Orfani di femminicidio, si approvi testo in Senato

In Italia ci sono circa 1.600 orfani di femminicidio, vittime silenziose e spesso testimoni di episodi di violenza che determinano inevitabili conseguenze, anche psicologiche: si colpevolizzano, si isolano a scuola oppure diventano aggressivi o, peggio, vengono completamente abbandonati a se stessi.

A loro dobbiamo dare, con la massima urgenza, una risposta.

Non pretendiamo di cancellare le sofferenze per la perdita di una madre ma dobbiamo assolutamente offrire loro le tutele necessarie come per esempio la garanzia di un risarcimento congruo, il diritto allo studio o il diritto all'assistenza medico-psicologica.

C'è un testo, già approvato dalla Camera, che attende l'ok in Senato per essere definitivamente licenziato. 
Io credo che si debba affrontare subito, ad ogni costo prima della conclusione della legislatura.

Il mio impegno va in questa direzione. Non possiamo lasciarli soli.

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Approvare lo IusSoli

Una tazza di tè, con una fetta di limone, è terapeutica: ci isola dalla frenetica routine, dalle polemiche strumentali, dalle urla e ci obbliga a pensare, a riflettere.

Questo è lo spirito con cui ho scelto di aderire alla staffetta di digiuno promossa da più di 900 insegnanti, bevendo il mio secondo tè, dopo quello di stamattina, appena sveglio. Oggi saranno in tutto tre e nient’altro. Per l'approvazione dello #IusSoli.

Siamo nella fase conclusiva di questa legislatura ma non voglio rassegnarmi all’idea che le possibilità di licenziare il testo in Parlamento si affievoliscano, sempre più fino a sparire del tutto.
Io credo che di fronte ad una volontà collettiva così evidente, vadano trovati anche lo spazio ed il tempo per approvare una legge che riconosce un #diritto sacrosanto a chi si sente italiano ma non può diventarlo.

Penso agli 800 mila minori, non terroristi, non usurpatori, ma compagni di scuola dei miei e dei nostri figli, che hanno un coloro della pelle o il taglio degli occhi un po' diversi ma sono nati in Italia, in Puglia, a Lecce e parlano il nostro stesso dialetto, vivono le nostra stesse tradizioni, abitano i nostri tessi luoghi.
Penso a chi attende code interminabili per un rinnovo del permesso di soggiorno ma non potrà mai candidarsi ad un concorso pubblico nel paese in cui vive da anni.

Credo sia profondamente ingiusto sentirsi ospite nellla Città in cui hai deciso di vivere, nel tuo Paese.

Io ci sono, sono al fianco di chi stamattina in Piazza Santa Maria Novella a Firenze e nel pomeriggio in Piazza Montecitorio a Roma manifesta per l’approvazione immediata dello #IusSoli e dello #IusCulturae.
Sono pronto a fare mia questa battaglia di cività in Parlamento.

Non dobbiamo farci scappare l’occasione di dimostrare che la politica è in grado di analizzare la realtà, capire i bisogni e le mutazioni nella società, di cambiare la vita delle persone.

Riflettere e, poi, agire. Serve un gesto di buon governo, per riconoscere un diritto a chi vive e offre lealmente il proprio contributo a questo Paese, arricchendolo con la propria cultura.
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Serve un baluardo contro xenofobia, razzismo e populismo

Il popolo americano ha scelto Donald Trump. Piaccia o meno, è comunque il risultato di un processo democratico che dobbiamo accettare e rispettare.
E' un errore, però, rimanere convinti - a mio avviso - che questa sia una vicenda tutta e solo del popolo americano, pensando quindi che la "scelta Trump" si possa consumare in uno "splendido isolamento" d'oltreoceano.
La vittoria di una proposta tenuta in piedi da retoriche populiste intrise di grevi convincimenti razzisti e sessisti, come appunto quella di Trump, entra nello spirito stesso della politica: in un certo modo, infatti, deprime e strozza l'entusiasmo di chi lavora con passione nei territori, mentre incoraggia le spinte populiste o fa da miracolosa malta alle nuove destre che si stanno compattando.
Tutto questo, ovviamente, in Italia, come in Europa, dove i primi salutare entusiasti il successo del Tycoon sono stati proprio Salvini e Marine Le Pen.
Tutto questo rafforza la necessità per il centro sinistra di una profonda riflessione concentrata sulla costruzione di una nuova proposta politica credibile, tanto autorevole quanto inclusiva, capace di disegnare soluzioni ai temi che investono la vita quotidiana (economia, lavoro, flussi migratori).
La verità infatti è che gli effetti negativi della crisi economica non sono più transitori: la crisi che viviamo ormai da anni rischia di trasformarsi in "strutturale" con enormi difficoltà a recuperare soluzioni.
La verità è che siamo dinanzi al diretto contraccolpo rispetto a processi della globalizzazione che la politica da tempo sembra aver smesso di governare e indirizzare o che talvolta si illude ancora di poterne decantare futuri effetti positivi.
La gente, nelle piazze, reali come quelle virtuali, è sfibrata, profondamente delusa; irriducibilmente allergica all'apparato e a chi lo rappresenta, individuando come obiettivo appagante la lotta all'establishment tout court.
I cittadini, da Detroit a Roma, passando per Liverpool, sembrano indistintamente e compattamente sempre più disposti ad unirsi, anima e corpo, a riconoscersi nelle idee e nei principi di chi oggi inneggia alla sicurezza e al riparo, di chi invoca protezione da tutto ciò che è considerato minaccia: siano i flussi migratori, controllati o meno, il terrorismo o i nuovi diritti.
E il centrosinistra deve guardare in faccia questa realtà.
Non può continuare a gettarsi incenso addosso, a rintanarsi in una asfittica autoreferenzialità, centrando la sua mera azione nel puntare il dito prima contro un avversario e poi contro l'altro.
Il campo democratico e progressista deve velocemente ritrovarsi, nella sua unità, perché è l'unico vero baluardo contro le nuove pulsioni xenofobe che, a spron battuto, avanzano nelle vaste praterie che la crisi, economica e anche politica, hanno di fatto spianato.
È un centro sinistra a cui spetta riscoprire la sua sensibilità e vocazione e offrire così un efficace antidoto alla crisi economica e una solida alternativa all'austerity.
Oggi è tempo di costruire un modello fondato su innovative politiche sociali, capace di riconquistare la fiducia delle persone perchè nuovamente in grado di dare risposte attuali e concrete.
Occorre che il centrosinistra si impegni in una nuova e avanzata declinazione e rifondazione dei diritti di tutti i cittadini. Solo così, appaiando il diritto dell'uguaglianza a quello dell'equità, ricostruirà e ritroverà anche se stesso.
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Tecnomessapia, occorre un tavolo ministeriale

Convocare un tavolo istituzionale urgente che affronti la situazione dei lavoratori del settore aero-industriale di Brindisi e Grottaglie, in Puglia, al fine di garantire chiarezza sui piani industriali di Finmeccanica e diritti ai lavoratori. L'ho chiesto oggi in una interrogazione a Padoan, Calenda e Poletti, rispettivamente Ministri dell'Economia e delle Finanze, dello Sviluppo Economico e del lavoro e delle politiche sociali.

Il piano industriale della nuova Finmeccanica, il cui maggiore azionista è il Ministero dell'Economia e delle Finanze, non è chiaro nella definizione degli obiettivi, soprattutto sotto il profilo occupazionale e dell'organizzazione di risorse umane e degli insediamenti dislocati sul territorio nazionale.

Emblematico il caso della Tecnomessapia in provincia di Brindisi, che dal 2012 ha aumentato la sua forza lavoro passando da 80 a 300 dipendenti, per una commessa da svolgere presso Alenia Aermacchi, società controllata da Finmeccanica, nel sito industriale di Grottaglie. Quest’ultima, nel 2015, per un processo di internalizzazione, ha sottratto l’”assemblaggio frame” a Grottaglie per portarlo presso lo stabilimento di Foggia, richiedendo personale di Tecnomessapia da affiancare agli operatori Alenia Foggia, in modo da trasferire il know how specifico.  Una volta completato l’affiancamento, però, il personale Tecnomessapia è stato dichiarato in esubero e a partire dal 31 marzo scorso sono stati licenziati 80 montatori e 60 appartenenti ad aziende dell’indotto Alenia di Grottaglie.
 
Decisioni che sono in contrasto con la mole lavorativa che invece risulta essere in aumento. E la stessa sorte toccherà sul fronte di Agusta, sempre controllata dal gruppo Finmeccanica, che entro il 31 ottobre sarà costretta a licenziare 20 persone, in assenza di nuove commesse.

Il Governo deve garantire interventi urgenti e coraggiosi per contrastare la crisi occupazionale in atto in molti territori. Principio che deve valere a maggior ragione  se si tratta di un’azienda controllata da un Ministero.
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Procura di Bari in grave difficoltà, Orlando intervenga

Dopo l'allarme lanciato dal Procuratore di Bari Giuseppe Volpe, con una missiva diretta al Ministro della Giustizia Orlando, ho presentato un'interrogazione urgente in Senato per chiedere al Ministro se, e come, intende far fronte all'emergenza che si è creata nella Procura di Bari. Occorre infatti garantire un servizio ai cittadini ma anche frenare la recrudescenza dell'attività criminale nella zona.

La Procura distrettuale di Bari versa in una situazione critica per la carenza di personale amministrativo, come ha avuto già modo di evidenziare il procuratore Giuseppe Volpe che, nella sua lettera pubblicata il 6 maggio scorso, riferisce anche dell'inadeguatezza delle soluzioni alternative finora sperimentate per risolvere l'emergenza. Secondo il procuratore l'utilizzo di lavoratori in regime assistenziale, oppure di volontari o ancora di personale della polizia giudiziaria non consente di raggiungere gli standard minimi di specializzazione.

Ciò significa che non solo non si è in grado di garantire ai cittadini un funzionamento efficiente del sistema giustizia, ma che non si riuscirà neanche ad "assicurare alla giustizia feroci e sanguinari criminali che vessano cittadini comuni, soprattutto imprenditori, con pressanti richieste estorsive e intimidazioni". Così come non potranno essere svolte a dovere le indagini in materia di reati contro la Pubblica Amministrazione, nello specifico quelle per corruzione, o quelle per reati più comuni. Occorre un intervento urgente anche per rispondere alle esigenze degli operatori del settore giustizia che, da tempo, vivono in stato di agitazione e mobilitazione in ragione anche della paventata riforma della geografia giudiziaria che interessa da vicino i presidi della giustizia in Puglia, come ad esempio la soppressione già prevista per la Corte di Appello di Lecce.

E' un'emergenza denunciata acclarata e gravissima alla quale - conclude Stefàno - occorre dare risposte immediate.
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LSU Scuola, con Stabilita Governo assuma i lavoratori

Dopo il disegno di legge già proposto per la stabilizzazione degli ex lsu del settore scolastico, sono tornato sul tema predisponendo e presentanto un emendamento al ddl Stabilità, in queste ore in esame al Senato.
Si può prevedere l'assunzione graduale per porre fine al dramma che vivono da tempo gli ExLsu e tutti i lavoratori impegnati nel programma Scuole Belle.
Il governo ha il dovere di restituire dignità a questi lavoratori e alle loro famiglie. Dare un futuro certo a migliaia di persone sarebbe una misura di buon senso e di giustizia sociale. 
Purtroppo il programma Scuole Belle non avrà vita lunga e terminerà nella primavera 2016 e molti lavoratori torneranno a lavorare per meno di due ore al giorno, con una retribuzione ai limiti del simbolico.
Possiamo assumere gradualmente il personale già occupato nel programma Scuole Belle per il ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici e quello che svolge funzioni riconducibili a quelle del personale ATA con l’impegno di 300 mln per il 2016 e di 465 mln a decorrere dal 2017.
Stiamo parlando di oltre 20mila donne e uomini in tutta Italia, concentrati soprattutto nelle regioni del Sud. In Puglia, ad esempio, se ne contano oltre 4mila.
Ripeto: è una misura di buon senso oltre che di dovuta giustizia sociale, sulla quale la maggioranza non può più permettersi di indugiare con soluzioni timide o, peggio, con blandi "pannicelli caldi" che finora non sono riusciti a mettere la parola fine a questa precarietà infruttuosa e ingiustificabile. 


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Calcolo Isee uccide diritto allo studio

Come preannunciato quasi un anno fa, il nuovo sistema di calcolo dell’Isee previsto dal Governo  taglia fuori migliaia di studenti dalla possibilità di essere beneficiari della borsa di studio.
Ecco perché ho predisposto un emendamento alla Legge di Stabilità, attualmente all’esame del Senato e su cui mi auguro governo e maggioranza esprimano parere positivo, affinché sia aumentato il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio di 96 milioni di euro e si provveda, soprattutto, a modificare, con un successivo decreto, il vigente regolamento delle modalità  di determinazione dell’ISEE. E’ necessario reperire risorse, come già sta avvenendo in Puglia dove la Regione si è attivata su questo fronte, e tamponare così un problema profondo, non solo per gli studenti  e le loro famiglie, ma per l’intera nostra comunità.

Il numero degli aventi diritto, infatti, è crollato vertiginosamente. Ci sono circa 30 mila studenti in Italia che saranno esclusi e resteranno senza sostegno economico oppure senza alloggio, in Puglia i casi sono oltre 4.500, cifra che rappresenta il 30% a livello regionale. E’ un paradosso: chi ieri era aveva accesso alla borsa, oggi viene di colpo considerato più “ricco”, naturalmente nonostante il reddito sia rimasto immutato.

Oltre che una minaccia al diritto allo studio  con il rischio che in molti non possano proseguire negli studi, il nuovo sistema mette fuorigioco anche altri cittadini che prima avevano accesso gratuitamente o a costi ridotti a servizi pubblici. Penso, con molta rabbia, ad esempio alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
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Un disegno di legge per contrastare il Caporalato

La denuncia di Boeri, sulla vasta illegalità particolarmente diffusa nel settore dell'agricolutura, purtroppo conferma la necessità di non perdere un giorno in più nella lotta al caporalato. Nell'attesa che il Senato si determini sulla istituzione della commissione d'inchiesta parlamentare, un disegno di legge può aiutarci ad aggredire lo schiavismo del terzo millennio. Ecco perchè ho presentato in senato un ddl per il contrasto al caporalato.

La Commissione d'Inchiesta resta sempre il passaggio chiave per la lotta al caporalato, quale strumento di studio e indagine sulle dinamiche perverse utilizzate dai caporali per sfruttare i lavoratori. In attesa dell'ok del Senato, però, abbiamo bisogno di accelerare per dare sostegno all'emersione del lavoro irregolare.

I decessi della scorsa estate fotografano la complessità del fenomeno: da una parte le tante lavoratrici italiane che continuano a lavorare nei campi “sotto caporale”, in condizioni sempre più precarie, come testimoniato dal triste sacrificio della signora Paola deceduta d’infarto nelle campagne di Andria. Dall’altra, il ritorno nei campi di chi, a causa della crisi, ha perso il proprio lavoro, con modalità e condizioni che imbarazzerebbero qualsiasi Paese che voglia definirsi civile. A tali lavoratori, infatti, viene imposto di aprire la partita Iva e di accettare contratti part-time, che in realtà sono tempi pieni mascherati. Inoltre, nel mutato contesto geopolitico i Paesi del Mediterraneo hanno assunto un’impropria funzione di ammortizzatore sociale per coloro che scappano dai conflitti che infiammano le loro patrie, in cambio di qualsiasi forma di occupazione anche pericolosa e sottopagata.

Tale scenario impone al Parlamento di adeguare il quadro normativo che, nonostante l’introduzione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (articolo 603 bis del codice penale). non si è rivelato capace di arginare un fenomeno che si estende oltre i tradizionali settori produttivi, agricoltura ed edilizia, su cui fino ad oggi è proliferato, né di contrastare la nuova minaccia rappresentata da forme evolute di dumping sociale.

Penso all’utilità dunque di una riforma di sistema che preveda ad esempio strumenti quali gli “indici di congruità”, cioè parametri che definiscono il rapporto tra la quantità del prodotto, indice dei relativi prezzi e la quantità necessaria delle ore lavorate, quale condizione per godere delle agevolazioni comunitarie, nazionali e regionali e quale strumento per indirizzare i controlli, al di fuori di ogni logica di casualità o di arbitrarietà.

L’incontro tra domanda ed offerta di lavoro non può svolgersi nelle piazze o nei crocevia di strada controllate dai caporali, ma in spazi pubblici ed istituzionali all’uopo preposti attraverso l’istituzione di luoghi e piattaforme di coordinamento istituzionale che gestiscano il collocamento al lavoro.

Per sconfiggere il caporalato oltre a misure che puniscano chi si rende complice dello sfruttamento illecito della manodopera, occorre un sistema premiale per le imprese innovative, sane, che intendono operare nel pieno rispetto delle regole, sottoscrivendo un rinnovato modello contrattuale che, al fine di costruire un nuovo equilibrio tra impresa e lavoro, sostenga la crescita ed il lavoro, che garantisca diritti e tutele sindacali.

:::: Una bozza del testo è disponibile in allegato.


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