2 Giugno, un compleanno speciale

Il 2 giugno la Repubblica italiana compie 70 anni e per la Puglia in Più è un compleanno speciale. L’articolo 1 della Costituzione afferma che: la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.
Per la Puglia in Più il lavoro è un diritto, un principio di civiltà non negoziabile. Il lavoro è la carta di identità del cittadino nella società, senza lavoro infatti egli vive ai margini, nella solitudine con la paura di non riuscire!...
I Costituenti ebbero lo sguardo lungo e la mente lucida: capirono infatti che il lavoro favorisce la crescita dell’uomo, lo libera dal bisogno e lo promuove protagonista del progresso sociale. Il lavoro è luce che vince il buio, annulla la solitudine e supera la paura di non riuscire.
Oggi il lavoro non c’è e quello che rimane è profondamente cambiato. Il lavoro è stato la causa del miracolo economico degli anni ’70 dell’Italia: ha trasformato il nostro Paese da agricolo in potenza industriale. Dalla mancanza di lavoro nasce la crisi del nostro Bel Paese. Il Sud perde braccia ed intelligenze preziose. Il Meridione rischia di diventare un deserto sociale e non avere più futuro. Bisogna reagire. Tornare alla buona politica, al rispetto dei cittadini, non è solo un dovere sociale ma prima ancora morale. Bisogna lottare per difendere il diritto al lavoro nella modernità. Le tecnologie hanno trasformato il lavoro il digitale le relazioni sociali. Non c’è più la classe operaia per come la abbiamo conosciuta nel passato.
Anche il conflitto sociale è cambiato. Negli anni ’70 lo fecero i lavoratori e lo vinsero. Negli anni ’90 lo hanno fatto i ricchi e lo hanno vinto. La loro vittoria però ha portato tanta, molta povertà. L’altra grande lotta della modernità è quella di combattere le nuove povertà.
La Puglia in Più è un movimento che guarda con molto impegno la società che cambia e soffre la mancanza di lavoro perché è nata proprio per promuovere un futuro di società fondata sul diritto al lavoro e contro ogni forma di povertà.
Per noi della Puglia in Più i 70 anni della Repubblica sono un compleanno speciale perché la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.

[contributo del Prof Luigi Mangia]

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Non ho votato Napolitano ma dobbiamo ringraziarlo

Non ho votato Giorgio Napolitano nel 2013. E non ho mai condiviso la scelta di non aver concesso il voto agli Italiani nel 2011. La considero l'origine dei governi tecnici e delle maggioranze forzate che ha sdoganato la formula delle larghe intese. Non posso però negare che siano stati nove anni difficili, affannosi. Anni di crisi economica e sociale. Di crisi dei partiti e dei valori.
Di antipolitica.
Anni in cui Giorgio Napolitano si è trovato dinanzi ad un vuoto politico e a volte istituzionale. Si è trovato a vivere in prima persona, mettendoci la faccia, le difficoltà di un Paese in mano ad una classe dirigente spesso incapace di fare le scelte migliori.
Dobbiamo in qualche modo dirgli grazie.
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Ho scritto al Presidente Napolitano per lo Sblocca Italia

Ho scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per manifestare alcune mie preoccupazioni in merito alla discussione dello "Sblocca Italia". I tempi così stretti del passaggio in Aula del testo ci privano della possibilità di trattare in maniera adeguata e approfondita un provvedimento che, in alcune sue parti, investe temi socio produttivi rilevanti che incrociano il tessuto connettivo del sistema Paese.

Ecco il testo della lettera che ho inviato oggi al Presidente Napolitano.

Roma, 29 ottobre 2014

On.le Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Piazza del Quirinale
00187 Roma

sento il dovere di sottoporre alla Sua sempre avveduta attenzione una questione che scaturisce dalla conversione in legge del decreto legge 133 del 12 settembre 2014, cosiddetto "Sblocca Italia".
Come Ella ben saprà, il testo, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, sarà inviato all'Aula del Senato non prima del prossimo 30 ottobre, ossia, a soli 12 giorni dalla scadenza del termine di conversione.
É proprio in ragione del combinato disposto dei tempi così stretti e delle rilevanti disposizioni contenute nel suddetto decreto legge, che sono a rappresentarLe la mia preoccupazione per il venir meno, da parte del Senato, della possibilità di trattare in maniera adeguata e approfondita un provvedimento che, in alcune sue parti, investe temi socio produttivi che incrociano il tessuto connettivo del sistema Paese.
La mia lettera a Lei, Signor Presidente, è quindi un appello affinchè sia data la giusta valorizzazione costituzionale all'azione del Parlamento, assicurando un più stretto raccordo con le istanze della società civile, un efficace controllo sull'attività del Governo e una produzione legislativa delle Camere per come prevista dal dettato costituzionale. In particolare, ritengo necessario che venga superato l'eccessivo e spesso ingiustificato ricorso alla decretazione d'urgenza, l'ormai rituale ricorso ai voti di fiducia sui maxi emendamenti, favorendo in tal modo una coerente, sul piano costituzionale, ridefinizione del procedimento legislativo sia per le leggi di iniziativa governativa e parlamentare che per quelle di iniziativa popolare.
Specificatamente, il Senato, nei prossimi giorni, si troverà a discutere un provvedimento di tale importanza, così come il nome stesso evoca, con appena 12 giorni di tempo per l'attività emendativa e di analisi del testo.
Per esprimere meglio le preoccupazioni dei territori, Le porto, come esempio, l'art. 38 del decreto in oggetto, il quale dispone una liberalizzazione-deregolamentazione delle norme poste dal Legislatore a tutela dell'ambiente e dei beni comuni. In dettaglio, suddetto articolo prevede una tecnica di ricerca di idrocarburi denominata "air gun", pratica che la comunità scientifica è concorde nell'attribuirle danni irreversibili per l'intero ecosistema marini, a cui occorre aggiungere gli effetti negativi a livello socio economico che questo tipo di pratica di prospezione può arrecare all'intero sistema socio produttivo riguardante la pesca e il turismo.
Come senatore della Repubblica, Le riporto quindi la mia totale preoccupazione sui contenuti del provvedimento in esame. Medesime preoccupazioni che hanno già mobilitato numerosi cittadini, comitati e associazioni che si oppongono a misure che nulla hanno a che vedere con il rilancio dell'economia e lo sviluppo del Paese.
Le giungano i miei ossequiosi saluti

Sen. Dario Stefàno

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Impeachment, non ho partecipato al voto per dovere istituzionale

In linea con la prassi degli organi di garanzia, ho ritenuto doveroso non partecipare alla votazione sulla proposta di archiviazione del procedimento d'accusa nei confronti del Presidente Napolitano.
Prendo, infatti, parte all'apposito Comitato in qualità di presidente della Giunta Elezioni e Immunità parlamentari del Senato. E' bene quindi chiarire che si è trattato di una mia mancata partecipazione al voto per ragioni istituzionali e non per motivazioni politiche, come quelle espresse dal rappresentante del gruppo di Forza Italia. Ho ritenuto doveroso attenermi a questa prassi che ormai ha una valenza consuetudinaria, tanto più che la procedura di archiviazione non ha visto una proposta da parte del relatore (il presidente La Russa) ma la presentazione di una proposta da parte di singoli gruppi politici nella loro più totale autonomia. Una particolarità, questa, che si è aggiunta al voto per appello nominale in una sede per la quale non vi erano precedenti. Anche per questi elementi procedurali nuovi non ho partecipato al voto finale.

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