Porto di Taranto e Taranto Container Terminal SpA

Ho presentato come primo firmatario la seguente interpellanza:

Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

in data 26 aprile 2012 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero per la coesione territoriale e il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, la Regione Puglia, l'Autorità portuale di Taranto, il commissario straordinario, il Comune e la Provincia di Taranto, la Taranto container terminal SpA, la Evergreen line, la Sogesid Spa e il gruppo Ferrovie dello Stato (nelle sue articolazioni di Rete ferroviaria italiana SpA e Trenitalia SpA) hanno siglato l'accordo per lo sviluppo dei traffici containerizzati nel porto di Taranto e il superamento dello stato d'emergenza socio-economico e ambientale;

l'accordo ha portato ad una parziale novazione ed integrazione dei precedenti protocolli d'intesa già siglati rispettivamente l'11 maggio 1998, il 23 luglio 1998 e il 5 novembre 2009;

nell'accordo venivano individuati gli interventi da realizzare, le azioni necessarie ed i tempi da rispettare al fine di porre in essere le condizioni indispensabili per il rilancio dello scalo jonico, entro 24 mesi dalla sottoscrizione;

una serie di ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di alcune Associazioni temporanee di impresa partecipanti al bando ha portato ad un ritardo nella messa in opera dei lavori di adeguamento della banchina del terminal container di Taranto;

allo stato attuale l'associazione temporanea di imprese prima classificata ma esclusa per la perdita dei requisiti di regolarità contributiva ha fatto nuovamente ricorso al Tar di Lecce, ottenendo un'ulteriore sospensiva fino all'udienza fissata per l'8 ottobre 2014;

la Taranto container terminal ha annunciato una sospensione operativa della movimentazione dei container, alla luce dei prossimi i lavori di intervento sulla banchina;

dal 21 settembre la compagnia Evergreen, azionista insieme alla Hutchinson della Taranto container terminal, ha escluso quello di Taranto dai porti di approdo delle navi oceaniche per l'ammodernamento delle gru esistenti e l'installazione di nuove;

contestualmente Evergreen ha annunciato che il porto di Taranto non rientra più nelle rotte oceaniche della compagnia in ragione della nuova flotta che richiede fondali più profondi per l'attracco;

i lavoratori della Taranto container terminal hanno organizzato un sit-in permanente sotto la sede dell'Autorità portuale per protestare contro i ritardi nell'infrastrutturazione dello scalo e per manifestare preoccupazione per il loro futuro occupazionale perché in cassa integrazione da più di 2 anni;

la scelta della società di dirottare nei giorni scorsi verso il porto di Trieste l'ultima nave transoceanica attesa a Taranto ha pesato ulteriormente su tale situazione critica determinando ulteriore preoccupazione per il futuro di questo scalo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno convocare tempestivamente un tavolo con tutte le parti al fine di vedere confermati gli impegni e la volontà di dar seguito ad un progetto di fondamentale importanza per la continuità dell'operatività dello scalo jonico;

quali iniziative urgenti i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico intendano assumere al fine di non vedere vanificata l'individuazione del porto di Taranto quale zona franca;

se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali non consideri opportuna la proroga per i 570 addetti della Taranto container terminal della cassa integrazione la cui scandenza è prevista per il mese di maggio 2015, mese in cui i lavori al terminal non saranno completati.

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