L. Bilancio, i miei contributi

Bisogna scegliere: c'è chi pensa di far bene continuando la ricerca di elementi che dividono il campo democratico e progressista e chi, come noi, si è concentrato realmente su proposte rivolte alle fasce deboli, ai precari, ai temi ambientali. Che dovrebbe essere l'approccio di chi lavora a un centrosinistra di governo, utile al paese. 

Nella manovra 2018, che è passata alla Camera sono riuscito a ottenere l'approvazione di diverse proposte. 

In primis, la disposizione che introduce e disciplina, per la prima volta, l’ENOTURISMO. Recuperando infatti parte dei contenuti del disegno di legge a mia prima firma e ancora in esame in Senato, ho presentato un emendamento, accolto dal governo, che prevede benefici fiscali e meno burocrazia per le cantine vitivinicole che aprono le porte a visitatori, turisti e winelovers, istradando dunque verso una più definita cornice normativa questo fenomeno fino ad oggi trattato in modo assolutamente non esaustivo (vedi la mera enunciazione nel testo unico del vino).

Mantenendo fede all'impegno del claim della campagna elettorale con cui, nel marzo del 2013, entrai a Palazzo Madama -"porto la Puglia con me"-, mi sono adoperato fattivamente per un'emergenza che colpisce il nostro territorio: la XYLELLA FASTIDIOSA. L'ho fatto mediante una proposta emendativa, accolta anche questa dal governo, con la quale si dispone di rilanciare il settore olivicolo pugliese attraverso tre diverse direttrici. Da una parte infatti si definisce lo stanziamento di 2 milioni di euro per gli anni 2019 e 2020 da destinare al finanziamento di contratti di distretto per i territori danneggiati dal batterio, nell’ottica di rilanciare le politiche di filiera, dall'altra viene rifinanziato il Fondo di Solidarietà Nazionale per un importo pari a 2 milioni di euro per il biennio 2018-2019, destinati agli interventi a favore delle imprese agricole danneggiate dal batterio nel corso degli anni 2016 e 2017, ed infine estendendo il Fondo destinato a favorire la competitività al comparto cerealicolo, istituito presso il MIPAAF, anche al settore olivicolo nelle aree colpite dal batterio con un incremento di 1 milione di euro per ciascuna delle annualità 2018, 2019 e 2020, da destinare al reimpianto con piante tolleranti o resistenti al batterio nella zona infetta sottoposta a misure di contenimento, ad eccezione dell’area di 20 km adiacente alla zona cuscinetto. 

Un'altra interessante disposizione recepita dal governo e di cui sono stato tra i proponenti, riguarda l’attività di controllo e BONIFICA DEI POLIGONI MILITARI. Sulla scorta dell'importante lavoro svolto negli anni dalla Commissione sull'Uranio Impoverito, l'emendamento approvato dispone che tutte le esercitazioni militari nei poligoni vengano sottoposte a registrazioni che a loro volta saranno conservate nel tempo per garantire controlli, preventivi e successivi, sui sistemi testati e sulle procedure utilizzate. Prevede inoltre come obbligatoria, per i comandanti dei poligoni militari, l'adozione di piani di monitoraggio delle matrici ambientali coinvolte nelle attività svolte nonché l'estensione dei controlli alle aree adiacenti il poligono. Tutte queste attività dovranno quindi essere comunicate e condivise con le regioni, le agenzie regionali ambientali e i comuni dove i poligoni hanno sede. I relativi controlli ambientali saranno quindi condivisi con il sistema nazionale ambientale Sinanet, tramite un nuovo osservatorio regionale militare civile istituito in ogni regione sede di poligono. 

Il governo ha fatto propria anche un'altra iniziativa di cui sono firmatario, riguardo allo sblocco di risorse per consentire le ASSUNZIONI DI PRECARI fino a 2.170 unità negli enti di ricerca, complessivamente e a regime, dal 2019. Il finanziamento previsto nella proposta mette a disposizione 10 milioni per il 2018 e 50 milioni a decorrere dal 2019 per la trasformazione e la stipula di contratti a tempo indeterminato di ricercatori e tecnologi. All’interno è previsto anche un percorso di stabilizzazione ad hoc per il personale del CREA.

Un ulteriore emendamento, sempre firmato da me ed accolto dal governo, riguarda l'ESENZIONE DEL SUPERTICKET al fine di recuperare maggiore equità sociale e un accesso più agevole alle prestazioni sanitarie per i soggetti più deboli. Il testo prevede infatti l’istituzione, a partire dal 1 gennaio 2018, di un fondo presso il Ministero della Salute, pari a 180 milioni di euro per tre anni, per la riduzione della quota fissa sulla ricetta a favore degli utenti con basso reddito. 

Infine la norma che riconosce la figura del “CAREGIVER”( il parente che si prende cura di una persona invalida all’interno del nucleo familiare) e che potrà finalmente contare su un fondo ad hoc istituito presso il Ministero del Lavoro con una dotazione iniziale di 60 milioni di euro nel triennio 2018-2020 e destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale del caregiver familiare.

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Una legge elettorale necessaria

Come enfaticamente ricordava Vittorio Emanuele Orlando, la legge elettorale è la più politica delle leggi. Aggiungerei che è anche una legge fondamentale e proprio per questo "va maneggiata con cura", essendo il cardine del funzionamento di una democrazia rappresentativa. Certo, non agevole da scrivere, tant’è che per più di 20 anni l’Italia non è stata capace di dotarsi di una buona legge elettorale. E non parlo di una legge perfetta, perché non esiste, né di una legge capace di accontentare tutti, ma almeno di un’unica stessa legge per Camera e Senato, votata dalle forze di maggioranza e di opposizione.

Io credo che sarebbe stato irresponsabile andare al voto nel 2018 con due moncherini: al Senato con il Porcellum, la legge 250 del 2005 come residuata dalla sentenza della Corte costituzionale del 2014; e alla Camera con l’Italicum, la legge 52 del 2015 quale ritagliata dalla sentenza della Corte del 2017. Ciò avrebbe comportato un'asimmetria fra i due sistemi elettorali, a tutto danno della governabilità in un sistema a bicameralismo perfetto, come del resto stigmatizzato dalla stessa Consulta e dal Presidente della Repubblica, ma anche una serie di difficoltà tecnico-applicative, che avrebbero richiesto il ricorso inopportuno a un decreto-legge nell'imminenza delle elezioni.

A poco serve inseguire un'ingegneria elettorale astratta e sognare condizioni inesistenti, magari sulla base del diritto comparato, ignorando però i difetti nostrani: debolezza del sistema dei partiti, difficoltà a formare coalizioni di governo, frammentazione estrema dell'elettorato. Occorre invece essere consapevoli che la legge elettorale approvata definitivamente dal Senato rappresenta, allo stato e nel contesto attuali, il livello ottimale realisticamente raggiungibile sotto il profilo tecnico.

Infatti, la nuova legge elettorale reintroduce una competizione pura dei candidati nei collegi uninominali (116 per il Senato e 232 per la Camera). Trattandosi di un sistema misto, una sorta di Mattarellum rovesciato, 193 seggi al Senato e 386 alla Camera sono altresì attribuiti con metodo proporzionale, nell'ambito di collegi plurinominali ristretti, sulla base di piccole liste predefinite di candidati. Liste che, proprio per la loro limitatezza numerica (da 2 a 4 nominativi), appaiono rispondenti ai criteri dettati dalla Consulta al fine di garantire la libertà di scelta degli elettori, senza più pletoriche e perciò incostituzionali liste predefinite di candidati, come in passato. Infine, a ciò si aggiungano nelle Circoscrizioni Estero 12 eletti alla Camera e 6 al Senato mediante il metodo proporzionale e con il voto di preferenza.

Ho votato questo provvedimento anche perché privilegia le esigenze di rappresentanza rispetto a quelle puramente di governabilità: non è più previsto un premio di maggioranza, né nazionale né regionale; il sistema delle candidature nei collegi uninominali favorisce l'opportuna formazione di coalizioni; le soglie di sbarramento piuttosto alte, il 4% alla Camera a livello nazionale e l’8% al Senato in ambito regionale, sono state abbassate in entrambi i casi al 3% nazionale.

Certo, restano le mie perplessità sotto il profilo del metodo e di alcune procedure: è un fatto eccezionale, diciamo non auspicabile, che una legge elettorale sia approvata con voti di fiducia in entrambi i rami del Parlamento. Nonostante la recente sentenza della Corte Costituzionale (35 del 2017) abbia dichiarato inammissibili i rilievi sollevati sulla decisione di porre la fiducia su leggi elettorali, resto convinto che la legge elettorale dovrebbe essere approvata a seguito di un dibattito franco e proficuo tra le forze politiche, senza la forzatura del voto di fiducia, ma anche senza l'usbergo dello scrutinio segreto, costruito ad arte per favorire l’agguato. In Senato, ad esempio, sono stati presentati una cinquantina di emendamenti suscettibili di voto segreto visibilmente strumentali a favorire un vero e proprio colpo di mano.

Dibattito politico che, tuttavia, non è venuto meno del tutto, se è vero che si è raggiunto  l’obiettivo, sempre auspicato quando si parla di regole del gioco, di aggregare nel voto di approvazione finale una maggioranza ampia, fortemente rappresentativa delle maggiori forze politiche nazionali: sempre per rimanere in Senato il 67,1 dei componenti, il 77,6 dei presenti.

Per queste ragioni, ritengo gravissime alcune affermazioni che hanno accompagnato l'iter della legge Rosato. Mi riferisco alle dichiarazioni secondo le quali Gentiloni sarebbe come Mussolini, la legge elettorale appena approvata un Fascitellum e i parlamentari che l'hanno votata "un manipolo di eletti". L'evocazione perpetua, con sempre troppa leggerezza (e solo quando conviene) dello spettro del fascismo dovrebbe essere trattata con particolare attenzione e ponderazione. Indugiare su questi tasti significa minare la costruzione di una sana e onesta discussione politica, significa non aver capito fino in fondo la tragedia del fascismo e, soprattutto, disvela una radicale incapacità a vedere il presente e a costruire il futuro. Ma è intollerabile anche la violenza che ormai accompagna alcuni gruppi parlamentari nelle discussioni parlamentari (5S in primis) nel linguaggio ma anche nelle forme di manifestazione del dissenso. È un fatto gravissimo: la violenza fisica, tanto più in un’Aula elettiva, è l’opposto della democrazia.

In conclusione, nella convinzione che nessun sistema elettorale è in grado di stravolgere la volontà popolare, giacché nessuna legge elettorale è mai riuscita a far vincere chi non ha i voti o a far perdere chi i voti li ha, rispetto alla legge del 2005, in cui tutti gli eletti erano tratti da lunghe liste predefinite di candidati, ma anche rispetto alle leggi elettorali ritagliate dalla Corte costituzionale, ritengo che la Legge Rosato rappresenti un passo in avanti per il migliore funzionamento delle assemblee elettive.
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Approvare lo IusSoli

Una tazza di tè, con una fetta di limone, è terapeutica: ci isola dalla frenetica routine, dalle polemiche strumentali, dalle urla e ci obbliga a pensare, a riflettere.

Questo è lo spirito con cui ho scelto di aderire alla staffetta di digiuno promossa da più di 900 insegnanti, bevendo il mio secondo tè, dopo quello di stamattina, appena sveglio. Oggi saranno in tutto tre e nient’altro. Per l'approvazione dello #IusSoli.

Siamo nella fase conclusiva di questa legislatura ma non voglio rassegnarmi all’idea che le possibilità di licenziare il testo in Parlamento si affievoliscano, sempre più fino a sparire del tutto.
Io credo che di fronte ad una volontà collettiva così evidente, vadano trovati anche lo spazio ed il tempo per approvare una legge che riconosce un #diritto sacrosanto a chi si sente italiano ma non può diventarlo.

Penso agli 800 mila minori, non terroristi, non usurpatori, ma compagni di scuola dei miei e dei nostri figli, che hanno un coloro della pelle o il taglio degli occhi un po' diversi ma sono nati in Italia, in Puglia, a Lecce e parlano il nostro stesso dialetto, vivono le nostra stesse tradizioni, abitano i nostri tessi luoghi.
Penso a chi attende code interminabili per un rinnovo del permesso di soggiorno ma non potrà mai candidarsi ad un concorso pubblico nel paese in cui vive da anni.

Credo sia profondamente ingiusto sentirsi ospite nellla Città in cui hai deciso di vivere, nel tuo Paese.

Io ci sono, sono al fianco di chi stamattina in Piazza Santa Maria Novella a Firenze e nel pomeriggio in Piazza Montecitorio a Roma manifesta per l’approvazione immediata dello #IusSoli e dello #IusCulturae.
Sono pronto a fare mia questa battaglia di cività in Parlamento.

Non dobbiamo farci scappare l’occasione di dimostrare che la politica è in grado di analizzare la realtà, capire i bisogni e le mutazioni nella società, di cambiare la vita delle persone.

Riflettere e, poi, agire. Serve un gesto di buon governo, per riconoscere un diritto a chi vive e offre lealmente il proprio contributo a questo Paese, arricchendolo con la propria cultura.
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Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
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Anticipare Tavolo Tecnomessapia

Il mio intervento in Aula al Senato sulla crisi occupazionale di Tecnomessapia, nel brindisino.

Signora Presidente,
mi faccio, in quest'Aula questa sera, portatore delle istanze e delle preoccupazioni dei dipendenti - e delle loro famiglie - dell'azienda Tecnomessapia, un vero e proprio fiore all'occhiello della Puglia, e non solo, che negli anni ha raggiunto traguardi importantissimi nell'ambito della qualità produttiva del settore aeronautico. Dal 2012 Tecnomessapia ha aumentato la sua forza lavoro, passando da 80 a più di 400 dipendenti, lavorando in appalto per società controllate da Finmeccanica. Quest'ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha proceduto a fare un vero e proprio travaso di competenze presso altri stabilimenti, avvalendosi del personale di Tecnomessapia che di fatto ha proceduto a trasferire il proprio know how specifico ad operatori di altre aziende.

Una volta completato l'affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero.

Il 30 giugno prossimo si procederà al licenziamento degli ultimi 175 dipendenti. Licenziamenti, questi, che seguono una dismissione di personale che ha già superato le 400 unità, contrariamente però alla mole lavorativa della società, che invece risulta essere in aumento.

Chiedo quindi, attraverso di lei, signora Presidente, che il ministro De Vincenti, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, provveda ad anticipare la data, prevista per metà luglio, di convocazione del tavolo sulla crisi occupazionale, che insiste in modo molto preoccupante sul tessuto economico e sociale di Brindisi e della Puglia e, possibilmente, a rispondere anche all'atto di sindacato ispettivo 3-03209 del 12 ottobre 2016, nel quale riferivo della crisi che oggi tocca picchi ancora più gravi e acuti.

Solo attraverso una sinergia tra Regione e Governo nazionale si potrà infatti disinnescare il rischio ormai concreto di un vero e proprio shock occupazionale per il territorio brindisino, dove gli indici socioeconomici sono già attestati su livelli di grande preoccupazione.

Mi sia inoltre consentita un'ulteriore precisazione. Spetta in primis al Governo garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Un principio la cui cogenza deve valere in modo ancora più stringente quando l'azienda in oggetto è di proprietà del Governo stesso, ovvero del Ministero dell'economia e delle finanze.

::: Qui link al video -> https://youtu.be/-m_14Obq9hk

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Agrumeti, salvaguardiamo colture e culture

Di seguito il mio intervento in Aula del Senato durante la Seduta Pubblica n.827 relativamente al ddl 1641 (Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici).

Signora Presidente,
il mio sarà un breve intervento, considerato che il provvedimento giunge al termine di una fase tralaticia, come hanno ribadito tutti i colleghi che mi hanno preceduto. Esso ci viene consegnato dalla precedente legislatura, quando, per diverse ragioni, non aveva segnato il traguardo della sua formulazione in legge, pur avendo una pressoché unanime condivisione. Raccogliamo oggi in quest'Aula una più generale esigenza di mettere in sicurezza colture e culture. Mi riferisco in questo caso a quella degli agrumeti, che caratterizzano il nostro paesaggio, il nostro territorio e che sono il testimone che dovremmo consegnare alle nuove generazioni. Il provvedimento esprime anche, credo, una nostra ritrovata capacità di voler investire sulle specificità del nostro territorio, chiudendo una fase molto lunga nella quale abbiamo vissuto le nostre peculiarità produttive e paesaggistiche quasi come un fardello, una zavorra che frenava l'esigenza di modernizzare il Paese, convertendolo ad altre colture e ad altre culture.

Il provvedimento di oggi è sicuramente significativo: mette un tassello. Un tassello dal quale è troppo difficile immaginare il disegno completo, ma rappresenta un tassello di un mosaico più ampio che dovremo continuare a costruire, non attraverso normative nazionali, ma con un nostro impegno più significativo nel quadro europeo. Da europeista convinto, penso che ci ritroviamo nella necessità di interpretare strumenti normativi nazionali per difendere, recuperare e valorizzare le nostre identità culturali e paesaggistiche, perché per troppo tempo abbiamo abbracciato un'idea di Europa che ha tentato di standardizzarci non dandoci la possibilità di mettere in evidenza le particolarità dei singoli territori.

Credo che dovremmo impegnarci su quel fronte, anche in forza di quanto sta accadendo negli ultimi anni: queste nostre culture e colture caratteristiche sono sempre più minacciate da emergenze fitosanitarie, frutto di una globalizzazione senza regole che l'Unione europea non ha saputo dirigere con il piglio di chi doveva invece determinare condizioni di tutela. Il provvedimento di oggi quindi va bene, anche se è un provvedimento che non può essere esaustivo né per gli agrumeti né per le nostre peculiarità produttive, ma pensiamo a cosa sono per noi gli ulivi secolari, cosa sono le viti, cosa è tutto quel patrimonio paesaggistico che abbiamo il compito di valorizzare. Ben venga allora questo provvedimento, anch'io lo ho condiviso in Commissione e lo condivido qui in Assemblea, ma solo se esso rappresenta il viatico di un nuovo impegno che andiamo ad assumere in un'Europa che vorremmo ci accompagnasse in questi processi di recupero delle nostre identità. Un Paese come il nostro, riconosciuto in tutto il mondo come Paese a maggior significato nelle produzioni primarie e nelle specificità paesaggistiche territoriali, ha la necessità di ricominciare, investendo sulla propria identità, sulla propria storia, sui testimoni che ci vengono consegnati da generazioni di agricoltori.

Anche a tale proposito mi viene facile dire che un Paese che non investe nella valorizzazione del proprio passato è un Paese che non ha prospettiva. Aderiamo allora tutti quanti - io per primo - a questo provvedimento, ma facciamo sì che sia solo l'inizio di una volontà politica nuova.

Signor Vice Ministro, Governo, abbiamo necessità che di questi provvedimenti in futuro non ci sia più bisogno, perché avremo avuto la possibilità di incidere su politiche europee che ci consentono di salvaguardare e valorizzare le nostre identità e non di difenderle dalle imitazioni. Finché l'Europa consentirà di avere un'indicazione geografica protetta che permette che una burrata di Andria venga prodotta con la cagliata tedesca, lavorata in Francia e poi imbustata ad Andria, avremo anche la forza di varare provvedimenti di valorizzazione come questo, ma saremo destinati a perdere, perché la nostra battaglia dobbiamo consumarla su quel fronte e non attraverso singoli interventi normativi, peraltro con risorse finanziarie sempre troppo scarse per vincere una sfida che potremmo vincere invece con maggiore agilità.
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Il mio pensiero sulla Legge Severino

La Legge Severino fu votata ad ampia maggioranza da gran parte delle forze parlamentari della passata legislatura in ossequio ad una pulsione etica. C'era nel Paese - e tuttora persiste - la necessità di abbattere il livello di corruzione della politica italiana e di "moralizzare" le assemblee elettive, soprattutto per alcuni particolari reati.
È una legge dello Stato attualmente in vigore e per questo occorre applicarla con rigore e viverla come tale. Sarebbe strano, pericoloso per la democrazia e le Istituzioni, oltreché anomalo, il contrario.
Ecco perché, ripensando alle critiche giunte da più parti dagli scranni parlamentari, anche in occasione del voto su Minzolini di giovedì scorso, mi permetto di tornare ad evidenziare che il parlamentare ha una funzione di rappresentanza e una funzione legislativa.
Al contrario di un comune cittadino - che pure ha altri strumenti per incidere sull'architettura normativa dello Stato - ha l'obbligo, non solo morale, di intervenire per aggiornare una norma che non ritiene più idonea. Il tentativo di chi la critica, per farle perdere valore politico, è stucchevole quanto utile solo ed esclusivamente a fini propagandistici.
Chi non la considera più necessaria deve avere il coraggio di avanzare proposte di modifica, accettando anche il rischio di incorrere nell'impopolarità. Chi ritiene di farlo, ha ampio spazio nell'imminente discussione sulla nuova legge elettorale.
Usando una metafora calcistica, è comprensibile che, dinanzia a una partita, un normale cittadino italiano, sentendosi allenatore, urli dal divano di casa per cambiare la squadra. Ma non credo che si sia disposti ad accettare che l'allenatore, ritenendo che la squadra non vada bene, si limiti solo ad urlare dalla panchina e basta. L'allenatore ha gli strumenti per modificare in ogni momento la propria squadra. Ecco, dal Parlamentare ci si aspetta non che urli ma che si adoperi per modificare nella squadra ciò che ritiene non vada bene.
Per quel che mi riguarda, ribadisco che la Legge Severino è una legge dello Stato in piena vigenza e quindi va attuata con senso di legalità e non ad intermittenza.



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Nel Def abbiamo riproposto temi della questione meridionale

Si sono appena conclusi i lavori d'Aula con il voto sulla variazione del Documento di Economia e Finanza presentato dal Governo. Io e il mio collega Luciano Uras abbiamo dato il nostro voto alla risoluzione per il superamento dei vincoli di bilancio posti dall'articolo 81 con l'obiettivo di un rilancio delle politiche meridionaliste, per dare un ruolo attivo al Mezzogiorno nel futuro di questo Paese.

Abbiamo presentato una risoluzione alla nota di aggiornamento del Def con la quale abbiamo chiesto di affrontare alcuni ritardi profondi e alcune criticità ancora evidenti nel Sud d'Italia e nelle isole: dalla carenza di investimenti pubblici a sostegno di economia e lavoro al problema del deficit infrastrutturale, fino al tema della salvaguardia e della valorizzazione delle identità dei luoghi, con un focus particolare sul riconoscimento della condizione di insularità della Sardegna, vicenda aperta da tempo e oggetto di numerose mozioni parlamentari, sempre approvate all'unanimità da Camera e Senato in questa legislatura.

Il governo ha condiviso le nostre integrazioni e l'ha fatte sue in vista della prossima manovra. Questa attenzione dell'esecutivo, che finalmente punta al superamento di un'impostazione assistenzialista in favore di un riconoscimento del ruolo centrale del Mezzogiorno nelle dinamiche di sviluppo del Paese, cambia il nostro atteggiamento nei confronti della prossima manovra finanziaria a cui vorremmo dare un contributo attivo, declinando in proposte concrete le finalità espresse nella nostra risoluzione, che per motivi di regolamento non è stato possibile votare, ma che ha registrato accoglimento integrale dei contenuti da parte del governo. Come noto, infatti, il voto sulla nota di aggiornamento del DEF può essere espresso solo ed esclusivamente nei confronti di una risoluzione, nei confronti della quale abbiamo inteso non partecipare al voto.

Attendiamo la proposta di legge di bilancio per verificare le disponibilità dichiarate dal governo in aula per più incisive politiche di sviluppo del Mezzogiorno e per il riconoscimento dello stato di insularità della Sardegna.
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