Xylella, ricalibrare sottomisura 5.2 del PSR dopo decisione Ue

A seguito delle buone notizie arrivate da Bruxelles che ha recentemente aperto alla possibilità di re-impianto di cultivar tolleranti nelle zone infette da Xylella, l'invito che rivolgo alla Regione è quello di congelare subito la sottomisura 5.2 del PSR, in attesa della decisione formale da parte dell'Ue del prossimo 20 giugno, per poi utilizzare quelle stesse risorse per agevolare e sostenere le aziende agricole nelle operazioni di reimpianto delle specie Leccino e Favolosa. 

L'apertura al reimpianto è una buonissima notizia e possiamo dirci fiduciosi: tutti gli elementi lasciano intendere che, fra circa un mese, si arriverà ufficialmente al via libera. Perché, allora, non utilizziamo le somme della 5.2, magari aumentandone la dotazione finanziaria, per sostenere l'impianto delle specie tolleranti che saranno autorizzate dagli esperti Ue?

L'obiettivo comune è salvare l'olivicoltura salentina e pugliese e possiamo farlo scommettendo, da subito e concretamente, su cultivar resistenti al batterio. La Regione ha il dovere di dare risposte al territorio e centrare gli obiettivi, ottimizzando al meglio le risorse pubbliche. Pertanto, si attivi per ricalibrare la sottomisura 5.2, che - ricordo - ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico e sostenere il potenziale produttivo danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici, anche e soprattutto in funzione delle decisioni concrete e ufficiali che fra un mese arriveranno dalla Ue.
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Mipaaf tuteli vivaismo salentino

Lo scorso dicembre ho presentato un'interrogazione al Ministro dell'Agricoltura per capire quali misure stesse adottando per tutelare il vivaismo vitivinicolo salentino dalle iniziative commerciali sleali operate dai Paesi esteri, da quando il nostro territorio è stato dichiarato infetto da Xylella.

Studi scientifici escludono un contagio del batterio nei confronti del settore vitivinicolo. Inoltre, nessuno in Italia può vantare la qualità della produzione di barbatelle che può garantire il Salento.

C'è una sofferenza del nostro territorio e del tessuto produttivo.
ll ministero dovrebbe sostenere i nostri produttori e non abbandonarli a se stessi.

Ieri il viceministro ha risposto. Ho replicato dichiarandomi assolutamente insoddisfatto della sua risposta.

(guarda il video)
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Intervento su disastro ferroviario in Puglia

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, oggi anche in quest'Aula sono ricorrenti parole come «dolore», «strazio», «profondo cordoglio»; confesso però, al di fuori di ogni ritualità, che sono i sentimenti che da ieri mattina mi stringono come un nodo alla gola e mi investono, non solo come senatore della Repubblica e come cittadino italiano, ma soprattutto - lo comprenderete - come pugliese. Da ieri si susseguono nella mente le immagini di quelle lamiere diventate briciole, di quei volti del dolore che dalle campagne pugliesi hanno raggiunto l'Italia intera, ma anche degli uomini e delle donne a me vicine, amiche o solo conoscenti, che percorrono giornalmente quel tratto di strada, quel pezzo di 70 chilometri di ferrovia ancora una volta macchiata di sangue e dolore, un dolore che io credo ingiusto e inaccettabile.

Davanti a questa tragedia il primo imperativo categorico deve essere la necessità di non dare vita a inopportuni esercizi di sciacallaggio politico in ogni direzione sia dal centro verso la periferia - le Regioni - sia in senso contrario. Allo stesso modo, ci corre l'obbligo di non vestire questo terribile incidente come un'ignobile occasione per sistemare conti di natura politica. È il momento di superare la narrazione che solitamente si innesta sul limitare di queste tragedie; una narrazione che diventa, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, caro collega Buemi, quasi un incantesimo maledetto, perché, superata l'emergenza, tutto ritorna dannatamente come prima, o almeno quasi tutto, se pensiamo a chi rimarrà con il dolore straziante della perdita di un proprio caro.

Rincuorano - non sembri superfluo che lo rimarchi anche io - la pronta risposta della macchina dei soccorsi, la grande solidarietà del popolo italiano e la generosità dei pugliesi; ma non basta: occorre che ciò sia da monito ad agire con solerzia e oculatezza.

Ringrazio sinceramente, quindi, il ministro Delrio per la relazione puntuale e misurata sul tragico evento di ieri, ma anche per la reazione immediata (e, dopo di lui, del Presidente del Consiglio) nel recarsi sul luogo di questo spaventoso scontro. Signor Ministro, oggi, secondo me, da quest'Assemblea e dal Parlamento italiano, ma - soprattutto - dalla polvere di quella terra rossa, arsa e riarsa dal sole cocente delle campagne di Andria e Corato, deve emergere la volontà di agganciare finalmente e definitivamente l'innovazione nel sistema delle infrastrutture per tutto il nostro Paese: tutto e non solo di un pezzo.

L'Italia è divisa in due, caro collega Buemi. Cari colleghi, non ci sono sofismi e tantomeno sofisti in grado di azzardarsi ad affermare e sostenere il contrario. E l'Italia non è divisa in due parti per mera responsabilità del popolo del Sud o di chi lo amministra. Guardiamo alla realtà con la lealtà che si deve ad un'intera comunità che si interroga.

Essere leali significa, ad esempio, non indugiare sulle cifre. Ne riferisco solo una, semplice, ma rumorosa ed emblematica, riportata stamane da alcuni organi di informazione: i 5 miliardi di investimenti indirizzati con lo sblocca Italia del 2014 alle infrastrutture sono distribuiti nel seguente modo: 60 milioni di euro - ripeto, 60 milioni - a Sud di Firenze e tutto il resto al Nord. In altre parole, l'1,2 per cento contro il 98,8 per cento.

Caro collega Buemi, caro collega della Lega Nord, questi sono i numeri. In poche parole, quello che si spende per quadruplicare il solo tratto che collega Lucca a Pistoia è pari a tutta la spesa che spetta all'intero Mezzogiorno. Insisto solo per continuare a dar forma a questa mostruosità: in tutto il Sud i treni pendolari sono meno di quelli della sola Lombardia. Come se non bastasse, stretti nella tenaglia di mancati investimenti nelle infrastrutture, tutto quello che rimane viene ulteriormente spolpato e aggredito dalla politica di riduzione dei costi - la cosiddetta spending review - operata sia dal pubblico che dal privato spesso nella direzione peggiore, quella che morde sulla carne viva delle persone, dei più deboli. Il trasporto pubblico locale morde lì.

L'elemento che oggi emerge da quelle lamiere sbriciolate, allora, è che sulla tratta Bari Nord non era ancora attivo un sistema di segnalazione dei binari occupati, ossia un sistema di sicurezza che blocchi il treno in caso di ingombro sui binari. Binari, questi, interessati negli ultimi decenni da numerosi incidenti (più di 120 incidenti negli ultimi quindici anni) e da altrettante, troppe vittime, che hanno accompagnato l'esistenza di quel pezzo di infrastruttura ferroviaria. Numeri che restituiscono di fatto la certezza che quanto avvenuto ieri sul quel tratto di ferrovia pugliese non può essere inquadrato esclusivamente nella fattispecie dell'errore umano.

Signor Ministro, colleghi, nella doverosa ricerca dell'errore umano, dobbiamo avere il coraggio di non limitare il nostro sguardo al dito, ma dobbiamo obbligatoriamente mirare alla luna. Attribuire per intero la colpa al fonogramma o al mancato fonogramma, ad una telefonata fatta o mancata, ad una sbagliata interpretazione del "via libera" da parte di uno dei macchinisti o di tutti e due significa non comprendere e continuare ad ignorare, ancora nel 2016, che in alcune parti dell'Italia non si è operato opportunamente per applicare ovvi e già operanti sistemi che riducono l'errore umano, riducono il rischio e aumentano la sicurezza. Non possiamo ricercare la distrazione del macchinista se continuiamo ad ignorare quella del legislatore, e quindi anche nostra, nell'affrontare la questione dell'inadeguatezza delle infrastrutture in alcune Regioni del nostro Paese. È un problema vero di coesione.

Studenti e lavoratori - tutti pendolari - ci raccontano di una condizione delle ferrovie regionali e locali insopportabile. E in questo momento il mio pensiero torna alle Ferrovie del Sud-Est, che ci narrano un racconto di sprechi e di scandali al quale io spero questo Governo voglia finalmente porre rimedio, che non è solo un freno, ma una dannata zavorra per lo sviluppo di queste terre, un vergognoso disagio a cui in casi come questo si aggiunge anche l'aggravante di rischio.

Concludo questo mio intervento, signor Presidente, chiedendo ed invocando un intervento straordinario da parte del Governo e un impegno immediato da parte delle istituzioni competenti. Altrimenti si rischia veramente di fare anche questa volta oltraggio alle vittime e di continuare a perpetrare tale delitto nei confronti di un intero territorio e di un'intera comunità che si interroga.
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Intervento a seguito dell'informativa del Governo in Senato sul disastro ferroviario avvenuto in Puglia (Seduta Pubblica  n. 659 del 13/07/2016)
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Export vino: Codici nomenclatura combinata per risolvere un'ingiustizia

Dall’importante lavoro svolto da Ismea e di Wine Monitor - Nomisma, sull’export vinicolo delle regioni italiane, emerge quella che a mio avviso è un’evidente ingiustizia, tutta a scapito del Sud e soprattutto a svantaggio di regioni come la Puglia o la Sicilia. I codici di nomenclatura possono aiutare a “tracciare” gli scambi e ricostruire dati più aderenti al vero”. Lo ha dichiarato oggi in conferenza stampa, convocata per le 11:30 nella Sala Nassirya di Palazzo Madama, il senatore Dario Stefàno a proposito del calcolo dei dati export del vino, attraverso cui si evidenzia una mancata corrispondenza tra il luogo di origine del prodotto e la località di sdoganamento.

“Non mettiamo in discussione il prezioso e puntuale lavoro di Ismea - precisa Stefàno - puntiamo invece i riflettori su quella che appare come una “pigrizia burocratica” che va a pregiudicare le performance di alcune ragioni tra le quali la Puglia”

“Basta osservare - ha proseguito Stefàno – dal punto di vista statistico, l'incremento della propensione all’export della regione dove avviene lo sdoganamento, a scapito appunto di quella di origine.  È il caso palese di regioni come il Piemonte e il Trentino, dove tale propensione è a 3 cifre percentuali (rispettivamente 141% e 173%). Quindi - continua Stefàno - se è logico che una regione non possa esportare più del 100% di quanto produce, come opportunamente segnalato nello stesso report di ISMEA, tuttavia da questa percentuale "dopata" scaturiscono e si determinano ricadute penalizzanti e pesanti per interi territori. Una su tutte, la ripartizione dei fondi OCM vino che costruisce le sue determinazioni avvalendosi anche dei dati Istat (come quelli in questione) fino ad arrivare a possibili interessi di appeal commerciali o per investimenti che i privati potrebbero realizzare e che le attuali evidenze statistiche, per alcuni casi, potrebbero addirittura scoraggiare”.

“Per sanare questa distorsione della lente statistica - aggiunge Stefàno - intendo proporre la convocazione di un tavolo tecnico presso il MIPAAF, coadiuvato da ISMEA, Agenzia delle Dogane e ISTAT, affinché vengano redatti, per le regioni mancanti, i codici di nomenclatura combinata mediante i quali sarà possibile ricostruire il vero dato circa la propensione all'export delle regioni nonché contribuire a migliorare il sistema di informazioni su tali scambi”.

“Un’ iniziativa – conclude Stefàno – che ribadisce la centralità e l’importanza dell'origine dei prodotti, sulla quale l'Italia non può permettersi alcun tentennamento”.

"Siamo in presenza - afferma Andrea Gabbrielli, intervenuto accanto a Stefàno in conferenza - di un paradosso: più cresce l’export di vino del Sud, più cresce la propensione all’export delle regioni del nord dalla logistica più sviluppata. Infatti l’attuale sistema di rilevazione dei dati export fa riferimento al luogo di sdoganamento e di fatto non tiene conto dell’origine del prodotto. Tutto ciò risulta particolarmente penalizzante per tutte le regioni meridionali e in particolare Puglia e Sicilia, che in questi anni hanno fatto grandi sforzi per l’internazionalizzazione. Si tratta di riconoscere, anche dal punto di vista statistico, questa realtà dei fatti. Il vino italiano è competitivo perché tutti contribuiscono al suo successo nello stesso modo".

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Made in Italy salvato ancora in calcio d'angolo

Sono intervenuto in Aula al Senato per la dichiarazione di voto sul ddl Legge Europea. Di seguito il mio intervento.
Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, io oggi vorrei impiegare il tempo previsto per la dichiarazione di voto per andare un po' oltre la mera illustrazione delle ragioni e delle motivazioni che portano il mio Gruppo ad astenersi dal voto sui provvedimenti al nostro esame. Voglio infatti provare a lanciare un ulteriore SOS per sottolineare quel dato ormai macroscopico e preoccupante che senza un radicale cambio di marcia continuerà a sconquassare e dilaniare gli interessi del nostro Paese in Europa. Infatti anche oggi quanto verrà approvato - perché credo verrà approvato - di fatto non andrà ad aggredire adeguatamente ed efficacemente la radice e la ragione di cui il provvedimento in esame è un mero effetto e che è possibile riassumere nel vuoto di politica che l'Italia sconta da troppi anni in Europa. Credo sia ineludibile avviare una discussione profonda, un'analisi critica e chirurgica sulla tipologia e la graduazione del rapporto tra il Parlamento nazionale, i rappresentati nazionali nel Parlamento europeo e gli organi di decisione dell'Unione stessa. La discussione congiunta della legge europea, da un lato e, delle risoluzioni sulle priorità dell'Unione per il 2016 e sulla relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015, dall'altro, ci palesa in modo plastico questa assenza di un valido, capace ed efficace interlocutore della politica e delle politiche italiane a livello europeo, di una valida ed efficace rappresentanza a difesa dei nostri interessi nazionali.

Oggi infatti abbiamo rischiato - ed abbiamo evitato questo rischio solo in calcio d'angolo - due diversi tipi di provvedimenti, due iniziative distinte, ma che potevano rappresentare l'ex ante e l'ex post di questa grave assenza. Da un lato infatti, con la risoluzione n. 56, voteremo certamente un'agenda dei sogni, con la quale impegniamo il Governo ad adoperarsi in sede europea per scongiurare la Brexit, a far valere i principi di solidarietà e di leale collaborazione nella drammatica gestione dell'emergenza dei flussi migratori, a rivedere il superato Trattato di Dublino, a far rispettare i principi e valori della nostra Costituzione (quale?) nei contenuti del TTIP, a contrastare le azioni di usurpazione, evocazione e imitazione delle indicazioni geografiche DOP e IGP italiane e, così a seguire, molti altri nobili impegni dichiarati. Ma allo stesso tempo, dall'altra parte, stavamo per approvare la legge europea 2015, che altro non è e che altro non sarebbe potuta essere che una sorta di norma-patteggiamento, una norma-sanatoria dei contrasti tra l'ordinamento nazionale e quello europeo (ma non nel nostro interesse). Una norma che è difficile da mandar giù - e sarebbe stata ancor più difficile da mandar giù, se non ci fosse stato l'intervento di stralcio dell'articolo 3 - perché porta in sé l'amaro sapore del burocratese e, ricalcando i tratti della prassi, trova la propria approvazione solo perché consente alle casse dello Stato di evitare di incorrere in sanzioni che producono effetti negativi sulla finanza pubblica.

Anche quest'anno, quindi, in nome di una soluzione veloce dei casi di pre-infrazione, rischiavamo di immolare sull'altare delle direttive europee alcune produzioni agricole italiane di particolare rilievo qualitativo e identitario. Purtroppo è qui che si riscontra e si sconta l'assenza di un vero peso politico del nostro Paese in Europa, che - sia ben chiaro - non può continuare ad essere barattato con il risultato, positivo ma troppo modesto, di una riduzione del numero delle infrazioni dell'Italia, anche perché le ricadute di questo saldo e di questa chiusura delle infrazioni si abbattono sempre e si schiantano, come vere e proprie mannaie, su un comparto produttivo strategico, qual è appunto quello agroalimentare.

L'articolo 1 di questo provvedimento è - consentitemi - quasi un epitaffio sulla produzione italiana e soprattutto sulla produzione italiana di qualità dell'olio di oliva. Insomma questa Europa, dopo aver invaso e dopato il mercato con l'olio tunisino, dopo averci regalato disciplinari insopportabili come le indicazioni geografiche protette, adesso ci obbliga ad abrogare la previsione di un termine minimo di conservazione degli oli di oliva. Questa misura chiaramente non ha ricadute dirette nei confronti di prodotti e produzioni non di qualità; ma in Italia, dove le produzioni di qualità abbondano, prevedere una misura del genere, abbandonarsi ad accettare una misura del genere, segna un danno di assoluta rilevanza. E allora ecco che lo stralcio dell'articolo 3 è certamente una nota positiva ed è una scelta saggia; ma è una riduzione del danno, perché ci espone comunque ad una procedura di infrazione che non dovrebbe nemmeno aver motivo di esistere. Credo infatti che dovremmo avere la capacità politica di intervenire prima nei processi regolamentari dell'Unione europea.

Ed ecco, quindi, che l'auspicato rafforzamento e consolidamento del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, previsto nella risoluzione n. 59, diventa una necessità non più rinviabile e impellente, perché occorre coordinare la partecipazione dell'Italia ai meccanismi decisionali dell'Europa, nella fase sia ascendente che discendente della normativa europea, ed occorre essere preparati nell'approccio della risoluzione dei casi di contenzioso e precontenzioso. Occorre istituire una vera e propria task force, per rappresentare e difendere le produzioni e i territori italiani. Si tratta - ed è bene ricordarlo sempre - di andare a difendere principi che si trovano implicitamente espressi nell'idea stessa dell'unione dei popoli europei, dove il rispetto e la tutela delle differenze, delle peculiarità e delle tipicità costituiscono una declinazione portante e fondante dell'idea stessa di Europa. L'invito e l'auspicio che faccio, anche qui oggi, è quello che il Governo, nei diversi tavoli negoziali, mantenga con fermezza la salvaguardia degli interessi italiani e che non deleghi sempre rappresentanti distratti; ma sono altrettanto consapevole che, al Parlamento di Bruxelles, scontiamo l'assenza di un fronte politico unito, capace realmente di coordinare e strutturare la difesa e la tutela dei nostri interessi, anche attraverso delle alleanze strategiche con gli altri Paesi.

Alla luce di queste considerazioni, in coerenza con i voti espressi gli scorsi anni su tali prassi normative, che non sembrano cambiare, e per l'immancabile senso di responsabilità, ribadisco l'astensione squisitamente e prettamente politica del Gruppo su questo provvedimento, che ha purtroppo una natura troppo e solo burocratica.
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Legge Europea fa male a Made in Italy

La Legge Europea 2015 in esame al Senato rischia di essere un vero è proprio cavallo di Troia per il comparto agricolo italiano. Spero in uno slancio finale di buon senso da parte del Governo, affinché possano essere rinegoziate misure che penalizzano significativamente il nostro Paese.
Se, per un verso, è vero che questo provvedimento consentirebbe all'Italia di non incorrere in sanzioni, è anche altrettanto evidente, d'altra parte, che pone una pesantissima ipoteca su alcuni capisaldi del Made In Italy, come ad esempio l'olio d'oliva.
Già nelle prime battute, all'art. 1 il testo impone di abrogare la previsione di un termine minimo per la conservazione dell'olio di oliva. Se associamo questa specifica misura all'abolizione dei dazi per l'olio tunisino, contribuiremo a scavare la fossa per la nostra produzione olivicola di qualità.
Per citare un altro esempio, l'art 2, che regolamenta l'etichettatura del miele, obbliga a non indicare il Paese d'origine in etichetta. Ciò significa che, in caso di miscele di mieli, l'etichetta indicherà solo che il prodotto è con mieli originari o non originari dell'Ue. E ancora, l'art. 3, quello riguardante l'etichettatura dei prodotti alimentari, identifica il Paese d'origine del prodotto con il luogo di ultima trasformazione sostanziale. Immaginate cosa potrà succdere nel caso.
Spero che il governo si ravveda e cambi linea. E' ancora in tempo per evitare di dare un ulteriore contributo alla demolizione dell'identità italiana e del made in Italy.
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Stop a pratica dell’acqua calda per barbatelle, ridiamo fiato a settore

Ho presentato un'interrogazione al Ministro Martina. Bisogna adoperarsi, nel più breve tempo possibile, sia in ambito comunitario che in quello nazionale, per eliminare l'obbligo della procedura straordinaria di trattamento in acqua calda delle barbatelle. Gli ulteriori studi confermano la non trasmissibilità della Xylella fastidiosa alla vitis vinifera. Occorre consentire di superare questo ulteriore, dispendioso e inutile aggravio nel processo produttivo.
Dopo la decisione Ue del 2015 sulle misure per impedire l'introduzione e la diffusione della Xylella fastidiosa il settore del vivaismo viticolo salentino ha subito il severo e stringente blocco di qualsiasi attività. A settembre 2015 le risultanze scientifiche dei test di patogenicità condotti dal CNR di Bari riferivano della non trasmissibilità del patogeno alla vitis vinifera. L’UE ha conseguentemente rimosso il blocco al commercio delle barbatelle provenienti dalle zone colpite, ma, per il principio della precauzionalità, ha imposto il trattamento in acqua calda di tutto il materiale vivaistico salentino.
Un processo che vessa, sotto molteplici e gravi profili, l'attività degli operatori, costretti ad attivare ulteriori procedure straordinarie, dispendiose economicamente e che producono una dilatazione dei tempi di lavorazione delle piante.
Lo scorso 29 marzo, l'EFSA ha pubblicato lo studio delle indagini condotte per suo conto dal Centro Nazionale delle Ricerche in base alle quali la causa dell'epidemia fitosanitaria che sta causando il disseccamento degli olivi salentini è attribuita al batterio della Xylella fastidiosa. Lo studio riporta che gli agrumi, la vite e il leccio non soccombono al ceppo pugliese del batterio. Gli esperimenti condotti su campo hanno dimostrato, infatti, che nessuna pianta di agrumi, vite o leccio è risultata positiva per X. Fastidiosa dopo esposizione alla sputacchina infetta. Analogamente le stesse piante non si sono infettate in modo sistemico né hanno sviluppato sintomi sospetti, se inoculate sperimentalmente.
Non c’è ragione scientifica quindi per proseguire con il trattamento in acqua calda. Ridiamo fiato al settore, colpito sin qui ingiustamente.
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Risoluzione su Consiglio Europeo del 17 e 18 Marzo

Oggi in Senato il Presidente del CdM, Matteo Renzi ha fornito le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 17 e del 18 Marzo 2016. Io e il collega senatore Luciano Uras, abbiamo sviluppato una risoluzione con un approccio costruttivo, convinti che serva un confronto ampio sui problemi della Ue e siamo soddisfatti che il Governo l'abbia recepita, senza apportare alcuna modifica e che l'aula l'abbia votata a grande maggioranza.

L'Europa ha bisogno di aiuto ma deve anche poter dare sostegno. Il principio di solidarietà su cui si fonda l'Unione deve essere coraggiosamente declinato sia nella ricerca di soluzioni al fenomeno delle migrazioni, sia nella ricerca di una traccia per portarci fuori dalla crisi ed avviare un processo di crescita e sviluppo economico del Vecchio Continente.

E' del tutto evidente la necessità, in ambito europeo, di studiare strumenti e reperire risorse adeguate per affrontare il fenomeno migratorio che investe l'Europa, e non gli Stati-confine dell'Europa, così come occorre definire una politica fiscale di natura espansiva e un programma di investimenti pubblici e privati a beneficio del lavoro e della produzione, anche per evitare il rischio che i soli sforzi messi in campo dalla BCE siano vani.

Occorre un perimetro di confronto più ampio sul futuro del nostro continente. Occorre più Europa e non meno Europa.

::: Di seguito la risoluzione presentata

Il Senato, 

sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016;

premesso che il predetto Consiglio europeo sarà incentrato su due questioni principali e, segnatamente, “Migrazione” e “Occupazione, crescita e competitività”, e che in tale sede si discuterà di ulteriori misure per affrontare la crisi migratoria e dei rifugiati nonché delle priorità per il semestre europeo 2016;

sulla prima delle questioni pesa la gravissima emergenza umanitaria connessa ai flussi migratori in atto verso i paesi dell’Unione Europea e, specificatamente, quelli che interessano la frontiera mediterranea di Italia e Grecia; pesano soprattutto le pesanti condizioni di vita sopportate dai migranti nel corso del loro tentativo di fuga dai paesi di origine e dai i concreti intollerabili rischi alla vita dei quali sono vittime sistematiche; 

pertanto, considerati i principi fondamentali di solidarietà che presiedono alle normative internazionali e comunitarie in materia di diritto di asilo e di intervento attivo a salvaguardia della vita dei migranti;

preso atto della necessità di rafforzare la cooperazione riguardo alla crisi migratoria e dei rifugiati, nonché delle iniziative proposte nel corso della recente riunione informale del Consiglio europeo ed in particolare in merito:

1. alla piena applicazione del codice frontiere Schengen anche allo scopo di controllare i flussi migratori irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali;

2. al rafforzamento dell’assistenza umanitaria ai rifugiati, nella attualità con riferimento particolare alla Grecia e alla gestione delle sue frontiere esterne; 

3. alla proposta di guardia costiera e di frontiera europea, già presentata dall'Italia durante il semestre di presidenza del Consiglio UE in funzione di un consistente rafforzamento del percorso di coesione politica dei Paesi membri;

4. alla capacità dell’Unione di promuovere e sostenere politiche condivise di contrasto attivo ad ogni tentazione xenofoba, persecutoria e lesiva dei diritti fondamentali dell’uomo, che costituirebbe grave pregiudizio del processo di unificazione europea e un ulteriore grave rischio per la pace;

5. alla necessità di proseguire il processo di riflessione sul futuro impianto della politica migratoria dell'Unione, compresa la revisione del regolamento di Dublino. 

Valutate le iniziative proposte ai fini del controllo dei flussi migratori sulle c.d. “frontiere” balcaniche; richiamando gli obblighi di ciascuno degli Stati membri e dell’Unione Europea per il necessario rigoroso rispetto di ogni normativa internazionale in materia di divieto di respingimento di un rifugiato verso i confini di territori in cui la vita o la libertà fossero minacciate per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a gruppo sociale o per opinioni politiche;.

Valutati gli impegni di massima assunti tra l'UE e la Turchia assunti nel vertice del 7 marzo u.s., deve necessariamente gravare la censura delle violazioni sistemiche operate da parte della Turchia di alcuni dei principi cardine su cui è costruita l'Europa stessa, tra i quali la libertà di stampa; 

riaffermata l’esigenza di rafforzamento delle iniziative di monitoraggio e assistenza dei migranti in mare, ai fini della loro sicurezza e della salvaguardia della loro vita; 

riaffermata, altresì, l’esigenza dei necessari controlli ai fini della sicurezza dei cittadini europei e delle istituzioni politiche, economiche, sociali e culturali nazionali ed europee;

impegna il Governo:

in riferimento alla “Migrazione”:

a sollevare l'opportunità, in sede europea, di valutare iniziative volte all'apertura di «canali di accesso legali e controllati» attraverso i paesi di transito in Europa ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti;

a ribadire la necessità e l'urgenza di un reale «diritto di asilo europeo», capace di superare i limiti dell'ormai anacronistico «Regolamento di Dublino»;

a garantire  nel funzionamento delle strutture necessarie allo svolgimento delle procedure di identificazione e registrazione rapida che sarà necessario istituire per sostenere i paesi più esposti ai nuovi arrivi (c.d “hot spots”) che siano rispettate integralmente e rigorosamente le normative in materia di asilo;

a richiedere nuovamente di implementare rapidamente il programma di ricollocamento affiancandolo alla creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza delle persone in arrivo; 

ad adoperarsi per garantire  in sede di Consiglio europeo che nell'accordo tra Unione Europea e Turchia sulla gestione dei rifugiati, siano previste le indispensabili prescrizioni a sicurezza della vita, incolumità fisica e morale dei migranti, e, in tale ambito, a far riconoscere come non diversamente riducibile il rispetto e la promozione di adeguati standard e pratiche democratiche, compresa la garanzia dei diritti fondamentali tra cui la libertà di espressione e di un giusto processo, nell'ambito del negoziato di adesione della Turchia all'Unione Europea;

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in relazione alla seconda questione relativa ai temi dell’occupazione, della crescita e dello sviluppo economico,  l’Unione Europea si trova in un momento, storico e politico, di delicata ed esiziale importanza, determinato da un complesso e grave combinato-disposto di fattori geopolitici e macroeconomici che tendono a produrre destabilizzanti fibrillazioni sulla tenuta e credibilità, da parte dei cittadini, delle stesse Istituzioni europee;

uno dei principi fondamentali su cui si fonda ed è stata costruita l'Unione stessa, ossia la solidarietà, è sempre più messo in discussione in ragione di un importante sforzo che l'Europa tutta è chiamata ad affrontare e a cui invece alcuni paesi sembrano rispondere con crescenti preoccupanti spinte regressive, divisive, protezionistiche, nazionalistiche e peggio ancora, di stampo razzista, che richiamano la memoria di tempi bui del secolo precedente;

il necessario imperativo "più Europa" consiste anche e soprattutto nella capacità di far ragionare Bruxelles con la testa, con i bisogni, con la condizione e le necessità di chi vive a contatto con questa vera e propria emergenza;

sotto il punto di vista economico, il protratto tasso di crescita economica modesto, in associazione alla bassa deflazione hanno di fatto reso meno efficaci le misure apprezzabili, comunque importanti e strategiche, poste in essere dalla Bce, rispetto alle quali servono selezionate politiche fiscali di natura espansiva, soprattutto a beneficio del lavoro e della produzione, in grado di bilanciare il "Patto per la stabilità e la crescita" fino ad oggi troppo declinato verso il rigore dei conti, il contenimento della spesa pubblica, la riduzione forzosa del debito;

i predetti comportamenti rischiano, ancora oggi, di favorire il permanere di situazioni di contrazione dell’iniziativa economica e rischi di stagnazione o, peggio, di recessione;

altro presupposto vincolante per un reale e virtuoso ritorno alla crescita dell’economia degli Stati europei rimane la scelta di individuare e declinare le modalità dell'istituendo aiuto di “stampo europeo” secondo necessarie differenziazioni in ragione delle diverse realtà che compongono l’Unione stessa - constatando la necessità di progettare politiche di rinascita economico-sociale dei mezzogiorno europeo, ed in particolare delle aree mediterranee in crisi occupazionale  e produttiva;

impegna il Governo:

in riferimento all'occupazione, crescita e competitività:

a valutare la possibilità nell'ambito dei lavori per il completamento dell'UEM, di una revisione dello statuto e delle finalità della BCE al fine di includere l'occupazione come obiettivo da perseguire; 

a sostenere la formazione di una dimensione finalmente sociale dell'Unione Europea, prevedendo uno studio enti comune di assicurazione contro la disoccupazione e valutando le possibilità di introdurre  un meccanismo di reddito minimo garantito e un regime di indennità minima di disoccupazione per l'intera area dell'euro, in modo tale da promuovere processi integrativi delle popolazioni dei singoli stati membri anche sotto il profilo delle garanzie; 

a proseguire le sue iniziative di riforma della politica economica europea e della politica di austerità,  anche in occasione della prevista valutazione del fiscal compact, promuovendo lo sviluppo attraverso la buona combinazione di investimenti pubblici e privati e l'adozione di una serie di interventi finanziari europei sulla formazione e la ricerca, come elementi essenziali di percorsi di innovazione e in funzione della realizzazione di un grande piano pluriennale di rinascita sociale, economico produttiva dell’Europa,;

a rivedere l'attuale proposta di un ministro unico del tesoro per la zona euro alla luce di alcuni requisiti fondamentali, quali la legittimazione democratica, l'attribuzione di funzioni di controllo e di pianificazione, la capacità di disporre di un proprio budget di risorse per programmi di investimenti europei;

a proporre che il bilancio pubblico europeo sia non più finanziato dai trasferimenti dei singoli Stati ma alimentato da una tassazione autonoma, al fine di garantirne l’autonomia nonché la capacità di imprimere una politica realmente europea;


ad adoperarsi per l'avvio di un percorso di riforma in senso propriamente democratico del complesso e a volte opaco processo decisionale in ambito europeo attraverso un più attivo ruolo del Parlamento europeo ed un migliore e più diretto coinvolgimento dei vari parlamenti nazionali;

a promuovere l'attivazione di una propria capacità di bilancio dell'area dell'euro per finanziare in particolare azioni anticicliche, riforme strutturali o parte della riduzione del debito sovrano; 

a proseguire le iniziative avviate, in vista  dell'imminente 60esimo anniversario della firma del Trattato di Roma, per  una campagna di comunicazione e informazione rivolta ai cittadini europei sugli importanti risultati finora traguardati e sulle conquiste che il cammino europeo ci ha fatto raggiungere al fine di rinvigorire la consapevolezza che l'Europa è il destino comune di tutti i popoli di questo continente, ma è anche l'opportunità di un sogno per chi fugge dalla guerra e dal terrore.

Sen. Dario Stefàno

Sen. Luciano Uras

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