Un piano speciale per l’Agricoltura per incentivare la nascita di start up di giovani

Voglio rendere la Puglia un grande laboratorio a cielo aperto con l’obiettivo di un’agricoltura moderna, di un comparto giovane e multifunzionale. 

Quando mi sono occupato per la prima volta di agricoltura da assessore regionale – prosegue -  sul settore pendeva una percezione ancora negativa, vissuto soprattutto dalle giovani generazioni come qualcosa da cui fuggire. Negli anni siamo riusciti a invertire quel fenomeno: tantissimi giovani hanno scelto la terra, sono diventati i nuovi agricoltori, iniziando concretamente quel ricambio generazionale che è essenziale e che non si è più fermato.

La Puglia, peraltro, ha una ricchezza di biodiversità straordinaria, che abbiamo il dovere di difendere, investendo in innovazione e ricerca.  La grande opportunità per l’agricoltura passa, infatti, dalla capacità di affiancare tecnologia e sostenibilità̀. Penso ad un Piano speciale che abbia l’obiettivo di incentivare la nascita di startup di giovani che intendono investire nel settore dell'agricoltura e dell'agroalimentare. Un piano che irrori il settore di linfa giovane, capace di prospettare soluzioni veramente innovative, di cui ho discusso a lungo con diversi esponenti delle associazioni di categoria del comparto che condividono con me quest’idea.

Vogliamo far emergere il talento delle nuove generazioni e l'esperienza delle vecchie, vogliamo offrire un'opportunità di sviluppo per un intero territorio. Se penso alla Puglia e ai tanti ragazzi che la Regione ha formato e fatto studiare, penso a un capitale inestimabile che va valorizzato. Startup non significa solo innovazione tecnologica, vuol dire anche innovazione sociale e organizzativa, qualità, ecologia e cultura.

Significa accompagnare la nostra agricoltura verso una più completa multifunzionalità e una indispensabile sostenibilità, capace di assolvere a più compiti: riconversione ambientale, turismo, cultura, sociale.
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Lavoro e giovani, da Puglia esempio di collaborazione sinergica fra livelli regionali e nazionali

Le buone pratiche degli ultimi anni realizzate in Puglia sono nell'agenda nazionale. Resto a Sud,  lo strumento che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno, è uno degli esempi di come la Puglia sia riuscita ad esportare fuori dai confini regionali una delle tante esperienze positive realizzate nella nostra terra.   A conferma che c’è stata una classe politica capace di realizzare anche pratiche innovative.

I numeri confermano la vivacità del nostro territorio e una vocazione imprenditoriale che occorre continuare a sostenere e incentivare.  Come certificano anche i rapporti Svimez, nel 2016 per il secondo anno consecutivo l’economia ha fatto registrare un tasso di crescita maggiore rispetto a quello del Centro-Nord, con buone prospettive anche per il 2018. Il mercato del lavoro ha registrato segnali di ripresa che hanno consentito di recuperare negli ultimi tre anni 300.000 posti di lavoro. Non fermiamoci, ora.

Il patrimonio delle identità, delle energie, delle risorse pugliesi è un volano di sviluppo, forte di un lavoro sinergico fra livelli regionali e nazionali. Un processo che di certo non può essere alimentato da chi la Puglia non la conosce, da chi fino a ieri ci ha disprezzato, o da chi la vive solo in vacanza o in periodi di campagna elettorale. Occorre proseguire con determinazione su questa strada, attraverso il contributo di chi la Puglia la vive tutti i giorni, di chi può farsene interprete perché figlio di questa terra.
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Agricoltura via maestra per recuperare gap tra sud e nord

Le cifre pubblicate da Ismea Svimez sono la conferma che il Sud può vincere la sfida scommettendo sulla sua vocazione agricola e sulle sue tipicità, riducendo il gap con il resto del Paese e per provare a chiudere definitivamente il brutto capitolo che vede l'Italia viaggiare a due velocità.

Nel Mezzogiorno subiamo particolarmente, e da sempre, l'assenza di una politica industriale nazionale, che con gli anni è stata colpevolmente sostituita - è il caso di dirlo - con meccanismi e approcci di stampo assistenzialistico.
Uno degli effetti prodotti con tale approccio è stato l'abbandono delle campagne con la conseguente incuria del patrimonio rurale che ci ha esposto al rischio di perdere definitivamente una tradizione autentica ed una cultura preziosa come quella agricola.

Scommettere sull'agroalimentare ci ha permesso, soprattutto, di poter avviare un ricambio generazionale. Giovani che, finalmente, non si vergognano più della loro identiatà territoriale e ritornano nei campi, mossi dal bisogno di concretezza ma anche incoraggiati da politiche pubbliche territoriali, come quelle che abbiamo messo in campo in Puglia con la programmazione comunitaria 2007-2013, che hanno permesso a qualche migliaio di giovani di tornare ad insediarsi nelle campagne con progetti innovativi o con la relazzazione di investimenti pubblici capaci di portare finalmente la fibra ottica per un accesso veloce a internet nelle zone rurali.

In questa direzione viaggia anche il testo all'esame della IX Commissione in senato sull'enoturismo: una grande opportunità occupazionale per i nostri giovani e occasione di sviluppo per i nostri territori che stanno diventando destinazioni ambite per il turismo enogastronomico mondiale.

Dobbiamo puntare a snellire la burocrazia e continuare a combattere per avere regolamenti comunitari più vicini alle esigenze dei produttori ed alle ambizioni delle realtà locali.

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Troppe irregolarità nei test d'ingresso per la specializzazioni mediche

Le irregolarità denunciate sono troppe e le prove d'esame non hanno rispettato i criteri previsti dal regolamento. Per questo ho presentato un'interrogazione al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per richiedere l'annullamento dei test per l’ammissione dei medici alle scuole di specializzazione e per rinnovare le procedure concorsuali.

Sarebbe doveroso farlo per provare a recuperare la fiducia da parte dei giovani che hanno pieno diritto di vedere assegnati i posti secondo un principio di “meritocrazia” ed evitare un costosissimo ricorso alla Giustizia Amministrativa da parte dei candidati, che sta già avvenendo, e che al di là di quello che potrebbe essere l’esito giudiziario, non restituirebbe mai integro il principio della trasparenza e della terzietà proprio alle Istituzioni.

Le prove effettuate non hanno rispettato termini e modalità previste dal regolamento approvato il 30 giugno 2014 con il Decreto Ministeriale n. 105. È stata appurata e denunciata la presenza di tastiere collegate a internet  in numerose postazioni e in alcune sedi sono stati addirittura utilizzati i computer portatili. L’elenco delle sedi delle prove non è stato pubblicato, come previsto, il 6 ottobre 2014 sul sito www.universitaly.it, ma la maggior parte delle sedi sono state comunicate ai candidati a partire dal giorno 20 ottobre 2014. Numerose le irregolarità: tra le più denunciate la presenza di cellulari in alcune sedi di esame, non ritirati prima dell'accesso in aula, ripetuti black out, molteplici mancati salvataggi della prova che hanno comportato la ripetizione della prova concorsuale.

Da ultimo, anche il settimanale “L’Espresso” in un recente articolo pubblicato l'11 febbraio 2015 a firma di Martino Villoso, ha denunciato "sedi non idonee, controlli non omogenei delle singole commissioni, router nascosti nei cappotti e pc collegati in rete durante le prove in alcuni atenei, foto che mostrano chiaramente come in certe aule i candidati fossero seduti a distanza ravvicinata tanto da costringere il Miur a sferzare le commissioni con una circolare dopo il primo giorno di test.... E, ancora, singole aule in cui tutti i candidati hanno totalizzato punteggi stellari e perfettamente combacianti, centinaia di black out e guasti ai computer che hanno consentito ai più fortunati di veder raddoppiato il tempo a disposizione per rispondere alle domande, "bachi" nel sistema informatico, punteggi affissi in graduatoria diversi da quelli visualizzati dai candidati al termine delle prove e ricorretti in fretta e furia solo grazie all'attenzione e alle proteste degli interessati".

Insomma ve ne è abbastanza perché il Ministro intervenga subito con chiarezza e trasparenza.
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Avanti i Giovani, Avanti tutti

S'è chiusa questa giornata: 200 partecipanti registrati; tre aree di approndimento; tavoli di lavoro; cinque mentori; dieci facilitatori; una domenica di impegno e lavoro condiviso.

Che mi ha restituito indicazioni per rafforzare un modello di politiche pubbliche che già ben funziona in Puglia ma che naturalmente ambisce a migliorarsi.

Una banca delle competenze:
per tenere traccia dei profili formati con risorse regionali e garantire l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Non possiamo consentirci il lusso di nuove assunzioni in Puglia che non valorizzino - per insufficiente conoscenza del mercato - le professionaità esistenti sul territorio.

Spazi pubblici sostenibili:
è necessario garantire ai tanti bellissimi esempi di recupero di contenitori una loro sostenibilità nel tempo: perché al valore dell'innovazione sociale deve anche accompagnarsi quello dell'autosufficienza attraverso progetti di gestione che diano una prospettiva di futuro a chi vi si dedica.

Attenzione al capitale umano:
prevediamo forse di sostegno alle start up non solo sul fronte degli investimenti in tecnologia ma anche in assunzioni attraverso incentivi e defiscalizzazioni.

Alla fine la mappa visiva di questa bella giornata che ci è stata consegnata è quella di un albero ben piantato al terreno:
dalle solidi radici, le imprese
dal tronco robusto, gli spazi pubblici
con una fronda rigogliosa, la formazione.

Come un ulivo, simbolo della nostra Puglia. Grazie a tutti.


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"Terre Vive" ottima chance, ora però diamo a giovani accesso al credito

"Posso dirlo? Finalmente! Ci sono voluti quasi due anni ma alla fine sembra che il Governo ce l'abbia fatta ad emanare il decreto per l'individuazione dei terreni demaniali da vendere o concedere in affitto ai giovani che sono già agricoltori e a quelli che intendono avviare un'impresa agricola". E' il commento del Senatore Dario Stefàno, dopo la firma del decreto applicativo con cui il Ministro Martina da il via alla vendita e all'affitto dei terreni del demanio ai giovani.
 
"E' un'ottima chance - continua Stefàno - per tutti quei giovani desiderosi di costruire un futuro sfruttando la ricchezza e la produttività della nostra terra. E' un'opportunità anche per il Paese poiché sblocca importanti risorse per lo sviluppo e servirà senz'altro a dare vita a nuova occupazione, in un periodo in cui ne abbiamo certamente bisogno. Ed è un passaggio sicuramente importante perché da applicazione ad una norma del Governo Monti che per troppo tempo è rimasta in un cassetto di una scrivania ministeriale. Certo, credo che la strada migliore sia quella di preferire le locazioni piuttosto che le alienazioni. Questo aiuterebbe a scongiurare il rischio di speculazioni".

"L'accesso al bene terra era finora uno dei principali ostacoli per l'ingresso dei giovani in agricoltura. Dopo questo, però, dobbiamo andare oltre. Ora il Governo ha il compito di affiancare a questa misura altri nuovi e utili interventi che mi auguro arrivino più velocemente. Parlo naturalmente di agevolazioni sul fronte dell'accesso al credito con l'individuazione di strumenti finanziari appropriati per sostenere le giovani imprese nelle fasi di avvio".

"Come ho fatto finora, incalzando fin dall'inizio il Governo a dare attuazione a questa norma, non farò mancare il mio impegno e la mia voce per cercare di trovare soluzioni idonee. Perchè non pensare, ad esempio, all'attivazione di convenzioni speciali con con alcuni istituti bancari?".

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Terre ai giovani agricoltori, approvato in Senato l'emendamento

In Senato ieri è stato approvato l'emendamento, presentato da me e dalla mia collega De Petris, per fissare una data certa entro la quale il Governo deve procedere all'emanazione del decreto che individua i terreni demaniali a vocazione agricola da concedere in affitto o da alienare, con diritto di prelazione, a favore dei giovani agricoltori. E' un piccolo ma significativo passo in avanti per consentire ai giovani di scegliere la professione di agricoltori. La scarsa disponibilità del fattore terra rappresenta, oggi, l'ostacolo più grande che i giovani devono superare per avviare un'impresa agricola e impedisce quel ricambio generazionale necessario alla nostra agricoltura per tenere il passo con gli altri Paesi europei, in un contesto internazionale che diventa ogni giorno più competitivo.

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La riforma Gelmini cancella lo studio della storia dell'arte, firmiamo per difendere la conoscenza

L'immagine riprende il prodotto dello straordinario estro del Borromini che appare ai miei occhi ogni volta che entro nel palazzo del mio ufficio romano.
Mi riempie di orgoglio pensare che sia solo un minuscolo frammento rispetto a quanto è stato consegnato dalla storia al nostro Paese per mano di immensi artisti, progettisti, architetti.
L'Italia vanta un primato invidiabile: il 62% del patrimonio artistico mondiale si trova qui, nel nostro territorio e un flusso incessante di turisti rimane affascinato dinanzi alla nostra identità, alla nostra cultura, alla nostra storia. Valori che rischiano di essere però rimossi dal bagaglio di conoscenze dei nostri figli, cancellati sotto i colpi della riforma Gelmini.
E' un fatto grave pensare di depennare la storia dell'arte dai programmi scolastici, soprattutto negli istituti a vocazione artistica.
E' impensabile impedire ai nostri giovani un'approfondita conoscenza del patrimonio storico, artistico e culturale che ci contraddistingue come Paese.
Non è certo tagliando discipline fondamentali che si investe nell'istruzione e nella formazione.
Se vogliamo guardare con fiducia al futuro, abbiamo bisogno di conoscere il nostro passato, le radici della nostra cultura e la nostra storia.
Per me questi restano valori insostituibili.
Se crediamo nella valorizzazione delle risorse come leva strategica delle politiche di sviluppo non possiamo che partire dalla conoscenza.

Per questo, ho firmato e invito a sottoscrivere qui l'appello di alcuni docenti per ripristinare e tutelare lo studio dell'arte.

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