Agricoltura o è sostenibile o non è

Fra qualche giorno a Bruxelles decideranno sull'eventuale rinnovo o meno per i prossimi dieci anni della licenza europea all'utilizzo del Glifosato. Sono convinto, quanto il Ministro Martina, che occorra in sede europea ribadire ancora una volta una posizione chiara e netta: l’agricoltura o è sostenibile o non è agricoltura, il che significa che non può, e non deve, assolutamente recare danni ad ambiente o salute pubblica.

Le ragioni evidenziate dal centro di ricerca sul cancro dell’Istituto Ramazzini sono sacrosante e ricalcano quelle contenute in un altro importante studio redatto, in un recente passato, dai ricercatori dello IARC, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro, che classificava il glifosato come probabile agente cancerogeno per l’uomo, capace di intaccare il nostro Dna. Già nel 2015, ho presentato un’interrogazione per chiedere chiarezza sul glifosato, sostanza utilizzata in quasi mille prodotti comuni per l’agricoltura, il giardinaggio e alla base di uno degli erbicidi più diffusi: il tristemente famoso "Round Up" della Monsanto.  

La ricerca scientifica purtroppo non è ancora in grado di chiarire le incertezze relative alla cancerogenicità del Glifosato/Roundup sollevate nel tempo dalle diverse Agenzie. Servirà qualche anno ancora ma, invece di chiedere all’Europa di dimezzare il periodo di licenza all’utilizzo, portandolo da 10 a 5 anni, come suggerisce la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice del Centro di ricerca sul cancro 'Cesare Maltoni' dell'Istituto Ramazzini di Bologna confidando nell’arrivo dei risultati di uno studio a lungo termine, io andrei oltre e chiederei addirittura la sospensione definitiva della licenza per poi riattivarla in qualsiasi momento successivamente, in totale assenza di rilevazioni preoccupanti. Con la salute pubblica non si scherza e, come si suol dire in questi casi, prevenire è meglio che curare.

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Xylella, focus torni su contenimento

Condivido, di seguito, la mia lettera inviata a Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ma aperta a tutto il mondo politico.

Gentile Ministro, Caro Maurizio,

torno a scriverTi, dopo aver appreso la notizia di nuovi focolai di Xylella Fastidiosa nella zona del brindisino, precisamente a Ceglie Messapica (in zona di contenimento), Cisternino e Ostuni (in zona cuscinetto), episodio che desta non poche preoccupazioni su un significativo nuovo avanzamento del batterio in altre aree della Puglia.

Voglio condividere con Te, che dall'inizio hai seguito con attenzione l'evoluzione del fenomeno, e anche con il resto del mondo politico, quella che reputo essere ormai la necessità di ribadire una consapevolezza: la Xylella non è la fantasia di qualcuno, né una suggestione. La Xylella è un fatto vero, accertato, che sta continuando, purtroppo, a procurare danni al patrimonio olivicolo, alle nostre produzioni salentine e a minacciare nuove zone della puglia e del paese.

Quello che mi permetto, pertanto, di tornare a rivolgerTi è l'invito ad uno sforzo collettivo: occorre, prima di ogni altra cosa, lavorare per superare la fase della ricerca affannosa dei colpevoli e smetterla di inseguire, e assecondare, i populisti e le più disparate tesi complottistiche. Bisogna superare le incertezze che, purtroppo, hanno sin qui caratterizzato l'azione degli organismi preposti alla gestione di questa drammatica vicenda.

La politica ha una grande responsabilità e siamo chiamati, tutti, a farcene carico. Dobbiamo dimostrare maturità e capacità di evitare che una discussione tecnico-scientifica, come quella sull'avanzamento di un patogeno, si trasformi in un tema strumentale a interessi di parte, come fino ad oggi in massima parte è accaduto.

È tempo che la politica smetta di introdursi nella valutazione dei risultati scientifici e che, quindi, torni nelle mani della relativa comunità.

Detto in modo ancora più chiaro: noi non siamo "deputati" ad individuare la cura del batterio. Questo spetta chiaramente alla scienza.

Semmai siamo chiamati a trovare, da una parte, una soluzione ai problemi che il batterio sta procurando agli agricoltori ed ai vivaisti di quei territori, oltre che complessivamente al patrimonio ambientale e paesaggistico, recuperando le risorse necessarie a fronteggiare un fenomeno che rischia di diventare irreversibile anche da un punto di vista sociale. E, dall'altra, a fornire adeguate risorse alla comunità scientifica affinchè possa trovare una cura a questo patogeno.

Solo in tal modo la politica contribuirebbe a restituire credibilità alla scienza, colpita, nel caso, dal diffondersi di teorie antiscientifiche infondate e da qualche scelta amministrativa distratta.

Non possiamo più permettere che l'oggetto delle nostre discussioni continui ad essere esclusivamente l'autorizzazione al reimpianto o il divieto di espianto degli ulivi monumentali. Battaglie legittime - per carità - ma che di fatto hanno finito per saturare il campo dell'effettiva battaglia per fermare l'avanzamento del batterio che, nel frattempo, ha ampiamente valicato i confini originari.

Il governo si faccia carico, quindi, della necessità di riportare la discussione sugli interventi da operare per evitare il dilagare del fenomeno, sulle attività di monitoraggio e contenimento; focus che sono stati letteralmente messi da parte dal momento in cui si è deciso di abbandonare il piano Silletti, elaborato - è bene ricordare - con il supporto della scienza nella piena osservanza delle norme comunitarie e nazionali che regolano la complessa materia delle fitopatie.

Occorre lavorare tutti insieme ad una azione collettiva che ha certamente bisogno di risorse adeguate ma anche di una nuova consapevolezza e di un coinvolgimento dell'intera comunità perché il ruolo di chi rappresenta le istanze dei cittadini non può certamente essere quello di dividere in fazioni la popolazione.

Sono fiducioso che Tu voglia condividere queste mie riflessioni facendoTi promotore di un nuovo approccio, magari avviando da subito un tavolo di raccordo tra Ministero, Regione e deputazione parlamentare pugliese per condividere un percorso comune e strutturato. Personalmente, come credo tutta la deputazione pugliese, sarò al Tuo fianco. 

Cordiali saluti.

Dario Stefàno

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Xylella, protesta olivicoltori è sacrosanta

Il problema Xylella, oggi, è più grosso di ieri. Non meno grosso.

La protesta degli olivicoltori, impegnati oggi nella manifestazione, è sacrosanta e le preoccupazioni dei vivaisti sono più che legittime.

Il comparto è al collasso ed è necessario, non più rinviabile, che chi ha responsabilità di governo nei territori compia scelte coraggiose e concrete. In sintonia con le tesi scientifiche e con la ricerca, in collaborazione con il governo centrale e la Ue.

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Essere progressisti al tempo della crisi

Da una parte abbiamo alcuni incoraggianti (sebbene ancora deboli) segnali di ripresa, come quello sulla produzione industriale che è cresciuta più delle previsioni registrando un +2,8% su base annua. Dall'altra stiamo assistendo al consolidarsi di disuguaglianze che fanno tremare le gambe, non ultima quella registrata dalla Boston Consulting Group che vede l'1,2% delle famiglie italiane detenere oltre il 20% della ricchezza finanziaria. Con un Paese, il nostro, che viaggia, a dirla tutta, in controtendenza rispetto al dato europeo e a quello globale dove la ricchezza registra crescite rispettivamente del 3,2% e del 5,3%. Il finale è sempre uguale: la ricchezza comunque crescerà ma resterà sempre nelle mani di pochi, allargando sempre più la forbice tra ricchi e poveri. 

Abbiamo, dunque, due alternative: scegliere di continuare a produrre discussioni interminabili sulle leadership, percorrere il terreno di scontri pretestuosi, animare competizioni interne con l'inevitabile rischio di avvitarci, oppure fare una scommessa, in primis con noi stessi, e poi con l'Europa per creare una provvista di risorse necessarie per il rilancio dell'economia nazionale, il sostegno all'occupazione, la ridistribuzione della ricchezza, l'infrastrutturazione di alcune aree del Paese come Sud e Isole, che subiscono la crisi.

Non uno scontro tra Italia e Europa, che costituirebbe l'harakiri in un momento così delicato per l'Italia e per l'Eurozona ma una partita da giocare sulla e per la flessibilità, per superare questi anni grigi di austerity che hanno impoverito gran parte della popolazione del Vecchio Continente. La presenza di tetti rigidi alla spesa pubblica può avere effetti dannosi, sia nel caso di percorsi recessivi come quello che stiamo tutt'ora attraversando, ma anche nei periodi di espansione economica. 

Pertanto, ben venga il deficit al limite del 2,9%. Innanzitutto non sfora il parametro del 3% e poi ci consente di aprire alla possibilità di generare crescita, liberando risorse pubbliche. Certo, a patto però che, a partire da domani, si scelgano, con criterio e con la più ampia partecipazione possibile, le misure e gli interventi che meglio possono sostenere il rilancio dell'Italia. 
Penso, ad esempio, al sostegno al settore agricolo, al Made In Italy e all'export italiano, alla pianificazione di una politica industriale che possa favorire i timidi segnali positivi che arrivano dalla produzione industriale ma che apra anche ad interventi a sostegno di nuove filiere, cultura in primis. Ma anche l'avvio di una stagione nuova per il Paese, con un programma pluriennale di assetto idrogeologico, e per il Mezzogiorno, con una strategia di investimenti in infrastrutture e di ammodernamento dei territori. 

Se si ha una visione davvero progressista, occorre fare questo.
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Xylella, ricalibrare sottomisura 5.2 del PSR dopo decisione Ue

A seguito delle buone notizie arrivate da Bruxelles che ha recentemente aperto alla possibilità di re-impianto di cultivar tolleranti nelle zone infette da Xylella, l'invito che rivolgo alla Regione è quello di congelare subito la sottomisura 5.2 del PSR, in attesa della decisione formale da parte dell'Ue del prossimo 20 giugno, per poi utilizzare quelle stesse risorse per agevolare e sostenere le aziende agricole nelle operazioni di reimpianto delle specie Leccino e Favolosa. 

L'apertura al reimpianto è una buonissima notizia e possiamo dirci fiduciosi: tutti gli elementi lasciano intendere che, fra circa un mese, si arriverà ufficialmente al via libera. Perché, allora, non utilizziamo le somme della 5.2, magari aumentandone la dotazione finanziaria, per sostenere l'impianto delle specie tolleranti che saranno autorizzate dagli esperti Ue?

L'obiettivo comune è salvare l'olivicoltura salentina e pugliese e possiamo farlo scommettendo, da subito e concretamente, su cultivar resistenti al batterio. La Regione ha il dovere di dare risposte al territorio e centrare gli obiettivi, ottimizzando al meglio le risorse pubbliche. Pertanto, si attivi per ricalibrare la sottomisura 5.2, che - ricordo - ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico e sostenere il potenziale produttivo danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici, anche e soprattutto in funzione delle decisioni concrete e ufficiali che fra un mese arriveranno dalla Ue.
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Mipaaf tuteli vivaismo salentino

Lo scorso dicembre ho presentato un'interrogazione al Ministro dell'Agricoltura per capire quali misure stesse adottando per tutelare il vivaismo vitivinicolo salentino dalle iniziative commerciali sleali operate dai Paesi esteri, da quando il nostro territorio è stato dichiarato infetto da Xylella.

Studi scientifici escludono un contagio del batterio nei confronti del settore vitivinicolo. Inoltre, nessuno in Italia può vantare la qualità della produzione di barbatelle che può garantire il Salento.

C'è una sofferenza del nostro territorio e del tessuto produttivo.
ll ministero dovrebbe sostenere i nostri produttori e non abbandonarli a se stessi.

Ieri il viceministro ha risposto. Ho replicato dichiarandomi assolutamente insoddisfatto della sua risposta.

(guarda il video)
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Intervento su disastro ferroviario in Puglia

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, oggi anche in quest'Aula sono ricorrenti parole come «dolore», «strazio», «profondo cordoglio»; confesso però, al di fuori di ogni ritualità, che sono i sentimenti che da ieri mattina mi stringono come un nodo alla gola e mi investono, non solo come senatore della Repubblica e come cittadino italiano, ma soprattutto - lo comprenderete - come pugliese. Da ieri si susseguono nella mente le immagini di quelle lamiere diventate briciole, di quei volti del dolore che dalle campagne pugliesi hanno raggiunto l'Italia intera, ma anche degli uomini e delle donne a me vicine, amiche o solo conoscenti, che percorrono giornalmente quel tratto di strada, quel pezzo di 70 chilometri di ferrovia ancora una volta macchiata di sangue e dolore, un dolore che io credo ingiusto e inaccettabile.

Davanti a questa tragedia il primo imperativo categorico deve essere la necessità di non dare vita a inopportuni esercizi di sciacallaggio politico in ogni direzione sia dal centro verso la periferia - le Regioni - sia in senso contrario. Allo stesso modo, ci corre l'obbligo di non vestire questo terribile incidente come un'ignobile occasione per sistemare conti di natura politica. È il momento di superare la narrazione che solitamente si innesta sul limitare di queste tragedie; una narrazione che diventa, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, caro collega Buemi, quasi un incantesimo maledetto, perché, superata l'emergenza, tutto ritorna dannatamente come prima, o almeno quasi tutto, se pensiamo a chi rimarrà con il dolore straziante della perdita di un proprio caro.

Rincuorano - non sembri superfluo che lo rimarchi anche io - la pronta risposta della macchina dei soccorsi, la grande solidarietà del popolo italiano e la generosità dei pugliesi; ma non basta: occorre che ciò sia da monito ad agire con solerzia e oculatezza.

Ringrazio sinceramente, quindi, il ministro Delrio per la relazione puntuale e misurata sul tragico evento di ieri, ma anche per la reazione immediata (e, dopo di lui, del Presidente del Consiglio) nel recarsi sul luogo di questo spaventoso scontro. Signor Ministro, oggi, secondo me, da quest'Assemblea e dal Parlamento italiano, ma - soprattutto - dalla polvere di quella terra rossa, arsa e riarsa dal sole cocente delle campagne di Andria e Corato, deve emergere la volontà di agganciare finalmente e definitivamente l'innovazione nel sistema delle infrastrutture per tutto il nostro Paese: tutto e non solo di un pezzo.

L'Italia è divisa in due, caro collega Buemi. Cari colleghi, non ci sono sofismi e tantomeno sofisti in grado di azzardarsi ad affermare e sostenere il contrario. E l'Italia non è divisa in due parti per mera responsabilità del popolo del Sud o di chi lo amministra. Guardiamo alla realtà con la lealtà che si deve ad un'intera comunità che si interroga.

Essere leali significa, ad esempio, non indugiare sulle cifre. Ne riferisco solo una, semplice, ma rumorosa ed emblematica, riportata stamane da alcuni organi di informazione: i 5 miliardi di investimenti indirizzati con lo sblocca Italia del 2014 alle infrastrutture sono distribuiti nel seguente modo: 60 milioni di euro - ripeto, 60 milioni - a Sud di Firenze e tutto il resto al Nord. In altre parole, l'1,2 per cento contro il 98,8 per cento.

Caro collega Buemi, caro collega della Lega Nord, questi sono i numeri. In poche parole, quello che si spende per quadruplicare il solo tratto che collega Lucca a Pistoia è pari a tutta la spesa che spetta all'intero Mezzogiorno. Insisto solo per continuare a dar forma a questa mostruosità: in tutto il Sud i treni pendolari sono meno di quelli della sola Lombardia. Come se non bastasse, stretti nella tenaglia di mancati investimenti nelle infrastrutture, tutto quello che rimane viene ulteriormente spolpato e aggredito dalla politica di riduzione dei costi - la cosiddetta spending review - operata sia dal pubblico che dal privato spesso nella direzione peggiore, quella che morde sulla carne viva delle persone, dei più deboli. Il trasporto pubblico locale morde lì.

L'elemento che oggi emerge da quelle lamiere sbriciolate, allora, è che sulla tratta Bari Nord non era ancora attivo un sistema di segnalazione dei binari occupati, ossia un sistema di sicurezza che blocchi il treno in caso di ingombro sui binari. Binari, questi, interessati negli ultimi decenni da numerosi incidenti (più di 120 incidenti negli ultimi quindici anni) e da altrettante, troppe vittime, che hanno accompagnato l'esistenza di quel pezzo di infrastruttura ferroviaria. Numeri che restituiscono di fatto la certezza che quanto avvenuto ieri sul quel tratto di ferrovia pugliese non può essere inquadrato esclusivamente nella fattispecie dell'errore umano.

Signor Ministro, colleghi, nella doverosa ricerca dell'errore umano, dobbiamo avere il coraggio di non limitare il nostro sguardo al dito, ma dobbiamo obbligatoriamente mirare alla luna. Attribuire per intero la colpa al fonogramma o al mancato fonogramma, ad una telefonata fatta o mancata, ad una sbagliata interpretazione del "via libera" da parte di uno dei macchinisti o di tutti e due significa non comprendere e continuare ad ignorare, ancora nel 2016, che in alcune parti dell'Italia non si è operato opportunamente per applicare ovvi e già operanti sistemi che riducono l'errore umano, riducono il rischio e aumentano la sicurezza. Non possiamo ricercare la distrazione del macchinista se continuiamo ad ignorare quella del legislatore, e quindi anche nostra, nell'affrontare la questione dell'inadeguatezza delle infrastrutture in alcune Regioni del nostro Paese. È un problema vero di coesione.

Studenti e lavoratori - tutti pendolari - ci raccontano di una condizione delle ferrovie regionali e locali insopportabile. E in questo momento il mio pensiero torna alle Ferrovie del Sud-Est, che ci narrano un racconto di sprechi e di scandali al quale io spero questo Governo voglia finalmente porre rimedio, che non è solo un freno, ma una dannata zavorra per lo sviluppo di queste terre, un vergognoso disagio a cui in casi come questo si aggiunge anche l'aggravante di rischio.

Concludo questo mio intervento, signor Presidente, chiedendo ed invocando un intervento straordinario da parte del Governo e un impegno immediato da parte delle istituzioni competenti. Altrimenti si rischia veramente di fare anche questa volta oltraggio alle vittime e di continuare a perpetrare tale delitto nei confronti di un intero territorio e di un'intera comunità che si interroga.
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Intervento a seguito dell'informativa del Governo in Senato sul disastro ferroviario avvenuto in Puglia (Seduta Pubblica  n. 659 del 13/07/2016)
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Export vino: Codici nomenclatura combinata per risolvere un'ingiustizia

Dall’importante lavoro svolto da Ismea e di Wine Monitor - Nomisma, sull’export vinicolo delle regioni italiane, emerge quella che a mio avviso è un’evidente ingiustizia, tutta a scapito del Sud e soprattutto a svantaggio di regioni come la Puglia o la Sicilia. I codici di nomenclatura possono aiutare a “tracciare” gli scambi e ricostruire dati più aderenti al vero”. Lo ha dichiarato oggi in conferenza stampa, convocata per le 11:30 nella Sala Nassirya di Palazzo Madama, il senatore Dario Stefàno a proposito del calcolo dei dati export del vino, attraverso cui si evidenzia una mancata corrispondenza tra il luogo di origine del prodotto e la località di sdoganamento.

“Non mettiamo in discussione il prezioso e puntuale lavoro di Ismea - precisa Stefàno - puntiamo invece i riflettori su quella che appare come una “pigrizia burocratica” che va a pregiudicare le performance di alcune ragioni tra le quali la Puglia”

“Basta osservare - ha proseguito Stefàno – dal punto di vista statistico, l'incremento della propensione all’export della regione dove avviene lo sdoganamento, a scapito appunto di quella di origine.  È il caso palese di regioni come il Piemonte e il Trentino, dove tale propensione è a 3 cifre percentuali (rispettivamente 141% e 173%). Quindi - continua Stefàno - se è logico che una regione non possa esportare più del 100% di quanto produce, come opportunamente segnalato nello stesso report di ISMEA, tuttavia da questa percentuale "dopata" scaturiscono e si determinano ricadute penalizzanti e pesanti per interi territori. Una su tutte, la ripartizione dei fondi OCM vino che costruisce le sue determinazioni avvalendosi anche dei dati Istat (come quelli in questione) fino ad arrivare a possibili interessi di appeal commerciali o per investimenti che i privati potrebbero realizzare e che le attuali evidenze statistiche, per alcuni casi, potrebbero addirittura scoraggiare”.

“Per sanare questa distorsione della lente statistica - aggiunge Stefàno - intendo proporre la convocazione di un tavolo tecnico presso il MIPAAF, coadiuvato da ISMEA, Agenzia delle Dogane e ISTAT, affinché vengano redatti, per le regioni mancanti, i codici di nomenclatura combinata mediante i quali sarà possibile ricostruire il vero dato circa la propensione all'export delle regioni nonché contribuire a migliorare il sistema di informazioni su tali scambi”.

“Un’ iniziativa – conclude Stefàno – che ribadisce la centralità e l’importanza dell'origine dei prodotti, sulla quale l'Italia non può permettersi alcun tentennamento”.

"Siamo in presenza - afferma Andrea Gabbrielli, intervenuto accanto a Stefàno in conferenza - di un paradosso: più cresce l’export di vino del Sud, più cresce la propensione all’export delle regioni del nord dalla logistica più sviluppata. Infatti l’attuale sistema di rilevazione dei dati export fa riferimento al luogo di sdoganamento e di fatto non tiene conto dell’origine del prodotto. Tutto ciò risulta particolarmente penalizzante per tutte le regioni meridionali e in particolare Puglia e Sicilia, che in questi anni hanno fatto grandi sforzi per l’internazionalizzazione. Si tratta di riconoscere, anche dal punto di vista statistico, questa realtà dei fatti. Il vino italiano è competitivo perché tutti contribuiscono al suo successo nello stesso modo".

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