Xylella: Inadeguati i criteri di accesso agli indennizzi

La Regione Puglia ha prorogato dal 30 aprile 2017 al 31 maggio il termine delle domande per gli indennizzi per i danni causati dal batterio Xylella. Ma immaginare di proseguire in ordine sparso rischia di arrecare più danni della Xylella stessa.

La decisione, pubblicata lo scorso 27 aprile sul sito Psr Puglia, di far slittare il termine senza però nessuna revisione delle modalità di presentazione delle domande rischia di essere totalmente priva di efficacia.

Sul piatto, infatti, pesa in modo assai preoccupante la diffusa - e peraltro più volte evidenziata dalle associazioni di categoria - impossibilità di rendere queste risorse realmente accessibili in ragione del parametro selezionato per riconoscere i mancati redditi. Ma non è tutto: a preoccupare ulteriormente è la scelta operata con la sottomisura 4.1 relativa al sostegno agli investimenti nelle aziende agricole site nei territori pugliesi colpiti da Xylella. Con tale bando, si rischia di innescare un circuito di forti conflittualità tra aziende che insistono nei territori colpiti da Xylella. Si rischia di alimentare una insana, pregiudizievole ed esiziale competizione tra queste aziende. La caduta critica di questa misura, infatti, è nel fatto che in condizioni straordinarie, come quella attuale, non si può immaginare di operare secondo percorsi ordinari. Sarebbe stato più opportuno indire un bando totalmente dedicato alle aziende colpite da Xylella o, diversamente, approntare una selezione di criteri tarati sulla presenza di questo batterio killer, o, ancora, predisporre una plurimisura, partendo ad esempio dalla sottomisura 5.2 che ha come scopo specifico quello di ripristinare il patrimonio agricolo e zootecnico danneggiato da calamità, avversità ed eventi catastrofici.

Una insufficiente capacità analitica pregiudica sempre l'azione amministrativa e, di conseguenza, rende più difficoltosa l'individuazione di strumenti realmente utili, ovvero capaci di rispondere agli effettivi bisogni del territorio. E sul tema xylella le aspettative del comparto sono note e chiare da tempo.
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Sbloccare subito iter autorizzativo per gli agriturismi in Puglia

Condivido le preoccupazioni dell'Ordine degli Agronomi di Lecce sull'ingolfamento nella lavorazione delle autorizzazioni per l'avvio delle aziende agricole in Puglia. Non è ammissibile che a finire nelle spire dei vuoti normativi sia un settore in crescita e, con esso, quanti intendono cominciare a misurarsi in questo campo. La Regione Puglia si attivi immediatamente per risolvere questo paradosso, avocando a sé la possibilità di istruire le pratiche per l’avvio degli agriturismi.

Non possiamo nasconderlo: questa situazione incresciosa è figlia delle modifiche sugli assetti e sulle funzioni delle amministrazioni provinciali previste dalla riforma degli enti locali, la cosiddetta riforma Delrio, che hanno creato una serie di malintesi rispetto alle competenze in capo a ciascun livello amministrativo. Alcune competenze sottratte alle province stanno facendo andare in tilt i comuni, già vessati dai blocchi delle assunzioni che penalizzano gli organici, e questa è una di quelle. Se è vero che la riforma ha creato dei vuoti incredibili è anche vero che non si può assistere all’inerzia delle Regioni. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo alto, come al solito, siano i cittadini e chi ha voglia di intraprendere un’attività.

Ci troviamo, oltretutto, dinanzi a una circostanza ulteriormente aggravata perché in questa vicenda il danno riguarda uno dei settori che, nonostante la crisi e la recessione, sta registrando ogni anno trend in crescita, assicurando un aumento dei lavoratori indipendenti e dei lavori dipendenti e sta contribuendo alla promozione del nostro patrimonio rurale e delle nostre produzioni. Occorre, in ultimo, considerare - conclude Stefàno - che è attiva una misura del Piano di Sviluppo Rurale specifica per questo settore e il rischio è che venga penalizzato il territorio della provincia di Lecce.
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Nuove norme sui vigneti minacciano identita dei territori

In riferimento al processo di liberalizzazione, il provvedimento che si sta materializzando riguardo alla disciplina di conversione in autorizzazioni dei diritti di reimpianto dei vigneti da vino rischia di infliggere un duro colpo alle produzioni e di cancellare per sempre le diverse e peculiari identità dei territori. Per questo ho chiesto al Ministro Martina di valutare subito l’opportunità di derogarlo. Ho inviato la stessa lettera anche per conoscenza al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Sono profondamente preoccupato perché tali decisioni possono attivare un processo di desertificazione di alcune aree del nostro Paese, diventando, allo stesso tempo, strumento di deprecabili speculazioni su significativi ettaraggi di vigneti.

L’iter di questo provvedimento, inoltre, ha raccolto diverse obiezioni, spaccando di fatto il Paese in due blocchi con le regioni del Sud, tra cui Puglia, Calabria e Campania, che stanno manifestando la loro contrarietà. E non vanno nemmeno trascurate le conseguenza di una discussione che sta generando divisioni anche all’interno della Conferenza Stato Regioni, relativamente all’individuazione del criterio di assegnazione su base regionale e nazionale.

In tale quadro con le evidenti difficoltà di sintesi e considerati alcuni degli effetti più evidenti di questa nuova disciplina, quali la possibilità di eccedenze di produzione e la delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro, ho chiesto dunque a Martina di valutare una tempestiva deroga a tale provvedimento.
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Ulivi patrimonio di tutti. Nessuno si senta più titolato di altri a difenderli

Qualche giorno fa un utente twitter mi ha chiesto se per caso io avessi avuto la possibilità di leggere Xylella Report. Gli ho risposto di sì. E ho espresso anche, liberamente e in maniera educata, un pensiero sui contenuti. A distanza di qualche ora, l'autrice dell'inchiesta ha paragonato quella mia risposta a una "scappatoia", bollandola per giunta come "spocchiosa". E, come se non bastasse, mi ha accusato di giocare a nascondino sull'emergenza. Quella che trovate di seguito è la mia replica alla contestazione mossa nei miei confronti. Buona lettura.
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Cara Dott.ssa Mastrogiovanni,

non posso fare a meno di registrare un puntiglio "improvviso e violento" nei miei confronti. La mia colpa, secondo quanto emerge dalle tue righe, sarebbe quella di avere un'opinione diversa dalla tua sull'emergenza Xylella. Io credo, invece, che le opinioni altrui vanno rispettate sempre, anche quando risultano non condivisibili: così come per me è quanto è contenuto nel tuo report, che rispetto ma del quale non condivido nè l'approccio metodologico nè il merito che esprime. E per coerenza non sostengo ciò in cui non credo e non ascrivo al mio ruolo attuale il dovere di dare supporto a inchieste giornalistiche.

Nessuno può sentirsi più titolato di altri a difendere il simbolo della Puglia, l'Ulivo. É un simbolo che appartiene a tutti i pugliesi. Tu invece bolli come "scappatoia" la risposta da me data alla domanda precisa da parte di un internauta: come avrei dovuto replicare a un tweet se non in 140 caratteri o giù di lì?
Sostieni ci sia della spocchia in quella risposta. Giudizio, il tuo, che sarebbe giustificabile se avessi scritto qualcosa tipo: "non ho letto il report perché per me vale meno di zero". Ma così non è stato.

Spocchioso è invece il tentativo di ergersi a giudice di tutto e tutti (io non l'ho mai fatto) o forse esprimere un giudizio sgarbato, peraltro non richiesto, sul grado di professionalità del mio staff nella gestione dei social: cosa che considero irrispettosa e offensiva, tanto più perché rivolto a tuoi colleghi. Spocchiosa è, forse, anche la pericolosa, oltre che tribale, suddivisione per “clan”, rispetto a un problema serissimo come la Xylella: o sei dalla mia parte, oppure sei cattivo e giochi a nascondino.

Per queste ragioni con te non mi spingo, nemmeno in questa sede, sul merito della questione Xylella, poiché sono convinto che, ad esempio, sarebbe impossibile farti ammettere di aver elaborato tutto il tuo ragionamento basandoti su un errore macroscopico: la percentuale dell'1,8% (da te richiamata) è la percentuale degli ulivi infetti rispetto a quelli monitorati. Il monitoraggio è stato eseguito per definire la delimitazione delle aree (infetta, cuscinetto, indenne) ed i campioni si riferiscono ad aree prevalentemente indenni. D’altro canto, per fare solo un altro esempio, continui a non volerti accorgere del “fatto” che la soglia del 30% di danno era già prevista dal d.lgs. 102/2004, e che, a seguito di una modifica (l'unica possibile) approvata dal Parlamento, alla quale ho fortemente contribuito anch'io, oggi è possibile applicarla anche alle calamità naturali da fitopatie, consentendo una serie di agevolazioni pratiche agli agricoltori danneggiati.

Mi fermo qui, proprio perché non mi appassiona ragionare "per clan", elaborando argomentazioni che si basano su errori o imprecisioni. Fermarmi qui, però, certamente non ti impedirà di notare come, anche questa volta, non mi sono nascosto. Ho messo sempre la faccia in tutte le iniziative "utili" a promuovere e valorizzare le filiere agricole, olivicoltura compresa.

La mia storia da assessore all'agricoltura in Puglia parla da sé ed è pubblica. I risultati sono lì, alla portata di tutti. Dunque sono patrimonio comune, prima di tutto del mondo agricolo che in essi si è riconosciuto. Così com'è palese la mia disponibilità a promuovere momenti di scambio e confronto, sia con il mondo della scienza sia con quello agricolo, con l'idea convinta e forte che vadano ascoltate le ragioni degli scienziati e dei tecnici esperti, poiché possono darci informazioni più di dettaglio e di maggiore competenze in materia di batteri, di prove di patogenicità, di fisiologia, di lotta ai vettori ed obblighi normativi in materia di fitopatie. Nè una giornalista nè un senatore della Repubblica hanno conoscenze adeguate e puntuali per affrontare in autonomia un'emergenza fitosanitaria  per la quale - ribadisco - serve sicuramente un approccio di merito e metodo scientifico.

Nessuna spocchia, dunque, almeno da parte mia. Anche dinanzi ai tuoi tentativi, pubblici e privati, di ascrivere ad altri la responsabilità delle mie parole. Delle quali, invece, mi assumo piena paternità e titolo.

So che non condividerai neanche questa mia posizione e che tenterai ancora di animare la discussione. Io ti anticipo che non ti replicherò più, perchè considero sterile e infruttoso praticare questa strada.

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Da Sud riscossa verde, voce Papa fonte di coraggio

I Pugliesi hanno imparato da tempo ad essere vigili sentinelle e custodi dello straordinario patrimonio e delle infinite risorse di una delle belle terre d'Italia e del Mondo. Lo dimostrano la determinazione nelle battaglie che riguardano l'ambiente e la salute, il loro forte desiderio di un ritorno alla "terra" e la propensione a forme di sviluppo alternative. Ma gli ultimi interventi del Governo nazionale, purtroppo, stanno tentando di annullare lo spirito e la sensibilità che qui abbiamo sempre di più maturato e manifestato nei confronti del nostro territorio e delle sue bellezze.
Non posso che apprezzare la scelta della Regione Puglia di ricorrere al Tar Lazio per fermare le trivelle nel nostro mare e non posso che ribadire la mia piena disponibilità a sostenere la battaglia per cercare un'alternativa all'approdo della Tap a San Foca. Quelle di Roma sono scelte insensate, fuori traccia, e non si può pensare di assumere decisioni sulla testa dei territori e dei cittadini quando si parla del loro futuro. Dobbiamo assolutamente impedirlo.
Il nostro compito è essere reali custodi di un patrimonio di cui, è bene ricordarlo, non siamo i titolari. Lo abbiamo ereditato e dobbiamo difenderlo per consegnarlo ai nostri figli. Non si tratta di una battaglia ideologica ma un futuro verde è l'unico possibile. lo ha detto anche Papa Francesco in uno dei documenti più attesi, la sua Enciclica. Bergoglio è un uomo che viene dal Sud del Mondo, e del Sud conosce molto bene le condanne, le prevaricazioni subite continuamente ma anche le potenzialità, le capacità di risorgere e la voglia di riscatto.
La Puglia è considerata da tutti una terra di avanguardie, sento di volerlo ricordare al nuovo Presidente Emiliano, e proprio da qui, da Sud - conclude Stefàno - io immagino possa partire al più presto una "riscossa verde", una nuova cultura della difesa dell'ambiente in grado di irrorare l'intero Paese con un sentimento positivo di attaccamento alla "casa comune" e di salvaguardia della bellezza della natura. Abbiamo le carte in regola per farlo e la voce di Papa Francesco ci può dare ancora più coraggio.

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Vi presento i miei

Questa sera abbiamo presentato i candidati salentini della lista Noi a Sinistra per la Puglia. E' stata l'occasione per far conoscere i volti delle donne e degli umoni che animano questa straordinaria squadra. E' stata anche l'occasione per ribadire che non permetteremo mai a nessuno di fermare il processo di cambiamento che la Puglia ha avviato dieci anni fa.
Dobbiamo continuare invece con coraggio e determinazione a tenere la barra dritta e ad alimentare le ambizioni dei Pugliesi e di questa bellissima terra. Siamo qui per questo e ci aspetta un altro duro ma bellissimo viaggio.

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La pluralità di visioni è una ricchezza per il centrosinistra

Senatore Dario Stefàno Sel e Puglia in Più dovevano fondersi in una prospettiva di allargamento. L’arrivo di Minervini e di altri esponenti del Pd non snatura un po’ il percorso diNoi a sinistra?

Noi a Sinistra nasce per dare massima proiezione elettorale ad un risultato significativo conseguito alle primarie che ha confermato la pluralità del centrosinistra. L’adesione di movimenti e soggetti diversi, che però esprimono il medesimo giudizio sui dieci anni di governo regionale e la stessa idea di Puglia da qui in avanti, non snatura il progetto ma lo arricchisce. 

Se Minervini condivideva con voi punto di partenza e prospettiva, perchè si è candidato contro di lei alle primarie e cambia collocazione ora, a pochi mesi dal voto?

A me avrebbe fatto piacere la convergenza di Minervini e della sua proposta già in fase di primarie, ma se ha fatto un errore allora, sarebbe un errore maggiore non scegliere oggi. Proprio perchè le sue posizioni, pur con qualche connotazione diversa, erano molto più riferibili alle mie, rispetto a quelle del segretario regionale del Pd, la sua adesione non è una semplice operazione elettorale.

Se Noi a Sinistra è un progetto politico, non un cartello elettorale, Minervini non dovrebbe uscire dal Pd?

Formalizzare l’adesione al nostro progetto politico, che non è una lista civica, chiarisce ogni dubbio. L’impegno poi, di Minervini e a tutti i candidati nella lista, ad iscriversi e rimanere nel gruppo consigliare che verrà costituito, a prescindere dall’esito della legislatura, chiude la discussione.

Nel raggruppamento di sinistra, lei sembra il più vicino a Emiliano. Le prese di posizione di Minervini e dello stesso Vendola contro il candidato presidente che comunque sostenete, non disorientano l'elettorato?

Durante le primarie ho sempre espresso l’auspicio che il confronto fosse fra competitor a una carica e non fra avversari. Noi a Sinistra per la Puglia nasce da quell’esperienza, ma con l'obiettivo di offrire una ragione in più per sostenere Emiliano, per rafforzare il perimetro del centrosinistra pugliese che si candida a proseguire l'esperienza di governo in Regione. Michele ha riconosciuto la indispensabilità del nostro contributo.

A sinistra, però, c'è molto fermento: Sel e il resto della sinistra potrebbero ancora esprimere un candidato autonomo, magari se il centrodestra si spaccasse?

In Italia a sinistra è in corso un dibattito vero, che esprime il sentimento di chi fa fatica a vivere un protagonismo politico all’interno delle larghe intese. Non posso prevedere gli esiti conclusivi ma in ambito nazionale Sel è impegnata ad alimentare quel dibattito. Così come in Puglia, sin dalle primarie, si è messa a disposizione di un nuovo progetto politico e di una nuova leadership rinunciando anche al proprio simbolo: questo oggettivamente è espressione di generosità e apertura. A Emiliano abbiamo sin qui dimostrato serietà e lealtà. Naturalmente pretendiamo altrettanto. L'impegno comune deve essere consentire alla Puglia di continuare ad essere governata dal centrosinistra per proseguire la strada avviata. E non ci sono candidature a destra, Fitto compreso, che possano far traballare questo obiettivo.

[dall'intervista di oggi su Corriere del Mezzogiorno, pag 2]
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TAP, trovare alternativa possibile

Dopo la commissione VIA della Regione Puglia, anche il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo esprime parere sfavorevole alla localizzazione del terminale di ricezione del gasdotto TAP presso San Foca.

Questa è la conferma ulteriore e autorevole che le obiezioni espresse dalla comunità salentina, e fatte proprie dalla Giunta Regionale, sono costruite su motivazioni concretissime e non nutrite da pregiudizi.

Ora che anche le strutture tecniche del Governo confermano le tante, troppe, criticità contenute nel progetto del consorzio TAP, c'è da augurarsi che il confronto possa riprendere sgombrando il campo da inutili arroganze.

Leggendo le 57 pagine del parere si confermano tre punti fondamentali che sono stati da tempo evidenziati come criticità assolute:
1. il rilevante valore paesaggistico delle aree interessate che costituisce "un quadro panoramico di eccezionale importanza";
2. l'incompletezza persistente del progetto relativamente al collegamento tra il terminale di ricezione a San Foca ed il collegamento alla rete SNAM a Mesagne;
3. la metodologia utilizzata per la scelta dell'approdo giudicata non convincente.

La bocciatura del MIBAC, il parere VIA negativo della Regione Puglia, le troppe prescrizioni contenute nel parere VIA nazionale suggeriscono un'altra strada: individuare un'alternativa a San Foca, ambientalmente e paesaggisticamente compatibile. Imbocchiamola forti delle tante buone ragioni e di quanto la legge ancora consente.

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