Agricoltura, in Puglia serve cambiare passo

La denuncia del presidente di Coldiretti Puglia di ieri e quella di qualche giorno fa del presidente di Confagricoltura Bari, sullo stallo delle misure del PSR Puglia, e non solo, certificano una situazione che sarebbe utile provare a sanare subito, per non mettere a rischio la sopravvivenza del comparto agroalimentare pugliese.
L’empasse su molti dei punti chiave per il settore agricolo pugliese, denunciato dalle associazioni dei produttori desta non poche preoccupazioni, in un momento di grandi cambiamenti e di grosse criticità per la Puglia agricola, alle prese non solo con la tragedia Xyella.

Il fatto che, dopo 2 anni, siano due grandi organizzazioni nazionali ad esprimere un giudizio così severo, libera tutti dall'imbarazzo che lo stesso possa venire confuso come valutazione politica e strumentali ad altri fini. Al contrario, chiama alla responsabilità di essere conseguenti per invertire la rotta rispetto ad un biennio che rischia di farsi riconoscere solo per l'assenza di scelte.

E’ evidente che serve un cambio di passo deciso e veloce, così come sono certo che il presidente Emiliano si farà carico di assicurare una soluzione a tale situazione, un cambio di passo, perché ne va della sopravvivenza del sistema.
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Xylella, ricalibrare sottomisura 5.2 del PSR dopo decisione Ue

A seguito delle buone notizie arrivate da Bruxelles che ha recentemente aperto alla possibilità di re-impianto di cultivar tolleranti nelle zone infette da Xylella, l'invito che rivolgo alla Regione è quello di congelare subito la sottomisura 5.2 del PSR, in attesa della decisione formale da parte dell'Ue del prossimo 20 giugno, per poi utilizzare quelle stesse risorse per agevolare e sostenere le aziende agricole nelle operazioni di reimpianto delle specie Leccino e Favolosa. 

L'apertura al reimpianto è una buonissima notizia e possiamo dirci fiduciosi: tutti gli elementi lasciano intendere che, fra circa un mese, si arriverà ufficialmente al via libera. Perché, allora, non utilizziamo le somme della 5.2, magari aumentandone la dotazione finanziaria, per sostenere l'impianto delle specie tolleranti che saranno autorizzate dagli esperti Ue?

L'obiettivo comune è salvare l'olivicoltura salentina e pugliese e possiamo farlo scommettendo, da subito e concretamente, su cultivar resistenti al batterio. La Regione ha il dovere di dare risposte al territorio e centrare gli obiettivi, ottimizzando al meglio le risorse pubbliche. Pertanto, si attivi per ricalibrare la sottomisura 5.2, che - ricordo - ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico e sostenere il potenziale produttivo danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici, anche e soprattutto in funzione delle decisioni concrete e ufficiali che fra un mese arriveranno dalla Ue.
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Xylella: Inadeguati i criteri di accesso agli indennizzi

La Regione Puglia ha prorogato dal 30 aprile 2017 al 31 maggio il termine delle domande per gli indennizzi per i danni causati dal batterio Xylella. Ma immaginare di proseguire in ordine sparso rischia di arrecare più danni della Xylella stessa.

La decisione, pubblicata lo scorso 27 aprile sul sito Psr Puglia, di far slittare il termine senza però nessuna revisione delle modalità di presentazione delle domande rischia di essere totalmente priva di efficacia.

Sul piatto, infatti, pesa in modo assai preoccupante la diffusa - e peraltro più volte evidenziata dalle associazioni di categoria - impossibilità di rendere queste risorse realmente accessibili in ragione del parametro selezionato per riconoscere i mancati redditi. Ma non è tutto: a preoccupare ulteriormente è la scelta operata con la sottomisura 4.1 relativa al sostegno agli investimenti nelle aziende agricole site nei territori pugliesi colpiti da Xylella. Con tale bando, si rischia di innescare un circuito di forti conflittualità tra aziende che insistono nei territori colpiti da Xylella. Si rischia di alimentare una insana, pregiudizievole ed esiziale competizione tra queste aziende. La caduta critica di questa misura, infatti, è nel fatto che in condizioni straordinarie, come quella attuale, non si può immaginare di operare secondo percorsi ordinari. Sarebbe stato più opportuno indire un bando totalmente dedicato alle aziende colpite da Xylella o, diversamente, approntare una selezione di criteri tarati sulla presenza di questo batterio killer, o, ancora, predisporre una plurimisura, partendo ad esempio dalla sottomisura 5.2 che ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici.

Una insufficiente capacità analitica pregiudica sempre l'azione amministrativa e, di conseguenza, rende più difficoltosa l'individuazione di strumenti realmente utili, ovvero capaci di rispondere agli effettivi bisogni del territorio. E sul tema xylella le aspettative del comparto sono note e chiare da tempo.
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Mipaaf tuteli vivaismo salentino

Lo scorso dicembre ho presentato un'interrogazione al Ministro dell'Agricoltura per capire quali misure stesse adottando per tutelare il vivaismo vitivinicolo salentino dalle iniziative commerciali sleali operate dai Paesi esteri, da quando il nostro territorio è stato dichiarato infetto da Xylella.

Studi scientifici escludono un contagio del batterio nei confronti del settore vitivinicolo. Inoltre, nessuno in Italia può vantare la qualità della produzione di barbatelle che può garantire il Salento.

C'è una sofferenza del nostro territorio e del tessuto produttivo.
ll ministero dovrebbe sostenere i nostri produttori e non abbandonarli a se stessi.

Ieri il viceministro ha risposto. Ho replicato dichiarandomi assolutamente insoddisfatto della sua risposta.

(guarda il video)
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Stop a pratica dell’acqua calda per barbatelle, ridiamo fiato a settore

Ho presentato un'interrogazione al Ministro Martina. Bisogna adoperarsi, nel più breve tempo possibile, sia in ambito comunitario che in quello nazionale, per eliminare l'obbligo della procedura straordinaria di trattamento in acqua calda delle barbatelle. Gli ulteriori studi confermano la non trasmissibilità della Xylella fastidiosa alla vitis vinifera. Occorre consentire di superare questo ulteriore, dispendioso e inutile aggravio nel processo produttivo.
Dopo la decisione Ue del 2015 sulle misure per impedire l'introduzione e la diffusione della Xylella fastidiosa il settore del vivaismo viticolo salentino ha subito il severo e stringente blocco di qualsiasi attività. A settembre 2015 le risultanze scientifiche dei test di patogenicità condotti dal CNR di Bari riferivano della non trasmissibilità del patogeno alla vitis vinifera. L’UE ha conseguentemente rimosso il blocco al commercio delle barbatelle provenienti dalle zone colpite, ma, per il principio della precauzionalità, ha imposto il trattamento in acqua calda di tutto il materiale vivaistico salentino.
Un processo che vessa, sotto molteplici e gravi profili, l'attività degli operatori, costretti ad attivare ulteriori procedure straordinarie, dispendiose economicamente e che producono una dilatazione dei tempi di lavorazione delle piante.
Lo scorso 29 marzo, l'EFSA ha pubblicato lo studio delle indagini condotte per suo conto dal Centro Nazionale delle Ricerche in base alle quali la causa dell'epidemia fitosanitaria che sta causando il disseccamento degli olivi salentini è attribuita al batterio della Xylella fastidiosa. Lo studio riporta che gli agrumi, la vite e il leccio non soccombono al ceppo pugliese del batterio. Gli esperimenti condotti su campo hanno dimostrato, infatti, che nessuna pianta di agrumi, vite o leccio è risultata positiva per X. Fastidiosa dopo esposizione alla sputacchina infetta. Analogamente le stesse piante non si sono infettate in modo sistemico né hanno sviluppato sintomi sospetti, se inoculate sperimentalmente.
Non c’è ragione scientifica quindi per proseguire con il trattamento in acqua calda. Ridiamo fiato al settore, colpito sin qui ingiustamente.
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Xylella, Governo risponda a messa in mora Ue

Pubblico di seguito la lettera inviata questa mattina al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina a seguito del rischio di procedura di infrazione Ue nei confronti del nostro Paese.

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Sembrerebbe avviata, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per il ritardo accumulato nell'attuazione delle misure di eradicazione della Xylella Fastidiosa in Puglia. Salvo ormai improbabili dietrofront dell'ultimo minuto, la Commissione europea, in queste ore, opterà per l'invio all'Italia di una lettera di messa in mora per la violazione delle disposizioni Ue.

Oltre al danno causato dal batterio alle colture, ora rischiamo, dunque, anche la beffa delle sanzioni comunitarie che, come ben saprai, si tradurrebbero anche in pesanti misure di embargo nei confronti dell'intero comparto vivaistico pugliese già duramente colpito in questi mesi dall'incresciosa vicenda.

Non conosciamo ancora quali modalità caratterizzeranno la procedura d'infrazione, quali argomentazioni saranno addotte e con quali priorità. Siamo però al cospetto di un'evoluzione che era stata già paventata e che mette in evidenza, oggi più che mai, un approccio meramente burocratico da parte dell'Ue nella risoluzione di criticità sui territori ma che, allo stesso tempo, ci impone anche di offrire, una volta per tutte, elementi forti di chiarezza ed un'azione determinata e coraggiosa. Dalla Puglia, ma soprattutto  dal Governo nazionale.

In casi come questo, la variabile "tempo" assume un ruolo fondamentale, soprattutto se si pensa che il batterio si diffonde più velocemente degli interventi di contrasto già programmati, che i ricorsi al Tar ritardano i provvedimenti e che il coinvolgimento di nuove figure sembra, ogni volta, voler mettere in discussione gli studi ed i giudizi autorevoli che il mondo della scienza ha già condiviso.

Abbiamo a disposizione 60 giorni per rispondere. Non c'è, dunque, più tempo e il Governo deve battere subito un colpo e farsi sentire con una proposta impregnata di coraggio con la quale avanzare un'ipotesi di finanziamento maggiore per la ricerca ma anche di ristoro ai produttori e ai titolari dei terreni colpiti, più congruo rispetto al sacrificio al quale sono chiamati oggi.

Questa, ci tengo a ribadire non è una vicenda solo della Puglia, pertanto il Governo deve incentivare una sua azione di presenza, se non vuole che l'emergenza si espanda oltre l'attuale perimetro, da qui a qualche mese.

Fiducioso di un Tuo celere riscontro, Ti saluto caramente.
Dario Stefàno
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Preoccupante parere EFSA su vite e Xylella

Ho letto il parere dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a conclusione di studi ed esperimenti condotti in Puglia per verificare se esiste o meno il rischio che la vite possa essere potenzialmente una pianta ospite della Xylella Fastidiosa. Il parere è preoccupante. Anzi, è a tratti sconcertante. Il Governo ora è chiamato a schierarsi al fianco dei nostri viticoltori.
Preoccupano le conclusioni dello studio perché ignorano del tutto le difficoltà e i rischi che corrono le aziende del vivaismo vitivinicolo, che con il loro lavoro hanno permesso al comparto pugliese di diventare il secondo polo in Italia per produzione e commercializzazione. Il parere provoca addirittura sconcerto perché non fa altro che vanificare gli sforzi dei ricercatori pugliesi, come a non volerne riconoscere la validità a livello scientifico.
Una prima decisione accettabile, intanto potrebbe essere quella di concedere l'autorizzazione all'espianto e alla commercializzazione, rendendo obbligatorio il cosiddetto trattamento con acqua calda HWT, metodo che la stessa EFSA ha etichettato come affidabile per impedire la trasmissione del batterio e che potrebbe essere autorizzato dal comitato fitosanitario. Una procedura che, in attesa di una soluzione ideale, assicurerebbe certamente l'immunità delle viti, permettendo così la loro commercializzazione.
E' del tutto evidente che, per ottenere questa soluzione momentanea, il Governo è chiamato a una vera e propria battaglia, come mai è stata fatta finora, prima della riunione prevista a Bruxelles per lunedì prossimo, nella quale ci auguriamo possa prevalere il buonsenso. Anche i nostri parlamentari europei hanno il dovere di porsi a presidio contro quella che si sta traducendo in un’ingiustizia a tutti gli effetti ai danni delle aziende del settore a rischio collasso e dell'economia del nostro territorio.
L'Europa non ci può chiedere di riconoscerci nelle sue regole e poi disconoscere il lavoro che i nostri organismi hanno messo in campo con grande professionalità e responsabilità.

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Xylella, l'audizione di Silletti non è stata esauriente

Oggi abbiamo ascoltato il Commissario Straordinario Silletti in Commissione Agricoltura del Senato ma l'appuntamento non ha soddisfatto le aspettative perchè restano molte le domande ancora senza risposta. Avevo richiesto l’audizione con l’intento di ricevere una fotografia dettagliata sulle necessità emerse nella fase operativa del Piano Silletti e poter portare alcune proposte risolutive già nella discussione dei prossimi giorni sulla Legge di Stabilità. Tutto ciò non è accaduto.

La diffusione del batterio, come ci è stato spiegato, è più veloce dell'attuazione degli interventi contenuti nel Piano. Il commissario Silletti ha condiviso con noi lo stato dell’arte, riferendo la presenza di evidenti difficoltà attuative, ma non ha illustrato eventuali specifiche indicazioni su come rimuoverne le cause o rendere meno difficoltosa l'attuazione. Penso, ad esempio, a misure per favorire un maggiore coinvolgimento dei titolari degli impianti produttivi.

Resto poco convinto su due ulteriori elementi: se è vero che l'operatività di Silletti e del suo Piano, come è stato ribadito anche oggi, è rigidamente ancorata ai binari tracciati dalle norme italiane ed europee, come mai i provvedimenti relativi all'attuazione degli interventi previsti dal Piano vengono puntualmente stoppati dai Tar, vanificando l’efficacia del risultato finale?.

E poi se è confermata l'esistenza di una varietà colturale, il Leccino, che resiste al batterio, perché non si propone al Ministro Martina di affiancare all'attività di eradicazione, un'iniziativa di reimpianto della specie di ulivo che manifesta resistenza? E' possibile davvero immaginare che l'indennizzo di circa 140 euro sia giusto per un agricoltore che perde una pianta, magari anche millenaria? A queste domande non abbiamo ricevuto risposta.

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