Approvare lo IusSoli

Una tazza di tè, con una fetta di limone, è terapeutica: ci isola dalla frenetica routine, dalle polemiche strumentali, dalle urla e ci obbliga a pensare, a riflettere.

Questo è lo spirito con cui ho scelto di aderire alla staffetta di digiuno promossa da più di 900 insegnanti, bevendo il mio secondo tè, dopo quello di stamattina, appena sveglio. Oggi saranno in tutto tre e nient’altro. Per l'approvazione dello #IusSoli.

Siamo nella fase conclusiva di questa legislatura ma non voglio rassegnarmi all’idea che le possibilità di licenziare il testo in Parlamento si affievoliscano, sempre più fino a sparire del tutto.
Io credo che di fronte ad una volontà collettiva così evidente, vadano trovati anche lo spazio ed il tempo per approvare una legge che riconosce un #diritto sacrosanto a chi si sente italiano ma non può diventarlo.

Penso agli 800 mila minori, non terroristi, non usurpatori, ma compagni di scuola dei miei e dei nostri figli, che hanno un coloro della pelle o il taglio degli occhi un po' diversi ma sono nati in Italia, in Puglia, a Lecce e parlano il nostro stesso dialetto, vivono le nostra stesse tradizioni, abitano i nostri tessi luoghi.
Penso a chi attende code interminabili per un rinnovo del permesso di soggiorno ma non potrà mai candidarsi ad un concorso pubblico nel paese in cui vive da anni.

Credo sia profondamente ingiusto sentirsi ospite nellla Città in cui hai deciso di vivere, nel tuo Paese.

Io ci sono, sono al fianco di chi stamattina in Piazza Santa Maria Novella a Firenze e nel pomeriggio in Piazza Montecitorio a Roma manifesta per l’approvazione immediata dello #IusSoli e dello #IusCulturae.
Sono pronto a fare mia questa battaglia di cività in Parlamento.

Non dobbiamo farci scappare l’occasione di dimostrare che la politica è in grado di analizzare la realtà, capire i bisogni e le mutazioni nella società, di cambiare la vita delle persone.

Riflettere e, poi, agire. Serve un gesto di buon governo, per riconoscere un diritto a chi vive e offre lealmente il proprio contributo a questo Paese, arricchendolo con la propria cultura.
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Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
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Xylella, focus torni su contenimento

Condivido, di seguito, la mia lettera inviata a Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ma aperta a tutto il mondo politico.

Gentile Ministro, Caro Maurizio,

torno a scriverTi, dopo aver appreso la notizia di nuovi focolai di Xylella Fastidiosa nella zona del brindisino, precisamente a Ceglie Messapica (in zona di contenimento), Cisternino e Ostuni (in zona cuscinetto), episodio che desta non poche preoccupazioni su un significativo nuovo avanzamento del batterio in altre aree della Puglia.

Voglio condividere con Te, che dall'inizio hai seguito con attenzione l'evoluzione del fenomeno, e anche con il resto del mondo politico, quella che reputo essere ormai la necessità di ribadire una consapevolezza: la Xylella non è la fantasia di qualcuno, né una suggestione. La Xylella è un fatto vero, accertato, che sta continuando, purtroppo, a procurare danni al patrimonio olivicolo, alle nostre produzioni salentine e a minacciare nuove zone della puglia e del paese.

Quello che mi permetto, pertanto, di tornare a rivolgerTi è l'invito ad uno sforzo collettivo: occorre, prima di ogni altra cosa, lavorare per superare la fase della ricerca affannosa dei colpevoli e smetterla di inseguire, e assecondare, i populisti e le più disparate tesi complottistiche. Bisogna superare le incertezze che, purtroppo, hanno sin qui caratterizzato l'azione degli organismi preposti alla gestione di questa drammatica vicenda.

La politica ha una grande responsabilità e siamo chiamati, tutti, a farcene carico. Dobbiamo dimostrare maturità e capacità di evitare che una discussione tecnico-scientifica, come quella sull'avanzamento di un patogeno, si trasformi in un tema strumentale a interessi di parte, come fino ad oggi in massima parte è accaduto.

È tempo che la politica smetta di introdursi nella valutazione dei risultati scientifici e che, quindi, torni nelle mani della relativa comunità.

Detto in modo ancora più chiaro: noi non siamo "deputati" ad individuare la cura del batterio. Questo spetta chiaramente alla scienza.

Semmai siamo chiamati a trovare, da una parte, una soluzione ai problemi che il batterio sta procurando agli agricoltori ed ai vivaisti di quei territori, oltre che complessivamente al patrimonio ambientale e paesaggistico, recuperando le risorse necessarie a fronteggiare un fenomeno che rischia di diventare irreversibile anche da un punto di vista sociale. E, dall'altra, a fornire adeguate risorse alla comunità scientifica affinchè possa trovare una cura a questo patogeno.

Solo in tal modo la politica contribuirebbe a restituire credibilità alla scienza, colpita, nel caso, dal diffondersi di teorie antiscientifiche infondate e da qualche scelta amministrativa distratta.

Non possiamo più permettere che l'oggetto delle nostre discussioni continui ad essere esclusivamente l'autorizzazione al reimpianto o il divieto di espianto degli ulivi monumentali. Battaglie legittime - per carità - ma che di fatto hanno finito per saturare il campo dell'effettiva battaglia per fermare l'avanzamento del batterio che, nel frattempo, ha ampiamente valicato i confini originari.

Il governo si faccia carico, quindi, della necessità di riportare la discussione sugli interventi da operare per evitare il dilagare del fenomeno, sulle attività di monitoraggio e contenimento; focus che sono stati letteralmente messi da parte dal momento in cui si è deciso di abbandonare il piano Silletti, elaborato - è bene ricordare - con il supporto della scienza nella piena osservanza delle norme comunitarie e nazionali che regolano la complessa materia delle fitopatie.

Occorre lavorare tutti insieme ad una azione collettiva che ha certamente bisogno di risorse adeguate ma anche di una nuova consapevolezza e di un coinvolgimento dell'intera comunità perché il ruolo di chi rappresenta le istanze dei cittadini non può certamente essere quello di dividere in fazioni la popolazione.

Sono fiducioso che Tu voglia condividere queste mie riflessioni facendoTi promotore di un nuovo approccio, magari avviando da subito un tavolo di raccordo tra Ministero, Regione e deputazione parlamentare pugliese per condividere un percorso comune e strutturato. Personalmente, come credo tutta la deputazione pugliese, sarò al Tuo fianco. 

Cordiali saluti.

Dario Stefàno

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Centrosinistra punti a unità

Il centrosinistra deve puntare all'unità e deve caricarsi della responsabilità di mettere a punto una proposta di governo credibile, autorevole, coraggiosa. Ne và della tenuta democratica del nostro Paese.

L'investitura di Luigi Di Maio, con relative singolari modalità, ci obbliga a riflettere sul rischio che corrono le nostre Istituzioni e la nostra democrazia.

Mi chiedo e vi chiedo: esiste, per caso, una qualche logica lineare per cui chi si ergeva a paladino della partecipazione, dell'orizzontalità, dell'1 vale 1, dei processi democratici dal basso, oggi opera la scelta di un leader a tavolino, tagliando le gambe a qualsiasi possibilità di rendere scalabile e contendibile una posizione?

Le primarie, sebbene siano uno strumento certamente perfettibile, sono un modello straordinario per la scelta di un leader e, quando vere, incarnano alla perfezione l'idea della democrazia, quella della partecipazione, della libertà.

Mi rendo conto che siano difficili da sostenere, ma anche da organizzare, o addirittura da ipotizzare, per un movimento che oggi finalmente si svela definitivamente per quello che è: un rischio autentico per le Istituzioni democratiche.

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Su tribunali per minori pit stop utile

Lo stralcio, di fatto e netto, del dispositivo che prevedeva l'abolizione dei Tribunali per i Minorenni, dal complesso della riforma della Giustizia Civile all'esame del Senato, non può che essere una buona notizia. Si apre adesso una nuova fase in cui le posizioni potranno essere sicuramente più concilianti, essendo stato recuperato, in tal modo, un campo di confronto più ampio relativo all'utilità e alla necessità di tali organismi. Sarà un utile pit stop per ragionare approfonditamente e rendere più efficiente questo ramo della giustizia che è bene ricordare interessa dei destinatari particolari come i minori.

Anche in Puglia abbiamo cercato, con varie iniziative nei mesi passati, di aprire una discussione e un confronto tra i diversi attori per puntare i riflettori su un tema delicato e complesso, al fine di evitare un intervento affrettato, e non totalmente condiviso, che rischiava di compromettere i diritti dei ragazzi e il lavoro finora compiuto.

Ora si riprenda dalle cose buone fatte e dalla più volte dichiarata disponibilità di tutti i soggetti interessati a contribuire fattivamente in un percorso di riforma in linea con l'esigenza prioritaria che resta la tutela del minore.

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Essere progressisti al tempo della crisi

Da una parte abbiamo alcuni incoraggianti (sebbene ancora deboli) segnali di ripresa, come quello sulla produzione industriale che è cresciuta più delle previsioni registrando un +2,8% su base annua. Dall'altra stiamo assistendo al consolidarsi di disuguaglianze che fanno tremare le gambe, non ultima quella registrata dalla Boston Consulting Group che vede l'1,2% delle famiglie italiane detenere oltre il 20% della ricchezza finanziaria. Con un Paese, il nostro, che viaggia, a dirla tutta, in controtendenza rispetto al dato europeo e a quello globale dove la ricchezza registra crescite rispettivamente del 3,2% e del 5,3%. Il finale è sempre uguale: la ricchezza comunque crescerà ma resterà sempre nelle mani di pochi, allargando sempre più la forbice tra ricchi e poveri. 

Abbiamo, dunque, due alternative: scegliere di continuare a produrre discussioni interminabili sulle leadership, percorrere il terreno di scontri pretestuosi, animare competizioni interne con l'inevitabile rischio di avvitarci, oppure fare una scommessa, in primis con noi stessi, e poi con l'Europa per creare una provvista di risorse necessarie per il rilancio dell'economia nazionale, il sostegno all'occupazione, la ridistribuzione della ricchezza, l'infrastrutturazione di alcune aree del Paese come Sud e Isole, che subiscono la crisi.

Non uno scontro tra Italia e Europa, che costituirebbe l'harakiri in un momento così delicato per l'Italia e per l'Eurozona ma una partita da giocare sulla e per la flessibilità, per superare questi anni grigi di austerity che hanno impoverito gran parte della popolazione del Vecchio Continente. La presenza di tetti rigidi alla spesa pubblica può avere effetti dannosi, sia nel caso di percorsi recessivi come quello che stiamo tutt'ora attraversando, ma anche nei periodi di espansione economica. 

Pertanto, ben venga il deficit al limite del 2,9%. Innanzitutto non sfora il parametro del 3% e poi ci consente di aprire alla possibilità di generare crescita, liberando risorse pubbliche. Certo, a patto però che, a partire da domani, si scelgano, con criterio e con la più ampia partecipazione possibile, le misure e gli interventi che meglio possono sostenere il rilancio dell'Italia. 
Penso, ad esempio, al sostegno al settore agricolo, al Made In Italy e all'export italiano, alla pianificazione di una politica industriale che possa favorire i timidi segnali positivi che arrivano dalla produzione industriale ma che apra anche ad interventi a sostegno di nuove filiere, cultura in primis. Ma anche l'avvio di una stagione nuova per il Paese, con un programma pluriennale di assetto idrogeologico, e per il Mezzogiorno, con una strategia di investimenti in infrastrutture e di ammodernamento dei territori. 

Se si ha una visione davvero progressista, occorre fare questo.
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Anticipare Tavolo Tecnomessapia

Il mio intervento in Aula al Senato sulla crisi occupazionale di Tecnomessapia, nel brindisino.

Signora Presidente,
mi faccio, in quest'Aula questa sera, portatore delle istanze e delle preoccupazioni dei dipendenti - e delle loro famiglie - dell'azienda Tecnomessapia, un vero e proprio fiore all'occhiello della Puglia, e non solo, che negli anni ha raggiunto traguardi importantissimi nell'ambito della qualità produttiva del settore aeronautico. Dal 2012 Tecnomessapia ha aumentato la sua forza lavoro, passando da 80 a più di 400 dipendenti, lavorando in appalto per società controllate da Finmeccanica. Quest'ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha proceduto a fare un vero e proprio travaso di competenze presso altri stabilimenti, avvalendosi del personale di Tecnomessapia che di fatto ha proceduto a trasferire il proprio know how specifico ad operatori di altre aziende.

Una volta completato l'affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero.

Il 30 giugno prossimo si procederà al licenziamento degli ultimi 175 dipendenti. Licenziamenti, questi, che seguono una dismissione di personale che ha già superato le 400 unità, contrariamente però alla mole lavorativa della società, che invece risulta essere in aumento.

Chiedo quindi, attraverso di lei, signora Presidente, che il ministro De Vincenti, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, provveda ad anticipare la data, prevista per metà luglio, di convocazione del tavolo sulla crisi occupazionale, che insiste in modo molto preoccupante sul tessuto economico e sociale di Brindisi e della Puglia e, possibilmente, a rispondere anche all'atto di sindacato ispettivo 3-03209 del 12 ottobre 2016, nel quale riferivo della crisi che oggi tocca picchi ancora più gravi e acuti.

Solo attraverso una sinergia tra Regione e Governo nazionale si potrà infatti disinnescare il rischio ormai concreto di un vero e proprio shock occupazionale per il territorio brindisino, dove gli indici socioeconomici sono già attestati su livelli di grande preoccupazione.

Mi sia inoltre consentita un'ulteriore precisazione. Spetta in primis al Governo garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Un principio la cui cogenza deve valere in modo ancora più stringente quando l'azienda in oggetto è di proprietà del Governo stesso, ovvero del Ministero dell'economia e delle finanze.

::: Qui link al video -> https://youtu.be/-m_14Obq9hk

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Istat, decretata la totale inefficacia di politiche per il rilancio del Sud

Le previsioni sul futuro demografico del Paese diffuse da Istat sentenziano la presenza di un'insopportabile ipoteca sulle possibilità di progresso economico delle aree del Mezzogiorno e dimostrano che la famosa questione meridionale non solo non è stata mai superata ma non è neanche stata affrontata concretamente dai governi centrali. Occorrono maggiori risorse pubbliche, accompagnate, però, da idee e da programmazione credibili ed una loro allocazione finalmente efficace perché la crisi non si risolve ripercorrendo gli stessi errori che ci hanno portato qui.

Con questo fenomeno dello spopolamento tracciato da Istat, e con il conseguente dell'invecchiamento della popolazione residente, non stiamo altro che assistendo a una emorragia di classe dirigente del futuro: un processo che, come unico risultato, produrrà una calcificazione della condizione di sottosviluppo cronico che purtroppo già conosciamo. L'allarme lanciato dall'Istituto Statistico non deve essere derubricato a fine studio di evidenza analitica.  

Occorre, dunque, una politica per il Sud Italia che non sia solo di intenzioni e proclami ma si componga di analisi, capacità progettuale e risorse impegnate realmente attraverso altrettanti strumenti di assegnazione adeguati. In altre parole, occorre un cambio netto ed evidente di marcia, che possa assecondare gli sforzi di chi lavora da sempre allo sviluppo di soluzioni per uscire dalla crisi. In Puglia, in questi anni, abbiamo cercato di risolvere la dicotomia tra i centri e le periferie, tra la città e la campagna, ripopolando le zone rurali, riassegnando loro una funzione pedagogica, raggiungendole con servizi e infrastrutture sia fisiche che tecnologiche, facendole diventare centro nevralgico di una attività produttiva rispettosa dell'ambiente. Al Sud, la percentuale di giovani che non hanno alcun tipo di impegno - i cosiddetti neet - sfiora in alcune zone addirittura il 40%. A loro, prima che decidano di scappare via, dobbiamo poter offrire concrete e nuove opportunità di riscatto e crescita professionale e di vita, in modo che la possibilità di crearsi una famiglia ed invertire così questa infausta tendenza non sia vista come un salto nel buio.
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