OSCE, Italia non a rischio brogli, non servono ulteriori controlli

Stamattina, ho ricevuto alcuni funzionari dell'OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, impegnati, in vista del prossimo appuntamento elettorale, in una missione di monitoraggio in Italia che ha, naturalmente, interessato anche la Giunta che ho l'onore di presiedere.

La validazione dei risultati elettorali, che il nostro organismo è chiamato a compiere all’indomani di ogni elezione al Senato, è a tutti gli effetti già un controllo, un monitoraggio sulla regolarità delle operazioni elettorali.

In questa legislatura lo abbiamo concluso in soli tre mesi e mezzo. Ben prima, dunque, del termine di diciotto mesi previsto dalla norma regolamentare. Non male, se consideriamo che spesso il Parlamento viene criticato anche per la mancata tempestività nelle decisioni o per atteggiamenti eccessivamente dilatatori.

Ci ho tenuto a condividere con loro un concetto: la sovranità popolare si manifesta concretamente nel potere di scelta dei propri rappresentanti e, dunque, la certezza dell’assoluta correttezza e della legittimità dei risultati elettorali è l’indispensabile presupposto di ogni democrazia matura.

Non abbiamo ricevuto, in questa legislatura, ricorsi tendenti a denunciare brogli o macroscopiche irregolarità nel calcolo dei dati elettorali. E, a tal proposito, ritengo significativa, nel nostro sistema, la norma del Regolamento per la verifica dei poteri che riconosce un’ampia legittimazione alla presentazione dei ricorsi elettorali che possono essere presentati, oltre che dai candidati nei collegi, anche dai cittadini appartenenti alle stesse circoscrizioni. Un'ulteriore conferma di un solido sistema di misure per l’accertamento dell’assoluta regolarità degli esiti elettorali.

Se è vero che nei sistemi democratici emerge un problema legato alla sfiducia che parte della popolazione nutre nei confronti delle Istituzioni, l'equilibrato ed efficiente sistema di monitoraggio e controllo di cui già disponiamo è necessario a garanzia della trasparenza dei processi democratici e contribuisce sicuramente a rendere più sereno il rapporto e la convivenza tra cittadino e Istituzioni. Non servono, dunque, controlli ulteriori.
  • Pubblicato in Notizie

Una legge elettorale necessaria

Come enfaticamente ricordava Vittorio Emanuele Orlando, la legge elettorale è la più politica delle leggi. Aggiungerei che è anche una legge fondamentale e proprio per questo "va maneggiata con cura", essendo il cardine del funzionamento di una democrazia rappresentativa. Certo, non agevole da scrivere, tant’è che per più di 20 anni l’Italia non è stata capace di dotarsi di una buona legge elettorale. E non parlo di una legge perfetta, perché non esiste, né di una legge capace di accontentare tutti, ma almeno di un’unica stessa legge per Camera e Senato, votata dalle forze di maggioranza e di opposizione.

Io credo che sarebbe stato irresponsabile andare al voto nel 2018 con due moncherini: al Senato con il Porcellum, la legge 250 del 2005 come residuata dalla sentenza della Corte costituzionale del 2014; e alla Camera con l’Italicum, la legge 52 del 2015 quale ritagliata dalla sentenza della Corte del 2017. Ciò avrebbe comportato un'asimmetria fra i due sistemi elettorali, a tutto danno della governabilità in un sistema a bicameralismo perfetto, come del resto stigmatizzato dalla stessa Consulta e dal Presidente della Repubblica, ma anche una serie di difficoltà tecnico-applicative, che avrebbero richiesto il ricorso inopportuno a un decreto-legge nell'imminenza delle elezioni.

A poco serve inseguire un'ingegneria elettorale astratta e sognare condizioni inesistenti, magari sulla base del diritto comparato, ignorando però i difetti nostrani: debolezza del sistema dei partiti, difficoltà a formare coalizioni di governo, frammentazione estrema dell'elettorato. Occorre invece essere consapevoli che la legge elettorale approvata definitivamente dal Senato rappresenta, allo stato e nel contesto attuali, il livello ottimale realisticamente raggiungibile sotto il profilo tecnico.

Infatti, la nuova legge elettorale reintroduce una competizione pura dei candidati nei collegi uninominali (116 per il Senato e 232 per la Camera). Trattandosi di un sistema misto, una sorta di Mattarellum rovesciato, 193 seggi al Senato e 386 alla Camera sono altresì attribuiti con metodo proporzionale, nell'ambito di collegi plurinominali ristretti, sulla base di piccole liste predefinite di candidati. Liste che, proprio per la loro limitatezza numerica (da 2 a 4 nominativi), appaiono rispondenti ai criteri dettati dalla Consulta al fine di garantire la libertà di scelta degli elettori, senza più pletoriche e perciò incostituzionali liste predefinite di candidati, come in passato. Infine, a ciò si aggiungano nelle Circoscrizioni Estero 12 eletti alla Camera e 6 al Senato mediante il metodo proporzionale e con il voto di preferenza.

Ho votato questo provvedimento anche perché privilegia le esigenze di rappresentanza rispetto a quelle puramente di governabilità: non è più previsto un premio di maggioranza, né nazionale né regionale; il sistema delle candidature nei collegi uninominali favorisce l'opportuna formazione di coalizioni; le soglie di sbarramento piuttosto alte, il 4% alla Camera a livello nazionale e l’8% al Senato in ambito regionale, sono state abbassate in entrambi i casi al 3% nazionale.

Certo, restano le mie perplessità sotto il profilo del metodo e di alcune procedure: è un fatto eccezionale, diciamo non auspicabile, che una legge elettorale sia approvata con voti di fiducia in entrambi i rami del Parlamento. Nonostante la recente sentenza della Corte Costituzionale (35 del 2017) abbia dichiarato inammissibili i rilievi sollevati sulla decisione di porre la fiducia su leggi elettorali, resto convinto che la legge elettorale dovrebbe essere approvata a seguito di un dibattito franco e proficuo tra le forze politiche, senza la forzatura del voto di fiducia, ma anche senza l'usbergo dello scrutinio segreto, costruito ad arte per favorire l’agguato. In Senato, ad esempio, sono stati presentati una cinquantina di emendamenti suscettibili di voto segreto visibilmente strumentali a favorire un vero e proprio colpo di mano.

Dibattito politico che, tuttavia, non è venuto meno del tutto, se è vero che si è raggiunto  l’obiettivo, sempre auspicato quando si parla di regole del gioco, di aggregare nel voto di approvazione finale una maggioranza ampia, fortemente rappresentativa delle maggiori forze politiche nazionali: sempre per rimanere in Senato il 67,1 dei componenti, il 77,6 dei presenti.

Per queste ragioni, ritengo gravissime alcune affermazioni che hanno accompagnato l'iter della legge Rosato. Mi riferisco alle dichiarazioni secondo le quali Gentiloni sarebbe come Mussolini, la legge elettorale appena approvata un Fascitellum e i parlamentari che l'hanno votata "un manipolo di eletti". L'evocazione perpetua, con sempre troppa leggerezza (e solo quando conviene) dello spettro del fascismo dovrebbe essere trattata con particolare attenzione e ponderazione. Indugiare su questi tasti significa minare la costruzione di una sana e onesta discussione politica, significa non aver capito fino in fondo la tragedia del fascismo e, soprattutto, disvela una radicale incapacità a vedere il presente e a costruire il futuro. Ma è intollerabile anche la violenza che ormai accompagna alcuni gruppi parlamentari nelle discussioni parlamentari (5S in primis) nel linguaggio ma anche nelle forme di manifestazione del dissenso. È un fatto gravissimo: la violenza fisica, tanto più in un’Aula elettiva, è l’opposto della democrazia.

In conclusione, nella convinzione che nessun sistema elettorale è in grado di stravolgere la volontà popolare, giacché nessuna legge elettorale è mai riuscita a far vincere chi non ha i voti o a far perdere chi i voti li ha, rispetto alla legge del 2005, in cui tutti gli eletti erano tratti da lunghe liste predefinite di candidati, ma anche rispetto alle leggi elettorali ritagliate dalla Corte costituzionale, ritengo che la Legge Rosato rappresenti un passo in avanti per il migliore funzionamento delle assemblee elettive.
  • Pubblicato in Notizie

Da Pisapia atto di chiarezza politica

La decisione assunta da Giuliano Pisapia in queste ore è atto di chiarezza politica che condividiamo pienamente perché utile a ricondurre all’unità e rafforzare l’impegno profuso da tanti di noi. In questi mesi, abbiamo lavorato convintamente a sostegno della ricostruzione di un ampio, plurale e robusto schieramento democratico, resistendo alle spinte divisive e anche alle frequenti critiche ingenerose. Lo abbiamo fatto perché convinti della necessità di un rapporto costruttivo con tutte le forze avanzate, Partito Democratico compreso. Eravamo e siamo preoccupati per le difficili sfide che si presentano dinanzi al Paese. Sin dall'inizio, insieme a tanti, nelle città e nei territori, abbiamo condiviso e promosso Campo Progressista, scegliendo di partecipare a un percorso collettivo, largo e plurale, per rinnovare l’impegno a favore del lavoro, dello sviluppo economico ecosostenibile, della crescita civile e della solidarietà verso le persone e tra i popoli. Ora ci sono le condizioni più favorevoli per andare avanti, nella definizione della proposta programmatica e nell'alleanza politica. Tutti, da Giulano Pisapia a Massimo Zedda, da Milano a Lecce, dal Friuli alla Sicilia, dobbiamo mettere insieme le energie per affrontare, nell'interesse del Paese, nello campo democratico, il prossimo decisivo confronto elettorale. Non é cosa facile ma è un dovere morale e politico per noi ineludibile.
  • Pubblicato in Notizie

Aula è sovrana, resta nodo applicabilità Legge Severino

Certamente l’Assemblea è sovrana, per cui la decisione di oggi sul caso Minzolini è formalmente incontestabile e va rispettata. Il voto odierno dell’Aula, tuttavia, non smentisce il lavoro istruttorio della Giunta che, anche in questa occasione, è stato rigoroso, di merito e coerente con quanto deciso in altro precedente. Quello stesso lavoro che ha portato alla conclusione che non vi fossero margini di opinabilità circa l’applicazione della decadenza ai sensi della legge Severino, con riferimento alla condanna definitiva inflitta al senatore Minzolini. E questa conclusione non è stata contestata da nessuno.

Semmai nel dibattito d'Aula sono stati fortemente contestati i contenuti normativi della legge Severino, rispetto ai quali allora bisognerebbe avere il coraggio di proporre ed approvare modifiche anziché criticare e non darne applicazione.

E' quanto mai opportuno che, in occasione dell’imminente discussione sulla nuova legge elettorale, vengano affrontati, con maggiore serenità, tutti i rilievi posti e le criticità evidenziate sulle ineleggibilità, le incompatibilità, le incandidabilità e le decadenze.
  • Pubblicato in Notizie

Siamo la seconda lista politica della coalizione

Dario Stefàno, senatore e coordinatore di “Noi a Sinistra”: quale sarà la posizione che assumerete alle consultazioni con Emiliano?
Quella sempre espressa: disponibilità a partecipare alla composizione di un governo con chiara impronta di centrosinistra e che quindi abbia l’obiettivo di proseguire sulla strada di quel cambiamento che in dieci anni ha restituito prospettiva e protagonismo alla nostra regione, grazie a una diversa idea delle politiche pubbliche. Una disponibilità offerta in virtù anche di un risultato elettorale che, al netto della lista del presidente configurabile direttamente come espressione di Emiliano, ci caratterizza come seconda gamba della coalizione: siamo la seconda lista politica che esprime il risultato più rotondo.

Come vorreste venisse tradotto questo risultato?
Con una doppia opzione in giunta: un consigliere eletto e una donna indicata da noi per partecipare attivamente all’irrobustimento della rappresentanza di genere, anche perché siamo nelle condizioni di esprimere nomi di grande valore, di prestigio, competenti e nel segno della continuità rispetto alla pratica amministrativa.

A disposizione mettete soltanto le donne da voi candidate?
No, saremo pronti a mettere in campo indicazioni capaci di andare anche oltre i valori territoriali, proprio come successo in questi anni. Espressioni di governo come per esempio Angela Barbanente hanno avuto la capacità di andare al di là di tutto e delle rappresentanze territoriali. E vogliamo continuare su quel solco.

Ha il sentore di uno spostamento al centro della coalizione? A voi e ai Popolari spetta un assessorato ciascuno…
Noi poniamo a Emiliano l’esigenza e l’opportunità che la coalizione non modifichi il suo profilo politico. E per questo è inconciliabile l’idea della vicepresidenza all’area centrista perché modificherebbe l’identità della coalizione. E senza dubbio prerogativa del presidente l’allargamento delle alleanze, ma senza modificare l’impronta principale.

Anche la scelta dell’assessore tra i vostri consiglieri non sarà indifferente né indolore, per ragioni interne. Vorreste essere voi a indicare il nome prioritario, non Emiliano?
Ci sono differenze se la scelta è fatta o meno nel segno del rafforzamento del profilo di governo: se subiamo la scelta perché risolve problemi altrui, non possiamo assecondarla. La composizione della giunta è prerogativa del presidente, ma è necessario condividere i metodi di individuazione dei nomi, per partecipare nel miglior modo possibile alla squadra di governo. Insomma: vanno condivisi i criteri, non scegliere tra i nomi questo o quello pur di risolvere altre necessità.. Non possiamo essere spettatori di criteri disegnati da altri.

Nel vostro gruppo però le divisioni si avvertono,soprattutto tra chi ha una lunga militanza a sinistra e chi invece viene da un percorso civico. E la scelta di Borraccino da parte di Emiliano potrebbe fare da detonatore.
Parliamo di semplici indicazioni che peraltro appartengono a ogni componente politica. Noi ci siamo prodotti in un importante sforzo di aggregazione, una sintesi di eletti che tiene dentro ogni anima, dando valore al progetto. Il problema per noi, ora, è raccogliere la disponibilità di Emiliano a condividere un certo percorso.

E’ d’accordo sulla giunta a sette?
Non so se è una decisione definitiva, ma certo potrebbe esporre la Puglia a qualche criticità in più: questa è una regione con più di 4 milioni di abitanti, e avrebbe qualche difficoltà a essere governata con soli sette assessori. Michele immagina questa scelta accompagnata dalla volontà di modificare lo Statuto in breve tempo. Ma non è un cosa semplice né breve, è un’opzione peraltro da soppesare bene e da condividere con gli eletti, visto che saranno loro ad essere chiamati alla modifica statutaria. Emiliano è inoltre segretario regionale del partito che ha voluto fortissimamente nello Statuto il limite dei due assessori esterni, e ora questa criticità non può essere scaricata sul governo della Puglia.

Ma se dovesse spettarvi un solo assessorato, sarebbe subito rottura?
Gli incontri con Emiliano ci racconteranno quali sono le volontà comuni. E se saranno tali, produrranno risultati. Ma se gli elementi di comunione saranno pochi, allora faremo la nostra analisi e le considerazioni aggiuntive per prendere decisioni diverse. Non viviamo certo l’esigenza di avere a tutti i costi postazioni di governo. Ma il risultato elettorale è frutto del nostro impegno, dentro uno schema coalizionale.

dall'intervista a Nuovo Quotidiano di Puglia del 28 Giugno 2015
  • Pubblicato in Notizie

Un centrosinistra pugliese autonomo

Dario Stefàno, senatore Sel e coordinatore di "Noi a Sinistra”: si ritiene soddisfatto del 6,6% di Noi a Sinistra per la Puglia?
Sono orgoglioso del risultato, che ci vede eleggere 4 consiglieri su 50, e sfiorare il quinto per pochi voti. Un risultato che dice molte cose, anzitutto della bontà di un progetto politico nuovo, capace di tenere insieme pezzi di una buona esperienza di governo, ma anche di rinnovare le energie di questi dieci anni.

Qualcuno dice che con lei in lista sareste andati ancora meglio…
Molti ne sono convinti, anche tra i snodasti con cui ho avuto occasione di parlare, perché sarebbe stata la proiezione diretta del dato espresso nelle primarie. Ma non ho mai ceduto all’idea di personalizzare un percorso politico per optare, al contrario, su una dimensione più collettiva, di comunità, verso un progetto che proprio da questo aspetto trae forza. Per questo sento di ringraziare i nostri candidati che si sono spesi con grande impegno.

L’elezione di Emiliano porta con sé una inevitabile svolta, sarà anche la prosecuzione della primavera pugliese?
Non c’è dubbio che la leadership forte di Michele, unita ai dieci anni di buon governo, ha consentito alla Puglia di confermare il centrosinistra al governo, con un risultato robusto, a prescindere dalle divisioni del centrodestra. Il risultato conferma però anche quel carattere plurale, che è la forza del centrosinistra pugliese, che ora potrà consolidare i traguardi raggiunti, rilanciare i grandi temi evocati e, soprattutto, risolvere le vertenze ancora aperte. Ma sarà importante anche mantenere una certa autonomia da Roma, soprattutto rispetto a scelte che continuano ad essere prese sulla testa dei territori e delle comunità. In tal senso, le posizioni assunte da Michele su alcune decisioni assunte dal governo Renzi ci tranquillizzano.

Cosa pensa dell’offerta di un assessorato al M5S?
Durante la campagna elettorale Michele ha spesso elogiato la candidata presidentessa evocando la prospettiva di un accordo. E’ un segnale di attenzione politica, a proposito di nuove istanze, e va dato atto a Emiliano di questa sensibilità. Allo stesso modo, però non mi sorprende il rifiuto dei cinquestelle: preferiscono mantenersi in posizione di protesta piuttosto che misurarsi con una dinamica di governo. Penso che tuttavia sarebbe un errore l’idea dello stare tutti insieme sotto “lo stesso tetto”. anzi credo che possa essere utile la presenza della loro voce critica, sebbene ancora poco attrezzata sui contenuti che governano una macchina complessa qual è la Regione.

Archiviata la pagina elettorale, da cosa crede che dovrà ripartire la galassia Sel?
Da sempre Vendola ha detto che Sel sarebbe stato un punto di partenza e non di approdo, e che avrebbe messo in moto qualcosa capace di accorpare un’anima più ampia. In questa fase elettorale il simbolo non è stato presentato in nessuna provincia, interpretando proprio questo allargamento. Non siamo nella fase della ricomposizione: abbiamo da una parte l’Italicume che indica la strada del partito unico. Dall’altra molte esperienze in cui il centrosinistra ha sperimentato le migliori pratiche di coalizione. L’interrogativo dei prossimi mesi sarà come l’area di sinistra possa trovare la capacità di esprimere una proposta di governo. Se il Pd si indirizzerà sempre pi verso il partito della nazione chiaramente l’anima di sinistra si dovrà ricomporre in un progetto alternativo. Con quali forme ce lo dirà la riflessione dei prossimi mesi.
::
dall'intervista su Nuovo Quotidiano di Puglia del 2 giugno 2015
  • Pubblicato in Notizie

Credibili al di là delle norme

Ieri sera a Lecce sullo stesso palco: Michele Emiliano e Dario Stefàno. Il senatore di Sel e Presidente della Giunta per le Immunità Parlamentari, che passerà alla storia perché decide la decadenza di Silvio Berlusconi da Palazzo Madama, come valuta la “sentenza” dell’Antimafia contro quattro candidati pugliesi alle elezioni giudicati “impresentabili”?
E’ tardiva e in quanto tale, presentata male. C’è il rischio che l’Antimafia perda credibilità.

Pure Noi a Sinistra, la lista sponsorizzata da Nichi Vendola e Stefàno, aveva la sua “pecora nera”: Carmela Cenicola, sorella di un Killer della malavita foggiana.
Mica posso chiedere i certificati penali non solo a chi sceglie di provarci, ma a tutti i suoi parenti. Quando il caso è saltato fuori, l’ho invitata a farsi da parte.

Impresentabili, e competitori “scambisti”: io ti pago, tu mi voti.
I rappresentati di lista di Noi a Sinistra sono quelli del partito, e basta. Le forze politiche, per essere credibili, devono andare perfino al di là di quello che prevedono le norme.

Quanto è diffuso da queste parti lo scambio soldi-preferenze?
Alcuni pezzi di ceto politico, quelli che stanno tentando di collocarsi, immaginano operazioni poco trasparenti. E’ sbagliatissimo: spingerà la gente a non affollare le urne.

Domenica, ai seggi, impererà l’astensionismo?
Perché il risultato sembra scontato. E poi, nel centrosinistra, l’allargamento della coalizione a soggetti che fino a una manciata di mesi fa erano dall’altra parte della barricata, è vissuto con qualche imbarazzo.

Questa è la ragione delle punture di spillo inferte dalla sinistra radicale a Emiliano?
La lealtà nei confronti di Michele non si discute. Ma anche la differenza tra noi e lui, non si contratta. Vogliamo evitare che l’alleanza si trasformi in un’accozzaglia dove dentro ci sta un po’ di tutto. Possiamo contrapporre a quello romano, che non è un centrosinistra autentico, un modello pugliese: alternativo, efficace e coerente. Si, insomma, il centrosinistra non deve diventare un Ogm.

Emiliano permettendo…
Girando per le città, si è accorto del lavoro che abbiamo fatto. Vendola, in campagna elettorale, trovava gente che protestava. Oggi, invece, siamo tutti consapevoli che siamo nelle condizioni di affrontare i problemi.
::
dalla mia intervista pubblicata su Repubblica Bari il 28 maggio 2015
  • Pubblicato in Notizie
Sottoscrivi questo feed RSS

Usiamo i cookie per migliorare la tua esperienza nell'uso di questo sito. I cookie su questo sito vengono usati per le operazioni essenziali e per il corretto funzionamento del sito stesso. Per avere maggiori informazioni leggi la nostra cookie policy.

Continuando la navigazione accetterai l'uso di questi cookie.

EU Cookie Directive Module Information