A Lecce risultato storico, bene anche Molfetta e poi Taranto

Lecce fino a ieri rappresentava una sorta di fortino inespugnabile del centrodestra in Puglia, pertanto dobbiamo essere soddisfatti per aver raggiunto il ballottaggio a cui è giunta la coalizione di centrosinistra guidata da Carlo Salvemini che ci ha consentito di agganciare un obiettivo importante come non avveniva da 20 anni. Non era affatto semplice né scontato, è un risultato storico del quale dobbiamo essere orgogliosi e che deve servire da sprone per dare fondo a tutte le energie in questi 15 giorni che ci separano dal secondo turno. L’impulso dato dai leccesi ci dà coraggio, questa volta possiamo davvero compiere l’impresa di strappare la città al centrodestra. E’ un traguardo a portata di mano.

Dobbiamo rimetterci a lavoro già da subito per completare il percorso che ci ha visto piazzare ottimi risultati anche in città come Taranto, che si presentava come realtà complessa e difficile per comporre una proposta solida di centrosinistra, e poi Molfetta, per la quale Tommaso Minervini ha saputo mettere insieme e tenere unito un centrosinistra ampio e plurale. Dobbiamo riconoscere e riconoscerci anche nei risultati di alcuni importanti centri come Monte Sant’Angelo, nel foggiano, Bitonto e Leverano ai quali abbiamo contributo realizzando l’elezione di consiglieri comunali.

Ora, dobbiamo restare ben concentrati su queste due settimane che portano al turno di ballottaggio, che è una nuova partita e dobbiamo dare il massimo per portare a casa il risultato, partendo da una consapevolezza che deriva anche dalle evidenze di queste ore: quando il centrosinistra si presenta unito, è in grado di generare una proposta credibile e convincente che è competitiva e riesce a crerare un argine contro populismi e destre.

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Intervista a Il Dubbio su Campo Progressista

Senatore, ancora non è chiaro cosa sia questo Campo progressista: Un partito? Un think tank? Un’associazione?

È un campo aperto di forze democratiche e progressiste che vogliono aiutare il centrosinistra a ritrovare una rotta in sintonia con i propri valori. L’obiettivo è mettere in rete una serie di esperienze territoriali che hanno prodotto risultati straordinari, mettendole al servizio del Paese. Alcuni processi perversi della globalizzazione hanno contribuito a aumentare le disuguaglianze, sgretolare il tessuto sociale, precarizzare il futuro delle nuove generazioni. Ecco, noi immaginiamo che a questi problemi si debbano dare delle risposte pragmatiche, non ideologiche o populiste.

Il battesimo ufficiale avverrà a Roma l’ 11 marzo. Scusi se insisto, ma quel giorno nascerà un nuovo partito o no?

No. L’ 11 marzo si avvia un impegno politico collettivo. Non un partito tradizionale o una federazione tra soggetti politici diversi, formula che, in passato, ha già fallito. Vogliamo essere un campo largo in cui tutte le radici si sciolgono per contribuire a restituire al centrosinistra una rotta comune: un soggetto che parta dal basso e si sporchi le mani.

Come fa a stare insieme un fronte che da Tabacci arriva a Zedda?

Sono esperienze diverse che hanno in comune la buona amministrazione. Non è un caso che Pisapia abbia voluto in Giunta a Milano proprio Tabacci, trovando sempre omogeneità di vedute nelle soluzioni per i problemi della città. Ripeto: l’obiettivo è mettere insieme le ricette territoriali di successo in un’unica grande proposta di governo nazionale. In parte, somiglia allo spirito che aveva generato “Italia bene comune”, provando a correggerne le criticità emerse.

Una risposta di sinistra al Movimento 5 Stelle?

Una risposta pragmatica e progressista alle emergenze del Paese, antitetica all’approccio populistico.

Pisapia invoca una “politica gentile”. Cos’è la gentilezza in politica?

La capacità di ascoltare, di non vivere nella concezione dell’uomo solo al comando, di non concepire come un peso il confronto con i corpi intermedi, di ammettere i propri errori, di correggere la rotta quando si sbaglia.

Sbaglio o la sua definizione di gentilezza è l’opposto del renzismo?

Bisogna chiudere con una fase politica in cui la sinistra ha fatto la destra non solo nel merito ma anche nella metodologia. È fallimentare il leaderismo che considera la comunità un orpello e preferisce consegnarsi al “mi piace” della Rete. Gentilezza significa optare per la fatica di guadagnare consenso sul terreno della discussione.

Bisogna essere gentili anche col governo in carica?

C’è un esecutivo chiamato a correggere le distorsioni prodotte dai governi che l’hanno preceduto. Gentiloni deve andare avanti se ha la fiducia del Parlamento e capacità di risolvere alcune criticità: i conti pubblici e le procedure di infrazione con l’Europa, i flussi migratori, la ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoto, l’abuso dei voucher…

Sembra però che Renzi abbia fretta di tornare al voto…

Il Parlamento e il governo non possono dipendere dalle volontà personali di Renzi. Anche su questo c’è una discussione dura all’interno del Pd e spero che al più presto si produca una sintesi che ancori le sorti del governo agli interessi del Paese e non a quelli di un leader.

Il rischio scissione tra i dem è sempre più concreto. Campo progressista potrebbe essere l’approdo naturale per eventuali transfughi?

Noi siamo inclusivi ma non speculiamo sulle vicende degli altri partiti, tanto più se nostri possibili alleati. Abbiamo un grande rispetto del popolo del Pd, per questo ci auguriamo che la scissione non si avveri. Non è mai una buona notizia quando ci sono delle divisioni a sinistra.

Il Pd sarà sempre il vostro interlocutore privilegiato? Il Pd è stato costretto dai numeri in Parlamento a fare alleanze innaturali: per questo pensiamo di mettere in campo un’azione che lo liberi da questa necessità. Il Pd non è autosufficiente e noi non lo vorremmo più vedere obbligato ad alleanze con il centrodestra.

Chiederete primarie di coalizione per la selezione del candidato premier?

Non lo escludiamo. È chiaro che vorremmo essere protagonisti anche nel processo di selezione di una eventuale leadership che rappresenti al meglio un centrosinistra moderno, inclusivo, plurale.

Qualcuno vi accusa di essere solo una stampella di Renzi…

Non siamo la stampella di nessuno, vogliamo essere gli interlocutori del popolo democratico e progressista.

I suoi vecchi compagni di Sel hanno scelto di dar vita a Sinistra italiana, escludendo alleanze col Pd. Sbagliano?

Rispetto una scelta che non ho mai condiviso. Credo che la naturale evoluzione della stagione vendoliana sia il Campo progressista. Vendola tanti anni fa incrociò sulla sua strada storie diverse, come quella del sottoscritto, perché abbandonò l’idea del piccolo partito per giocare la grande partita del cambiamento. Ora hanno scelto un altro percorso.

Vendola considera impossibile un’alleanza «che rappresenti una complicità con una forza liberista come il renzismo». Cosa è cambiato?

Fino a poco fa, la visione di Sel era quella di stare dentro ai processi per condizionarli, per indirizzarli. Oggi, invece, hanno scelto di chiamarsi fuori dalla discussione, sottovalutando che l’alternativa abbracciata rischia di trasformarsi in una proposta minoritaria, di mera testimonianza.

Sinistra italiana, Possibile, DeMa. Sono solo alcune delle sigle che, oltre a Campo progressista, si contendono lo spazio alla sinistra del Pd. Con queste divisioni non si rischia l’irrilevanza?

Quelle che ha elencato sono tutte proposte con obiettivi divergenti rispetto ai nostri. Noi ci sentiamo impegnati a dare risposte concrete a una comunità che ci interroga sulle trasformazioni in atto, non a chiuderci in una gabbia ideologica. Noi siamo impegnati a unire, non a dividere.

Lei passerà alla storia come l’uomo che ha certificato la fine politica di Silvio Berlusconi. È stato corretto sconfiggere l’avversario per via giudiziaria o sarebbe stato meglio batterlo sul terreno della politica?

Sono stato chiamato a guidare una complessa procedura parlamentare di prima applicazione di una legge dello Stato, la ‘ Severino’, in cui tutti i partiti si erano riconosciuti, compreso il centrodestra. Sono orgoglioso di aver vissuto quel passaggio parlamentare con il rigore a cui è chiamato chi ha l’onore e la responsabilità di interpretare il ruolo guida di un organo di garanzia.

[Intervista del 16 febbraio 2017 su Il Dubbio]
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Intervista su Campo Progressista

Senatore Stefàno, Campo Progressista ha preso il largo dopo la manifestazione con Pisapia promossa da lei a Lecce. A che punto è il processo di formazione del movimento? 
Abbiamo avviato un  percorso che sta abbracciando tutta Italia, generando un entusiasmo oltre le nostre stesse aspettative. Nelle prossime settimane ci saranno altre iniziative nei territori: in tanti ci hanno scritto per mettersi a disposizione di quello che vuole essere un impegno politico e civico collettivo. A marzo è in cantiere un grande appuntamento nazionale a Roma dal quale daremo il via alle Officine per il programma. 

Pisapia, giorni fa in un’intervista ha posto alcuni paletti. Puntate all'alleanza con il Pd di Renzi?
Il popolo del Pd, non Renzi, è l’alleato naturale per chi, come noi, vuol ricostruire un centrosinistra plurale e unito. Il PD da solo non è autosufficiente e siamo convinti che l’attuale convivenza di governo, con forze politiche non affini per storia e valori, si sia realizzata per una necessità circoscritta a questa legislatura, per la quale il centrosinistra non ha raggiunto i numeri sufficienti a guidare il Paese. Ecco noi vogliamo liberare il PD da queste pratiche per ritrovare una rotta più coerente alla sua storia.

Pare che una parte di Sinistra Italiana, quella di Scotto, possa far parte di Campo Progressista. Vendola invece non sembra interessato. Che ne pensa?
Rispetto e non giudico il pensiero attuale di Nichi. Lui stesso, però, volle dare vita a Sel proprio per fare della sinistra una forza di governo, capace di riaprire la partita. Tant’è che la Puglia di Vendola è riconosciuta da tutti come una delle migliori esperienze di governo del centrosinistra. Campo Progressista è la più coerente evoluzione di quella stagione, e può raccogliere anche il "vasto campo di una sinistra delusa, dispersa, ora silente" che non vuole abbandonarsi ad un destino minoritario.

La sinistra Pd e la possibile “Cosa” di D'Alema non sono interessati. Non c'è il rischio di una eccessiva frammentazione a sinistra del Pd?
Noi siamo impegnati per creare una casa comune dei progressisti, che è cosa diversa rispetto alla discussione interna al PD. La storia dovrebbe insegnarci però che quando il centrosinistra ha percorso la strada della divisione, ha consegnato il Paese nelle mani di forze conservatrici e scissioniste. Può succedere ancora: spianeremmo la strada a una destra più estrema, lepenista, xenofoba oppure a chi fa del populismo e del garantismo di convenienza il proprio stile di governo.

Che idea si è fatto dello scontro in atto nel Pd?
Abbiamo rispetto del confronto interno al PD, che ci auguriamo non intacchi l’azione del governo della Puglia e del Paese. Gentiloni deve proseguire se sarà in grado di correggere il tiro su alcune disattenzioni per garantire risposte concrete agli italiani, Mezzogiorno in primis. E’ bene, anche per la Puglia, che il confronto apertosi nel PD non diventi tatticismo o resa dei conti. Ai cittadini importano poco le questioni interne ai partiti. Il Pd deve arrivare in tempi rapidi ad una sintesi con una strategia ed una proposta di governo chiara, pragmatica e vincente, da condividere con tutte le forze progressiste.

Campo progressista, sinistra Pd e D'Alema dicono di puntare a recuperare i voti di sinistra finiti al M5S. Impresa ambiziosa, non crede?
Ambiziosa, ma non impossibile. A patto che si mettano da parte slogan e populismi e si realizzi una proposta di governo concreta e coerente. Va compresa veramente la rabbia verso l’abuso dei privilegi, l'aumento delle disuguaglianze, le politiche dei bonus per niente efficaci. Il populismo e la demagogia si contrastano così. Con i fatti, cambiando in meglio la vita alle persone. 

Che pensa dell'ipotesi di far rinascere l’Ulivo?
L'obiettivo importante è ricostruire il centro sinistra, anche con forme e schemi diversi, nuovi. Lo stesso Prodi definì l’Ulivo evocando una pianta “forte, resistente, ben radicata” per “mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere".

[Intervista da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 12 febbraio 2017]

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Campo Progressista a Lecce

Lecce ospiterà “Campo Progressista”, l’iniziativa politica che vede impegnato, in prima persona, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, con l’obiettivo di ricostruire un’area progressista e plurale, dialogante con il Partito Democratico.

“Una casa comune, punto di riferimento di tante donne e uomini interessati a recuperare il perimetro di un campo democratico, progressista e plurale che si candidi al buon governo dei territori e del Paese”, così ha definito l’iniziativa lo stesso Pisapia che il 16 gennaio sarà a Lecce, ospite dei “Dialoghi” de La Puglia in Più, il movimento politico di cui è presidente il senatore Dario Stefàno, anfitrione della serata, che accoglierà nella sala Bernini dell’Hotel Tiziano, dalle ore 18, numerose personalità politiche, sindaci, deputati e senatori, protagonisti di quelle liste o esperienze territoriali, passate e presenti, che hanno saputo dare vita a storie vincenti di coalizioni a forte trazione progressista, capaci di attuare riforme, di realizzare politiche innovative, nel solco del campo democratico e del centrosinistra.

A confrontarsi con l’ex primo cittadino di Milano, oltre naturalmente a Dario Stefàno, saranno il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il Vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l’onorevole Bruno Tabacci.

All’incontro, moderato dal notista politico de La Repubblica Stefano Folli, è prevista la partecipazione di numerosi parlamentari di camera e senato.
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A Lecce, prove tecniche di centrosinistra vero

Prove tecniche di centrosinistra vero. Da Lecce parte il monito a tutte le forze per ricomporre un progetto di governo, democratico, forte e saldo a sinistra, che possa generare lo sviluppo del Paese. Partendo dalle città e dalle esperienze positive. Nel dibattito sull’attualità del pensiero gramsciano organizzato nel capoluogo salentino dal movimento La Puglia in più e dal suo presidente, il senatore Dario Stefàno, si sono confrontati più livelli istituzionali e forze politiche: Gennaro Migliore, sottosegretario al Ministero della Giustizia, Luigi Zanda, capogruppo del PD in Senato e i parlamentari sardi Luciano Uras e Roberto Capelli.
 
Presente con un video, a causa di impegni che gli hanno impedito di giungere a Lecce, Massimo Zedda, appena riconfermato sindaco di Cagliari con la stessa coalizione di centrosinistra del 2011. “Il dibattito di Lecce – ha detto Zedda  - è un primo passo di un percorso che mi auguro ci riporti a quel progetto che ha visto insieme tutte le forze che hanno composto il centrosinistra negli ultimi 20 anni e che a Cagliari ci ha consentito la vittoria al primo turno. Il segreto? Il governo della città sui temi, sui progetti, la discussione, anche vivace, su come garantire il programma che presentammo ai cagliaritani nel 2011. I cittadini hanno valutato come abbiamo amministrato e l’approccio che abbiamo avuto con la città, che non è mai stato ideologico, ma fondato sulle idee per lo sviluppo della città. Mi auguro che la nostra esperienza possa essere un valore da portare anche a livello nazionale”.
 
Il dibattito ha toccato diversi argomenti, partendo dal Brexit si è discusso di Europa, del ruolo che deve avere il nostro Paese, soffermandosi sull'opportunità di riprendere la traccia di un centrosinistra di governo e per il cambiamento.

Il sottosegretario Migliore ha sottolineato il tema dello spazio politico: “che – ha detto -  contesto dai tempi di Rifondazione e di cui si sono appropriati altri soggetti. Una formazione di sinistra deve abbracciare elementi solidi di cultura politica e scegliere, ad esempio, di stare dalla parte di chi non ha voce, senza però usare la sofferenza come strumento di consenso. Assumersi la responsabilità significa coltivare una cultura politica. La lezione gramsciana da recuperare è quella di sconfiggere il massimalismo di una certa sinistra. Il PD non è solo un contenitore dentro cui ci sono identità diverse, ma uno spazio e un soggetto politico che si interroga su cosa fare di fronte ai cambiamenti in corso. Teniamo forti i nostri valori, ma lasciamo stare le ideologie nostalgiche”.
 
Anche il capogruppo PD al Senato Zanda ha ribadito il ruolo del suo partito: “Il Pd non rinuncerà mai a discutere, anche animatamente, al suo interno, poiché regge il Paese e regge la XVII legislatura italiana. Tutto il resto è polverizzato: il polo berlusconiano si è suddiviso in 4 gruppi, la Lega Nord si è scissa, al Senato abbiamo il gruppo misto più numeroso della storia d’Italia.  Il Senato, eletto col Porcellum, ha una maggioranza risicata -  è sempre stato così -  e  sinora ha retto bene: non c’è un solo provvedimento in cui non abbia fatto il suo dovere. A volte l’opposizione ha votato i nostri provvedimenti? Bene, se questo ci ha consentito il varo di leggi importanti. Il problema è che ci ritroviamo forze politiche che per fare dispetto al governo o alle forze antagoniste votano con le forze opposte alla loro identità, ai loro valori. Gramsci diceva che le masse non esisteranno mai se non verranno inquadrate in un partito politico e che è più facile portare le masse in un partito che trovare chi poi lo sappia guidare. La strada è fatta di grandi partiti popolari che abbiano un pensiero e una linea d’azione, noi dobbiamo raffinare questo pensiero e rendere solida la nostra organizzazione”.
 
No alle celle ideologiche anche dal senatore sardo Uras, a cui si riconosce la vittoria di Zedda a Cagliari, che ha motivato il no a Sinistra italiana: “perché – ha sottolineato -  quando ci siamo candidati con Italia Bene Comune abbiamo ricevuto dagli elettori un mandato: dare al nostro Paese un governo più avanzato possibile, sui valori dell’ecologia, della solidarietà, dello sviluppo. La storia di Gramsci dovrebbe insegnarci molto, a non rinchiuderci ad esempio nelle celle ideologiche. La sua è una storia straordinaria: povero e senza mezzi, in carcere diviene il filosofo tra i più illuminati, rompendo tutti i confini. Noi che un poco gramsciani ci sentiamo, mi chiedo: cosa ci impedisce di esserlo sempre e dovunque? perché dobbiamo chiuderci nelle celle ideologiche? L’ideologismo ti rinchiude dentro alla gabbia della testimonianza, dentro a quel “ciò che si dovrebbe fare”. Io preferisco il “ciò che si può fare”. La vittoria di Cagliari è stato uno sforzo collettivo consapevole, e quando il Pd non ci ha seguito ha perso, come in alcune aree della città metropolitana.  Affetto e rispetto per il PD, che serve a questo Paese e all’Europa”.
 
Di autocritica ha parlato l’onorevole Capelli, anch’egli sardo: “Concordo sul fatto che sarebbe poco serio modificare la legge elettorale alla luce degli ultimi avvenimenti come strategia per vincere. Credo che per il centrosinistra sia necessaria l’autocritica: non abbiamo fatto tutto bene, né tutto quello che ci eravamo ripromessi, non c’erano le condizioni, ma il compromesso qualche volta ci ha portato fuori strada. Dobbiamo tornare ad essere “partigiani” come ci ha insegnato Gramsci, nel senso di assumersi la responsabilità di prendere una posizione, l’indifferenza è nemica della democrazia. La maggioranza del popolo italiano che oggi non va più a votare è l’indifferenza che va combattuta. Come? Il futuro, lo dimostra Zedda, è nel mostrare come si fanno le cose, proponendo un progetto chiaro di centrosinistra, in cui deve essere forte anche la componente di centro. La serietà e la credibilità sono elementi forti da recuperare per aiutare i giovani a scegliere da che parte stare e portare i cittadini di nuovo a votare.”

Al senatore Stefàno le conclusioni: “Sono d’accordo con Zanda quando dice che occorre portare a casa provvedimenti utili al Paese, intercettando se necessario anche voti estranei.  Cosa diversa è però l’alleanza, come accaduto a Napoli: c’è un limite oltre il quale non si deve andare. Ogni volta che accade si perde, perché la gente non ci riconosce più. Il nostro obiettivo, anche in Puglia col nostro movimento, è quello di rinnovare un impegno partendo dal ruolo che ognuno di noi ricopre, provare a ricostruire un perimetro di centrosinistra che si affermi nelle comunità.  Ed essere dentro a quel progetto, da qualunque ruolo, anche quando non se ne è più alla guida, magari per convincere il leader di turno che sta abbracciando rotte pericolose. In Puglia abbiamo vissuto un’esperienza bellissima, anche grazia al fatto che Vendola si sia lasciato contaminare. Non si spiegherebbe il mio ingresso in giunta. Ma deve valere anche il contrario. La sinistra non può rinunciare ad un progetto per via del leader, ha il dovere di contaminare la traccia del governo e di trovare le risposte alle domande del Paese. Perché se i valori della sinistra non sono un impegno ma diventano un vezzo, la sinistra non è più un’opportunità ma diventa un peso per il Paese. Lo diceva Gramsci e io, pur non venendo da quella storia, mi ci riconosco”.
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Per la nuova sinistra

La nostra storia è la storia della nostra gente, della nostra terra, che ci ha sollecitato a mettere a disposizione le varie culture identitarie dei Partiti, movimenti, gruppi e dei singoli per concorrere alla sfida della complessità del tempo presente, per contribuire a rilanciare la sfida al cambiamento, la cultura progressista e democratica all’indomani dei muri ideologici della sinistra del ‘900.

Per questo abbiamo partecipato a costruire qualcosa di più grande delle nostre singole storie, non con l’obiettivo di un altro piccolo Partito, ma di riaprire la Partita.

Abbiamo letto nella fondazione di SEL l'investimento verso una nuova visione della sinistra moderna, riconoscendone il merito di aprirsi alla contaminazione - in Puglia anche attraverso la federazione con altri mondi, in primis La Puglia per Vendola, poi La Puglia in più – con la prospettiva di unire le forze riformiste per governare il Paese in un progetto di centrosinistra.

Abbiamo tutti insieme concorso alla sfida del Governo in Puglia che ha rappresentato un decennio di grande esempio riformatore e di progresso; abbiamo partecipato alla grande speranza dell’ITALIA BENE COMUNE; abbiamo partecipato al processo democratico delle Primarie del Centrosinistra nella Puglia del dopo Vendola, consolidando l'impegno nel mettere insieme i “mondi vitali” della politica e della società progressista e riformista pugliese.

Abbiamo dato senso politico e democratico a questi anni di impegno con la costruzione di NOI A SINISTRA PER LA PUGLIA, per proseguire in quella comunità plurale che ha democraticamente scelto con le elezioni regionali di questo 2015, di continuare la sfida al cambiamento iniziata dieci anni fa, in un progetto di Centrosinistra. Con un ruolo diverso rispetto ai dieci anni precedenti ma nel centrosinistra.

Abbiamo superato con generosità i particolarismi, le identità di culture, le aspirazioni di singole personalità, di rappresentatività di singoli pezzi, per dare senso al processo aggregativo di una sinistra moderna.

Ora noi vogliamo continuare!

Vogliamo continuare nel cammino di un riformismo concreto, di una sinistra moderna, che accetta e persegue la complessità del cambiamento, come impone la realtà del presente ed il dovere etico di organizzare il futuro.

Un presente globalizzato, con punte di eccellenza e di benessere e sacche enormi di povertà, chiama tutti noi a comprendere la realtà ed a governarla, per impedire le derive tra destra leghista e populismo adolescenziale a 5 stelle. O ancora peggio violente ed autoritarie, come anche lo scenario internazionale ci ammonisce.

Una sinistra moderna, che come ci ha insegnato l’esperienza pugliese di questi ultimi dieci anni, ha urgente necessità di allargare la rappresentanza sociale, non di restringerla. Non si può tornare indietro nella Storia, nelle micro storie, nelle identità personali e di gruppi o movimenti identitari e minoritari, tanto più senza riscontro democratico. Non si può andare verso il futuro con scelte dettate dalle convenienze dei momenti, dei singoli rigurgiti di pezzi di ceto politico dirigente.

Vogliamo rimanere coerenti nel continuare con tutti i protagonisti della cultura progressista di questi anni, PD in testa, ad essere protagonisti attivi. Critici – perché continueremo ad opporci alle Politiche del PD che riterremo non coerenti col senso comune della Sinistra nuova che abbiamo formato in questi anni - portatori di Valori, ma dentro la Cultura progressista italiana e pugliese. Nel centrosinistra.

Appena all’inizio di questo 2015 abbiamo stretto un patto pubblico tra tutti noi e con la nostra gente, per la nostra terra. NOI A SINISTRA PER LA PUGLIA era (e resta) il patto per una visione continuatrice del riformismo pugliese del dopo Vendola, per continuare a tenere aperta la partita del cambiamento. Condiviso da tutti e rilanciato, appena 5 mesi fa, tutti insieme alla Fiera del Levante.

Ad appena tre mesi effettivi di lavoro della giunta regionale nata da quel patto pubblico di NOI A SINISTRA è doveroso, è coerenza politica e personale, adempiere al patto con la comunità pugliese e tra noi. Non si può cambiare visione, cultura politica e patti con gli elettori seguendo i ritmi veloci della nostra società, né le stagioni brevi della politica o peggio le micro storie di divisione e di dissidi di ceti politici, peraltro minoritari o addirittura individuali. Né perché motivati dalle critiche che abbiamo il dovere di muovere verso le personalità di governo, nazionale, regionale o locali.

Noi a sinistra per la Puglia è stata la creazione di un NOI collettivo che superasse le paure della contaminazione. L’ intuizione di mettere insieme la Puglia in più, SEL e le altre culture politiche - tra cui quella socialista - faceva crescere, proprio con quel “NOI a sinistra”, l’impegno per un governo pugliese del dopo Vendola, con la fatica di un ruolo nuovo ma in comunità di destino con la famiglia progressista italiana e pugliese. Così come nelle nostre Città.

NOI non vogliamo stravolgere tutto questo, e passare nel giro di pochi mesi dalla comunità di destino alla comunità del dissidio per Statuto.

La centenaria storia di emancipazione della sinistra italiana chiama tutti alle grandi sfide che la globalizzazione sociale, culturale ed economica tiene con se. La sinistra moderna del nuovo secolo è già in ritardo rispetto a queste sfide. Noi non vogliamo contribuire ad aumentare questo ritardo.

Vogliamo contribuire, invece - come ci eravamo impegnati - a costruire la sinistra moderna che tiene aperta la Partita del cambiamento, ad essere ponte per una visione complessiva delle forze progressiste del centro sinistra. Fuori da questa direzione di marcia che abbiamo sin qui tutti quanti condiviso c’è la deriva minoritaria, forse l’identità di un ceto politico, non certo l’identità di una società che sollecita il progresso.

Tra pochi mesi ci attendono le elezioni amministrative: NOI dobbiamo corrispondere, nella coerenza con questi anni, alla richiesta di progresso che viene dalle nostre Città. Non possiamo assoggettare questo impegno alle esigenze di un ceto politico.

NOI rinnoviamo l’impegno a continuare con la coerenza, determinazione e generosità di questi anni la responsabilità del tempo presente nei confronti delle nostre Comunità e del nostro Paese ed a rappresentare quel ponte politico, culturale e sociale all’interno del centrosinistra che sia da lievito per una nuova grande storia viva, plurale, fattrice di contributi nuovi.
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Un centrosinistra di governo

Dario Stefàno, sta trattando il divorzio da Vendola?
E’ bastato un titolo per scatenare un putiferio e ora la domanda è “Stefàno se ne va?” piuttosto che “dove stiamo andando?”. Così come ridurre la questione ad un innamoramento politico che finisce è la strada meno adatta alla discussione di un punto che resta politico e che incrocia le motivazioni che hanno tenuto insieme il mio essere in politica e nelle istituzioni e la visione di una sinistra moderna che Vendola ha saputo incarnare. Nessuna trattativa, quindi, perché il legame con Nichi è forte, di reciproco rispetto e lealtà. Non c’è nessuno che lo ha manifestato più di me anche nella mia battaglia nelle primarie, dimostrazione evidente di quanto rappresenti per me la sua visione di governo delle politiche pubbliche.

Che cosa non la convince dell’ultima fase del vendolismo?
Vendola ha prodotto una delle esperienze più significative per la sinistra italiana, per questo non approvo che viva questa fase, così importante, in maniera defilata: l’unico leader al momento resta lui. Ed a lui chiedo di non rinunciare all’idea che il centrosinistra doc possa tornare a governare questo Paese. Renzi è considerato l’ostacolo principale a tutto questo, ma non può divenire l’alibi per la fine del centrosinistra: la battaglia si fa da dentro, non rinunciando a prescindere ad un progetto. Siamo all’opposizione, come lo eravamo con Letta. Abbiamo contestato la scelta del governo di emergenza dopo il pareggio elettorale, le dimissioni di Bersani, l’elezione di Napolitano, la fine di Italia Bene Comune. Credo oggi sia giusto domandare al segretario del Pd se ritiene l’accordo con Ncd un’alleanza di scopo, che finirà con la legislatura figlia della contingenza, o una scelta politica definitiva. Ma anche chiedere a Sel se ritiene il rapporto con il Pd possibile solo in Puglia o replicabile in futuro e nel resto del Paese.

Nichi parla di un nuovo cantiere. E’ la vecchia sinistra che continua a pensare che dividendosi si diventa più forti?
C’è una discussione in corso su come la sinistra possa tornare ad essere incisiva in una fase politica in cui il vero rischio è l’affermarsi di una destra populista e xenofoba. Il tema, però, resta: isolare l’iniziativa politica o provare a riportarla al centro di un progetto di coalizione in cui la sinistra possa essere in grado di indicare la rotta? Lo stesso che ha consentito alla sinistra di produrre esperienze straordinarie: Vendola in Puglia, Pisapia a Milano, Doria a Genova, Zedda a Cagliari, e a Molfetta. Se la sinistra si fosse isolata queste esperienze non sarebbero mai esistite. Ed è un peccato che oggi pochi esponenti di Sel ne rivendichino il valore o l’importanza di una prosecuzione.

Passerà al PD?
Così si banalizza un ragionamento che è, invece, tutto politico. La mia casa è il centrosinistra e la mia aspirazione è che torni al governo del Paese. Coerentemente con quanto ho fatto in Puglia: dopo dieci anni di esperienza Vendola mi sono candidato alle primarie, abbiamo stretto una coalizione col Pd e ora siamo al governo insieme. Come lo siamo in Lazio, Sardegna, Friuli… Il paradosso è che ad accendere questo dibattito - che colleghi e militanti mi sollecitano e condividono - sia stato io, che, come tutti sanno, non sono iscritto a Sel, nata per essere la gamba sinistra di una coalizione di governo. Ora, è lecito chiedere quale sarà il suo ruolo futuro? Il 4-5% su cui ci attestiamo non ci consente di assolvere alla funzione di cambiamento che è la ragione costitutiva del partito. Fino alle regionali scorse il nostro campo di gioco è stato lo stesso del Pd e delle altre forze alleate: in Puglia abbiamo vinto così. Altrove si è deciso per altri schemi costringendoci alla sconfitta e alla minoranza. Per le prossime amministrative, c’è chi sollecita Sel ad una corsa solitaria contro il Pd. Ecco, di questo vorrei discutere. De perché si pensa di sciogliere Sel anziché rafforzarla aprendosi ai contributi anche di chi è uscito dal Pd. Del perché Sel non è interessata a discutere della modifica dell’Italicum per assegnare il premio di maggioranza alla coalizione e non al primo partito.

Qual è il suo giudizio sul governo?
Il mio giudizio è noto da tempo, attraverso le posizione assunte in Aula. E’ un governo che sconta un’intesa con forze politiche lontane dalla cultura della sinistra. Non lo condivido quando racconta, con numeri bugiardi, i risultati inesistenti del jobs act o quando ispira dei provvedimenti come lo Sblocca Italia che vorrebbero creare finte condizioni di sviluppo calpestando le volontà dei territori.

Sulla riforma del Senato, i numeri ballano. Come voterà?
E’ stata definita la madre di tutte le riforme, ma ad oggi è una matassa informe. A dirlo non è solo la minoranza ma la maggioranza dei costituzionalisti ed i funzionari del Senato che hanno fatto la Tac al disegno di legge costituzionale, mettendo in evidenza tutti i limiti sia nella composizione che nelle funzioni, tanto da chiederci a cosa dovrebbe servire il Senato così com’è pensato dalla riforma Boschi.

Da Tsipras è arrivata una brutta notizia per la “brigata Kalimera” italiana: il principio di responsabilità viene prima di quello identitaria. Che ne pensa?
E’ apprezzabile che chi ha combattuto una battaglia contro un’Europa della Troika, legata solo al tema dell’austerità, e non si è sottratto alla difficoltà del governo dei processi, poi una volta assuntasi la responsabilità di decidere si sottopone al giudizio degli elettori. Questa è sinistra di governo.

E da Landini, Fassina, Civati, tutti alla ricerca della sinistra perduta, cosa potrà venire fuori?
Vedo un rischio: chi sin qui ha alimentato il dibattito ha fatto emergere i motivi di divisione piuttosto che quelli di unione. E questo è stato spesso letto da molti militanti della sinistra come una semplice rincorsa ad una posizione di leadership.

Pensa che ci sia uno spazio politico a sinistra del Pd oppure è occupato dal radicalismo grillino?
Il radicalismo grillino è lontano anni luce dai valori che dovrebbero ispirare un progetto di sinistra di governo, perché spesso si manifesta con una cultura contro il sistema ed a prescindere. Ecco perché io credo sia un errore isolarsi in uno spazio, quello della mera protesta, che non solo non appartiene alla mia cultura politica, ma è stato già occupato da Grillo.

E’ vero che intende candidarsi a sindaco di Lecce?
Diciamo che forse si era alla ricerca di un argomento da chiacchiera sotto l’ombrellone e questo si prestava molto bene. Tuttavia, non signific che non farò la mia parte, insieme alle forze del centrosinistra, per dare vita ad un progetto, e, quindi, ad una candidatura che riporti il centrosinistra al governo di una città che ha necessità impellente di un’inversione radicale.

dall'intevista pubblicata oggi su Gazzetta del Mezzogiorno.
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