Agrumeti, salvaguardiamo colture e culture

Di seguito il mio intervento in Aula del Senato durante la Seduta Pubblica n.827 relativamente al ddl 1641 (Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici).

Signora Presidente,
il mio sarà un breve intervento, considerato che il provvedimento giunge al termine di una fase tralaticia, come hanno ribadito tutti i colleghi che mi hanno preceduto. Esso ci viene consegnato dalla precedente legislatura, quando, per diverse ragioni, non aveva segnato il traguardo della sua formulazione in legge, pur avendo una pressoché unanime condivisione. Raccogliamo oggi in quest'Aula una più generale esigenza di mettere in sicurezza colture e culture. Mi riferisco in questo caso a quella degli agrumeti, che caratterizzano il nostro paesaggio, il nostro territorio e che sono il testimone che dovremmo consegnare alle nuove generazioni. Il provvedimento esprime anche, credo, una nostra ritrovata capacità di voler investire sulle specificità del nostro territorio, chiudendo una fase molto lunga nella quale abbiamo vissuto le nostre peculiarità produttive e paesaggistiche quasi come un fardello, una zavorra che frenava l'esigenza di modernizzare il Paese, convertendolo ad altre colture e ad altre culture.

Il provvedimento di oggi è sicuramente significativo: mette un tassello. Un tassello dal quale è troppo difficile immaginare il disegno completo, ma rappresenta un tassello di un mosaico più ampio che dovremo continuare a costruire, non attraverso normative nazionali, ma con un nostro impegno più significativo nel quadro europeo. Da europeista convinto, penso che ci ritroviamo nella necessità di interpretare strumenti normativi nazionali per difendere, recuperare e valorizzare le nostre identità culturali e paesaggistiche, perché per troppo tempo abbiamo abbracciato un'idea di Europa che ha tentato di standardizzarci non dandoci la possibilità di mettere in evidenza le particolarità dei singoli territori.

Credo che dovremmo impegnarci su quel fronte, anche in forza di quanto sta accadendo negli ultimi anni: queste nostre culture e colture caratteristiche sono sempre più minacciate da emergenze fitosanitarie, frutto di una globalizzazione senza regole che l'Unione europea non ha saputo dirigere con il piglio di chi doveva invece determinare condizioni di tutela. Il provvedimento di oggi quindi va bene, anche se è un provvedimento che non può essere esaustivo né per gli agrumeti né per le nostre peculiarità produttive, ma pensiamo a cosa sono per noi gli ulivi secolari, cosa sono le viti, cosa è tutto quel patrimonio paesaggistico che abbiamo il compito di valorizzare. Ben venga allora questo provvedimento, anch'io lo ho condiviso in Commissione e lo condivido qui in Assemblea, ma solo se esso rappresenta il viatico di un nuovo impegno che andiamo ad assumere in un'Europa che vorremmo ci accompagnasse in questi processi di recupero delle nostre identità. Un Paese come il nostro, riconosciuto in tutto il mondo come Paese a maggior significato nelle produzioni primarie e nelle specificità paesaggistiche territoriali, ha la necessità di ricominciare, investendo sulla propria identità, sulla propria storia, sui testimoni che ci vengono consegnati da generazioni di agricoltori.

Anche a tale proposito mi viene facile dire che un Paese che non investe nella valorizzazione del proprio passato è un Paese che non ha prospettiva. Aderiamo allora tutti quanti - io per primo - a questo provvedimento, ma facciamo sì che sia solo l'inizio di una volontà politica nuova.

Signor Vice Ministro, Governo, abbiamo necessità che di questi provvedimenti in futuro non ci sia più bisogno, perché avremo avuto la possibilità di incidere su politiche europee che ci consentono di salvaguardare e valorizzare le nostre identità e non di difenderle dalle imitazioni. Finché l'Europa consentirà di avere un'indicazione geografica protetta che permette che una burrata di Andria venga prodotta con la cagliata tedesca, lavorata in Francia e poi imbustata ad Andria, avremo anche la forza di varare provvedimenti di valorizzazione come questo, ma saremo destinati a perdere, perché la nostra battaglia dobbiamo consumarla su quel fronte e non attraverso singoli interventi normativi, peraltro con risorse finanziarie sempre troppo scarse per vincere una sfida che potremmo vincere invece con maggiore agilità.

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