Carlo Salvemini sarà capace di guidare questo passaggio

Per cultura politica di siamo abituati al rispetto delle sentenze come delle ordinanze emesse dagli Organi deputati a dirimere contenziosi. Anche per questo ci distinguiamo da coloro che ieri attaccavano ferocemente l’ufficio elettorale ed oggi gioiscono di un risultato che, evidentemente, non consente loro di leggere ancora quello che è successo a Lecce. E cioè che la città ha espresso con chiarezza un segnale inequivocabile di chiusura col passato, di  cambiamento netto rispetto ad un progetto di città che si è dimostrato inadeguato perché autoreferenziale e con lo sguardo rivolto solo ai pochi.
E l'impronta di questo cambiamento è già percepibile agli occhi di tutta la comunità leccese, grazie ai soli pochi mesi di lavoro prodotto.
Siamo certi che Carlo Salvemini sarà autorevole e capace di guidare anche questo delicato passaggio politico, con il rigore, l’autorevolezza e la chiarezza politica necessari.
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Portiamo avanti la nostra terra”, incontro a Lecce con Carlo Salvemini, Michele Emiliano e Teresa Bellanova

Quanto possono essere utili le sinergie istituzionali per il Salento e La Puglia? In che modo si è agito per portare a compimento politiche di sviluppo in grado di valorizzare le potenzialità del territorio? E in che modo agganciare la crescita della Puglia all’agenda nazionale?  Sabato 17 Febbraio alle ore 18.00, presso il Teatro Politeama Greco di Lecce, il racconto di cosa è stato fatto in questi anni e di cosa ancora occorre fare per la nostra terra.

Dario Stefàno, candidato al Senato della Repubblica per la coalizione di centrosinistra al Collegio uninominale Lecce – Francavilla, e per il Partito Democratico come capolista al collegio plurinominale Puglia Sud, chiama a raccolta i diversi livelli istituzionali  con i quali imbastire un ragionamento politico e programmatico per il futuro: il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini; il presidente della Regione, Michele Emiliano e il viceministro allo Sviluppo economico e candidata al Senato nel collegio uninominale Puglia 6 Teresa Bellanova.

“Portiamo avanti la nostra terra – spiega Stefàno – non è solo uno slogan, poiché spiega l’essenza di un impegno per portare avanti gli asset strategici del nostro territorio: turismo, agricoltura, artigianato, imprese.  È un’esortazione a non fermarci ma a portare avanti storie ed esperienze in grado non solo di ispirare il cambiamento ma di realizzarlo davvero”.
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AVANTI, TUTTI INSIEME: SI PARTE

Parte la campagna elettorale di Dario Stefàno, candidato al Senato della Repubblica per la coalizione di centrosinistra al Collegio uninominale Lecce - Francavilla (Puglia 5) e per il Partito Democratico come capolista al collegio plurinominale Puglia Sud.

Domani, mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 20.00, si inaugura il Comitato, in via San Francesco d’Assisi n. 3 a Lecce.

“Sarà una campagna elettorale condivisa – commenta Stefàno -  nella quale parleremo di cose concrete, non di promesse irrealizzabili. Di quello che vogliamo fare per la nostra terra, per agganciare il nostro territorio alla prospettiva di crescita che ha iniziato a delinearsi nel nostro Paese. L’obiettivo, che ci vedrà tutti insieme al lavoro, è quello di garantire all'Italia un governo del centrosinistra intorno al PD, unico argine ai populismi pentastellati o al ritorno delle politiche fallimentari delle nuove o vecchie destre. Gli indiscutibili segnali di ripresa hanno necessità di forze di governo capaci e responsabili, credibili, per consolidarsi e crescere ulteriormente. Il territorio e le comunità che lo abitano saranno la nostra bussola: da qui la legge elettorale ci invita a ripartire, scegliendo le persone più credibili, più vicine ai bisogni dei territori.  Continueremo a lavorare facendoci ancora interpreti dell’idea di politica come servizio e dedizione al bene comune che ci ha sempre contraddistinto”.
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A Lecce risultato storico, bene anche Molfetta e poi Taranto

Lecce fino a ieri rappresentava una sorta di fortino inespugnabile del centrodestra in Puglia, pertanto dobbiamo essere soddisfatti per aver raggiunto il ballottaggio a cui è giunta la coalizione di centrosinistra guidata da Carlo Salvemini che ci ha consentito di agganciare un obiettivo importante come non avveniva da 20 anni. Non era affatto semplice né scontato, è un risultato storico del quale dobbiamo essere orgogliosi e che deve servire da sprone per dare fondo a tutte le energie in questi 15 giorni che ci separano dal secondo turno. L’impulso dato dai leccesi ci dà coraggio, questa volta possiamo davvero compiere l’impresa di strappare la città al centrodestra. E’ un traguardo a portata di mano.

Dobbiamo rimetterci a lavoro già da subito per completare il percorso che ci ha visto piazzare ottimi risultati anche in città come Taranto, che si presentava come realtà complessa e difficile per comporre una proposta solida di centrosinistra, e poi Molfetta, per la quale Tommaso Minervini ha saputo mettere insieme e tenere unito un centrosinistra ampio e plurale. Dobbiamo riconoscere e riconoscerci anche nei risultati di alcuni importanti centri come Monte Sant’Angelo, nel foggiano, Bitonto e Leverano ai quali abbiamo contributo realizzando l’elezione di consiglieri comunali.

Ora, dobbiamo restare ben concentrati su queste due settimane che portano al turno di ballottaggio, che è una nuova partita e dobbiamo dare il massimo per portare a casa il risultato, partendo da una consapevolezza che deriva anche dalle evidenze di queste ore: quando il centrosinistra si presenta unito, è in grado di generare una proposta credibile e convincente che è competitiva e riesce a crerare un argine contro populismi e destre.

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Campo Progressista a Lecce

Lecce ospiterà “Campo Progressista”, l’iniziativa politica che vede impegnato, in prima persona, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, con l’obiettivo di ricostruire un’area progressista e plurale, dialogante con il Partito Democratico.

“Una casa comune, punto di riferimento di tante donne e uomini interessati a recuperare il perimetro di un campo democratico, progressista e plurale che si candidi al buon governo dei territori e del Paese”, così ha definito l’iniziativa lo stesso Pisapia che il 16 gennaio sarà a Lecce, ospite dei “Dialoghi” de La Puglia in Più, il movimento politico di cui è presidente il senatore Dario Stefàno, anfitrione della serata, che accoglierà nella sala Bernini dell’Hotel Tiziano, dalle ore 18, numerose personalità politiche, sindaci, deputati e senatori, protagonisti di quelle liste o esperienze territoriali, passate e presenti, che hanno saputo dare vita a storie vincenti di coalizioni a forte trazione progressista, capaci di attuare riforme, di realizzare politiche innovative, nel solco del campo democratico e del centrosinistra.

A confrontarsi con l’ex primo cittadino di Milano, oltre naturalmente a Dario Stefàno, saranno il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, il Vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l’onorevole Bruno Tabacci.

All’incontro, moderato dal notista politico de La Repubblica Stefano Folli, è prevista la partecipazione di numerosi parlamentari di camera e senato.
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A Lecce, prove tecniche di centrosinistra vero

Prove tecniche di centrosinistra vero. Da Lecce parte il monito a tutte le forze per ricomporre un progetto di governo, democratico, forte e saldo a sinistra, che possa generare lo sviluppo del Paese. Partendo dalle città e dalle esperienze positive. Nel dibattito sull’attualità del pensiero gramsciano organizzato nel capoluogo salentino dal movimento La Puglia in più e dal suo presidente, il senatore Dario Stefàno, si sono confrontati più livelli istituzionali e forze politiche: Gennaro Migliore, sottosegretario al Ministero della Giustizia, Luigi Zanda, capogruppo del PD in Senato e i parlamentari sardi Luciano Uras e Roberto Capelli.
 
Presente con un video, a causa di impegni che gli hanno impedito di giungere a Lecce, Massimo Zedda, appena riconfermato sindaco di Cagliari con la stessa coalizione di centrosinistra del 2011. “Il dibattito di Lecce – ha detto Zedda  - è un primo passo di un percorso che mi auguro ci riporti a quel progetto che ha visto insieme tutte le forze che hanno composto il centrosinistra negli ultimi 20 anni e che a Cagliari ci ha consentito la vittoria al primo turno. Il segreto? Il governo della città sui temi, sui progetti, la discussione, anche vivace, su come garantire il programma che presentammo ai cagliaritani nel 2011. I cittadini hanno valutato come abbiamo amministrato e l’approccio che abbiamo avuto con la città, che non è mai stato ideologico, ma fondato sulle idee per lo sviluppo della città. Mi auguro che la nostra esperienza possa essere un valore da portare anche a livello nazionale”.
 
Il dibattito ha toccato diversi argomenti, partendo dal Brexit si è discusso di Europa, del ruolo che deve avere il nostro Paese, soffermandosi sull'opportunità di riprendere la traccia di un centrosinistra di governo e per il cambiamento.

Il sottosegretario Migliore ha sottolineato il tema dello spazio politico: “che – ha detto -  contesto dai tempi di Rifondazione e di cui si sono appropriati altri soggetti. Una formazione di sinistra deve abbracciare elementi solidi di cultura politica e scegliere, ad esempio, di stare dalla parte di chi non ha voce, senza però usare la sofferenza come strumento di consenso. Assumersi la responsabilità significa coltivare una cultura politica. La lezione gramsciana da recuperare è quella di sconfiggere il massimalismo di una certa sinistra. Il PD non è solo un contenitore dentro cui ci sono identità diverse, ma uno spazio e un soggetto politico che si interroga su cosa fare di fronte ai cambiamenti in corso. Teniamo forti i nostri valori, ma lasciamo stare le ideologie nostalgiche”.
 
Anche il capogruppo PD al Senato Zanda ha ribadito il ruolo del suo partito: “Il Pd non rinuncerà mai a discutere, anche animatamente, al suo interno, poiché regge il Paese e regge la XVII legislatura italiana. Tutto il resto è polverizzato: il polo berlusconiano si è suddiviso in 4 gruppi, la Lega Nord si è scissa, al Senato abbiamo il gruppo misto più numeroso della storia d’Italia.  Il Senato, eletto col Porcellum, ha una maggioranza risicata -  è sempre stato così -  e  sinora ha retto bene: non c’è un solo provvedimento in cui non abbia fatto il suo dovere. A volte l’opposizione ha votato i nostri provvedimenti? Bene, se questo ci ha consentito il varo di leggi importanti. Il problema è che ci ritroviamo forze politiche che per fare dispetto al governo o alle forze antagoniste votano con le forze opposte alla loro identità, ai loro valori. Gramsci diceva che le masse non esisteranno mai se non verranno inquadrate in un partito politico e che è più facile portare le masse in un partito che trovare chi poi lo sappia guidare. La strada è fatta di grandi partiti popolari che abbiano un pensiero e una linea d’azione, noi dobbiamo raffinare questo pensiero e rendere solida la nostra organizzazione”.
 
No alle celle ideologiche anche dal senatore sardo Uras, a cui si riconosce la vittoria di Zedda a Cagliari, che ha motivato il no a Sinistra italiana: “perché – ha sottolineato -  quando ci siamo candidati con Italia Bene Comune abbiamo ricevuto dagli elettori un mandato: dare al nostro Paese un governo più avanzato possibile, sui valori dell’ecologia, della solidarietà, dello sviluppo. La storia di Gramsci dovrebbe insegnarci molto, a non rinchiuderci ad esempio nelle celle ideologiche. La sua è una storia straordinaria: povero e senza mezzi, in carcere diviene il filosofo tra i più illuminati, rompendo tutti i confini. Noi che un poco gramsciani ci sentiamo, mi chiedo: cosa ci impedisce di esserlo sempre e dovunque? perché dobbiamo chiuderci nelle celle ideologiche? L’ideologismo ti rinchiude dentro alla gabbia della testimonianza, dentro a quel “ciò che si dovrebbe fare”. Io preferisco il “ciò che si può fare”. La vittoria di Cagliari è stato uno sforzo collettivo consapevole, e quando il Pd non ci ha seguito ha perso, come in alcune aree della città metropolitana.  Affetto e rispetto per il PD, che serve a questo Paese e all’Europa”.
 
Di autocritica ha parlato l’onorevole Capelli, anch’egli sardo: “Concordo sul fatto che sarebbe poco serio modificare la legge elettorale alla luce degli ultimi avvenimenti come strategia per vincere. Credo che per il centrosinistra sia necessaria l’autocritica: non abbiamo fatto tutto bene, né tutto quello che ci eravamo ripromessi, non c’erano le condizioni, ma il compromesso qualche volta ci ha portato fuori strada. Dobbiamo tornare ad essere “partigiani” come ci ha insegnato Gramsci, nel senso di assumersi la responsabilità di prendere una posizione, l’indifferenza è nemica della democrazia. La maggioranza del popolo italiano che oggi non va più a votare è l’indifferenza che va combattuta. Come? Il futuro, lo dimostra Zedda, è nel mostrare come si fanno le cose, proponendo un progetto chiaro di centrosinistra, in cui deve essere forte anche la componente di centro. La serietà e la credibilità sono elementi forti da recuperare per aiutare i giovani a scegliere da che parte stare e portare i cittadini di nuovo a votare.”

Al senatore Stefàno le conclusioni: “Sono d’accordo con Zanda quando dice che occorre portare a casa provvedimenti utili al Paese, intercettando se necessario anche voti estranei.  Cosa diversa è però l’alleanza, come accaduto a Napoli: c’è un limite oltre il quale non si deve andare. Ogni volta che accade si perde, perché la gente non ci riconosce più. Il nostro obiettivo, anche in Puglia col nostro movimento, è quello di rinnovare un impegno partendo dal ruolo che ognuno di noi ricopre, provare a ricostruire un perimetro di centrosinistra che si affermi nelle comunità.  Ed essere dentro a quel progetto, da qualunque ruolo, anche quando non se ne è più alla guida, magari per convincere il leader di turno che sta abbracciando rotte pericolose. In Puglia abbiamo vissuto un’esperienza bellissima, anche grazia al fatto che Vendola si sia lasciato contaminare. Non si spiegherebbe il mio ingresso in giunta. Ma deve valere anche il contrario. La sinistra non può rinunciare ad un progetto per via del leader, ha il dovere di contaminare la traccia del governo e di trovare le risposte alle domande del Paese. Perché se i valori della sinistra non sono un impegno ma diventano un vezzo, la sinistra non è più un’opportunità ma diventa un peso per il Paese. Lo diceva Gramsci e io, pur non venendo da quella storia, mi ci riconosco”.
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