Garantire trasporti da Lecce per Otranto e Gallipoli

Ho scritto una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Il diritto alla mobilità è garantito costituzionalmente: non deve essere un privilegio per pochi, o peggio ancora, un miraggio per chi, ad esempio, risiede o vuole raggiungere il basso Salento. È necessario che il Ministro Delrio si attivi in iniziative necessarie a garantire collegamenti e trasporti da Lecce verso Gallipoli e Otranto.

Lo scorso anno, in ragione di numerose proteste le Ferrovie del Sud Est, dopo ben 19 anni, avevano provveduto a ripristinare i collegamenti ferroviari della domenica sulla tratta Lecce-Otranto e su quella Lecce-Gallipoli nel periodo estivo. Rappresentava una risposta, seppur nella forma del minimo sindacale, ad una esigenza di mobilità che diventa più impellente durante la stagione turistica e nei giorni festivi.

Oggi, con cadenza ormai quasi giornaliera, i social network, e conseguentemente i quotidiani locali e nazionali, sono tornati a riferire di vere e proprie odissee vissute dai turisti che, una volta sbarcati all'aeroporto di Brindisi, si trovano costretti a viaggiare o stipati in carrozze vetuste, prive di aria condizionata, o addirittura, la domenica, a percorrere il tratto verso le località del Basso Salento esclusivamente con mezzi su gomma, senza alcuna comodità, e al limite dei livelli di sicurezza.

A fronte di un turismo in crescita, Ferrovie Sud Est continua a fornire un servizio non solo inadeguato e largamente al di sotto degli standard ma, addirittura, in casi come quello qui denunciato, nei fatti inesistente. Occorre che il governo si attivi per cercare, davvero e finalmente, una soluzione immediata e credibile.

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Eventi pubblici, garantire sicurezza ma riconsiderare effetti disposizioni

Ho scritto una lettera al Ministro dell'Interno, Marco Minniti, a seguito delle numerose rinunce, riportate anche dalla stampa, alla realizzazione di manifestazioni pubbliche, dopo la diffusione delle circolari sulla safety e security.

Garantire la sicurezza senza penalizzare i calendari culturali, impulso alla crescita dei territori. L’"insostenibilità economica della voce sicurezza” - come dichiarano molti organizzatori - ci fa, ahimè, assistere agli annullamenti a catena di eventi pubblici, anche i più rodati, che in molti casi sono motore di sviluppo territoriale. La sicurezza, che va garantita sempre e in ogni luogo, si può coniugare con uno sforzo che riconsideri alcuni effetti delle disposizioni?”

Ovviamente sono da condividere tout court le motivazioni delle disposizioni, in un periodo in cui l’Italia è a rischio medio di attacco terroristico e dopo i fatti di Torino. Tuttavia alcune di esse si traducono in deterrenti per gli organizzatori delle manifestazioni, con particolare riferimento ai soggetti pubblici, agli enti comunali e a quanti collaborano con essi. 
 
I costi per rispettare gli obblighi prescritti sono sopportabili per eventi con incassi corposi o realizzati da grosse strutture organizzative, mentre si rivelano pesanti, talvolta inattesi e proibitivi, per altri soggetti territoriali, magari impegnati da mesi nell’organizzazione. Mi riferisco a quegli eventi con cui si realizza una proposta culturale in linea con l’identità dei territori, come le sagre, le manifestazioni a tema, gli appuntamenti enogastronomici. A pagare un prezzo alto per questa combinazione di fattori sono proprio le iniziative che hanno ricadute rilevanti sotto il profilo sociale, economico e culturale, in quelle aree del Paese a forte vocazione turistica.

L’auspicio è che l'impegno più volte espresso di bilanciare la spesa per la sicurezza con quella per la cultura sia  ben visibile e rintracciabile, a tutti i livelli e che, dunque, i principi disposti per contrastare il terrorismo si possano coniugare con le attività culturali e di promozione dei territori.

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Sbloccare subito iter autorizzativo per gli agriturismi in Puglia

Condivido le preoccupazioni dell'Ordine degli Agronomi di Lecce sull'ingolfamento nella lavorazione delle autorizzazioni per l'avvio delle aziende agricole in Puglia. Non è ammissibile che a finire nelle spire dei vuoti normativi sia un settore in crescita e, con esso, quanti intendono cominciare a misurarsi in questo campo. La Regione Puglia si attivi immediatamente per risolvere questo paradosso, avocando a sé la possibilità di istruire le pratiche per l’avvio degli agriturismi.

Non possiamo nasconderlo: questa situazione incresciosa è figlia delle modifiche sugli assetti e sulle funzioni delle amministrazioni provinciali previste dalla riforma degli enti locali, la cosiddetta riforma Delrio, che hanno creato una serie di malintesi rispetto alle competenze in capo a ciascun livello amministrativo. Alcune competenze sottratte alle province stanno facendo andare in tilt i comuni, già vessati dai blocchi delle assunzioni che penalizzano gli organici, e questa è una di quelle. Se è vero che la riforma ha creato dei vuoti incredibili è anche vero che non si può assistere all’inerzia delle Regioni. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo alto, come al solito, siano i cittadini e chi ha voglia di intraprendere un’attività.

Ci troviamo, oltretutto, dinanzi a una circostanza ulteriormente aggravata perché in questa vicenda il danno riguarda uno dei settori che, nonostante la crisi e la recessione, sta registrando ogni anno trend in crescita, assicurando un aumento dei lavoratori indipendenti e dei lavori dipendenti e sta contribuendo alla promozione del nostro patrimonio rurale e delle nostre produzioni. Occorre, in ultimo, considerare - conclude Stefàno - che è attiva una misura del Piano di Sviluppo Rurale specifica per questo settore e il rischio è che venga penalizzato il territorio della provincia di Lecce.
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Ora norme per l'enoturismo

Oggi la Camera dei Deputati ha approvato in via  definitiva il Testo Unico sul Vino. E' una risposta che un settore vivace come quello del vino attendeva da tempo ed è un bene che sia arrivata con un impegno unanime e trasversale. Adesso pensiamo subito al prossimo step, concentriamoci sullo sviluppo di norme puntuali e innovative per regolare l'enoturismo, dimensione che purtroppo in questa prima fase è stata sacrificata.

Il settore può finalmente contare su un provvedimento che riordina la materia. È un bel passo avanti che però apprezzeremo ancora di più quando assoceremo ad esso un provvedimento ad hoc per l’enoturismo, vera front-line nel rapporto tra produttori e fruitori del vino italiano. I numeri sui flussi turistici e sui fatturati delle nostre cantine parlano chiaro e sono lì a ricordarci che la capacità di raccontare il vino, il wine-telling, è sempre più ricercata ma ha bisogno di un supporto legislativo.

Siamo i primi produttori al mondo per quantità e qualità: è arrivato il momento di costruire una filiera capace di raccontare il vino, dalla sua componente minerale a quella storica e culturale. Auspico si possa chiudere presto il cerchio per permettere agli operatori italiani del settore di continuare a crescere, raggiungendo vette sempre più alte e capitalizzando gli sforzi e gli investimenti fatti nella direzione di una capacità produttiva di qualità e autentica.
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In Puglia, Modello Briatore superato già da tempo

Tranne qualche caso isolato, in cui si misurano eccessi recuperabili, la Puglia ha dimostrato come si possano valorizzare le identità, avviando la composizione di un'offerta turistica matura a 360 gradi. Abbiamo appena iniziato un lavoro importante che va proseguito con determinazione e non siamo interessati a barattare la bellezza, le diversità, le tradizioni - che abbiamo recuperato con grande sacrificio  - con il 'modello Briatore' che qui in Puglia abbiamo già superato, anche perchè, nel frattempo, è cambiato anche il concetto di lusso. A Briatore ricordo che il network internazionale di Luxury Travel ha assegnato l'oro nella categoria "Best hotel of the year" a Borgo Egnazia, relais a cinque stelle pugliese immerso nelle campagne brindisine, mentre quasi unanimente ci vengono indicati in crisi sistemi che avevano investito proprio sul "modello briatore", Costa Smeralda in primis.

In questi anni, abbiamo lavorato per definire una strategia di recupero dei nostri tratti identitari e costruito una narrazione dei luoghi che ha portato riscontri incredibili. La Puglia ha un grande appeal ed è ormai, da qualche anno, tra le regine dell'estate. I risultati di oggi non sono un punto di arrivo ma di partenza e sono figli delle politiche pubbliche degli ultimi dieci anni e di sinergie vincenti con il tessuto imprenditoriale e con gli operatori di settore che hanno caratterizzato e diversificato l'offerta turistica attirando l'attenzione di tutto il mondo, anche dei turisti più esigenti ma senza cementificare la costa o realizzare night club.

Dopo gli sforzi profusi per ampliare e migliorare la rete degli aeroporti pugliesi, premiati con flussi di passeggeri dai trend sempre in crescita, sono convito che siano invece urgenti massicci investimenti pubblici in infrastrutture come linee ferroviarie e collegamenti veloci, metropolitane di superficie al posto delle FSE e dorsali capaci di connettere i territori. 

Se c'è una cosa che potrebbe dare una marcia in più al settore turistico, non solo pugliese, e rafforzare il concetto di Sistema Italia, è l'istituzione di un ministero ad hoc. Questa sì che è una necessità anche per gli imprenditori.
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Due Italie? E' risultato della secessione leghista

Chi ancora oggi pensa che non ci sia mai stata effettivamente una secessione leghista nel nostro Paese, sarà costretto a ricredersi. La secessione purtroppo c'è stata. E' economica. Ha diviso il Paese in due. E' impressa tra le righe del rapporto Istat.

Abbiamo sempre avuto l'impressione e, in verità, denunciato anche pubblicamente che le politiche del centrodestra, fortemente influenzate dall'approccio secessionista della lega, stessero portando a una divisione netta tra nord e sud. Oggi lo leggiamo chiaramente: il pil pro capite al Nord è il doppio di quello al meridione.

Sono stati rarissimi gli interventi concreti e strutturali che i vari governi centrali hanno attuato per risolvere un evidente squilibrio tra le due aree del Paese. Si è pensato di frenare, iniziativa costante nel tempo, questo scollamento attraverso timide iniziative di stampo emergenziale. Mancano piani organici per l'industria, manca una programmazione degli investimenti nei settori che registrano indici positivi, come turismo e agricoltura.

Non dobbiamo abituarci all'idea di un Mezzogiorno destinatario e ostaggio esclusivamente di promesse e proclami, dobbiamo chiedere più occasioni di confronto a partire da subito, riflettendo, per esempio, su che fine abbia fatto l'approfondimento del Masterplan per il sud.
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Referendum NoTriv: lavoriamo per il Si

Un’altra buona notizia per il nostro mare e per il turismo pugliese: dopo Petroceltic e Shell Italia anche l’inglese Transunion Petroleum ha rinunciato alle ricerche di gas e petrolio nel Golfo di Taranto e nel Canale di Sicilia. Incassiamo un altro buon risultato, ora dritti alla meta: il 17 aprile dovrà vincere il SI al referendum No-Triv.
Non importa se la ragione della rinuncia è forse nel rigetto parziale, come leggo dai giornali, delle istanze da parte del Ministero dello Sviluppo economico in attuazione della legge di Stabilità, che avrebbe comportato un notevole ridimensionamento delle aree interessate alle attività estrattive. Portiamo a casa un altro buon risultato. Questo importa a chi come noi è convinto dei notevoli rischi che le trivellazioni in mare potrebbero comportare per turismo e pesca, ma anche per chi come noi è consapevole della necessità di cambiare approccio verso l’approvvigionamento energetico.

Il 17 aprile, per la prima volta nella storia della Repubblica, saremo chiamati a votare un referendum richiesto dalle Regioni, tra cui la Puglia: ora occorre dare forza a questo importantissimo momento partecipativo, e andare compatti al voto per il Si.

La Puglia ha abbracciato un modello di sviluppo che vede nell’agricoltura, nel turismo e nel mare risorse dal potenziale straordinario, che necessitano di essere valorizzate anche da una politica energetica nazionale incentrata su un maggior utilizzo delle fonti alternative.

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Puglia regina dell'estate ma non ci sono treni

Perché a chi raggiunge la Puglia, e a chi decide di venirci in vacanza o per tornare a casa, è negata la possibilità di farlo in treno? Ci sono motivazioni precise dietro alla scelta di non aggiungere convogli in questo periodo in cui la Puglia è presa d’assalto dai turisti?. L'ho chiesto in una lettera al Ministro dei Trasporti, al Presidente e all’Amministratore delegato di Trenitalia, riportando la notizia, più volte ripresa dai quotidiani locali del Salento, delle rilevanti difficoltà nel raggiungere la Puglia in treno a causa dell'esaurimento dei posti messi a disposizione.

Si tratta di un disagio di dimensioni ed effetti rilevanti, considerata l'importanza e l'investimento che di fatto il turismo ricopre in Puglia, proclamata a più voci regina delle vacanze 2015 quale destinazione turistica, oltre ad essere un’insopportabile lesione di un servizio universale.

Ho difficoltà a comprendere i motivi per i quali non sono stati introdotti convogli speciali, che in occasione delle festività e delle ferie, consentono agli studenti, ai lavoratori fuori sede e ai turisti di raggiungere il Tacco d'Italia. Mi rimangono oscuri i nodi sulla mancata decisione di investire, anche solo per determinati periodi, su quella che attualmente sarebbe una "tratta positiva", scelta diametralmente opposta a quanto è stato fatto dalla Regione, ad esempio, incrementando il traffico aereo degli aeroporti di Bari e Brindisi.

E’ possibile conoscere le considerazioni maturate da Trenitalia e dal Ministero di fronte a tali fatti? E, soprattutto, sono previste iniziative per superare questa sgradevole impasse che sta producendo anche numerose controversie di natura legale?

E’ assurdo che l’unica opzione per i turisti o semplici passeggeri sia la scelta rassegnata di essere multati a bordo del treno pur di andare in vacanza o per fare ritorno a casa.

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