Italia2020, mio intervento integrale

C’è un termine che mi piacerebbe sentire pronunciare più spesso: è ricucire.
In un’epoca in cui si fa a gara a rompere, spaccare, dividere, è utile recuperare valore ad una parola bellissima, che ha il senso di dedizione che dovrebbe appartenere a chi svolge un ruolo pubblico, a chi interpreta l’impegno politico. ricucire: che non significa non riconoscere il diritto di dissentire, di avere visioni differenti, ma piuttosto agire, pur nelle differenze di contributo, per un obiettivo supremo, comune, che è il bene collettivo.
E dunque ricucire: e cioè ricomporre, riunire, riappacificare, riavvicinare. Il Paese, innanzitutto, dilaniato da disparità, ingiustizie sociali, ferite che vanno curate. ricucite appunto.
Ma anche il centrosinistra, che rimane l’unica bussola possibile per orientare il Paese, arginando i rischi - incombenti - di destre e populismi. Un centrosinistra che abbiamo chiamato: progressista, riformista, plurale. Che ha vissuto e vive dinamiche dure che hanno scavato ferite profonde. Certamente difficili da ricucire. Ma dobbiamo provarci.  Oggi ci troviamo dinanzi ad un bivio. Si impone l’obbligo della scelta: "subire il futuro", oppure provare a governarlo indirizzandone lo sviluppo?
A questa scelta io credo sia chiamata la politica.  E non, invece, alle battaglie utopistiche di bandiera, al gioco del “piccolo chimico” per stabilire quanta percentuale di “sinistra” ci sia in ciascuno di noi. E dunque alla responsabilità di leggere e guidare i processi, di governare il cambiamento, al coraggio, alla determinazione.
Attenzione, il lavoro che ci attende – impegnativo e difficile - non deve limitarsi al messaggio di essere alternativi alle destre ed ai populismi, ma deve qualificarsi con una proposta seria e credibile, capace di dare risposte vere, e che si differenzi per la sua capacità competitiva, giovandosi anche dell’esperienza rappresentata dal PD.
Si perché il Partito Democratico rimane il pilastro robusto del centro sinistra. Affermare il contrario significa optare la più comoda opzione del diritto di tribuna.
Certo, sappiamo bene, che il PD, a Roma, in questa legislatura, ha spesso abbracciato una rotta diversa, rivolgendosi anche ad aree i cui valori sono lontani dalle nostre storie, costretto  a cercare i numeri necessari per restare in piedi nelle Aule parlamentari. Ma questo non può essere l’alibi per scelte divisive. Ed anzi, proprio per questo, l’impegno deve essere quello di restituire più forza al maggiore partito del centrosinistra, per affrancarci dal rischio di dover nuovamente ricorrere a quelle dinamiche straordinarie, e poter ritrovare il terreno di lavoro che ci appartiene: occupazione, immigrazione, lotta alla precarietà, tutela della dignità delle persone, abbattimento delle disuguaglianze e della disparità fra aree del Paese, sviluppo economico sostenibile.
Voglio dire anche, però, che chi descrive l’esperienza di questa legislatura come fallimentare dimentica, forse colpevolmente, le tante cose positive realizzate in un contesto difficile. In questo senso, da legislatore - non avendo avuto com’è noto funzioni di governo – posso sottolineare l’orgoglio di aver contribuito a portare a casa le tante iniziative legislative,  proposte dal Pd, che il Paese attendeva da tempo. Penso alla legge di contrasto al caporalato, alla legge sulle unioni civili, a quella di riforma del terzo settore, alla legge sul Dopo di noi, alle riforme in tema di giustizia civile e penale. Norme delle quali troppo poco parliamo nella inspiegabile ricerca, sempre e solo, di ragioni di divisione. Con lo stesso spirito, io credo che nel tempo che resta alla conclusione della legislatura, dovremo tirar fuori le unghie per l'approvazione del testamento biologico, dello IUS SOLI, così da licenziare - anche attraverso il ricorso alla fiducia, se serve - una legge di civiltà che riconosce un diritto sacrosanto a chi si sente italiano ma non può diventarlo - come i circa 800 mila minori.  Attenzione, non terroristi, non usurpatori ma compagni di scuola dei miei, dei nostri figli, che hanno un colore della pelle o il taglio degli occhi diversi, ma sono nati in Italia e parlano il nostro stesso dialetto, abitano i nostri stessi luoghi.
C’è lo spazio, una finestra nell’agenda parlamentare, che non compromette la legge di Bilancio, che il Paese ha assoluto bisogno che venga approvata. In caso contrario, andremmo all’esercizio provvisorio, con conseguenze drammatiche per lavoratori, famiglie e imprese.
Ecco, io vorrei lavorare ad un centrosinistra che torni capace di mettere insieme i pezzi della buona politica, e tracci un programma di soluzioni concrete ai problemi reali.   Che provi a dare risposta alla domanda di futuro che cresce tra i cittadini. Una domanda forte, alimentata dalle difficoltà vere. che nutrono la paura, terreno di coltura per le alternative populistiche e di destra, che rappresenterebbero il colpo di grazia alle aspettative del Paese.
E che arresterebbero di colpo, io credo, quei primi segnali incoraggianti che sembrano provenire dagli indicatori economici. Non possiamo, infatti, derubricare a mera casualità l'incremento di alcuni indici in questi ultimi 18 mesi. Sono dati oggettivi, riferiti da Istat e Ocse, attraverso i quali si intravede la ripresa. Penso all'espansione della produzione industriale con quel +5,7% rispetto allo scorso anno. Al tasso di disoccupazione calato all’11,2% e quello della disoccupazione giovanile al 35,1%, sempre troppo alto ma che finalmente inverte il trend. All'incremento del tasso di occupazione femminile al 48,9%. Segnali incoraggianti che ci obbligano a lavorare ancora di più per rendere strutturale e duratura la ripresa, a capitalizzare gli sforzi di questi mesi per irrobustire la speranza di potercela fare.
In questa cornice il Pd è indispensabile: senza il Pd non può esistere centrosinistra che si possa candidare al governo del Paese. E allora, ricucire: con l’orizzonte di uno spazio di confronto fra valori comuni e storie differenti. Le stesse che sono alla radice di tante, tantissime, esperienze virtuose di governo nei territori, da Nord a Sud del Paese, ancora capaci di intercettare e interpretare la domanda di futuro che viene dalle Comunità.  Evitiamo di ripetere i vecchi errori, come quello di concentrarsi troppo nel trovare le cose che ci dividono, poiché abbiamo moltissime cose che ci accomunano e che hanno il potere di renderci competitivi. Utili al Paese.
Da questo, occorre ripartire.
Ed è per questo che oggi sono qui. Per mettermi al servizio e dare il mio contributo all’unico progetto possibile, capace di porsi alla guida autorevole del Paese.
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Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
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Centrosinistra punti a unità

Il centrosinistra deve puntare all'unità e deve caricarsi della responsabilità di mettere a punto una proposta di governo credibile, autorevole, coraggiosa. Ne và della tenuta democratica del nostro Paese.

L'investitura di Luigi Di Maio, con relative singolari modalità, ci obbliga a riflettere sul rischio che corrono le nostre Istituzioni e la nostra democrazia.

Mi chiedo e vi chiedo: esiste, per caso, una qualche logica lineare per cui chi si ergeva a paladino della partecipazione, dell'orizzontalità, dell'1 vale 1, dei processi democratici dal basso, oggi opera la scelta di un leader a tavolino, tagliando le gambe a qualsiasi possibilità di rendere scalabile e contendibile una posizione?

Le primarie, sebbene siano uno strumento certamente perfettibile, sono un modello straordinario per la scelta di un leader e, quando vere, incarnano alla perfezione l'idea della democrazia, quella della partecipazione, della libertà.

Mi rendo conto che siano difficili da sostenere, ma anche da organizzare, o addirittura da ipotizzare, per un movimento che oggi finalmente si svela definitivamente per quello che è: un rischio autentico per le Istituzioni democratiche.

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Centrosinistra: modello Puglia è riferimento

Quando il centrosinistra si presenta con un progetto credibile, capace di generare una proposta di governo forte, ambiziosa e alternativa, quando individua protagonismi e leadership coerenti ai suoi valori, riesce sempre ad affermarsi. Anche nelle competizioni più impegnative, disinnescando il rischio che destre e populismi prevalgano. È successo a Lecce, roccaforte storica dei conservatori, ma è successo anche a Taranto ed a Molfetta o a Monte Sant'Angelo in provincia di Foggia. In Puglia, quindi, si sperimentano ancora una volta con successo progetti politici di governo locale verso il quale guardare con molta attenzione anche per la definizione di un percorso di unità a livello nazionale del centro sinistra.
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A Lecce risultato storico, bene anche Molfetta e poi Taranto

Lecce fino a ieri rappresentava una sorta di fortino inespugnabile del centrodestra in Puglia, pertanto dobbiamo essere soddisfatti per aver raggiunto il ballottaggio a cui è giunta la coalizione di centrosinistra guidata da Carlo Salvemini che ci ha consentito di agganciare un obiettivo importante come non avveniva da 20 anni. Non era affatto semplice né scontato, è un risultato storico del quale dobbiamo essere orgogliosi e che deve servire da sprone per dare fondo a tutte le energie in questi 15 giorni che ci separano dal secondo turno. L’impulso dato dai leccesi ci dà coraggio, questa volta possiamo davvero compiere l’impresa di strappare la città al centrodestra. E’ un traguardo a portata di mano.

Dobbiamo rimetterci a lavoro già da subito per completare il percorso che ci ha visto piazzare ottimi risultati anche in città come Taranto, che si presentava come realtà complessa e difficile per comporre una proposta solida di centrosinistra, e poi Molfetta, per la quale Tommaso Minervini ha saputo mettere insieme e tenere unito un centrosinistra ampio e plurale. Dobbiamo riconoscere e riconoscerci anche nei risultati di alcuni importanti centri come Monte Sant’Angelo, nel foggiano, Bitonto e Leverano ai quali abbiamo contributo realizzando l’elezione di consiglieri comunali.

Ora, dobbiamo restare ben concentrati su queste due settimane che portano al turno di ballottaggio, che è una nuova partita e dobbiamo dare il massimo per portare a casa il risultato, partendo da una consapevolezza che deriva anche dalle evidenze di queste ore: quando il centrosinistra si presenta unito, è in grado di generare una proposta credibile e convincente che è competitiva e riesce a crerare un argine contro populismi e destre.

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Intervista a Il Dubbio su Campo Progressista

Senatore, ancora non è chiaro cosa sia questo Campo progressista: Un partito? Un think tank? Un’associazione?

È un campo aperto di forze democratiche e progressiste che vogliono aiutare il centrosinistra a ritrovare una rotta in sintonia con i propri valori. L’obiettivo è mettere in rete una serie di esperienze territoriali che hanno prodotto risultati straordinari, mettendole al servizio del Paese. Alcuni processi perversi della globalizzazione hanno contribuito a aumentare le disuguaglianze, sgretolare il tessuto sociale, precarizzare il futuro delle nuove generazioni. Ecco, noi immaginiamo che a questi problemi si debbano dare delle risposte pragmatiche, non ideologiche o populiste.

Il battesimo ufficiale avverrà a Roma l’ 11 marzo. Scusi se insisto, ma quel giorno nascerà un nuovo partito o no?

No. L’ 11 marzo si avvia un impegno politico collettivo. Non un partito tradizionale o una federazione tra soggetti politici diversi, formula che, in passato, ha già fallito. Vogliamo essere un campo largo in cui tutte le radici si sciolgono per contribuire a restituire al centrosinistra una rotta comune: un soggetto che parta dal basso e si sporchi le mani.

Come fa a stare insieme un fronte che da Tabacci arriva a Zedda?

Sono esperienze diverse che hanno in comune la buona amministrazione. Non è un caso che Pisapia abbia voluto in Giunta a Milano proprio Tabacci, trovando sempre omogeneità di vedute nelle soluzioni per i problemi della città. Ripeto: l’obiettivo è mettere insieme le ricette territoriali di successo in un’unica grande proposta di governo nazionale. In parte, somiglia allo spirito che aveva generato “Italia bene comune”, provando a correggerne le criticità emerse.

Una risposta di sinistra al Movimento 5 Stelle?

Una risposta pragmatica e progressista alle emergenze del Paese, antitetica all’approccio populistico.

Pisapia invoca una “politica gentile”. Cos’è la gentilezza in politica?

La capacità di ascoltare, di non vivere nella concezione dell’uomo solo al comando, di non concepire come un peso il confronto con i corpi intermedi, di ammettere i propri errori, di correggere la rotta quando si sbaglia.

Sbaglio o la sua definizione di gentilezza è l’opposto del renzismo?

Bisogna chiudere con una fase politica in cui la sinistra ha fatto la destra non solo nel merito ma anche nella metodologia. È fallimentare il leaderismo che considera la comunità un orpello e preferisce consegnarsi al “mi piace” della Rete. Gentilezza significa optare per la fatica di guadagnare consenso sul terreno della discussione.

Bisogna essere gentili anche col governo in carica?

C’è un esecutivo chiamato a correggere le distorsioni prodotte dai governi che l’hanno preceduto. Gentiloni deve andare avanti se ha la fiducia del Parlamento e capacità di risolvere alcune criticità: i conti pubblici e le procedure di infrazione con l’Europa, i flussi migratori, la ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoto, l’abuso dei voucher…

Sembra però che Renzi abbia fretta di tornare al voto…

Il Parlamento e il governo non possono dipendere dalle volontà personali di Renzi. Anche su questo c’è una discussione dura all’interno del Pd e spero che al più presto si produca una sintesi che ancori le sorti del governo agli interessi del Paese e non a quelli di un leader.

Il rischio scissione tra i dem è sempre più concreto. Campo progressista potrebbe essere l’approdo naturale per eventuali transfughi?

Noi siamo inclusivi ma non speculiamo sulle vicende degli altri partiti, tanto più se nostri possibili alleati. Abbiamo un grande rispetto del popolo del Pd, per questo ci auguriamo che la scissione non si avveri. Non è mai una buona notizia quando ci sono delle divisioni a sinistra.

Il Pd sarà sempre il vostro interlocutore privilegiato? Il Pd è stato costretto dai numeri in Parlamento a fare alleanze innaturali: per questo pensiamo di mettere in campo un’azione che lo liberi da questa necessità. Il Pd non è autosufficiente e noi non lo vorremmo più vedere obbligato ad alleanze con il centrodestra.

Chiederete primarie di coalizione per la selezione del candidato premier?

Non lo escludiamo. È chiaro che vorremmo essere protagonisti anche nel processo di selezione di una eventuale leadership che rappresenti al meglio un centrosinistra moderno, inclusivo, plurale.

Qualcuno vi accusa di essere solo una stampella di Renzi…

Non siamo la stampella di nessuno, vogliamo essere gli interlocutori del popolo democratico e progressista.

I suoi vecchi compagni di Sel hanno scelto di dar vita a Sinistra italiana, escludendo alleanze col Pd. Sbagliano?

Rispetto una scelta che non ho mai condiviso. Credo che la naturale evoluzione della stagione vendoliana sia il Campo progressista. Vendola tanti anni fa incrociò sulla sua strada storie diverse, come quella del sottoscritto, perché abbandonò l’idea del piccolo partito per giocare la grande partita del cambiamento. Ora hanno scelto un altro percorso.

Vendola considera impossibile un’alleanza «che rappresenti una complicità con una forza liberista come il renzismo». Cosa è cambiato?

Fino a poco fa, la visione di Sel era quella di stare dentro ai processi per condizionarli, per indirizzarli. Oggi, invece, hanno scelto di chiamarsi fuori dalla discussione, sottovalutando che l’alternativa abbracciata rischia di trasformarsi in una proposta minoritaria, di mera testimonianza.

Sinistra italiana, Possibile, DeMa. Sono solo alcune delle sigle che, oltre a Campo progressista, si contendono lo spazio alla sinistra del Pd. Con queste divisioni non si rischia l’irrilevanza?

Quelle che ha elencato sono tutte proposte con obiettivi divergenti rispetto ai nostri. Noi ci sentiamo impegnati a dare risposte concrete a una comunità che ci interroga sulle trasformazioni in atto, non a chiuderci in una gabbia ideologica. Noi siamo impegnati a unire, non a dividere.

Lei passerà alla storia come l’uomo che ha certificato la fine politica di Silvio Berlusconi. È stato corretto sconfiggere l’avversario per via giudiziaria o sarebbe stato meglio batterlo sul terreno della politica?

Sono stato chiamato a guidare una complessa procedura parlamentare di prima applicazione di una legge dello Stato, la ‘ Severino’, in cui tutti i partiti si erano riconosciuti, compreso il centrodestra. Sono orgoglioso di aver vissuto quel passaggio parlamentare con il rigore a cui è chiamato chi ha l’onore e la responsabilità di interpretare il ruolo guida di un organo di garanzia.

[Intervista del 16 febbraio 2017 su Il Dubbio]
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Intervista su Campo Progressista

Senatore Stefàno, Campo Progressista ha preso il largo dopo la manifestazione con Pisapia promossa da lei a Lecce. A che punto è il processo di formazione del movimento? 
Abbiamo avviato un  percorso che sta abbracciando tutta Italia, generando un entusiasmo oltre le nostre stesse aspettative. Nelle prossime settimane ci saranno altre iniziative nei territori: in tanti ci hanno scritto per mettersi a disposizione di quello che vuole essere un impegno politico e civico collettivo. A marzo è in cantiere un grande appuntamento nazionale a Roma dal quale daremo il via alle Officine per il programma. 

Pisapia, giorni fa in un’intervista ha posto alcuni paletti. Puntate all'alleanza con il Pd di Renzi?
Il popolo del Pd, non Renzi, è l’alleato naturale per chi, come noi, vuol ricostruire un centrosinistra plurale e unito. Il PD da solo non è autosufficiente e siamo convinti che l’attuale convivenza di governo, con forze politiche non affini per storia e valori, si sia realizzata per una necessità circoscritta a questa legislatura, per la quale il centrosinistra non ha raggiunto i numeri sufficienti a guidare il Paese. Ecco noi vogliamo liberare il PD da queste pratiche per ritrovare una rotta più coerente alla sua storia.

Pare che una parte di Sinistra Italiana, quella di Scotto, possa far parte di Campo Progressista. Vendola invece non sembra interessato. Che ne pensa?
Rispetto e non giudico il pensiero attuale di Nichi. Lui stesso, però, volle dare vita a Sel proprio per fare della sinistra una forza di governo, capace di riaprire la partita. Tant’è che la Puglia di Vendola è riconosciuta da tutti come una delle migliori esperienze di governo del centrosinistra. Campo Progressista è la più coerente evoluzione di quella stagione, e può raccogliere anche il "vasto campo di una sinistra delusa, dispersa, ora silente" che non vuole abbandonarsi ad un destino minoritario.

La sinistra Pd e la possibile “Cosa” di D'Alema non sono interessati. Non c'è il rischio di una eccessiva frammentazione a sinistra del Pd?
Noi siamo impegnati per creare una casa comune dei progressisti, che è cosa diversa rispetto alla discussione interna al PD. La storia dovrebbe insegnarci però che quando il centrosinistra ha percorso la strada della divisione, ha consegnato il Paese nelle mani di forze conservatrici e scissioniste. Può succedere ancora: spianeremmo la strada a una destra più estrema, lepenista, xenofoba oppure a chi fa del populismo e del garantismo di convenienza il proprio stile di governo.

Che idea si è fatto dello scontro in atto nel Pd?
Abbiamo rispetto del confronto interno al PD, che ci auguriamo non intacchi l’azione del governo della Puglia e del Paese. Gentiloni deve proseguire se sarà in grado di correggere il tiro su alcune disattenzioni per garantire risposte concrete agli italiani, Mezzogiorno in primis. E’ bene, anche per la Puglia, che il confronto apertosi nel PD non diventi tatticismo o resa dei conti. Ai cittadini importano poco le questioni interne ai partiti. Il Pd deve arrivare in tempi rapidi ad una sintesi con una strategia ed una proposta di governo chiara, pragmatica e vincente, da condividere con tutte le forze progressiste.

Campo progressista, sinistra Pd e D'Alema dicono di puntare a recuperare i voti di sinistra finiti al M5S. Impresa ambiziosa, non crede?
Ambiziosa, ma non impossibile. A patto che si mettano da parte slogan e populismi e si realizzi una proposta di governo concreta e coerente. Va compresa veramente la rabbia verso l’abuso dei privilegi, l'aumento delle disuguaglianze, le politiche dei bonus per niente efficaci. Il populismo e la demagogia si contrastano così. Con i fatti, cambiando in meglio la vita alle persone. 

Che pensa dell'ipotesi di far rinascere l’Ulivo?
L'obiettivo importante è ricostruire il centro sinistra, anche con forme e schemi diversi, nuovi. Lo stesso Prodi definì l’Ulivo evocando una pianta “forte, resistente, ben radicata” per “mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere".

[Intervista da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 12 febbraio 2017]

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