Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
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Centrosinistra punti a unità

Il centrosinistra deve puntare all'unità e deve caricarsi della responsabilità di mettere a punto una proposta di governo credibile, autorevole, coraggiosa. Ne và della tenuta democratica del nostro Paese.

L'investitura di Luigi Di Maio, con relative singolari modalità, ci obbliga a riflettere sul rischio che corrono le nostre Istituzioni e la nostra democrazia.

Mi chiedo e vi chiedo: esiste, per caso, una qualche logica lineare per cui chi si ergeva a paladino della partecipazione, dell'orizzontalità, dell'1 vale 1, dei processi democratici dal basso, oggi opera la scelta di un leader a tavolino, tagliando le gambe a qualsiasi possibilità di rendere scalabile e contendibile una posizione?

Le primarie, sebbene siano uno strumento certamente perfettibile, sono un modello straordinario per la scelta di un leader e, quando vere, incarnano alla perfezione l'idea della democrazia, quella della partecipazione, della libertà.

Mi rendo conto che siano difficili da sostenere, ma anche da organizzare, o addirittura da ipotizzare, per un movimento che oggi finalmente si svela definitivamente per quello che è: un rischio autentico per le Istituzioni democratiche.

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Clima: agricoltura sia antibiotico per il Pianeta Terra

Buone le ambizioni del governo, ha fatto bene il Presidente del Consiglio a parlare di ambiente come priorità ma credo sia necessario ricordare soprattutto come l'agricoltura, in tale contesto, svolga e possa svolgere ancora di più un ruolo fondamentale per nutrire correttamente l'uomo e rigenerare lo stesso Pianeta Terra.

E' vero che il Forum di Parigi deve essere un'importante opportunità per dimostrare un rinnovato impegno della politica sulla questione climatica e ambientale ma mi aspetto che già a partire da domani si lavori per fare dell'agricoltura italiana un potente antibiotico per vincere i malanni che lo stesso uomo ha procurato al pianeta.

E' quello che tutti stiamo aspettando. Serve una grande scommessa sul comparto agricolo per dare una prospettiva green al Paese. Dobbiamo salvaguardare il territorio, tutelare le colture e le biodiversità, premiare le produzioni locali e contribuire ad alimentare una reale economia verde. Mi pare ci sia lo spazio per farlo, anche perché l'idea di uno sviluppo che risponde esclusivamente a leggi ed esigenze di mercato, mosso dalle dinamiche di globalizzazione, a noi sembra da tempo più che tramontata.
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Provinciali Taranto, i pugliesi chiedono chiarezza sulle alleanze e trasparenze nelle scelte

Dopo aver letto le dichiarazioni di Michele Emiliano sull'elezione del presidente della Provincia di Taranto ed il commento che fa oggi Guglielmo Minervini dalla sua pagina Facebook, abbiamo conferma che quanto accaduto è un'evidente mozione di sfiducia politica del PD nei confronti del suo segretario regionale. 

Che sta al partito risolvere.

Emiliano ha precisato: "I tarantini sanno che ho contrastato in tutti i modi l'elezione di Tamburrano (FI). Mi sono esposto pubblicamente contro qualsiasi accordo tra PD e Forza Italia".

Il risultato, nonostante questo suo impegno, non è stato raggiunto. E il danno politico s'è compiuto.
Non spetta a me dire come risolvere questo pasticcio, ma è evidente che non può essere liquidato come incidente di percorso.

Perché migliaia di tarantini e pugliesi chiedono chiarezza sulle alleanze e trasparenze nelle scelte. È a loro, oggi, che si deve rendere conto, credibilmente, di quanto accaduto.
Non solo a parole.

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Per il rilascio di Luca Casarini

Ho presentato come cofirmatario la seguente interrogazione a risposta orale

Premesso che:

Luca Casarini, candidato della lista "Altra Europa per Tsipras", da quanto si apprende da lanci di agenzia, è stato fermato e ammanettato (con i lacci di plastica utilizzati dalla polizia belga) nella mattinata di giovedì 15 maggio 2014 a Bruxelles e non è ancora certo se il fermo verrà tramutato in arresto;

Luca Casarini, assieme ad altre decine di persone, faceva parte della delegazione italiana che partecipava alla manifestazione, organizzata da "Blockupy", davanti al palais d'Egmont, dove è in corso il summit europeo delle associazioni imprenditoriali;

l'obiettivo della manifestazione era quello di denunciare il ruolo delle imprese private nella definizione del nuovo accordo commerciale fra Stati Uniti ed Europa, il TTIP (Transatlantic trade and investment partnership), che cancellerà di fatto ciò che resta del welfare in Europa,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda promuovere per il rapido rilascio di un candidato alle elezioni europee del 25 maggio 2014, che svolge il proprio ruolo politico manifestando le proprie idee e che si trova oggettivamente impossibilitato a proseguire in questa importante funzione.

Più grande è l'opera, maggiore deve essere la chiarezza delle regole

Non possiamo dimostrarci superficiali dinanzi ai tanti e troppi fenomeni di degenerazione delle procedure che regolano la gestione delle grandi opere pubbliche. La politica non può nascondere la polvere sotto il tappeto nè limitarsi a dire che si tratta di responsabilità personali, delle quali i responsabili dovranno rispondere.

Dinanzi a situazioni come quella odierna del Mose, o quella di Expo2015, si pone un grande problema: quello relativo alle procedure burocratico-amministrative e alle modalità di accesso alle gare pubbliche che sono appannaggio delle istituzioni.Non c'è dubbio che, per evitare le situazioni che danneggiano a più livelli il nostro Paese e che si verificano puntualmente in occasione dei grandi appuntamenti, occorra lavorare per garantire la massima trasparenza nelle modalità e nelle procedure di gestione degli appalti.
Questa è prima di tutto la riflessione ma poi anche il compito della politica.
Ci vogliono regole più chiare e non, come invece continua ad indicare qualche ostinato liberista, una banale deregulation. E ciò, anche qualora si volesse continuare ad ignorare la criticità determinata dall'assenza di una strategia guidata e di una pianificazione degli interventi strutturali a medio-lungo termine. Anomalia che costringe da almeno 30 anni il Paese a lavorare in costante affanno e sotto la pressione delle scadenze. Dunque lo incastra in metodologie e processi di lavoro privi di ordine e organicità e che, spesso, diventano preda facile per chi vuole continuare ad agire in modo poco limpido.

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Incendio Bar Paisiello, politica supporti chi si occupa di sicurezza nelle nostre città

Condanna senza se e senza ma per l’incendio che a distanza di soli tre mesi ha avuto ancora come bersaglio il Bar Paisiello nel cuore storico della città di Lecce. Ai proprietari ed ai collaboratori va tutta la mia solidarietà e l’invito a tenere duro, nella certezza che l’azione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura saprà restituire la tranquillità minata. Anche la politica però deve svolgere con coerenza il proprio ruolo a supporto di chi si occupa della sicurezza delle nostre città, col proposito di impedire che questi virus possano proliferare. A tal proposito, non posso che sottoscrivere la proposta del sottosegretario Teresa Bellanova che ha dichiarato di aver già scritto al Ministero dell’Interno chiedendo un potenziamento delle forze dell’ordine sul territorio. Sorge però una perplessità: come conciliare questa posizione con l’azione del governo, di cui il sottosegretario Bellanova fa parte, che punta attraverso il commissario straordinario per la spending rewiew Carlo Cottarelli a razionalizzare le spese proprio partendo da un intervento sulle Forze dell’ordine, indicate addirittura come priorità per i tagli alla PA?.

Il tema merita un approccio che non sia superficiale, é di facciata poiché la sicurezza nelle nostre città chiama in causa una straordinarietà dell’azione politica e di governo. Non dimentichiamo, infatti, che l’affermazione della legalità si scontra anche con la difficoltà per Forze dell’Ordine e Magistratura di lavorare con risorse che diventano sempre meno. Scarseggiano i fondi per le operazioni di intelligence, per l’aggiornamento, i mezzi, le strutture e le missioni. E come più volte denunciato, mancano anche i soldi per i rifornimenti, per cambiare i freni o le ruote alle autovetture.

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Ci vuole più politica

Oggi è il giorno in cui si ricorda la strage di Piazza Fontana. Arriva durante la protesta dei forconi. Alla luce dei fatti recenti, questa è una coincidenza impegnativa che forse ha bisogno di qualcosa in più delle semplici dichiarazioni.
E' come se oggi, così come 44 anni fa, si avvertisse la mancanza di un elemento fondamentale della società. O peggio, come se questo stesso elemento optasse per un ripiegamento, battesse in ritirata.
Pesa terribilmente l'assenza del sistema politico. Pesa perché queste iniziative, che molto spesso diventano ingovernabili anche per gli stessi promotori, nascono e si alimentano nel vuoto che le istituzioni, e quindi i partiti, si lasciano dietro.
I partiti hanno mancato l'appuntamento in tante, troppe occasioni e ora non riescono più a fare politica, a costruire politica vera. Non riescono ad interpretare gli impulsi della base, forse hanno dimenticato come si fa.
Una soluzione però esiste: dobbiamo comprendere i segnali che continuano ad arrivare e trasformarli in azioni politiche, in fatti. Per gli italiani.
Dobbiamo riaccendere il motore dei partiti e muovere gli ingranaggi delle istituzioni. Solo così possiamo sperare di rinnovare il feeling tra cittadini e Stato.
E' arrivato il momento in cui serve non poca politica, come qualche populista in voga vuole far credere, ma più politica.
Ci vuole più politica.

foto da tempi.it

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