco il diritto a una mobilità moderna e sicura: si può pensare di far viaggiare le persone sulle littorine costruite negli anni '60? O in carrozze super affollate e senza climatizzazione? O peggio prive dei requisiti di sicurezza? A farne le spese anche capitreno, macchinisti e autisti, vittime non di rado di aggressioni da parte di un’utenza sempre più esasperata.

L'ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola ha sollecitato più volte il cambio di management al Ministero, unico azionista della società. La Regione aveva anche proposto un piano di assorbimento o acquisto di FSE, previa una verifica dei bilanci alla quale però l'azienda non ha mai acconsentito. È lecito sospettare che vi sia l’interesse a mantenere le cose così come sono?
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Puglia regina dell'estate ma non ci sono treni

Perché a chi raggiunge la Puglia, e a chi decide di venirci in vacanza o per tornare a casa, è negata la possibilità di farlo in treno? Ci sono motivazioni precise dietro alla scelta di non aggiungere convogli in questo periodo in cui la Puglia è presa d’assalto dai turisti?. L'ho chiesto in una lettera al Ministro dei Trasporti, al Presidente e all’Amministratore delegato di Trenitalia, riportando la notizia, più volte ripresa dai quotidiani locali del Salento, delle rilevanti difficoltà nel raggiungere la Puglia in treno a causa dell'esaurimento dei posti messi a disposizione.

Si tratta di un disagio di dimensioni ed effetti rilevanti, considerata l'importanza e l'investimento che di fatto il turismo ricopre in Puglia, proclamata a più voci regina delle vacanze 2015 quale destinazione turistica, oltre ad essere un’insopportabile lesione di un servizio universale.

Ho difficoltà a comprendere i motivi per i quali non sono stati introdotti convogli speciali, che in occasione delle festività e delle ferie, consentono agli studenti, ai lavoratori fuori sede e ai turisti di raggiungere il Tacco d'Italia. Mi rimangono oscuri i nodi sulla mancata decisione di investire, anche solo per determinati periodi, su quella che attualmente sarebbe una "tratta positiva", scelta diametralmente opposta a quanto è stato fatto dalla Regione, ad esempio, incrementando il traffico aereo degli aeroporti di Bari e Brindisi.

E’ possibile conoscere le considerazioni maturate da Trenitalia e dal Ministero di fronte a tali fatti? E, soprattutto, sono previste iniziative per superare questa sgradevole impasse che sta producendo anche numerose controversie di natura legale?

E’ assurdo che l’unica opzione per i turisti o semplici passeggeri sia la scelta rassegnata di essere multati a bordo del treno pur di andare in vacanza o per fare ritorno a casa.

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