Aula è sovrana, resta nodo applicabilità Legge Severino

Certamente l’Assemblea è sovrana, per cui la decisione di oggi sul caso Minzolini è formalmente incontestabile e va rispettata. Il voto odierno dell’Aula, tuttavia, non smentisce il lavoro istruttorio della Giunta che, anche in questa occasione, è stato rigoroso, di merito e coerente con quanto deciso in altro precedente. Quello stesso lavoro che ha portato alla conclusione che non vi fossero margini di opinabilità circa l’applicazione della decadenza ai sensi della legge Severino, con riferimento alla condanna definitiva inflitta al senatore Minzolini. E questa conclusione non è stata contestata da nessuno.

Semmai nel dibattito d'Aula sono stati fortemente contestati i contenuti normativi della legge Severino, rispetto ai quali allora bisognerebbe avere il coraggio di proporre ed approvare modifiche anziché criticare e non darne applicazione.

E' quanto mai opportuno che, in occasione dell’imminente discussione sulla nuova legge elettorale, vengano affrontati, con maggiore serenità, tutti i rilievi posti e le criticità evidenziate sulle ineleggibilità, le incompatibilità, le incandidabilità e le decadenze.
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Siamo la seconda lista politica della coalizione

Dario Stefàno, senatore e coordinatore di “Noi a Sinistra”: quale sarà la posizione che assumerete alle consultazioni con Emiliano?
Quella sempre espressa: disponibilità a partecipare alla composizione di un governo con chiara impronta di centrosinistra e che quindi abbia l’obiettivo di proseguire sulla strada di quel cambiamento che in dieci anni ha restituito prospettiva e protagonismo alla nostra regione, grazie a una diversa idea delle politiche pubbliche. Una disponibilità offerta in virtù anche di un risultato elettorale che, al netto della lista del presidente configurabile direttamente come espressione di Emiliano, ci caratterizza come seconda gamba della coalizione: siamo la seconda lista politica che esprime il risultato più rotondo.

Come vorreste venisse tradotto questo risultato?
Con una doppia opzione in giunta: un consigliere eletto e una donna indicata da noi per partecipare attivamente all’irrobustimento della rappresentanza di genere, anche perché siamo nelle condizioni di esprimere nomi di grande valore, di prestigio, competenti e nel segno della continuità rispetto alla pratica amministrativa.

A disposizione mettete soltanto le donne da voi candidate?
No, saremo pronti a mettere in campo indicazioni capaci di andare anche oltre i valori territoriali, proprio come successo in questi anni. Espressioni di governo come per esempio Angela Barbanente hanno avuto la capacità di andare al di là di tutto e delle rappresentanze territoriali. E vogliamo continuare su quel solco.

Ha il sentore di uno spostamento al centro della coalizione? A voi e ai Popolari spetta un assessorato ciascuno…
Noi poniamo a Emiliano l’esigenza e l’opportunità che la coalizione non modifichi il suo profilo politico. E per questo è inconciliabile l’idea della vicepresidenza all’area centrista perché modificherebbe l’identità della coalizione. E senza dubbio prerogativa del presidente l’allargamento delle alleanze, ma senza modificare l’impronta principale.

Anche la scelta dell’assessore tra i vostri consiglieri non sarà indifferente né indolore, per ragioni interne. Vorreste essere voi a indicare il nome prioritario, non Emiliano?
Ci sono differenze se la scelta è fatta o meno nel segno del rafforzamento del profilo di governo: se subiamo la scelta perché risolve problemi altrui, non possiamo assecondarla. La composizione della giunta è prerogativa del presidente, ma è necessario condividere i metodi di individuazione dei nomi, per partecipare nel miglior modo possibile alla squadra di governo. Insomma: vanno condivisi i criteri, non scegliere tra i nomi questo o quello pur di risolvere altre necessità.. Non possiamo essere spettatori di criteri disegnati da altri.

Nel vostro gruppo però le divisioni si avvertono,soprattutto tra chi ha una lunga militanza a sinistra e chi invece viene da un percorso civico. E la scelta di Borraccino da parte di Emiliano potrebbe fare da detonatore.
Parliamo di semplici indicazioni che peraltro appartengono a ogni componente politica. Noi ci siamo prodotti in un importante sforzo di aggregazione, una sintesi di eletti che tiene dentro ogni anima, dando valore al progetto. Il problema per noi, ora, è raccogliere la disponibilità di Emiliano a condividere un certo percorso.

E’ d’accordo sulla giunta a sette?
Non so se è una decisione definitiva, ma certo potrebbe esporre la Puglia a qualche criticità in più: questa è una regione con più di 4 milioni di abitanti, e avrebbe qualche difficoltà a essere governata con soli sette assessori. Michele immagina questa scelta accompagnata dalla volontà di modificare lo Statuto in breve tempo. Ma non è un cosa semplice né breve, è un’opzione peraltro da soppesare bene e da condividere con gli eletti, visto che saranno loro ad essere chiamati alla modifica statutaria. Emiliano è inoltre segretario regionale del partito che ha voluto fortissimamente nello Statuto il limite dei due assessori esterni, e ora questa criticità non può essere scaricata sul governo della Puglia.

Ma se dovesse spettarvi un solo assessorato, sarebbe subito rottura?
Gli incontri con Emiliano ci racconteranno quali sono le volontà comuni. E se saranno tali, produrranno risultati. Ma se gli elementi di comunione saranno pochi, allora faremo la nostra analisi e le considerazioni aggiuntive per prendere decisioni diverse. Non viviamo certo l’esigenza di avere a tutti i costi postazioni di governo. Ma il risultato elettorale è frutto del nostro impegno, dentro uno schema coalizionale.

dall'intervista a Nuovo Quotidiano di Puglia del 28 Giugno 2015
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Un centrosinistra pugliese autonomo

Dario Stefàno, senatore Sel e coordinatore di "Noi a Sinistra”: si ritiene soddisfatto del 6,6% di Noi a Sinistra per la Puglia?
Sono orgoglioso del risultato, che ci vede eleggere 4 consiglieri su 50, e sfiorare il quinto per pochi voti. Un risultato che dice molte cose, anzitutto della bontà di un progetto politico nuovo, capace di tenere insieme pezzi di una buona esperienza di governo, ma anche di rinnovare le energie di questi dieci anni.

Qualcuno dice che con lei in lista sareste andati ancora meglio…
Molti ne sono convinti, anche tra i snodasti con cui ho avuto occasione di parlare, perché sarebbe stata la proiezione diretta del dato espresso nelle primarie. Ma non ho mai ceduto all’idea di personalizzare un percorso politico per optare, al contrario, su una dimensione più collettiva, di comunità, verso un progetto che proprio da questo aspetto trae forza. Per questo sento di ringraziare i nostri candidati che si sono spesi con grande impegno.

L’elezione di Emiliano porta con sé una inevitabile svolta, sarà anche la prosecuzione della primavera pugliese?
Non c’è dubbio che la leadership forte di Michele, unita ai dieci anni di buon governo, ha consentito alla Puglia di confermare il centrosinistra al governo, con un risultato robusto, a prescindere dalle divisioni del centrodestra. Il risultato conferma però anche quel carattere plurale, che è la forza del centrosinistra pugliese, che ora potrà consolidare i traguardi raggiunti, rilanciare i grandi temi evocati e, soprattutto, risolvere le vertenze ancora aperte. Ma sarà importante anche mantenere una certa autonomia da Roma, soprattutto rispetto a scelte che continuano ad essere prese sulla testa dei territori e delle comunità. In tal senso, le posizioni assunte da Michele su alcune decisioni assunte dal governo Renzi ci tranquillizzano.

Cosa pensa dell’offerta di un assessorato al M5S?
Durante la campagna elettorale Michele ha spesso elogiato la candidata presidentessa evocando la prospettiva di un accordo. E’ un segnale di attenzione politica, a proposito di nuove istanze, e va dato atto a Emiliano di questa sensibilità. Allo stesso modo, però non mi sorprende il rifiuto dei cinquestelle: preferiscono mantenersi in posizione di protesta piuttosto che misurarsi con una dinamica di governo. Penso che tuttavia sarebbe un errore l’idea dello stare tutti insieme sotto “lo stesso tetto”. anzi credo che possa essere utile la presenza della loro voce critica, sebbene ancora poco attrezzata sui contenuti che governano una macchina complessa qual è la Regione.

Archiviata la pagina elettorale, da cosa crede che dovrà ripartire la galassia Sel?
Da sempre Vendola ha detto che Sel sarebbe stato un punto di partenza e non di approdo, e che avrebbe messo in moto qualcosa capace di accorpare un’anima più ampia. In questa fase elettorale il simbolo non è stato presentato in nessuna provincia, interpretando proprio questo allargamento. Non siamo nella fase della ricomposizione: abbiamo da una parte l’Italicume che indica la strada del partito unico. Dall’altra molte esperienze in cui il centrosinistra ha sperimentato le migliori pratiche di coalizione. L’interrogativo dei prossimi mesi sarà come l’area di sinistra possa trovare la capacità di esprimere una proposta di governo. Se il Pd si indirizzerà sempre pi verso il partito della nazione chiaramente l’anima di sinistra si dovrà ricomporre in un progetto alternativo. Con quali forme ce lo dirà la riflessione dei prossimi mesi.
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dall'intervista su Nuovo Quotidiano di Puglia del 2 giugno 2015
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Credibili al di là delle norme

Ieri sera a Lecce sullo stesso palco: Michele Emiliano e Dario Stefàno. Il senatore di Sel e Presidente della Giunta per le Immunità Parlamentari, che passerà alla storia perché decide la decadenza di Silvio Berlusconi da Palazzo Madama, come valuta la “sentenza” dell’Antimafia contro quattro candidati pugliesi alle elezioni giudicati “impresentabili”?
E’ tardiva e in quanto tale, presentata male. C’è il rischio che l’Antimafia perda credibilità.

Pure Noi a Sinistra, la lista sponsorizzata da Nichi Vendola e Stefàno, aveva la sua “pecora nera”: Carmela Cenicola, sorella di un Killer della malavita foggiana.
Mica posso chiedere i certificati penali non solo a chi sceglie di provarci, ma a tutti i suoi parenti. Quando il caso è saltato fuori, l’ho invitata a farsi da parte.

Impresentabili, e competitori “scambisti”: io ti pago, tu mi voti.
I rappresentati di lista di Noi a Sinistra sono quelli del partito, e basta. Le forze politiche, per essere credibili, devono andare perfino al di là di quello che prevedono le norme.

Quanto è diffuso da queste parti lo scambio soldi-preferenze?
Alcuni pezzi di ceto politico, quelli che stanno tentando di collocarsi, immaginano operazioni poco trasparenti. E’ sbagliatissimo: spingerà la gente a non affollare le urne.

Domenica, ai seggi, impererà l’astensionismo?
Perché il risultato sembra scontato. E poi, nel centrosinistra, l’allargamento della coalizione a soggetti che fino a una manciata di mesi fa erano dall’altra parte della barricata, è vissuto con qualche imbarazzo.

Questa è la ragione delle punture di spillo inferte dalla sinistra radicale a Emiliano?
La lealtà nei confronti di Michele non si discute. Ma anche la differenza tra noi e lui, non si contratta. Vogliamo evitare che l’alleanza si trasformi in un’accozzaglia dove dentro ci sta un po’ di tutto. Possiamo contrapporre a quello romano, che non è un centrosinistra autentico, un modello pugliese: alternativo, efficace e coerente. Si, insomma, il centrosinistra non deve diventare un Ogm.

Emiliano permettendo…
Girando per le città, si è accorto del lavoro che abbiamo fatto. Vendola, in campagna elettorale, trovava gente che protestava. Oggi, invece, siamo tutti consapevoli che siamo nelle condizioni di affrontare i problemi.
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dalla mia intervista pubblicata su Repubblica Bari il 28 maggio 2015
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Noi argine alle larghe intese in salsa pugliese

Dario Stefàno, senatore Sel e “padre” della lista "Noi a Sinistra per la Puglia”: leali con Emiliano, nonostante tutto?

La lealtà non si discute, ma anche la differenza è un valore che non si contratta. Altrimenti il risultato sarà un calderone dove dentro si trova di tutto. E questo farà perdere anima, e testa, al centrosinistra pugliese.
Siamo stati leali rispetto all’impegno preso con la coalizione durante le primarie: quel risultato che ci ha visti protagonisti lo abbiamo messo a disposizione del centrosinistra, quello pugliese doc, perché siamo convinti che solo quello possa essere la traccia per continuare il rinnovamento della Puglia. La nostra lista nasce proprio per questo, ed è impensabile ridisegnare orizzonti, perimetri e contenuti della coalizione. Ne verrebbe fuori una cosa completamente diversa.

Emiliano però allarga i confini, include, e lo fa nel nome del programma: sufficiente?

Vogliamo misurare la differenza fra chi immagina un centrosinistra-calderone e chi invece pensa che nella coalizione ci sta chi ha la stessa idea di Puglia: chi, quando abbiamo parlato di riambientalizzazione dei sistemi produttivi, non ci ha avversato; o chi non ci ha ostacolato nella battaglia per la riqualificazione territoriale con il Piano Paesaggistico, o quando abbiamo prodotto le nostre riforme.

Insomma: continuate a diffidare dei nuovi compagni di viaggio. O no?

Non accettiamo l’idea che il programma possa piegarsi alla contaminazione con chi in questi 10 anni ha manifestato un’idea di Puglia e un modello di sviluppo diversi: in questa operazione di allargamento hanno trovato spazio anche quanti hanno avversato alcuni punti del nostro governo. Se sono con noi perché hanno cambiato idea, ne siamo ben felici. Ma se vengono con noi solo perché si vince e vogliono modificare la sostanza, allora ci opporremo ed Emiliano sarà con noi. La nostra lista sarà un argine alle larghe intese in salsa pugliese, ma anche la gamba di sostegno attraverso cui offrire la possibilità di scelta fra centrodestra e centrosinistra. E i candidati di “Noi a Sinistra” concretizzano questo progetto, proponendo un consistente rinnovo della classe dirigente: accanto a pochissimi uscenti sono quasi tutti alla prima candidatura.

Emiliano sembra aver messo da parte la bandiera della discontinuità con Vendola: solo strategia?

Ha tratto giovamento da questa campagna elettorale: si è reso conto, girando per la Puglia, del lavoro fatto e non si è imbattuto, come per noi nel 2005, in manifestazioni di protesta. Ha esplorato una Puglia viva, che non ha risolto tutti i problemi, ma che oggi si sente più capace di affrontarli. Oggi la Puglia sa di poter affrontare la sfida, e Michele questo lo ha percepito.

In quali ambiti sarà necessario, una volta al governo, il maggiore sprint?

Sanità e ambiente. E quest’ultimo in più direzioni: l’ambientalizzazione dei processi produttivi senza sconti, grazie anche al quadro normativo creato in questi anni; il ciclo dei rifiuti, da chiudere con modalità il più possibile coerenti con questa Puglia; il pieno compimento del nuovo modello di sviluppo, che abbia come gambe fondamentali le nostre principali potenzialità, ormai vere risorse in grado di esprimersi.

Programma costruito dal basso con le “sagre”. Ma troppo vago?

La lealtà sta anche nel riconoscere che ora Emiliano ha un ruolo di leadership e nel dargli la possibilità di indicarci un metodo. Più che un programma, è un’affermazione di capitoli sui quali noi siamo intervenuti con voci qualificanti. Ora dobbiamo elaborarlo, con l’ambizione di svolgere un ruolo coerente con quanto fatto e in grado di dare una prospettiva. Senza avversare il progetto di Emiliano, ma anzi difendendolo da principali alleati. E se è vero che sono stati dieci anni straordinari, lui è il primo a volerli difendere nella conquiste.

Voto pulito: occorre un nuovo patto in vista di domenica?

In un momento così ci vuole una prova di serietà: la classe dirigente e i candidati sono chiamati a uno sforzo superiore, al di là delle regole, per restituire credibilità alla politica e dimostrare che non siamo tutti uguali.
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dall'intervista su su Nuovo Quotidiano di Puglia del 27 maggio 2015.
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Vi presento i miei

Questa sera abbiamo presentato i candidati salentini della lista Noi a Sinistra per la Puglia. E' stata l'occasione per far conoscere i volti delle donne e degli umoni che animano questa straordinaria squadra. E' stata anche l'occasione per ribadire che non permetteremo mai a nessuno di fermare il processo di cambiamento che la Puglia ha avviato dieci anni fa.
Dobbiamo continuare invece con coraggio e determinazione a tenere la barra dritta e ad alimentare le ambizioni dei Pugliesi e di questa bellissima terra. Siamo qui per questo e ci aspetta un altro duro ma bellissimo viaggio.

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Berlusconi resta incandidabile

Senatore Dario Stefàno, Presidente della Giunta Elezioni e Immunità del Senato, l'ex Cavaliere dunque ha vinto la sua prima battaglia con la giustizia per quanto riguarda il caso Ruby, rimane però la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale. Un ostacolo per il ritorno di Berlusconi alla politica resta la legge Severino. Ora sia l'ex Cavaliere, sia Il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto chiedono che la legge sia cambiata. Crede possibile una ipotesi di questo tipo?
L'assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby non migliora la sua condizione di incandidabilità. Semmai l'avrebbe potuta peggiorare, nel caso di condanna, nell'ottica di un'eventuale richiesta di riabilitazione che potrebbe essere concessa dal giudice solo in presenza del requisito della buona condotta. Non accomuniamo dunque le due sentenze.

Quindi qual è l'attuale situazione di Silvio Berlusconi da un punto di vista giudiziario?
Per effetto della sentenza di condanna nel processo Mediaset, Berlusconi ha ricevuto la sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici e dunque non può candidarsi né votare per due anni, a decorrere dalla fine della pena detentiva. Inoltre, per effetto della cosiddetta Legge Severino, non può candidarsi né ricoprire cariche di Governo per 6 anni, a decorrere dal 1 agosto 2013, data della sentenza definitiva di condanna. Questi sono gli unici elementi certi al momento.

Renzi ha fatto capire che "non se ne parla" di cambiare la Severino. Consa ne pensa?
Non entro nel merito delle norme disposte dalla Legge Severino, nata con l'obiettivo di rendere "pulite" le Assemblee elettive e contrastare il livello di corruzione in politica e che fu votata nel 2012 con un'ampia maggioranza (anche dal PDL). Non entro nemmeno nel merito di eventuali future proposte di modifica della stessa che restano nell'autonomia del Parlamento, ma che mi augurerei venissero allo stesso modo definite con l'unanimità dei pareri. Il mio ruolo e quello della Giunta sono chiari: siamo chiamati ad applicare una legge vigente. Qualora la disciplina venisse ridiscussa in Parlamento e dunque modificata, alle vicende che si presenteranno in futuro noi applicheremmo le eventuali nuove disposizioni.

Se però la Consulta dovesse decidere diversamente, anche alla luce dei vari ricorsi al Tar, (con i quali si chiede di non sospendere più gli amministratori condannati solo in primo o in secondo grado) lo scenario potrebbe cambiare? Cosa pensa potrebbe accadere?
Attenderemo la decisione della Consulta (e quindi del "giudice delle leggi") che ad oggi ancora non si è pronunciata. Ad ogni modo le norme della Severino riguardanti i Parlamentari sono diverse da quelle previste per gli amministratori locali. Inoltre è bene ricordare che nei casi De Luca e De Magistris parliamo di sentenze di primo grado e quindi non definitive, rispetto alle quali la Severino dispone la sospensione dalla carica. Mentre nel caso Berlusconi la sentenza di condanna è definitiva e la Severino prevede la decadenza dalla carica.

Senatore, la nostra Costituzione dice che un cittadino italiano è innocente fino alla condanna definitiva. La Severino confuta questo principio per quanto riguarda i politici. Crede, alla luce della sentenza a favore di Berlusconi che quella legge sia giusta? Risponde cioè a quel principio costituzionale? O non dovrebbe essere rivista in qualche modo?
La presunzione di innocenza è un principio contemplato dalla nostra Costituzione, ma per Berlusconi è scattata la decadenza, prevista dalla Severino, proprio perchè si trattava di una sentenza passata in giudicato, ovvero la condanna era definitiva. Anche per questo i casi De Magistris e De Luca sono diversi rispetto alla decadenza di Berlusconi, in quanto la sospensione è avvenuta solo sulla base di una sentenza di primo grado, per cui si profilano problematiche di costituzionalità del tutto estranee alla vicenda di Berlusconi.

Senatore, se la Corte costituzionale dovesse accogliere la tesi della non retroattività, anche Berlusconi potrebbe tornare a sedere sui banchi del Parlamento? E quale iter si aprirebbe alla luce di questa decisione della Consulta?
Non ho la sfera di cristallo quindi non posso prevedere gli esiti e le motivazioni che la Consulta eventualmente esprimerà. Non vi sono precedenti parlamentari richiamabili, nemmeno per analogia. Solo in passato, alla Camera dei Deputati, con riferimento al caso Previti, si pose la questione se il deputato, decaduto per ineleggibilità sopravvenuta, potesse essere ri-proclamato in caso di successivo riacquisto dei requisiti di eleggibilità. Ma non se ne fece nulla.

Quali sono gli eventuali altri scenari che ritiene possibili?
Se anche dovesse essere modificata la Legge Severino, resterebbero comunque i due anni di interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria che impedisce candidatura e voto fino all'8 marzo 2017. Se restiamo nei paletti fissati dalla Severino, l'unico scenario ipotizzabile attualmente è la possibilità di un'eventuale richiesta di riabilitazione da parte della difesa di Berlusconi, la quale però non può essere concessa dal giudice prima di tre anni, a decorrere dall'8 marzo 2015 (dal termine cioè della pena scontata ai servizi sociali presso Cesano Boscone). Arriveremmo quindi all'8 marzo 2018. Senza riabilitazione, invece, occorrerà attendere l'8 marzo 2019 perchè Silvio Berlusconi possa ricandidarsi o ricoprire cariche di Governo.

[Da intervista su Gazzetta del Mezzogiorno del 13 marzo 2015, pag 5]
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