Centrosinistra: modello Puglia è riferimento

Quando il centrosinistra si presenta con un progetto credibile, capace di generare una proposta di governo forte, ambiziosa e alternativa, quando individua protagonismi e leadership coerenti ai suoi valori, riesce sempre ad affermarsi. Anche nelle competizioni più impegnative, disinnescando il rischio che destre e populismi prevalgano. È successo a Lecce, roccaforte storica dei conservatori, ma è successo anche a Taranto ed a Molfetta o a Monte Sant'Angelo in provincia di Foggia. In Puglia, quindi, si sperimentano ancora una volta con successo progetti politici di governo locale verso il quale guardare con molta attenzione anche per la definizione di un percorso di unità a livello nazionale del centro sinistra.
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A Lecce risultato storico, bene anche Molfetta e poi Taranto

Lecce fino a ieri rappresentava una sorta di fortino inespugnabile del centrodestra in Puglia, pertanto dobbiamo essere soddisfatti per aver raggiunto il ballottaggio a cui è giunta la coalizione di centrosinistra guidata da Carlo Salvemini che ci ha consentito di agganciare un obiettivo importante come non avveniva da 20 anni. Non era affatto semplice né scontato, è un risultato storico del quale dobbiamo essere orgogliosi e che deve servire da sprone per dare fondo a tutte le energie in questi 15 giorni che ci separano dal secondo turno. L’impulso dato dai leccesi ci dà coraggio, questa volta possiamo davvero compiere l’impresa di strappare la città al centrodestra. E’ un traguardo a portata di mano.

Dobbiamo rimetterci a lavoro già da subito per completare il percorso che ci ha visto piazzare ottimi risultati anche in città come Taranto, che si presentava come realtà complessa e difficile per comporre una proposta solida di centrosinistra, e poi Molfetta, per la quale Tommaso Minervini ha saputo mettere insieme e tenere unito un centrosinistra ampio e plurale. Dobbiamo riconoscere e riconoscerci anche nei risultati di alcuni importanti centri come Monte Sant’Angelo, nel foggiano, Bitonto e Leverano ai quali abbiamo contributo realizzando l’elezione di consiglieri comunali.

Ora, dobbiamo restare ben concentrati su queste due settimane che portano al turno di ballottaggio, che è una nuova partita e dobbiamo dare il massimo per portare a casa il risultato, partendo da una consapevolezza che deriva anche dalle evidenze di queste ore: quando il centrosinistra si presenta unito, è in grado di generare una proposta credibile e convincente che è competitiva e riesce a crerare un argine contro populismi e destre.

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Intervista a Il Dubbio su Campo Progressista

Senatore, ancora non è chiaro cosa sia questo Campo progressista: Un partito? Un think tank? Un’associazione?

È un campo aperto di forze democratiche e progressiste che vogliono aiutare il centrosinistra a ritrovare una rotta in sintonia con i propri valori. L’obiettivo è mettere in rete una serie di esperienze territoriali che hanno prodotto risultati straordinari, mettendole al servizio del Paese. Alcuni processi perversi della globalizzazione hanno contribuito a aumentare le disuguaglianze, sgretolare il tessuto sociale, precarizzare il futuro delle nuove generazioni. Ecco, noi immaginiamo che a questi problemi si debbano dare delle risposte pragmatiche, non ideologiche o populiste.

Il battesimo ufficiale avverrà a Roma l’ 11 marzo. Scusi se insisto, ma quel giorno nascerà un nuovo partito o no?

No. L’ 11 marzo si avvia un impegno politico collettivo. Non un partito tradizionale o una federazione tra soggetti politici diversi, formula che, in passato, ha già fallito. Vogliamo essere un campo largo in cui tutte le radici si sciolgono per contribuire a restituire al centrosinistra una rotta comune: un soggetto che parta dal basso e si sporchi le mani.

Come fa a stare insieme un fronte che da Tabacci arriva a Zedda?

Sono esperienze diverse che hanno in comune la buona amministrazione. Non è un caso che Pisapia abbia voluto in Giunta a Milano proprio Tabacci, trovando sempre omogeneità di vedute nelle soluzioni per i problemi della città. Ripeto: l’obiettivo è mettere insieme le ricette territoriali di successo in un’unica grande proposta di governo nazionale. In parte, somiglia allo spirito che aveva generato “Italia bene comune”, provando a correggerne le criticità emerse.

Una risposta di sinistra al Movimento 5 Stelle?

Una risposta pragmatica e progressista alle emergenze del Paese, antitetica all’approccio populistico.

Pisapia invoca una “politica gentile”. Cos’è la gentilezza in politica?

La capacità di ascoltare, di non vivere nella concezione dell’uomo solo al comando, di non concepire come un peso il confronto con i corpi intermedi, di ammettere i propri errori, di correggere la rotta quando si sbaglia.

Sbaglio o la sua definizione di gentilezza è l’opposto del renzismo?

Bisogna chiudere con una fase politica in cui la sinistra ha fatto la destra non solo nel merito ma anche nella metodologia. È fallimentare il leaderismo che considera la comunità un orpello e preferisce consegnarsi al “mi piace” della Rete. Gentilezza significa optare per la fatica di guadagnare consenso sul terreno della discussione.

Bisogna essere gentili anche col governo in carica?

C’è un esecutivo chiamato a correggere le distorsioni prodotte dai governi che l’hanno preceduto. Gentiloni deve andare avanti se ha la fiducia del Parlamento e capacità di risolvere alcune criticità: i conti pubblici e le procedure di infrazione con l’Europa, i flussi migratori, la ricostruzione dei luoghi colpiti dal terremoto, l’abuso dei voucher…

Sembra però che Renzi abbia fretta di tornare al voto…

Il Parlamento e il governo non possono dipendere dalle volontà personali di Renzi. Anche su questo c’è una discussione dura all’interno del Pd e spero che al più presto si produca una sintesi che ancori le sorti del governo agli interessi del Paese e non a quelli di un leader.

Il rischio scissione tra i dem è sempre più concreto. Campo progressista potrebbe essere l’approdo naturale per eventuali transfughi?

Noi siamo inclusivi ma non speculiamo sulle vicende degli altri partiti, tanto più se nostri possibili alleati. Abbiamo un grande rispetto del popolo del Pd, per questo ci auguriamo che la scissione non si avveri. Non è mai una buona notizia quando ci sono delle divisioni a sinistra.

Il Pd sarà sempre il vostro interlocutore privilegiato? Il Pd è stato costretto dai numeri in Parlamento a fare alleanze innaturali: per questo pensiamo di mettere in campo un’azione che lo liberi da questa necessità. Il Pd non è autosufficiente e noi non lo vorremmo più vedere obbligato ad alleanze con il centrodestra.

Chiederete primarie di coalizione per la selezione del candidato premier?

Non lo escludiamo. È chiaro che vorremmo essere protagonisti anche nel processo di selezione di una eventuale leadership che rappresenti al meglio un centrosinistra moderno, inclusivo, plurale.

Qualcuno vi accusa di essere solo una stampella di Renzi…

Non siamo la stampella di nessuno, vogliamo essere gli interlocutori del popolo democratico e progressista.

I suoi vecchi compagni di Sel hanno scelto di dar vita a Sinistra italiana, escludendo alleanze col Pd. Sbagliano?

Rispetto una scelta che non ho mai condiviso. Credo che la naturale evoluzione della stagione vendoliana sia il Campo progressista. Vendola tanti anni fa incrociò sulla sua strada storie diverse, come quella del sottoscritto, perché abbandonò l’idea del piccolo partito per giocare la grande partita del cambiamento. Ora hanno scelto un altro percorso.

Vendola considera impossibile un’alleanza «che rappresenti una complicità con una forza liberista come il renzismo». Cosa è cambiato?

Fino a poco fa, la visione di Sel era quella di stare dentro ai processi per condizionarli, per indirizzarli. Oggi, invece, hanno scelto di chiamarsi fuori dalla discussione, sottovalutando che l’alternativa abbracciata rischia di trasformarsi in una proposta minoritaria, di mera testimonianza.

Sinistra italiana, Possibile, DeMa. Sono solo alcune delle sigle che, oltre a Campo progressista, si contendono lo spazio alla sinistra del Pd. Con queste divisioni non si rischia l’irrilevanza?

Quelle che ha elencato sono tutte proposte con obiettivi divergenti rispetto ai nostri. Noi ci sentiamo impegnati a dare risposte concrete a una comunità che ci interroga sulle trasformazioni in atto, non a chiuderci in una gabbia ideologica. Noi siamo impegnati a unire, non a dividere.

Lei passerà alla storia come l’uomo che ha certificato la fine politica di Silvio Berlusconi. È stato corretto sconfiggere l’avversario per via giudiziaria o sarebbe stato meglio batterlo sul terreno della politica?

Sono stato chiamato a guidare una complessa procedura parlamentare di prima applicazione di una legge dello Stato, la ‘ Severino’, in cui tutti i partiti si erano riconosciuti, compreso il centrodestra. Sono orgoglioso di aver vissuto quel passaggio parlamentare con il rigore a cui è chiamato chi ha l’onore e la responsabilità di interpretare il ruolo guida di un organo di garanzia.

[Intervista del 16 febbraio 2017 su Il Dubbio]
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Intervista su Campo Progressista

Senatore Stefàno, Campo Progressista ha preso il largo dopo la manifestazione con Pisapia promossa da lei a Lecce. A che punto è il processo di formazione del movimento? 
Abbiamo avviato un  percorso che sta abbracciando tutta Italia, generando un entusiasmo oltre le nostre stesse aspettative. Nelle prossime settimane ci saranno altre iniziative nei territori: in tanti ci hanno scritto per mettersi a disposizione di quello che vuole essere un impegno politico e civico collettivo. A marzo è in cantiere un grande appuntamento nazionale a Roma dal quale daremo il via alle Officine per il programma. 

Pisapia, giorni fa in un’intervista ha posto alcuni paletti. Puntate all'alleanza con il Pd di Renzi?
Il popolo del Pd, non Renzi, è l’alleato naturale per chi, come noi, vuol ricostruire un centrosinistra plurale e unito. Il PD da solo non è autosufficiente e siamo convinti che l’attuale convivenza di governo, con forze politiche non affini per storia e valori, si sia realizzata per una necessità circoscritta a questa legislatura, per la quale il centrosinistra non ha raggiunto i numeri sufficienti a guidare il Paese. Ecco noi vogliamo liberare il PD da queste pratiche per ritrovare una rotta più coerente alla sua storia.

Pare che una parte di Sinistra Italiana, quella di Scotto, possa far parte di Campo Progressista. Vendola invece non sembra interessato. Che ne pensa?
Rispetto e non giudico il pensiero attuale di Nichi. Lui stesso, però, volle dare vita a Sel proprio per fare della sinistra una forza di governo, capace di riaprire la partita. Tant’è che la Puglia di Vendola è riconosciuta da tutti come una delle migliori esperienze di governo del centrosinistra. Campo Progressista è la più coerente evoluzione di quella stagione, e può raccogliere anche il "vasto campo di una sinistra delusa, dispersa, ora silente" che non vuole abbandonarsi ad un destino minoritario.

La sinistra Pd e la possibile “Cosa” di D'Alema non sono interessati. Non c'è il rischio di una eccessiva frammentazione a sinistra del Pd?
Noi siamo impegnati per creare una casa comune dei progressisti, che è cosa diversa rispetto alla discussione interna al PD. La storia dovrebbe insegnarci però che quando il centrosinistra ha percorso la strada della divisione, ha consegnato il Paese nelle mani di forze conservatrici e scissioniste. Può succedere ancora: spianeremmo la strada a una destra più estrema, lepenista, xenofoba oppure a chi fa del populismo e del garantismo di convenienza il proprio stile di governo.

Che idea si è fatto dello scontro in atto nel Pd?
Abbiamo rispetto del confronto interno al PD, che ci auguriamo non intacchi l’azione del governo della Puglia e del Paese. Gentiloni deve proseguire se sarà in grado di correggere il tiro su alcune disattenzioni per garantire risposte concrete agli italiani, Mezzogiorno in primis. E’ bene, anche per la Puglia, che il confronto apertosi nel PD non diventi tatticismo o resa dei conti. Ai cittadini importano poco le questioni interne ai partiti. Il Pd deve arrivare in tempi rapidi ad una sintesi con una strategia ed una proposta di governo chiara, pragmatica e vincente, da condividere con tutte le forze progressiste.

Campo progressista, sinistra Pd e D'Alema dicono di puntare a recuperare i voti di sinistra finiti al M5S. Impresa ambiziosa, non crede?
Ambiziosa, ma non impossibile. A patto che si mettano da parte slogan e populismi e si realizzi una proposta di governo concreta e coerente. Va compresa veramente la rabbia verso l’abuso dei privilegi, l'aumento delle disuguaglianze, le politiche dei bonus per niente efficaci. Il populismo e la demagogia si contrastano così. Con i fatti, cambiando in meglio la vita alle persone. 

Che pensa dell'ipotesi di far rinascere l’Ulivo?
L'obiettivo importante è ricostruire il centro sinistra, anche con forme e schemi diversi, nuovi. Lo stesso Prodi definì l’Ulivo evocando una pianta “forte, resistente, ben radicata” per “mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere".

[Intervista da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 12 febbraio 2017]

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Campo Progressista a Lecce

Lecce ospiterà “Campo Progressista”, l’iniziativa politica che vede impegnato, in prima persona, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, con l’obiettivo di ricostruire un’area progressista e plurale, dialogante con il Partito Democratico.

“Una casa comune, punto di riferimento di tante donne e uomini interessati a recuperare il perimetro di un campo democratico, progressista e plurale che si candidi al buon governo dei territori e del Paese”, così ha definito l’iniziativa lo stesso Pisapia che il 16 gennaio sarà a Lecce, ospite dei “Dialoghi” de La Puglia in Più, il movimento politico di cui è presidente il senatore Dario Stefàno, anfitrione della serata, che accoglierà nella sala Bernini dell’Hotel Tiziano, dalle ore 18, numerose personalità politiche, sindaci, deputati e senatori, protagonisti di quelle liste o esperienze territoriali, passate e presenti, che hanno saputo dare vita a storie vincenti di coalizioni a forte trazione progressista, capaci di attuare riforme, di realizzare politiche innovative, nel solco del campo democratico e del centrosinistra.

A confrontarsi con l’ex primo cittadino di Milano, oltre naturalmente a Dario Stefàno, saranno il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il Vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l’onorevole Bruno Tabacci.

All’incontro, moderato dal notista politico de La Repubblica Stefano Folli, è prevista la partecipazione di numerosi parlamentari di camera e senato.
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A Lecce, prove tecniche di centrosinistra vero

Prove tecniche di centrosinistra vero. Da Lecce parte il monito a tutte le forze per ricomporre un progetto di governo, democratico, forte e saldo a sinistra, che possa generare lo sviluppo del Paese. Partendo dalle città e dalle esperienze positive. Nel dibattito sull’attualità del pensiero gramsciano organizzato nel capoluogo salentino dal movimento La Puglia in più e dal suo presidente, il senatore Dario Stefàno, si sono confrontati più livelli istituzionali e forze politiche: Gennaro Migliore, sottosegretario al Ministero della Giustizia, Luigi Zanda, capogruppo del PD in Senato e i parlamentari sardi Luciano Uras e Roberto Capelli.
 
Presente con un video, a causa di impegni che gli hanno impedito di giungere a Lecce, Massimo Zedda, appena riconfermato sindaco di Cagliari con la stessa coalizione di centrosinistra del 2011. “Il dibattito di Lecce – ha detto Zedda  - è un primo passo di un percorso che mi auguro ci riporti a quel progetto che ha visto insieme tutte le forze che hanno composto il centrosinistra negli ultimi 20 anni e che a Cagliari ci ha consentito la vittoria al primo turno. Il segreto? Il governo della città sui temi, sui progetti, la discussione, anche vivace, su come garantire il programma che presentammo ai cagliaritani nel 2011. I cittadini hanno valutato come abbiamo amministrato e l’approccio che abbiamo avuto con la città, che non è mai stato ideologico, ma fondato sulle idee per lo sviluppo della città. Mi auguro che la nostra esperienza possa essere un valore da portare anche a livello nazionale”.
 
Il dibattito ha toccato diversi argomenti, partendo dal Brexit si è discusso di Europa, del ruolo che deve avere il nostro Paese, soffermandosi sull'opportunità di riprendere la traccia di un centrosinistra di governo e per il cambiamento.

Il sottosegretario Migliore ha sottolineato il tema dello spazio politico: “che – ha detto -  contesto dai tempi di Rifondazione e di cui si sono appropriati altri soggetti. Una formazione di sinistra deve abbracciare elementi solidi di cultura politica e scegliere, ad esempio, di stare dalla parte di chi non ha voce, senza però usare la sofferenza come strumento di consenso. Assumersi la responsabilità significa coltivare una cultura politica. La lezione gramsciana da recuperare è quella di sconfiggere il massimalismo di una certa sinistra. Il PD non è solo un contenitore dentro cui ci sono identità diverse, ma uno spazio e un soggetto politico che si interroga su cosa fare di fronte ai cambiamenti in corso. Teniamo forti i nostri valori, ma lasciamo stare le ideologie nostalgiche”.
 
Anche il capogruppo PD al Senato Zanda ha ribadito il ruolo del suo partito: “Il Pd non rinuncerà mai a discutere, anche animatamente, al suo interno, poiché regge il Paese e regge la XVII legislatura italiana. Tutto il resto è polverizzato: il polo berlusconiano si è suddiviso in 4 gruppi, la Lega Nord si è scissa, al Senato abbiamo il gruppo misto più numeroso della storia d’Italia.  Il Senato, eletto col Porcellum, ha una maggioranza risicata -  è sempre stato così -  e  sinora ha retto bene: non c’è un solo provvedimento in cui non abbia fatto il suo dovere. A volte l’opposizione ha votato i nostri provvedimenti? Bene, se questo ci ha consentito il varo di leggi importanti. Il problema è che ci ritroviamo forze politiche che per fare dispetto al governo o alle forze antagoniste votano con le forze opposte alla loro identità, ai loro valori. Gramsci diceva che le masse non esisteranno mai se non verranno inquadrate in un partito politico e che è più facile portare le masse in un partito che trovare chi poi lo sappia guidare. La strada è fatta di grandi partiti popolari che abbiano un pensiero e una linea d’azione, noi dobbiamo raffinare questo pensiero e rendere solida la nostra organizzazione”.
 
No alle celle ideologiche anche dal senatore sardo Uras, a cui si riconosce la vittoria di Zedda a Cagliari, che ha motivato il no a Sinistra italiana: “perché – ha sottolineato -  quando ci siamo candidati con Italia Bene Comune abbiamo ricevuto dagli elettori un mandato: dare al nostro Paese un governo più avanzato possibile, sui valori dell’ecologia, della solidarietà, dello sviluppo. La storia di Gramsci dovrebbe insegnarci molto, a non rinchiuderci ad esempio nelle celle ideologiche. La sua è una storia straordinaria: povero e senza mezzi, in carcere diviene il filosofo tra i più illuminati, rompendo tutti i confini. Noi che un poco gramsciani ci sentiamo, mi chiedo: cosa ci impedisce di esserlo sempre e dovunque? perché dobbiamo chiuderci nelle celle ideologiche? L’ideologismo ti rinchiude dentro alla gabbia della testimonianza, dentro a quel “ciò che si dovrebbe fare”. Io preferisco il “ciò che si può fare”. La vittoria di Cagliari è stato uno sforzo collettivo consapevole, e quando il Pd non ci ha seguito ha perso, come in alcune aree della città metropolitana.  Affetto e rispetto per il PD, che serve a questo Paese e all’Europa”.
 
Di autocritica ha parlato l’onorevole Capelli, anch’egli sardo: “Concordo sul fatto che sarebbe poco serio modificare la legge elettorale alla luce degli ultimi avvenimenti come strategia per vincere. Credo che per il centrosinistra sia necessaria l’autocritica: non abbiamo fatto tutto bene, né tutto quello che ci eravamo ripromessi, non c’erano le condizioni, ma il compromesso qualche volta ci ha portato fuori strada. Dobbiamo tornare ad essere “partigiani” come ci ha insegnato Gramsci, nel senso di assumersi la responsabilità di prendere una posizione, l’indifferenza è nemica della democrazia. La maggioranza del popolo italiano che oggi non va più a votare è l’indifferenza che va combattuta. Come? Il futuro, lo dimostra Zedda, è nel mostrare come si fanno le cose, proponendo un progetto chiaro di centrosinistra, in cui deve essere forte anche la componente di centro. La serietà e la credibilità sono elementi forti da recuperare per aiutare i giovani a scegliere da che parte stare e portare i cittadini di nuovo a votare.”

Al senatore Stefàno le conclusioni: “Sono d’accordo con Zanda quando dice che occorre portare a casa provvedimenti utili al Paese, intercettando se necessario anche voti estranei.  Cosa diversa è però l’alleanza, come accaduto a Napoli: c’è un limite oltre il quale non si deve andare. Ogni volta che accade si perde, perché la gente non ci riconosce più. Il nostro obiettivo, anche in Puglia col nostro movimento, è quello di rinnovare un impegno partendo dal ruolo che ognuno di noi ricopre, provare a ricostruire un perimetro di centrosinistra che si affermi nelle comunità.  Ed essere dentro a quel progetto, da qualunque ruolo, anche quando non se ne è più alla guida, magari per convincere il leader di turno che sta abbracciando rotte pericolose. In Puglia abbiamo vissuto un’esperienza bellissima, anche grazia al fatto che Vendola si sia lasciato contaminare. Non si spiegherebbe il mio ingresso in giunta. Ma deve valere anche il contrario. La sinistra non può rinunciare ad un progetto per via del leader, ha il dovere di contaminare la traccia del governo e di trovare le risposte alle domande del Paese. Perché se i valori della sinistra non sono un impegno ma diventano un vezzo, la sinistra non è più un’opportunità ma diventa un peso per il Paese. Lo diceva Gramsci e io, pur non venendo da quella storia, mi ci riconosco”.
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